“Sono in prima linea perché è in crisi il modello maschile”, intervista ad Alain Touraine

L’opinione del sociologo francese Alain Touraine

La Repubblica, 30 Luglio 2012

Roma

«Le donne stanno diventando motore di un cambiamento politico perché possono immaginare un altro modello sociale dopo che quello maschile, ormai vecchio di secoli, è entrato in crisi». Alain Touraine è convinto che i casi, piccoli o grandi, di leadership femminile nelle contestazioni sono destinati a moltiplicarsi. «Ci sono casi marginali e altri più centrali, ma comunque osserviamo l’apparizione di nuove voci nella scena pubblica» racconta il sociologo francese che ha pubblicato qualche anno fa “Il mondo è delle donne”.

Anche delle donne che guidano le proteste?
«Intanto bisogna sottolineare che non è un fenomeno completamente nuovo. Una delle rivolte francesi più famose è stata condotta da Giovanna d’Arco. In passato, sono già esistiti molti personaggi femminili di rottura e sfida al potere esistente. Quindi facciamo attenzione a non cadere in facili pregiudizi o stereotipi».

Eppure lei prevede un nuovo protagonismo.
«Siamo in una fase storica propizia alle donne. Nei movimenti studenteschi, per esempio, in Iran come in Cile, le ragazze sono in prima linea perché sono già maggioranza nelle università. Le donne non solo partecipano ma portano dentro a queste proteste anche il tema della parità. E’ un processo che va avanti da decenni in Occidente, mentre altrove è più recente».

C’è una differenza con le rivendicazioni guidate da voci maschili?
«Sono sciocchezze. Non credo a una psicologia femminile predeterminata che possa imprimere una differenza “naturale”. Le caratteristiche semmai sono il frutto di una costruzione sociale, e come tali non devono essere assimilate al sesso ma al contesto nel quale si producono. La vera diversità delle donne viene dall’esperienza di cui sono portatrici».

Di quale esperienza sta parlando?
«Le donne sono state rinchiuse per secoli nel privato. La loro irruzione nello spazio politico è la fine di una vistosa assenza. Sono portatrici, non per caratteristiche psicologiche ma storiche, di un nuovo interesse per la sfera pubblica, proprio in quanto tradizionalmente escluse».

E in nome di questo passato sarebbero oggi più pronte ad alzare le barricate?
«Gli uomini hanno esaurito la loro capacità di immaginare un mondo nuovo, rappresentano un modello politico vecchio. Le donne sono, per così dire, avvantaggiate perché oggi fare politica significa riconciliare pubblico e privato. Le rivendicazioni femminili sono globali, hanno un discorso più inclusivo».

Il mondo sarà cambiato dalle donne?
«E’ un processo lungo e che non dobbiamo valutare con gli occhi del passato. Gli uomini sono rivoluzionari, le donne sono democratiche. Sono capaci di elaborare progetti di riforma di società. S’impegnano sulla difesa di libertà, uguaglianza, solidarietà. Sono anche le prime vittime delle dittature, degli abusi, delle ingiustizie. E come tali hanno più interesse a immaginare un cambiamento. Non per se stesse, ma per tutti».

Link articolo: www.senonoraquando.eu/?p=11761

Una proposta per la nuova legge elettorale: fifty fifty ovunque si decide

“La politica ci piace, l’antipolitica non ci appartiene vogliamo essere protagoniste della nuova stagione che si sta aprendo e assumere responsabilità dirette” (Snoq)

14 Aprile 2012
La 27 ora
 
Il tetto di cristallo. Donne e rappresentanza politica: Milano e Lombardia
(di Camilla Gaiaschi e Rita Musa per “GiULiA”)
 

C’è tanto che non va nella politica italiana. E in questo “tanto” c’è anche la scarsa presenza delle donne. Le cose andrebbero meglio se nei partiti, in parlamento, nelle giunte e nelle assemblee elettive ci fossero più donne?

Tutto da vedere. Ma varrebbe la pena provare. Alcuni studi arrivano a dimostrare come una maggiore presenza delle donne in politica e nella gestione della cosa pubblica porti risultati positivi per la collettività. Ma la prima ragione per chiedere una rappresentanza più equilibrata è legata alla compiutezza di una democrazia che, in quanto tale, non dovrebbe marginalizzare non un una minoranza (e sarebbe già grave) ma addirittura il 50 per cento della popolazione.

Il dibattito su una nuova legge elettorale è in fase avanzata. E molte donne sono convinte che sia questo il momento di farsi valere. D’altra parte la legge impone già una presenza minima di donne nei cda. Perché allora non estendere lo stesso principio alla politica?

Queste ed altre domande si sono fatte le donne di Snoq Milano, la costola ambrosiana di Se non ora quando. Il movimento (a cui aderiscono numerose organizzazioni vicine al centrosinistra Amiche di ABCD, ArcilesbicaMilano, DiNuovoMilano, DonneInQuota, DonneInRete, UsciamodalSilenzio) ha elaborato alcune linee d’azione condivise che saranno presentate oggi, sabato 14 aprile, durante un convegno che si terrà a Milano.

“Tutti i nostri sforzi partono dal presupposto che la politica ci piace, l’antipolitica non ci appartiene vogliamo essere protagoniste della nuova stagione che si sta aprendo e assumere responsabilità dirette”, dicono le organizzatrici. Il loro obiettivo è la presenza fifty fifty “in ogni luogo in cui si decide”. Niente male, se si pensa che oggi in parlamento le donne sono ferme a quota 19%.

Il dato, insieme ad altri numeri significativi, compare anche nel video “Il tetto di cristallo. Donne e rappresentanza politica: Milano e Lombardia” di Camilla Gaiaschi e Rita Musa, prodotto dall’associazione “Giulia” (giulia.globalist.it),  che raccoglie interviste sul percorso ad ostacoli della democrazia paritaria.

Snoq Milano, per cominciare, chiede che, in un eventuale sistema di tipo proporzionale con lista bloccata, le liste elettorali siano paritarie e prevedano la stretta alternanza di candidati uomini e donne. In un sistema di tipo maggioritario, invece, il meccanismo di individuazione dei collegi uninominali dovrebbe garantire un’equa rappresentanza di genere. Non solo: una nuova legge elettorale dovrebbe contemplare sanzioni per chi non rispetta i criteri a tutela della rappresentanza di genere. Sanzioni che potrebbero arrivare a imporre, nei casi più gravi, l’inammissibilità delle liste.

Ma se, invece, restasse il Porcellum, che non prevede alcuna “sanzione”? In questo caso, secondo Snoq, la “pena” consisterà nell’indicazione di voto proposta dal movimento. In altre parole, Snoq chiederà di votare solo le liste “virtuose”. Ma le donne di Snoq hanno l’ambizione di condizionare con il loro voto anche le candidate (e poi le elette) con cui dovrebbero essere creati dei veri e propri “patti di genere” perché le agende politiche contengano la declinazione di tutti i temi cari alle donne. “In questo quadro generale – concedono le animatrici di Snoq – ben venga anche la costruzione di patti analoghi con uomini disponibili e sensibili”.

Molti gli spunti su cui ragionare nel “manifesto” delle donne di Snoq. Partendo sempre dal presupposto che l’istanza di fondo ­­– la maggiore presenza delle donne in politica – non può che essere condivisa. E chi ha ancora qualche dubbio non ha che da leggere Dove batte il cuore delle donne? Voto e partecipazione politica in Italia scritto per Laterza da Assunta Sarlo e Francesca Zajczyk.

Certo, si può davvero pensare che le donne possano considerare la presenza femminile come il valore assoluto, mettendo in secondo piano i contenuti della proposta politica? E poi: la “battaglia” per il coinvolgimento delle donne non dovrebbe essere un capitolo della più generale pretesa di un maggiore riconoscimento del merito, sia in politica che in economia?

Su questi temi riflettono in molti. Donne e uomini. “Come animatrice del gruppo “Due euro per dieci leggi” posso dire che da questa esperienza ho imparato due cose ­– interviene Stefania Boleso, ex dirigente con la passione per le questioni di genere -. Prima di tutto mi sono convinta che i risultati arriveranno solo a fronte di un movimento che coinvolga gli uomini al pari delle donne. Basta guardare le giunte fifty fifty oggi presenti nel nostro Paese. Spesso, come succede a Milano, sono il frutto dell’iniziativa di un uomo”.

 

Alleghiamo qui il documento conclusivo di MAI PIÙ SENZA LE DONNE

 

http://27esimaora.corriere.it/articolo/una-proposta-per-la-nuova-legge-elettorale-fifty-fifty-ovunque-si-decide/

A che punto è Snoq?

3 aprile 2012

D La Repubblica

Camilla Gaiaschi

 

Passato di scena il berlusconismo, dove sono finite e che cosa stanno facendo le donne che il 13 febbraio 2011 avevano riempito le piazze al grido di Se Non Ora Quando? Il movimento che poco più di un anno fa aveva mobilitato un milione di persone in difesa della dignità delle donne si prepara a giocare la partita forse più delicata della sua recente storia: dotarsi di una struttura organizzativa democratica e partecipata. Nato sull’onda del rubygate, Snoq – che nel frattempo ha visto salire a 140 i comitati sparsi per l’Italia – ha attraversato alcune tappe importanti: è diventato movimento organizzato il 9-10 luglio a Siena, si è posto come interlocutore delle forze politiche in occasione della manifestazione dell’11 dicembre. Nel frattempo ha cominciato a costruire l’agenda politica, partendo dai territori: il 3-4 marzo a Bologna si è discusso di lavoro, il 14 aprile a Milano si parlerà di rappresentanza delle donne nella politica, in ottobre a Torino sarà la volta della violenza. Ma la scommessa più importante è forse quella che ha a che fare con la “governance” interna, alla luce delle richieste giunte da alcuni territori di allargare la struttura decisionale.

Ovvero: condividere le scelte in maniera “orizzontale” attraverso la costituzione di un organismo nazionale dove far confluire il comitato promotore e i rappresentanti dei comitati locali. Arrivare a inserire nell’agenda di Snoq la questione della rappresentanza interna non è stato sempre indolore e trovare una formula che soddisfi le diverse anime del movimento non sarà certo facile ma un primo importante passo in questa direzione è stato fatto domenica 18 marzo a Roma, nella casa internazionale delle donne, dove 200 donne in rappresentanza di 33 comitati (senza contare chi ha seguito l’evento via streaming) si sono incontrate per discutere di una prima proposta organizzativa. La questione non è di poco conto: “in gioco c’è non solo il futuro di Snoq” spiega Elena Del Giorgio, ricercatrice del centro donne e differenze di genere dell’Università Statale di Milano, “ma la possibilità di superare, per la prima volta, il carattere frammentario dell’associazionismo locale e creare un movimento delle donne il più ampio possibile, che abbia rilevanza nazionale e che si ponga come interlocutore politico”. La sfida non è semplice perché si tratta di trovare “una sintesi tra le tante realtà che da anni portano avanti le battaglie per i diritti delle donne nei territori e la forte ventata di novità che Snoq rappresenta, con la sua vocazione al pluralismo politico e culturale e la sua capacità di attrarre donne che prima di oggi erano lontane dal femminismo e dalla politica”. Per fare questo è necessario però che tutte siano pronte a rinunciare a un pezzo della propria sovranità: riuscirci è l’obiettivo che Snoq deve porsi per le donne e per il paese.

FUORI TUTTI, ESCLUSE LE DONNE

Dimenticate le quote rosa. Per cambiare il Paese bisogna “sfrattare” gli uomini dai posti di comando. Ne è convinta una giornalista-blogger di Io donna. Che ha scritto un libro per spiegarci da dove cominciare

di Paola Tavella

IO DONNA – 3 MARZO 2012

Sorelle d’Italia

Manca un anno alle elezioni politiche, il rinnovo dei governi locali è alle porte in molte città, i partiti tradizionali hanno perso credibilità: sono al collasso, ma fanno finta di nulla, commissionano sondaggi, oppure si inventano liste civiche. La regola che garantisce il riequilibrio della rappresentanza fra i generi è disattesa con estrema facilità, il Consiglio di Stato deve annullare giunte monosesso qua e là. A poco più di un anno dall’enorme manifestazione indetta dall’associazione Se Non Ora Quando, il 13 febbraio 2011, il dibattito sulla rappresentanza politica femminile è entrato nel vivo. Molte pensano che se un gran numero (non una quota) di ministri, parlamentari, consiglieri comunali e regionali fossero donne, la cura del bene comune sarebbe maggiore, i danni ridotti, il Paese governato con più equità, saggezza, compassione. Il femminismo e le sostenitrici della parità fra uomini e donne (cosa assai diversa dal femminismo) ne discutono dalla notte dei tempi. Ora Marina Terragni, giornalista di Io donna, già autrice di La scomparsa delle donne (Mondadori), blogger seguitissima anche su Leiweb, tratta proprio questo tema con un libro che si intitola Un gioco da ragazze (Rizzoli). In questo testo rapido e prezioso Terragni scrive che è ora di forzare la ritrosia e l’estraneità femminili a entrare nella politica degli uomini, farsi avanti e cambiarne le regole. «Le donne nelle istituzioni rappresentative stavolta devono essere tante, possibilmente giovani. Stringano un patto di lealtà fra loro, impongano i loro temi, cerchino di ridurre il danno della convivenza umana esercitando una quota minima di potere» spiega. Gli uomini al comando sono troppi, scrive Terragni: «Bisogna mandarne via un bel po’ e fare in modo che un numero corrispettivo di donne vada al loro posto». E poi sparigliare il gioco, trasformarlo in un “gioco da ragazze”.

COME? SEPARANDO LA POLITICA DAL POTERE, perché molte non lo amano, non desiderano averne, ne diffidano e cercano altri strumenti: «Grandi cambiamenti generali provocati da noi, come il divorzio o la femminilizzazione del lavoro, sono stati fatti partendo dalla periferia, senza potere» dice Terragni. Per una buona politica, inoltre, si devono tenere al centro “le creature piccole”. E spiega: «Va scelto quello che va bene per i bambini, le piante e gli animali. Nel linguaggio legale si chiama il superiore interesse del minore». Alessandra Bocchetti, teorica del pensiero della differenza, le fa eco: «Ho una nipotina di otto anni. È la mia unità di misura. Quello che non va bene per lei, non va bene per nessuno». Terragni aggiunge che è necessario far circolare l’amore nella sfera pubblica. «Molti uomini mi rispondono che l’amore non c’entra con la politica, con il lavoro, con l’economia. Io dico che è un modo maschile di difendersi dalle donne, che fanno moltissimo per amore, per esempio tutto il lavoro di cura che sostituisce il welfare e che sostiene il mondo».

ALESSANDRA BOCCHETTI: «È importante essere nella politica non perché siamo speciali, ma perché la classe politica deve somigliare a chi governa e siamo metà della cittadinanza. Non sarà facile spingere gli uomini a lasciare i loro posti, sarà una lotta corpo a corpo. Non sono per le donne ad ogni costo, ma sono per la politica delle donne a ogni costo. La politica delle donne è quella dell’ascolto. È un metodo. A Genova, per esempio, questo metodo ha trionfato. Alle primarie ha vinto Marco Doria perché ha praticato l’ascolto, e hanno perso due donne che l’hanno trascurato». Cristina Comencini, regista, scrittrice, fra le fondatrici di Se Non Ora Quando, commenta: «Essere candidate ed elette in moltissime sarà difficile. Perfino gli uomini migliori non vorranno farsi da parte. Penseranno che è un doppio svantaggio: perdono le poltrone per lasciarle alle donne, e perdono anche le donne che nella vita di ogni giorno sostituiscono i servizi essenziali. Dobbiamo spiegare molto bene perché è d’aiuto a tutti votare le donne. Per la modernizzazione del Paese, per la giustizia, ma soprattutto perché sappiamo governare bene. Già lo facciamo: fuori dai partiti, fuori dalla politica, siamo noi che teniamo insieme tutto. Il Paese andrebbe a pezzi senza il nostro lavoro instancabile, gratuito, disinteressato. Sarà una rivoluzione immensa, di cui neppure possiamo immaginare la portata e le conseguenze».

“Devono essere tante, possibilmente giovani. Stringano un patto di lealtà fra loro, impongano i loro temi, cerchino di ridurre il danno della convivenza umana esercitando una quota minima di potere” (Marina Terragni)