Il clima di odio sessista che corre spedito sulla rete

Noi donne – Maddalena Robustelli

Boicottiamo Facebook e chiediamo il cambio della sua policy, perchè in questo social non possono esistere luoghi in cui si tolleri la violenza contro le donne ed il loro stupro virtuale.

Donne come oggetti, bersagli di una valanga gratuita di violenza verbale, un hate speech che fa parte di un fenomeno in crescita costante come il cyberbullismo a sfondo sessuale. Che i social amplifichino le abitudini machiste ostili e violente contro le donne è chiaro a tutti. Tutti ricordiamo le tragiche vicende di donne come Tiziana Cantone o di adolescenti come Carolina Picchio. Tutti sappiamo come siano diventate vittime del tritacarne del web e si siano tolte la vita in seguito a video messi in rete. Conosciamo il fenomeno del revenge porn. I gruppi in cui si agisce lo stupro virtuale sono un tassello di questo ampio fenomeno d’odio contro le donne.
Sembra che nulla si possa fare, ma qualcosa deve essere fatta, perché non possiamo più tollerare che le nostre vite siano alla mercé di questo gioco spregevole, che il diritto a essere rispettate sempre venga continuamente schiacciato e leso. Leggi il resto »

Le pari opportunità in politica? Merito dei social network

Corriere della sera. La 27 ora 18 ottobre – Giovanna Cavalli

E alla fine si scopre che, per realizzare le pari opportunità, gli strumenti più democratici sono proprio i social media, almeno in politica. Questo è il risultato di uno studio promosso dal Wip (Women in Parliaments Global Forum) che, in collaborazione con l’università di Harward e il sostegno di Facebook, ha intervistato circa 900 parlamentari donna di 107 Paesi (12 le italiane) sull’uso dei social network nella loro attività. La conclusione del rapporto è che questi strumenti di comunicazione sono degli efficaci equalizzatori sociali: accessibili, gratuiti (a parte i costi tecnici di cellulare o pc e connessione, niente a che vedere con costose campagne elettorali), concedono a tutti, uomini e donne, le stesse possibilità. Non male, considerato che al mondo le parlamentari sono ancora solo il 22,8% e che in 38 Paesi le assemblee sono composte al 90% di soli maschi. Solo in due, Bolivia e Rwanda, sono la maggioranza. Leggi il resto »