La precarietà e la leggerezza dei redditi.Soprattutto per lei

di Roberta Carlini, www.ingenere.it del 28/10/2014

Il precariato riapre il gender pay gap. È quanto risulta dai dati della gestione separata dell’Inps, così come rielaborati dall’Associazione 20 maggio, che ha pubblicato un report dedicato al mondo del lavoro parasubordinato e dei professionisti a partita Iva: in sostanza, tutti coloro che fanno capo a quella gestione pensionistica riservata, appunto, al mondo del lavoro non dipendente. Leggi il resto »

I mantra di Loredana, architetta finta partita Iva

La 27 ora 1 maggio 2014  – di Manuela Pelati

I dati Inail mostrano come, nonostante il calo delle “morti bianche” nei cantieri, sono oltre mille le persone che perdono la vita ogni anno sul lavoro

Non solo un lavoro precario e mal pagato, ma con una responsabilità enorme, che la porta a rischiare fino alla galera. La storia di «Loredana se ne va», raccontata nel cortometraggio prodotto da Federarchitetti, racconta una storia “simbolo” in cui si trovano la metà dei 160mila architetti e ingegneri liberi professionisti italiani, che si dedicano alla sicurezza nei cantieri. «Sono stanca di fare la finta partita iva in uno studio che mi paga meno di una donna delle pulizie» dice la protagonista del video di 14 minuti. Ma dopo un «mantra» di «sono stanca» dove elenca «politici che ci ignorano», «Inarcassa che non riesco a pagare», «i costi di formazione, gli accatastamenti, le periziette e le piccole ristrutturazioni», Loredana pone l’accento sui «coordinamenti pagati una miseria, dove non si riesce a impedire alla gente di morire».

E l’operaio che scivola sulla bottiglia di birra e muore sul colpo cadendo dal ponteggio senza parapetti irrompe nella narrazione come un colpo di fucile. Un dramma ineluttabile che cambia la vita di Loredana.

Il lavoro di coordinatore della sicurezza in cantiere, che prevede il controllo delle irregolarità commesse dall’impresa appaltatrice dei lavori, è compiuto dai professionisti laureati, iscritti all’albo e che hanno partecipato a un corso di specializzazione. «La grande azienda è sempre in regola perché hanno anche le risorse, ma il punto sono le piccole aziende che devono tagliare e spesso fanno cose che non devono» dicono dalla Federarchitetti. «Inoltre la maggioranza della manodopera nei cantieri è straniera, e spesso il problema è quello di far capire a coloro che vengono da culture diverse, cosa devono fare. Alla prima occasione si tolgono l’elmetto». I dati Inail mostrano come, nonostante il calo delle “morti bianche” nei cantieri, sono oltre mille le persone che perdono la vita ogni anno sul lavoro a cui vanno aggiunte oltre 300 che rimangono sulla sedia a rotelle, per non parlare degli imprenditori che ridotti sul lastrico arrivano al suicidio. Uno scenario drammatico a cui si affianca un altro dato inquietante: sono i giovani al di sotto dei 35 anni, i maggiormente colpiti dalla disoccupazione nell’edilizia, in aumento negli ultimi anni del 7%. 

E mentre la Federazione fa appello a tutti gli addetti ai lavori con un «Decalogo della sicurezza» che invita al rispetto delle regole, dal contrasto al lavoro nero, al mantenimento del cantiere pulito alla formazione, al divieto di bevande alcoliche fino al rispetto di tutti i dispositivi di sicurezza e protezione nei cantieri, i lavoratori combattono ogni giorno. Contro la crisi economica, la precarietà dei contratti e le difficoltà del lavoro quotidiano. E Loredana, la protagonista della storia «simbolo», se ne va a lavorare a Londra «dove dopo un periodo di prova pagato 800 sterline, l’assunzione ne prevede duemila al mese». Una storia di tanti professionisti, come quella degli ingegneri che hanno accettano di andare in Arabia Saudita, dove a breve partiranno i lavori della nuova metropolitana di Ryad, mentre a Roma i lavori del metrò C arrancano da anni. Una fuga e una scelta di vita, anche per famigliari e amici

https://www.youtube.com/watch?v=vmbQSbwgN5I#t=282

 

Contratti a termine, uno sconcio etico e incostituzionale

Ritorniamo sul tema de nuovo decreto legge (n.34 del 20 marzo – cosiddetto Jobs Act) sui contratti a termine con un autorevole articolo del Giuslavorista Piergiovanni Alleva, professore ordinario di Diritto del Lavoro all’Università di Ancona

da il manifesto, 25 marzo 2014

Il governo non ha perso tempo con il decreto legge (n. 34, 20 Marzo) che, libe­ra­liz­zando i con­tratti a ter­mine, dive­nuti ora sem­pre “acau­sali”, con­danna al “pre­ca­riato a vita” tutti quelli che, gio­vani e vec­chi, tro­ve­ranno o cam­bie­ranno lavoro. E’ un cri­mine sociale di enorme pro­por­zioni, com­messo nell’indifferenza quasi totale di par­titi e sin­da­cati, con l’eccezione — va rico­no­sciuto — della Cgil e di Susanna Camusso, da cui è giunta una vera ripulsa, un po’ ritar­data ma almeno molto netta. Leggi il resto »

Renzi, il Jobs Act e la precarietà infinita di Chiara Saraceno

Lavoce.info – inGenere.it 18 marzo 2014

Anche il Governo Renzi sembra ritenere che il problema principale del mercato del lavoro in Italia sia la rigidità dei contratti. E dunque si estende ancora la precarietà. Che penalizza i giovani e soprattutto le donne. Senza creare un solo posto di lavoro in più.

JOBS ACT, ATTO PRIMO

Anche Matteo Renzi, come chi lo ha preceduto, sembra ritenere che il problema principale del mercato del lavoro in Italia sia la rigidità dei contratti, non la carenza di domanda. Perciò, nonostante nel solo 2013 si siano persi 413mila posti di lavoro (dati Istat), il primo pezzo del tanto annunciato Jobs Act è una ulteriore flessibilizzazione dei contratti di lavoro, con la possibilità di rinnovare quelli a termine fino a otto volte in tre anni. Ciò significa la possibilità di spezzettare un rapporto di lavoro in contratti di quattro-cinque mesi, salvo ricominciare da capo, con un nuovo lavoratore/lavoratrice allo scadere dei tre anni. Come ciò si concili con il promesso contratto unico a tutele crescenti rimane un mistero. Leggi il resto »

L’ITALIA DEI BENI CULTURALI. FORMAZIONE SENZA LAVORO, LAVORO SENZA FORMAZIONE

L’Associazione Bianchi Bandinelli promuove per il 27 settembre 2012 una iniziativa di riflessione, confronto, protesta e proposta sulla situazione delle professioni del patrimonio culturale e sull’emergenza delle diverse forme di precariato nell’ambito della conoscenza e della tutela. Queste tematiche sono rese particolarmente gravi dalla difficile congiuntura economica che caratterizza oggi il mercato del lavoro. Una delle possibili risposte all’attuale crisi può venire proprio dall’investimento in cultura e quindi dall’adeguata valorizzazione delle professioni che si occupano di opere d’arte, di archivi e biblioteche, di musei, di scavi, di monumenti e città, di paesaggio e territorio, di ogni espressione e testimonianza di civiltà.

 

Come è consuetudine dell’Associazione, il convegno si propone di coniugare tre aspetti: primo, fornire un quadro generale e documentato dei problemi; secondo, ascoltare le posizioni delle Associazioni professionali e le testimonianze dirette di quegli archeologi, storici dell’arte, antropologi, restauratori, architetti conservatori, archivisti e bibliotecari che lavorano in condizione di precariato intellettuale; terzo, invitare al confronto in due tavole rotonde (sulla formazione e sull’occupazione) i responsabili politici e istituzionali che dovrebbero fornire risposte legislative e regole certe per un lavoro qualificato nell’ambito dei beni culturali.

Formazione, qualificazione e reclutamento delle professionalità tecnico-scientifiche costituiscono uno dei nodi cruciali del sistema di tutela, nelle strutture statali come in quelle degli enti pubblici territoriali o gestite dai privati, quantomeno di quelli che operano per il patrimonio pubblico. La competenza di merito è, anche sotto l’aspetto deontologico, il requisito indispensabile per garantire il pieno adempimento dei principi fondamentali della Costituzione, art. 9, sia sotto il profilo della conservazione e dello sviluppo, sia per l’importante funzione di mediazione culturale nei confronti della collettività.

 

Di conseguenza, tra gli obiettivi del convegno saranno la rivendicazione, non più rimandabile, del riconoscimento giuridico delle figure professionali del settore, attraverso la modifica e integrazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio – in cui soltanto la formazione del restauratore è riconosciuta come parte integrante della tutela  (art. 29) –, la possibile istituzione di registri nazionali, la certificazione delle rispettive Associazioni professionali, la semplificazione delle forme contrattuali.

Il Convegno si terrà a Roma, giovedì 27 settembre 2012, nella Sala “Mons. Di Liegro” della Provincia di Roma, Via IV Novembre 119

 

Fino al 28 giugno 2012 è possibile inviare la scheda “Storie di precariato nei Beni Culturali”. Per scaricarla e per maggiori informazioni sull’iniziativa: http://www.bianchibandinelli.it/

 

 

 

 

 

Tra i temi che verranno discussi nel Convegno:

 

· Le riforme dell’Università negli ultimi trent’anni: dalla formazione umanistica alla professionalizzazione precoce. La creazione di figure professionali ibride, inadeguate alla complessità delle competenze necessarie a conoscere, conservare, gestire e valorizzare i beni culturali.

 

· La conseguente proliferazione indiscriminata dei corsi di laurea in beni culturali, nonostante la limitata capacità di assorbimento del settore. L’illusione di facili sbocchi professionali, perpetuata dall’assenza di una programmazione concordata tra Università e Amministrazioni della tutela, centrale e locali, alla base di una grave disoccupazione intellettuale.

· La nuova istituzione (2006) delle Scuole di specializzazione del settore e la mancata attuazione della collaborazione MIUR-MIBAC. Il complesso rapporto con l’alta formazione dei Dottorati di ricerca. Il fallimento della maggior parte dei Master post lauream, di durata e contenuti disomogenei, con accesso per censo e non per merito, senza un concorso pubblico.

· Mancata ratio delle scelte programmatiche delle Regioni per l’istruzione professionale. Un esempio : l’offerta formativa e la situazione occupazionale del sistema territoriale di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore  (IFTS e ITS).

· Mancata integrazione tra i sistemi formazione-lavoro a scala regionale e tra questi e il sistema nazionale. Individuazione di un sistema di mutui riconoscimenti e di transito tra sistemi.

· Dopo la laurea e prima del lavoro: risorse e limiti dell’accumulo di titoli e specializzazioni. L’ingresso troppo tardi nel mondo del lavoro e la perdita dello slancio progettuale e delle potenzialità immaginative.

 

· I concorsi pubblici e le prove selettive. La difformità dei titoli di accesso e dei profili richiesti. In migliaia per pochissimi posti. Il meccanismo perverso dei test preselettivi (casi paradossali). La tassa di iscrizione come forma di lucro per gli Enti.

 

 

 

· La conoscenza e la chiamata diretta. Aggirare i concorsi, attingere alle liste interne. Lo stage: forma di esperienza o di sfruttamento? Gli aspetti estremi di modalità senza regole e senza garanzie: dalla verifica diretta di affidabilità alla raccomandazione per scambio di favori e abuso di potere.

 

 

 

· Reclutare se stessi. Le forme di associazione e di cooperativa. Le difficoltà dell’accesso democratico al libero svolgimento della professione. La redazione e l’invio del curriculum.

 

 

 

· Come certificare le professionalità. Quali straordinarie potenzialità e quali insormontabili difficoltà ci sono dietro le associazioni delle libere professioni non ordinistiche.

 

 

 

· La struttura attuale del Ministero per i beni e le attività culturali. Profili professionali e distribuzione territoriale. La mancata attuazione del progetto di un Ministero “atipico”, a forte connotazione tecnico-scientifica. Una duplice ragione di inefficienza: la deriva burocratica e l’esternalizzazione delle funzioni a personale qualificato ma precario.

 

 

 

· Gli sbocchi professionali dell’alta formazione (esempi di posizione occupazionale dei diplomati delle Scuole di Specializzazione per archeologi, storici dell’arte, antropologi, architetti restauratori, archivisti e bibliotecari).

 

 

 

· Libero professionista sulla carta, precario nei fatti. Poche luci e molte ombre nella galassia delle forme contrattuali (partita IVA, a progetto, ecc.). Tutela senza tutele: limitazione e perdita dei diritti (malattia, maternità, ferie, pensione).

 

 

· Discontinuità, lavoro gratuito e sfruttamento. Mancata corrispondenza tra compensi e competenze specialistiche, tra flessibilità del lavoro e garanzia di sostegno economico. La giungla delle retribuzioni.

 

 

 

 

 

 

 

Storie di precariato nei Beni Culturali

 

(archeologi, storici dell’arte, archivisti, bibliotecari, demoantropologi, restauratori, architetti conservatori)

 

 

 

Invitiamo a compilare la scheda con la propria “storia di precariato”. La scheda deve essere inviata all’indirizzo precariato@bianchibandinelli.it entro il 28 giugno 2012.

 

Apri e scarica la scheda

 

 

 

Per contattare l’Associazione va usato il consueto indirizzo di posta: info@bianchibandinelli.it