Siamo diverse ma tutte donne: alleiamoci

La Stampa 2 ottobre 2016 – Linda Laura Sabbadini
L’espressione «quote rosa» dovrebbe sparire dal nostro vocabolario. Non stiamo parlando di soggetti deboli che devono essere difesi e tutelati, ma di donne, competenti, forti, che pagano con l’esclusione la loro appartenenza di genere. Le norme che vogliamo, e che stiamo ottenendo con fatica, non sono in difesa delle «povere donne deboli», ma sono norme antimonopolio maschile.
Non mi stancherò mai di spiegarlo e oggi mi rivolgo anche alle donne che ancora non riescono a comprenderlo. Per esempio – non se ne dispiacciano – le sindache Virginia Raggi e Chiara Appendino. Un tempo la pensavo anche io così, e dicevo che la forza delle donne sarebbe stata tale da rovesciare da sola il monopolio maschile. Ma non è stato così, la storia ce lo ha dimostrato. Perché per farcela dobbiamo sempre essere le più brave? Perché molte rinunciano? Il motivo è chiaro: le barriere che vengono poste da parte maschile a difesa del proprio potere sono talmente alte che solo poche possono scalarle, e succede o per gentile concessione o perché sarebbe troppo scandaloso ostacolarle. E a volte neanche questo basta. Il fatto che Raggi e Appendino siano state bravissime e ce l’abbiano fatta, o che alcune di noi possano avere infranto il soffitto di cristallo, non vuol dire che tutte ci riescano. Leggi il resto »

Diventare leader, essere brave non basta

di Valentina Gualtierie Francesca Bergamante, www.ingenere.it del 07/04/2015
Le donne italiane si distinguono dai colleghi maschi per percorsi formativi più brillanti, ma quante sono quelle che nel mercato del lavoro ricoprono posizioni di comando?

Durante il percorso formativo le donne italiane risultano più capaci degli uomini. Nonostante ciò, come noto, il loro ingresso e la loro permanenza nel mondo del lavoro è decisamente più difficile. Per constatarlo è sufficiente osservare da un lato i voti scolastici che nei vari cicli d’istruzione sono sempre più alti per le donne – come anche la maggiore probabilità che la componente femminile ha di conseguire titoli universitari – dall’altro, all’opposto, i tassi di occupazione, i salari e le opportunità professionali che sono sempre più vantaggiosi per gli uomini.
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Diseguali per legge, di Elisa Pazè

Recensione di Alessandra Gallo, sociologa, SNOQ?Torino

Il volume di Elisa Pazè, diseguali per legge, rappresenta un ottimo esempio di come sia conciliabile l’analisi precisa e dettagliata delle leggi inserite nel nostro sistema normativo, con una scrittura accessibile anche ai non addetti ai lavori. Il linguaggio giuridico, tutt’altro che comprensibile ai più, viene sapientemente “alleggerito” nell’arco dell’intero volume, con il chiaro intento di far passare i concetti in esso racchiusi ben oltre gli addetti ai lavori e permettere ad una più ampia platea di lettori di riflettere sulle incongruenze insite nella nostra Costituzione in tema di uguaglianza di genere. Leggi il resto »

Quote rosa così salvano il Pil

La Repubblica 25 maggio 2014 – LUISA GRION

Amate da pochi, considerate un male necessario da molti, le quote rosa hanno funzionato: dal 2011 (anno in cui fu varata la legge 120 Golfo-Mosca) a oggi la presenza femminile nei consigli d’amministrazione delle società quotate è passata dal 7 al 17 per cento. Un bel salto, ma non basta, il rapporto fra donne e potere resta malato: la parità non c’è, né in politica, né nelle aziende. Al di là della zona protetta la differenza di genere produce effetti sulle carriere e nelle buste paga che danneggiano non solo le donne, ma l’intera economia. Un recente studio della Goldman Sachs calcola che il raggiungimento della parità di genere comporterebbe, nell’Eurozona, un aumento del Pil del 13 per cento. Ma viste le più basse condizioni di partenza, la quota in Italia salirebbe del 22: miracolo al quale, in tempo di crisi, non si osa nemmeno accennare. Leggi il resto »

Anche l’arte ha le sue quote rosa: una nuova serie su BBC Two riporta alla luce le opere di artiste dimenticate

Artribune – 25 maggio 2014 – Francesco Sala

Si tratta in fondo del Paese delle Suffragette. Lo stesso, saltando da una rivoluzione a un’altra, di Mary Quant. Naturale dunque che fosse la Gran Bretagna a spolverare archivi e vecchi libri di storia, andando a ripescare le figure arbitrariamente obliate delle grandi protagoniste al femminile della storia dell’arte. Leggi il resto »