La Consulta salva la legge Merlin

Grazie ad Antonella Anselmo, a Teresa Manente,  a Rosanna Oliva, a Linda Laura Sabbadini, alle tante amiche e alle tante associazioni che si sono battute per difendere questa legge di civiltà.

Queste le parole dell’avvocata Antonella Anselmo dopo la sentenza:

“Le donne nelle Istituzioni e nelle associazioni, quando sono insieme, vincono. Per la tenuta dei propri diritti e delle proprie libertà, per la Costituzione, contro il reclutamento e il favoreggiamento alla prostituzione, forma glamour e falsata dell’antica umiliazione della dignità umana e della mercificazione dei corpi. Signori prostitutori organizzati, che fate il vostro mercato sulle donne, cercatevi altre forme di reddito. Grazie Senatrice Merlin, le tue battaglie per la dignità e l’eguaglianza vivono ancora oggi.”

«Prostituta a 9 anni»: il titolo indegno che rivittimizza le bambine – Cristina Obber

LETTERADONNA        19 febbraio 2018  Cristina Obber

A Palermo una coppia è stata arrestata perchè faceva prostituire la figlia, ma l’Ansa nel riportare la notizia usa un linguaggio improprio e carico di violenza.

Titolo Ansa del 19 febbraio: «Prostituta a 9 anni. Arrestati i genitori».
Manca una «i», perchè una bambina può al massimo essere prostituìta, subisce una scelta altrui. Non sceglie lei, attivamente, di fare la prostituta.
Una bambina sceglie di giocare, andare a scuola, guardarsi un cartone animato alla tv.
Il dizionario Treccani ci dice che «prostituta» è colei che «offre prestazioni sessuali a scopo di lucro». Le parole sono importanti perchè è – anche – attraverso le parole che esprimiamo il rispetto della persona. E chi fa giornalismo non può continuamente contraddire questo principio. Leggi il resto »

Pamela Mastropietro, Jessica Foaro e gli sciacalli.

LETTERADONNA 16 febbraio 2018    – Cristina Obber

Una 19enne si prostituisce per 50 euro e i giornali si concentrano sul rimorso di quell’uomo. Mentre il delitto per mano di un tramviere italiano non fa scalpore.

Il pomeriggio prima di essere uccisa Pamela Mastropietro si è prostituita per 50 euro con un 50enne incontrato per strada.
Di quell’uomo abbiamo letto addirittura un articolo senza pudore che lo compiangeva pensando al suo rimorso (articolo di Fabrizio Caccia sul Corriere della Sera, poi rimosso senza nemmeno due righe di scuse) dopo aver saputo che fine orribile aveva fatto la ragazza.
Perché se invece Pamela non fosse morta, tutto bene. Che nessun rimorso debba mai assalire un uomo che porta in un box una ragazza di 19 anni visibilmente in difficoltà e disposta a tutto in cambio di 50 disperati euro.
D’altronde accade ogni giorno vicino alle nostre case, passiamo davanti a ragazze dalla pelle chiara o scura, intravediamo la loro giovinezza dietro il trucco pesante, ma non ci indigniamo per quelle auto che accostano, non la chiamiamo violenza perchè loro sono lì, in vendita, senza catene.

IL FALLIMENTO DELLA REGOLAMENTAZIONE

Sulla prostituzione c’è molto silenzio nel nostro Paese, e dove non c’è silenzio c’è il caos. E in questo caos ci sono esponenti politici che cercano di raccattare voti proponendo di ritornare alle cosiddette case chiuse, chiuse appunto, dove ciò che accade dentro non ci è dato di sapere.
Basta farsi un giro in Rete per capire che nei paesi come la Germania, che ha legalizzato la prostituzione nel 2001 con l’intento di garantire maggiori tutele sanitarie alle donne e un ritorno fiscale allo Stato, si parla oggi di fallimento. Fallimento perchè il mercato è in mano a organizzazioni incontrollabili che sfruttano le donne in prostituzione imponendo loro ritmi estenuanti, proponendo agli ‘utilizzatori finali’ rapporti senza preservativo e senza limiti di azione. Le poche che riescono a scappare raccontano di schiavitù e abusi, di vite rinchiuse come carne al macello.
Non entro nel merito delle donne che decidono di entrare nel giro della prostituzione perché anche se non posso definirlo un lavoro come un altro rispetto le scelte altrui in virtù del libero arbitrio.
Ma le donne che scelgono in libertà rappresentano una infinitesima parte di un mercato che è invece fatto di quelle schiave, anche minorenni, che se sulle strade hanno qualche possibilità di sostenersi o salvarsi, una volta rinchiuse e lontano dagli occhi delle forze dell’ordine sono perdute.

COSA VUOL DIRE «NORMALE»?

Prima di discutere di luoghi aperti o chiusi, non potremmo fare un passo indietro e provare a riflettere sulla domanda che alimenta la prostituzione e che anche nella vicenda di Pamela Mastropietro non viene messa in discussione? Proviamo a non definire «normale» che un uomo di fronte ad una ragazza in difficoltà approfitti della situazione per ottenere una prestazione sessuale.
È questa definizione/sensazione di «normalità» che fa si che una consistente parte della popolazione maschile e femminile sia convinta che consumare corpi altrui in virtù di un potere economico sia cosa normale perchè è sempre accaduto. Ciò che è sempre accaduto a un certo punto può smettere di accadere; basta un piccolo sforzo di memoria per capire che allora potremmo accettare serenamente anche la tortura, la pena di morte, lo sfruttamento dei bambini nel mondo del lavoro, cose che -almeno nel nostro paese- non accadono più perchè abbiamo fatto passi avanti nel rispetto dei diritti umani. E allora perchè non ci (pre)occupiamo dei diritti umani delle donne e delle ragazze costrette alla prostituzione? Perché continuiamo a pensare che ogni uomo abbia il diritto di aprire il portafoglio e farsi fare un pompino in virtù del fatto che l’altra persona non abbia scelta, per costrizione, povertà o disperazione? È davvero normale riempire i pullman di uomini che a prezzo fisso possono passare giornate intere nei bordelli tedeschi a fare sesso come vogliono, dando sfogo a tutte le proprie perversioni perchè tanto il tariffario è esplicito come per gli accessori quando si compra un’automobile? E su quei pullman ci pare davvero normale salirci?

GLI SCIACALLI DELLA POLITICA

Lo sfruttamento dei corpi delle donne è una delle tante forme di femminicidio. Fa parte di quella immensa voragine di violenza che per molti politici non rappresenta nemmeno un problema ancora una volta perchè ‘è sempre esistita’. Esisterà sempre fino a che se ne occuperanno soltanto gli uomini, a cui lo status quo fa comodo, continuando a tenersi stretto il loro potere e fingendo di condividere con le donne uno scettro che in realtà si tengono ben stretto.
Cosa importa delle vittime della prostituzione a chi niente dice e fa contro la violenza sulle donne, salvo quando i carnefici hanno la pelle nera? Perchè basta un altro piccolo sforzo di memoria per ricordare che certi politici si agitano a intermittenza facendo leva sulle nostre insicurezze quando delle donne e delle ragazze che vengono uccise non gli importa niente.
Fateci caso. A Milano Jessica Faoro, 19 anni, è stata uccisa da un tranviere italiano ma non abbiamo sentito slogan nè comizi. Facciamoci tutti più caso a queste bugie che offendono la dignità di ogni Jessica dimenticata, di ogni Pamela che ha preso 50 euro da un uomo senza scrupoli per cui nessun candidato ha speso una parola di biasimo. Gli sciacalli della politica vogliono un popolo facile da governare, che non intralci i loro interessi, che non disturbi, che si accontenti e che si lasci ammaestrare da un «Pane e figa per tutti». Con gli stranieri a casa loro ma le straniere a casa (chiusa) nostra.

Aggiornamento:

Dal Corriere della Sera mi comunicano che il direttore ha pubblicato un pezzo di scuse sull’articolo di Fabrizio Caccia. Come potete leggere si tratta di una risposta ad una lettrice abbastanza generica e priva di condanna per le parole utilizzate nel pezzo. Mi sarei aspettata di più.
Ne prendo comunque atto e suggerisco a Luciano Fontana di inserire le sue parole anche sulla pagina web in cui l’articolo in questione risulta semplicemente rimosso senza spiegazioni.

CASO MORELLI ALLE IENE

Le commissioni per la Parità di Regioni e Province Autonome italiane denunciano il servizio tv all’AGCOM.

In una segnalazione scritta, inviata all’ indomani dell’intervista a Raffaele Morelli trasmessa da Le Iene su Italia1, la Conferenza delle presidenti degli Organismi Pari Opportunità regionali chiede all’Autorità nazionale per le telecomunicazioni di procedere con le sanzioni previste dalla legge contro i responsabili del servizio televisivo. «Denunciamo – spiega la coordinatrice nazionale e presidente della Commissione Parità dell’Emilia-Romagna Roberta Mori – il fatto di aver dato spazio e risonanza ad affermazioni gravi e diffamanti dell’onorabilità femminile, in particolare quando il noto psichiatra afferma che “in ogni donna è presente una prostituta” e quando suggerisce alle donne che hanno subito la violenza di non raccontarlo.» Leggi il resto »

«Depenalizzare la prostituzione» Hollywood contro Amnesty International

Corriere della sera – La 27 ora 9 agosto 2015 – Elena Tebano

L’organizza-zione per i diritti umani: «Rendere un reato la prostituzione non fa altro che aumentare la discriminazione nei confronti di coloro che vendono sesso»

La grande domanda sulla prostituzione è sempre quella (vietarla o legalizzarla?), la novità sono le parti in campo: da un lato la più importante associazione al mondo per la difesa dei diritti umani, Amnesty International, che a sorpresa si schiera a favore della depenalizzazione. Dall’altro un manipolo di star hollywoodiane, da Meryl Streep a Kate Winslet a Lena Dunham, che invece uniscono le loro (potenti) voci a coloro che si oppongono.

Motivo dello scontro è un documento preparato dall’associazione per l’«International Council Meeting» in corso a Dublino, l’assemblea mondiale di Amnesty che si tiene ogni due anni e ne decide programmi, priorità e strategie. Il testo, che sarà votato nei prossimi giorni (e quindi ancora non rappresenta una presa di posizione ufficiale), sostiene che «la criminalizzazione della prostituzione non fa altro che aumentare la discriminazione nei confronti di coloro che vendono sesso, mettendoli più a rischio di persecuzioni e violenze, inclusi gli abusi da parte della polizia» e chiede «la migliore tutela possibile dei diritti umani dei lavoratori e lavoratici del sesso, attraverso misure che includono la depenalizzazione della prostituzione».

La bozza del documento, resa pubblica nelle settimane scorse, ha suscitato le immediate proteste di una serie di organizzazioni (femministe e non). E una lettera aperta della Coalition Against Trafficking in Women («Coalizione contro la tratta delle donne», Catw): «Ogni giorno combattiamo l’appropriazione maschile del corpo delle donne, dalle mutilazioni genitali ai matrimoni forzati, dalla violenza domestica alla violazione dei loro diritti riproduttivi. Pagare denaro per una simile appropriazione non elimina la violenza che le donne subiscono nel commercio del sesso. È incomprensibile che un’organizzazione per i diritti umani della levatura di Amnesty International non riesca a riconoscere che la prostituzione è una causa e una conseguenza della diseguaglianza di genere», scrivono i firmatari, tra i quali ci sono le attrici Meryl Streep, Carey Mulligan Kate Winslet, Anne Hathaway, Angela Bassett, Lena Dunham, Emily Blunt, Emma Thompson, Debra Winger, l’attore Kevin Kline, il regista Jonathan Demme, e le femministe Gloria Steinem ed Eve Ensler.

A stretto giro sul Guardian è seguito il commento sarcastico di Molly Smith, pseudonimo di una prostituta e attivista, che accusa le celebrities di «aggredire Amnesty per il fatto oltraggioso di basare la sua politica su quello che diciamo noi che vendiamo sesso».

Al netto delle polemiche sulle presunzioni delle star, lo scontro riflette i due approcci predominanti alla prostituzione. Catw, le associazioni religiose e quelle femministe più tradizionali ritengono che chiunque venda sesso sia sempre una vittima (di violenze, tratta, o anche solo povertà) e quindi sostengono il «modello svedese» (sempre più diffuso e adottato anche da Norvegia, Islanda, Canada, e Irlanda del Nord) che vieta la prostituzione perseguendo i clienti. E denunciano che la legalizzazione dei bordelli in Germania ha aumentato la tratta delle donne.

Il documento di Amnesty International invece «riconosce e rispetta la capacità di autodeterminazione dei lavoratori del sesso». E quindi è a favore di politiche di decriminalizzazione che promuovano la riduzione dei rischi per chi si prostituisce. «Il modello più riuscito è quello della Nuova Zelanda, dove dal 2003 lo stato facilita la creazione di piccole imprese di “sex workers” — spiega Giulia Garofalo Geymonat, autrice di Vendere e comprare sesso (Il Mulino) —. Leggi il resto »