Cities for life, le città contro la pena di morte

“Cities for life”, le “Città per la vita”, è l’iniziativa che avrà luogo oggi in diverse città del mondo, durante la quale alcuni monumenti simbolo, a Torino sarà la Mole Antonelliana, verranno illuminati per affermare il principio fondamentale del diritto alla vita e opporsi alla pena di morte.

L’iniziativa, promossa dalla Comunità di Sant’Egidio, si celebra il 30 novembre di ogni anno. Il riferimento storico è il 30 novembre 1786, anniversario della prima abolizione della pena di morte in uno Stato europeo, quando il Granducato di Toscana, primo al mondo, abolì la pena di morte.

Lo scopo della Giornata è quello di accelerare la definitiva scomparsa della pena capitale dagli scenari giuridici e penali degli Stati, attraverso la diffusione di iniziative educative e culturali che mantengano viva l’attenzione sul tema. Leggi il resto »

Una mail per Reyhaneh

Come sapete, il 25 ottobre l’Iran ha eseguito l’impiccagione di Reyhaneh Jabbari, “colpevole” di aver ucciso il suo stupratore.
Ieri sera una delegazione di parlamentari ha espresso sofferenza e sdegno in una lettera inviata all’ambasciatore iraniano a Roma e ha manifestato di fronte all’ambasciata. La delegazione chiederà alla nuova/o ministra//ministro degli esteri italiana/o di convocare l’ambasciatore della Repubblica islamica dell’Iran. Leggi il resto »

Il testamento di Reyhaneh Jabbari in un messaggio vocale a sua madre

Pubblichiamo il testamento della giovane iraniana Reyhaneh Jabbari, condannata a morte dal regime iraniano dopo aver passato 7 anni in prigione, che aveva inviato ad aprile, in uno straziante messaggio alla sua famiglia, in particolare a sua madre Sholeh.

Traduzione dall’inglese del testamento di Reyhaneh Jabbari

Cara Sholeh, oggi ho appreso che ora è il mio turno di affrontare la Qisas (la legge del taglione del regime iraniano). Mi ferisce che tu stessa non mi abbia fatto sapere che ero arrivata all’ultima pagina del libro della mia vita. Non credi avrei dovuto saperlo? Lo sai quanto mi vergogno perché sei triste. Perché non mi hai dato la possibilità di baciare la tua mano e quella di papà?
Il mondo mi ha concesso di vivere per 19 anni. Quella orribile notte io avrei dovuto essere uccisa. Il mio corpo sarebbe stato gettato in qualche angolo della città e dopo qualche giorno la polizia ti avrebbe portato all’obitorio per identificare il mio corpo e là avresti saputo che ero anche stata stuprata. L’assassino non sarebbe mai stato trovato, dato che noi non siamo ricchi e potenti come lui. Poi tu avresti continuato la tua vita soffrendo e vergognandoti e qualche anno dopo saresti morta per questa sofferenza e sarebbe andata così. Leggi il resto »

“I DIRITTI GIUSTIZIATI” di Adriano Sofri

La Repubblica 26 ottobre 2014  – Adriano Sofri

Ieri, quando l’hanno impiccata, Reyhaneh Jabbari era una donna di 26 anni. Ne aveva 19 quando colpì con un coltello da cucina il quarantasettenne Morteza Abdolali Sarbandi, medico e già impiegato dei servizi segreti iraniani. L’uomo, disse, l’aveva invitata a casa sua col pretesto di incaricarla dell’arredamento, e aveva cercato di usarle violenza. La condannarono a morte. Crebbe una campagna in sua difesa, in Iran e fuori: si denunciò che fosse stata isolata per mesi e torturata dopo l’arresto, per estorcerle la confessione; che non si fosse indagato sulla sua asserzione che un altro uomo era intervenuto sulla scena del delitto mentre lei fuggiva; che i giudici avessero rigettato la legittima difesa per un inveterato partito preso misogino –conosciamo la cosa. Si chiese un nuovo processo, finalmente rispettoso dei diritti dell’imputata. Leggi il resto »

Così il perdono di una madre ha fermato il boia nell’Iran della Sharia

di Adriano Sofri – La Repubblica 18 aprile 2014

Il condannato ha già la benda sugli occhi e il cappio al collo, la bocca spalancata dall’orrore e dalla paura. La madre del ragazzo ucciso lo schiaffeggia sul viso: lo fa perché ci sia giustizia. Poi lei e suo marito aiutano a togliere il cappio: perché hanno scelto la compassione. Le due madri, della vittima e dell’uccisore, si abbracciano. La folla che si è accalcata attorno resta a bocca asciutta, e chissà con quali sentimenti. Leggi il resto »