Il dramma delle spose bambine

Il sole 24 ore 6 luglio 2014 – Roberto Bongiorni

Lettera dallo Yemen
Nel Paese più povero del mondo arabo sono ancora molte le fanciulle di 10-12 anni costrette a sposarsi con uomini adulti. Alcune non resistono, ma i decessi non sono denunciati

Il giorno delle nozze Aisha era stordita. Tutto girava intorno a lei come fosse una giostra; quelle donne del villaggio vicino, accorse per festeggiarla, le voci che si mescolavano, le vivande, le congratulazioni che non riusciva a comprendere. Sembrava un brutto sogno da cui non ci si riesce a svegliare. Non poteva certo immaginare di essere data in sposa a 10 anni. Frequentava ancora le scuole elementari. Sposa a un uomo di 40 anni. Leggi il resto »

Yemen, morta sposa-bambina dopo le nozze per emorragia

da l’Unità 9 settembre 2013

La piccola aveva soltanto 8 anni ed era andata in sposa ad un uomo di 40. Più di un quarto delle donne yemenite si sposa prima dei 15 anni.

Una bambina yemenita di 8 anni, andata in sposa a un uomo di 40 anni, è morta per le lesioni riportate durante la prima notte di nozze che le hanno causato un’emorragia interna.

«Rawan», questo il nome della bambina secondo quanto riportato dal britannico Mail che cita degli attivisti locali, viveva nella zona tribale di Hardh, vicino al confine con l’Arabia Saudita, nel nord-ovest dello Yemen.

Il gruppo di attivisti spinge affinché la famiglia della bambina e il marito vengano arrestati, sebbene la pratica delle spose bambine sia molto diffusa nello Yemen. Più di un quarto delle donne yemenite si sposa prima dei 15 anni, secondo un rapporto del Ministero degli affari soiali.

Lo Yemen aveva stabilito a 15 anni l’età minima per il matrimonio, ma la legge venne poi abrogata negli anni Novanta, per consentire ai genitori di decidere quando far sposare le figlie.

Perché non fa notizia una sposa di 6 anni?

Bibi Roza, una bambina pakistana di sei anni, andrà in sposa a un uomo adulto, perché la “jirga”, l’assemblea del suo villaggio, così ha deciso. Di [Luciano Trincia]

da Giulia.globalist.it   10 novembre 2012


Il matrimonio è fissato per domani, domenica 11 novembre. Bibi Roza, una bambina di sei anni del villaggio pakistano di Ashari, nella Valle dello Swat, è destinata ad andare in sposa a un uomo adulto, perché la “jirga”, l’assemblea del suo villaggio, così ha deciso.

In Pakistan e in Afghanistan l’usanza di concedere in matrimonio ragazze o bambine a membri di famiglie rivali si chiama “Swara” ed è usata a titolo di risarcimento o per dirimere una diatriba familiare. Pratica odiosa, inumana, considerata sacra in molte zone del Paese e ancora fortemente in voga fra le tribù Pashtun, nonostante ripetuti tentativi di abolizione da parte delle autorità centrali.

La “Swara” prevede che in caso di dissidio fra due clan rivali, l’assemblea del villaggio, la “jirga” appunto, può stabilire che una giovane donna venga concessa in sposa a un membro della famiglia lesa, a titolo di risarcimento, come si farebbe con una somma di denaro o con una merce. Se questo pegno di pace umano non mantiene il proprio impegno, se si oppone al matrimonio o tenta di fuggire, scatta implacabile la punizione, come è successo a Zarmina Bibi di 19 anni e a Tayyaba Begum di 20 anni, avvelenate rispettivamente dal cognato e dai suoceri per aver cercato di spezzare quelle invisibili catene che le tenevano in schiavitù.

Leggo la notizia del matrimonio di Bibi Roza in internet nei giorni scorsi, sui nostri organi di stampa non trova spazio. Penso inevitabilmente a mia figlia, alle giornate spensierate dei suoi primi anni, alla sua infanzia “normale” di “normale” bambina occidentale. Mi viene alla mente l’eco mediatica che – giustamente – accompagna le violazioni dei diritti umani e gli abusi su minori in Europa. Di rimbalzo il mio pensiero va al silenzio assordante nel quale ad altre longitudini si consumano quotidianamente fatti come quelli di Biba Roza, Zarmina Bibi, Tayyaba Begum, senza che questo risulti inaccettabile ai nostri occhi, senza che la nostra coscienza sussulti per una dignità umana che varia con il variare delle coordinate geografiche.

Sto per postare queste mie riflessioni quando giunge la notizia che le autorità pakistane hanno sospeso in queste ultime ore la decisione della “jirga” del villaggio di Ashari. Bibi Roza, la sposa-bambina del Pakistan, vede allontanarsi, per il momento, un destino che per lei appariva segnato. Il suo diritto all’infanzia, quello è invece ancora tutto da conquistare.