CASO MORELLI ALLE IENE

Le commissioni per la Parità di Regioni e Province Autonome italiane denunciano il servizio tv all’AGCOM.

In una segnalazione scritta, inviata all’ indomani dell’intervista a Raffaele Morelli trasmessa da Le Iene su Italia1, la Conferenza delle presidenti degli Organismi Pari Opportunità regionali chiede all’Autorità nazionale per le telecomunicazioni di procedere con le sanzioni previste dalla legge contro i responsabili del servizio televisivo. «Denunciamo – spiega la coordinatrice nazionale e presidente della Commissione Parità dell’Emilia-Romagna Roberta Mori – il fatto di aver dato spazio e risonanza ad affermazioni gravi e diffamanti dell’onorabilità femminile, in particolare quando il noto psichiatra afferma che “in ogni donna è presente una prostituta” e quando suggerisce alle donne che hanno subito la violenza di non raccontarlo.» Leggi il resto »

Esiste un solo “cattivo”. Molestatori e vittime non sono equiparabili

La Stampa 15 ottobre 2017     –   Opinioni  a cura di Maria Corbi

Gentile Maria, sono stato spinto a scriverle dal gran casino che è nato intorno alla vicenda del produttore Weinstein, «il porco», «il maschilista», «approfittatore», «sessuomane». E chi più ne ha più ne metta. E non me ne voglia se sono un po’ sarcastico. Sono un uomo. Come Weinstein. E come a lui mi piacciono le donne. E io non dispiaccio, diciamo così, a loro. Non nascondo ovviamente che in questo mio piacere sia compresa una parte che non attiene al mio fascino, alla mia anima, alla mia bellezza, ma al fatto che sono un uomo realizzato in grado di dare alla mia donna sicurezza e anche qualche appoggio. E non nascondo che alcune donne sono venute con me per questo, non perché innamorate o colpite dalla mia persona. Ma in questo caso, e lo chiedo a lei, sono solo io «il mostro» che approfitta di una donna più debole o invece lo sono anche loro che approfittano di un uomo più forte? Non pensa che in questo caso forza e debolezza si incrocino e sfumino una nell’altra? E che decidere di approfittare del proprio fascino per avere delle utilità, di qualsiasi tipo, sia ugualmente riprovevole? Asia Argento, facciamo un esempio, poteva dire «no grazie» e invece ha detto «sì» perché le faceva comodo. E cito lei perché è la figlia di un regista famoso, non certo Cenerentola al ballo. Questa di Weinstein mi pare una favola banale dove nessuna fanciulla «indifesa» perde la scarpetta per caso. Chi ha accettato questo patto sapeva quello che stava facendo. E denunciare adesso, quando hanno scalato la vetta grazie a quel «sì» detto a un uomo potente mi sembra francamente ipocrita. E troppo comodo. Non pensa?  

Gentile Alberto, no non la penso come lei. E questa vicenda di Weinstein rafforza la mia idea: le vittime in nessun caso devono e possono essere messe sullo stesso piano dei molestatori. E questo tentativo goffo di farlo adesso (purtroppo anche da parte di donne) utilizzando come grimaldello la vittima «imperfetta» Asia Argento mi disturba. Moltissimo. Certo lei è una «figlia di», agiata, in qualche modo protetta e avrebbe potuto dire un «no» forte e chiaro al porco che la circuiva.

 

Ma questo non giustifica certo Weinstein che forte del suo potere lo ha usato per ottenere favori sessuali da lei e da altre, moltissime, ragazze, con il sogno di diventare attrici. Sogno «custodito» nelle mani del rapace produttore. E, caro Alberto, quello che fa ancora più rabbia non è lo svelamento del segreto di pulcinella, la certezza che il «divano del produttore» esiste e lotta ancora insieme a noi, ma la reazione del popolo maschile. A iniziare dal silenzio dei maschi di Hollywood, tutti, dalle maestranze, agli attori, ai grandi boss degli studios. E quando hanno detto qualcosa lo hanno fatto perchè costretti. Per non parlare invece degli uomini che hanno preferito liquidare la storia con un «potevano dire di no». «Nessuno le ha costrette». Ma qui bisogna mettersi d’accordo su cosa sia la «costrizione». E certamente essere costrette a passare dalle mani di uomini orrendi per poter realizzare una propria aspirazione è una violenza. Tra l’altro una violenza che porta con sé la potenza di secoli di cultura maschile, maschilista e sessista. Una rete difficile da districare soprattutto senza la buona volontà di chi la ha tessuta, ossia gli uomini. E non mi pare che ci sia questa buona volontà visti i commenti (pochi, imbarazzati o imbarazzanti) e i silenzi dei portatori di testosterone. Ed è per questo che non è giusto accusare Asia & co di vittimismo, furbizia e altre malefatte. Sono comunque vittime di un uomo e di un sistema.

 

Poi certo ci sono donne che hanno un altro valore di sé e non lo scambiano con il palpeggiamento di un vecchio (o giovane) bavoso. E certamente se avessi una figlia vorrei che a Weinstein avesse aperto ben bene l’occhio per sputarci dentro. Ma questa è un’altra storia. Anzi la storia è unica: esiste un solo «cattivo», l’uomo (o la donna) che chiede in cambio favori sessuali.

Un milione di lavoratrici vittime di ricatti sessuali

La Stampa  14 ottobre 2017  –   Linda Laura Sabbadini

Il caso Weinstein non è solo un fenomeno americano. In Italia non abbiamo nemmeno una legge ad hoc

Il caso Weinstein a Hollywood, con tante donne dello spettacolo vittime di questo odioso atto di potere sessista, ha richiamato l’attenzione su una forma di violenza di cui si parla ancora pochissimo: il ricatto sessuale sul lavoro. È una forma di violenza odiosa, umiliante per le donne, ma assai diffusa. In sostanza, l’uomo sfrutta la sua posizione di vantaggio o di potere, per ottenere prestazioni sessuali da donne in difficoltà o da donne che vogliono mettersi in gioco, per progredire nella carriera.

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