Ddl Pillon: più che una riforma, un contrattacco

Femministerie 11 settembre 2018

Un assaggio della “famiglia illiberale”, quella per capirci che hanno in testa i sovranisti al governo, si aggira per le stanze del Senato. Si tratta del disegno di legge del senatore Pillon “Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità”.

Sono molti i motivi per opporsi decisamente e non prenderlo sottogamba. Dietro un finto e astratto egualitarismo si nasconde un’impostazione classista e sessista. Nella relazione che accompagna il testo depositato in Commissione Giustizia si fa riferimento all’Europa e ai dati sulle separazioni negli altri paesi, dove l’affido condiviso è più diffuso che in Italia, ma mai si dice che siamo il paese in cui vi è la più rigida divisione sessuale del lavoro domestico e di cura. I maschi italiani sono infatti gli europei che dedicano meno ore a tali occupazioni. Leggi il resto »

Ecco perché la riforma del diritto di famiglia è una follia senza senso

Linkiesta  11 settembre 2018   – Flavia Perina

La fine degli alimenti, il mantenimento diretto, la bigenitorialità perfetta: il ddl Pillon, sostenuto da Lega e Cinque Stelle, complicherà la vita delle coppie separate. Quasi quasi, meglio stare assieme

Il poveruomo italiano sopravvissuto alle streghe del MeToo è ora pronto ad un’altra e ben più impegnativa battaglia, cioè quella di rimettere a posto le sue ex – quelle che ha sposato si intende, le altre non fanno testo – e le loro pretese predatrici su figli, soldi, case. Sui social si festeggia il disegno di legge del senatore Simone Pillon, co-firmato da Cinque Stelle e Lega e presentato ieri al Senato dove ha iniziato il suo iter in Commissione Giustizia. Il nocciolo è l’abolizione dei vecchi alimenti, la cifra fissa che veniva concessa all’affidatario dei figli, cioè generalmente la madre, per sostituirli col pagamento diretto delle spese a piè di lista detto anche mantenimento diretto. I firmatari della legge ammettono che la scelta è avvenieristica, che il mantenimento diretto non esiste in alcuna parte del mondo tranne California, Belgio e Stato di Washington, ma perché non osare l’avanguardia? E non dite che è difficile paragonare l’Italia con Paesi a piena occupazione femminile. Se le italiane separate non hanno lavoro che vadano a lavar le scale, se ne gioverebbe anche il contingentamento delle colf di origine moldava, rumena, polacca.

La si butta a ridere perché altro non sembra possibile fare. Il ddl ha un largo consenso, oltre i confini della maggioranza. La destra moderata è incline ad accettarne i principi. La sinistra forse strillerà un po’, ma difficilmente entrerà in conflitto con l’armata dei padri separati che da anni è diventata assai potente e decisa a ribaltare codici che ritiene punitivi. Il mondo cattolico probabilmente resterà alla finestra: le nuove «norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità» trasformano separazione, divorzio e cura dei figli in un tale calvario che molte rinunceranno con un mesto ritorno all’ipocrisia dei tempi antichi. Teniamoci il matrimonio, pure se non funziona, perché romperlo rischia di sfasciarci la vita. Leggi il resto »

Torino, troppi mariti separati non pagano gli alimenti alla moglie: ora scattano le manette

La Repubblica – 7 Luglio 2016 – Sarah Martinenghi

Aumenta il numero dei mariti separati che non pagano gli alimenti alle mogli.
Soltanto in appello 500 casi l’anno, la procura generale chiede e ottiene sentenze più severe dai giudici che non concedono più la condizionale spalancando di fatto le porte del carcere ai coniugi insolventi

È una cattiva abitudine che ingolfa le aule del palazzo di Giustizia, oltre che peggiorare la qualità della vita del coniuge che si ritrova, spesso con i figli a carico, senza poter contare sull’assegno mensile dovuto. In una corte d’appello già sofferente per lentezza dei procedimenti penali, ogni settimana si affrontano dieci processi di questo tipo: casi fotocopia, nella quasi totalità delle volte ex mariti, che si sono “dimenticati” per mesi, ma spesso per anni, di pagare gli alimenti alla moglie. E una sorta di “tolleranza zero”, ovvero una maggiore “sensibilità” l’ha chiesta ora la procura generale ai giudici nell’emettere le loro sentenze, anche per dare un segnale al dilagare del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare. “Ci sono tra i 400 e i 500 processi all’anno di questo tipo in appello, ma in altri paesi esistono misure ben più efficaci che le nostre sentenze” ha spiegato il sostituto procuratore generale Vittorio Corsi a margine di un processo che ha visto condannare un ex marito a tre mesi di carcere per non aver versato i 200 euro al mese a moglie e figlia. I giudici, accogliendo la sua richiesta, non hanno applicato la condizionale all’imputato, seppure il marito fosse formalmente ancora incensurato. Già una volta infatti, negli anni precedenti, era incorso nella stessa mancanza. Ora quei tre mesi di carcere rischia di farseli davvero. Leggi il resto »

Il laboratorio

La Repubblica 2 luglio 2014 – Vittorio Zucconi

Perché quattro matrimoni su dieci falliscono miseramente? Che cosa unisce? Che cosa divide? Se lo sono chiesti due psicologi che da quarant’anni studiano migliaia di coppie in un centro nel West degli Stati Uniti. Le loro profezie si sono rivelate esatte al 90%. La risposta che hanno trovato alle loro domande è in due parole di sconvolgente banalità

WASHINGTON
In un laboratorio nel lontano West degli Stati Uniti sulle sponde dell’Oceano Pacifico, costruito e truccato per sembrare un civettuolo albergo di vacanze e riposo, migliaia di cavie umane transitano da 40 anni per aiutare i ricercatori a scoprire il segreto dell’amore. Non l’amore profano, la passione, il sesso, ma quel misterioso elemento che tiene unito un matrimonio oltre le colonne d’Ercole del tempo della noia, dell’abitudine e del divorzio. Leggi il resto »

C’eravamo poco amati un matrimonio su 3 fa crac e ora il divorzio va di fretta

di Vera Schiavazzi – La Repubblica 12 maggio 2014

Quarant’anni fa, il 12 e 13 maggio 1974, il referendum sulla legge
Così la possibilità di separarsi ha cambiato la vita degli italiani

È SINGOLARE , e perfino un po’ beffardo, che l’Italia celebri i 40 anni dal referendum sul divorzio, che nel 1974 confermò a pieni voti la legge Fortuna-Baslini, quella che nel 1970 lo aveva istituito, proprio mentre in Parlamento sta per giungere al voto una proposta di legge che abbrevia ulteriormente i cinque anni previsti all’inizio, poi passati a tre e che ora si vorrebbe portare a uno soltanto. Gli anni che si collocano tra quelle tre parole, “mi voglio separare”, e una sentenza scritta nero su bianco. Perché nel frattempo, come documenta l’Istat col suo ultimo rapporto su separazione e divorzi, il matrimonio non è più un tabù, tantomeno un legame indissolubile per gli italiani: una persona sposata su tre si separa, una su cinque divorzia, e ha fretta di farlo, come testimonia il dibattito politico di oggi. Leggi il resto »