Quote rosa così salvano il Pil

La Repubblica 25 maggio 2014 – LUISA GRION

Amate da pochi, considerate un male necessario da molti, le quote rosa hanno funzionato: dal 2011 (anno in cui fu varata la legge 120 Golfo-Mosca) a oggi la presenza femminile nei consigli d’amministrazione delle società quotate è passata dal 7 al 17 per cento. Un bel salto, ma non basta, il rapporto fra donne e potere resta malato: la parità non c’è, né in politica, né nelle aziende. Al di là della zona protetta la differenza di genere produce effetti sulle carriere e nelle buste paga che danneggiano non solo le donne, ma l’intera economia. Un recente studio della Goldman Sachs calcola che il raggiungimento della parità di genere comporterebbe, nell’Eurozona, un aumento del Pil del 13 per cento. Ma viste le più basse condizioni di partenza, la quota in Italia salirebbe del 22: miracolo al quale, in tempo di crisi, non si osa nemmeno accennare. Leggi il resto »

Anche l’arte ha le sue quote rosa: una nuova serie su BBC Two riporta alla luce le opere di artiste dimenticate

Artribune – 25 maggio 2014 – Francesco Sala

Si tratta in fondo del Paese delle Suffragette. Lo stesso, saltando da una rivoluzione a un’altra, di Mary Quant. Naturale dunque che fosse la Gran Bretagna a spolverare archivi e vecchi libri di storia, andando a ripescare le figure arbitrariamente obliate delle grandi protagoniste al femminile della storia dell’arte. Leggi il resto »

Altro che quote rosa, è democrazia paritaria di Francesca Izzo

l’Unità – 18 marzo

È accaduto con la parola Femminicidio al principio c’era una resistenza fortissima ad usarla perché brutta e urticante, ma poi l’ha spuntata perché è l’unico termine appropriato per denotare l’uccisione di una donna solo perché è donna. Quando con una grande campagna di informazione si è chiarito che mariti, fidanzati, conoscenti le uccidono perché, aspettandosi acquiescenza e subordinazione, non riescono invece a tollerare la loro libertà e il loro rifiuto, allora il termine è diventato di uso corrente. Leggi il resto »

Consultazioni: quasi tutti uomini dal (futuro) presidente di Pia Locatelli

Donne di Fatto – 19 febbraio 2014

Matteo Salvini (Lega Nord), Nichi Vendola (Sel), Bruno Tabacci (Centro democratico) Pino Pisicchio e Nello Formisano (Misto), Franco Bruno (Api) Mario Borghese (Maie), Riccardo Nencini e Marco Di Lello (Psi), Mario Ferrara (Gal), Pier Ferdinando Casini, Lorenzo Dellai e Mario Mauro (Udc, Popolari per l’Italia), Silvio Berlusconi, Paolo Romani e Renato Brunetta (Forza Italia), Angelino Alfano (Nuovo centro destra).

Leggo l’elenco delle delegazioni che si sono recate alle consultazioni con Matteo Renzi e rabbrividisco: sono tutti uomini. Anche tra i 5Stelle, tra i più accesi sostenitori dell’inutilità delle politiche di genere, ben quattro uomini: Beppe Grillo, Luigi D’Inca, Vincenzo Santangelo, e Luigi di Majo. Leggi il resto »

“Legge elettorale, voto segreto trappolone per le donne” di Pia Locatelli |

10 febbraio 2014   –   Il Fatto quotidiano

Sulla legge elettorale si sta profilando un trappolone per le donne. Infatti, si fanno sempre più consistenti le voci secondo le quali sugli emendamenti della legge elettorale che riguardano la parità di genere verrebbe richiesto il voto a scrutinio segreto. Questo nasconde l’ipocrisia di chi a parole sventola la bandiera della democrazia paritaria, ma in realtà vuole affossarla. E’ chiaro che in questo modo, forti dell’anonimato, alcuni deputati uomini (temiamo siano la maggioranza), voteranno contro: un seggio in più per una donna, infatti, è inevitabilmente un seggio in meno per un uomo. Leggi il resto »