Nuovi voucher, vecchi problemi

in.Genere  13 ottobre 2017    – Alberto Mazzon

Nel 2016 sono stati più di 134 milioni i voucher utilizzati per la retribuzione del lavoro accessorio. Un fenomeno che ha riguardato circa 1,7 milioni di lavoratrici e lavoratori. Ora, l’introduzione dei nuovi strumenti di retribuzione occasionale sembra addirittura facilitare il sommerso, mettendo a rischio soprattutto le donne. Capiamo perché

Di lavoro accessorio si parla dal 2003, anno a cui risale l’introduzione della remunerazione delle attività lavorative occasionali di breve durata, sia domestiche, che in settori come quello alberghiero e della ristorazione. La progressiva liberalizzazione che ha accompagnato l’uso dei voucher – il sistema di pagamento alla base del lavoro accessorio – ne ha poi determinato una straordinaria espansione tra il 2012 e il 2016. Un successo che al lavoro accessorio è costato dure critiche – come quella di essere oggetto di abusi e responsabile di un’eccessiva precarizzazione del lavoro – tanto che la Cgil ne aveva proposto l’abolizione con un referendum abrogativo che poi è stato anticipato dalla decisione del governo di abrogare la normativa sul lavoro accessorio a marzo 2017, e dalla promessa di impegnarsi a fornire a famiglie e imprese uno strumento alternativo per la retribuzione delle prestazioni di lavoro occasionali.

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LE SCELTE DELLE MADRI di CHIARA SARACENO

La Repubblica – 23 aprile 2014

L’Italia è tra i Paesi sviluppati uno di quelli che più scoraggia l’occupazione femminile, con effetti negativi per lo sviluppo e la competitività. Lo ripetono da anni studiose e studiosi di vario orientamento. Di recente lo ha denunciato anche Christine Lagarde, direttrice del Fondo Monetario Internazionale. L’effetto negativo, tuttavia, non riguarda solo la scarsa valorizzazione del capitale umano e la resistenza ad ogni tipo di innovazione organizzativa. Riguarda anche lo scoraggiamento della fecondità. Leggi il resto »

Libere di scegliere non è solo Libere di abortire

di Emanuela Ghinaglia – snoq Lombardia

Leggo questa storia  http://incrocidegeneri.wordpress.com/2014/01/14/lettera-di-ilaria-libere-di-scegliere-non-equivale-a-libere-di-abortire/

  e mi prende il magone.
Sento ogni giorno storie come questa… Donne che si pongono il problema di avere o non avere figli e ci riflettono in modo molto consapevole. Donne che pensano che l’ostacolo ad avere figli sia nel non avere soldi. Oppure nel lavoro (se ce l’hai o se non ce l’hai). Oppure nell’essere coppie non abbastanza regolari. Leggi il resto »

“Occupazione, e se la sfida ripartisse dalla maternità?” di Valeria Fedeli

da l’Unità 16 novembre 2013

L’INSICUREZZA ECONOMICA HA UN FORTE E NEGATIVO IMPATTO SULLA SCELTA DI AVERE FIGLI. Lo racconta l’esperienza di tan- te giovani lavoratrici e di tanti giovani lavoratori, ma lo dicono anche dati e ricerche. Come lo studio pubblicato nei mesi scorsi nella collana Temi di discussione della Banca d’Italia «Insicurezza economica e scelte di fecondità: il caso italiano», purtroppo passato sotto silenzio, che evidenzia come l’Italia abbia uno dei più bassi tassi in Europa sia di fecondità che di occupazione femminile. Non solo le donne che hanno condizioni di lavoro instabili fanno meno figli, ma anche le lavoratrici atipiche, con alto livello di istruzione e reddito medio-alto, quindi con buone prospettive di carriera, tendono a posticipare la maternità. I motivi sono sempre più legati alle carenze nelle politiche di sostegno alle famiglie con figli, alla debolezza delle politiche di conciliazione e condivisione tra tempi privati e di lavoro, alla precarietàche comporta una incertezza non solo economica, ma esistenziale. Leggi il resto »