Violenza contro le donne, una nuova consapevolezza: il coraggio di una dodicenne

Corriere della sera – La 27 ora  26 maggio 2018   – Elena Tebano

«Possessione da sacro fuoco di #Metoo», l’ha chiamata l’avvocato di Harvey Weinstein venerdì, quando l’ormai ex produttore si è consegnato alla polizia di New York che l’ha arrestato con l’accusa di aver stuprato due donne. Una definizione carica di disprezzo, e il primo passo di una strategia difensiva che mirerà probabilmente a dimostrare come quel movimento abbia «confiscato» — parole sue — il caso. Vista la mole di accuse contro Weinstein c’è da dubitare che ci riesca, ma su una cosa l’avvocato ha ragione: il movimento #Metoo ha un ruolo in questa vicenda.

Difficilmente senza quel risveglio globale di consapevolezza, Weinstein sarebbe finito in un’aula di tribunale. È un risveglio che riguarda in generale i diritti delle donne: le denunce delle attrici di Hollywood sono state sì rese più potenti dalla macchina di sogni che è l’industria dello spettacolo, ma hanno trovato vasta eco nell’esperienza delle donne degli Stati Uniti, d’Europa e di molte parti del mondo.
Se quella scintilla ha potuto accendere un «sacro fuoco» è perché le donne, quasi ovunque, erano pronte.

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Nuova legge in Svezia: senza consenso esplicito, non è sesso ma stupro

La Repubblica       24 maggio 2018    Valentina Ruggiu

Dopo una battaglia durata anni, finalmente l’approvazione delle nuove norme in difesa delle donne. Da ora in poi per la legge svedese avere rapporti senza un chiaro consenso, fisico o verbale, sarà considerata violenza sessuale

“IL SESSO deve essere volontario. Se non lo è, allora è illegale”. Con questo spirito il parlamento svedese ha approvato una legge che rivoluzionerà la normativa sui reati sessuali: da ora in poi il sesso senza consenso esplicito sarà considerato uno stupro.

La norma è stata approvata con un’ampia maggioranza, 257 voti a favore e 38 contro, ed entrerà in vigore dal primo luglio 2018. Con questa decisione la Svezia si allinea ad altri paesi dell’Unione Europea come Gran Bretagna, Germania, Irlanda, Belgio, Lussemburgo e Cipro.

“Questo voto – ha commentato Anna Blus, ricercatrice di Amnesty Inernational sui diritti delle donne in Europa – segna una grande vittoria per le attiviste e gli attivisti svedesi per i diritti delle donne che chiedevano questo cambiamento da oltre 10 anni. Una vittoria della campagna #MeToo“. Leggi il resto »

Eccezionale mobilitazione contro la sentenza di stupro di Pamplona. E in Italia?

Laura Onofri

In Spagna, a Pamplona e in tante altre città, una moltitudine di  persone è scesa in  strada per protestare contro una sentenza ingiusta, che  ha condannato un branco di  uomini per “abuso”, e non per “violenza”, per lo stupro di una diciottenne comminando  loro solo 9 anni di reclusione.

La ragazza era stata aggredita nel 2016 da cinque uomini. Per il tribunale di Navarra non si configura il reato di stupro ma bensì quello di abuso sessuale continuato, reato molto meno grave. Leggi il resto »

Stupri, mai faccia a faccia vittime e aggressori le nuove regole del Csm

La Repubblica  23 aprile 2018     – Maria Elena Vincenzi
 «Una vera emergenza nazionale». È il presupposto che ha spinto il Consiglio superiore della magistratura a elaborare un nuovo strumento per prevenire e contrastare aggressioni e femminicidi: le linee guida sulle violenze di genere e domestiche.
Una sorta di vademecum per le toghe su come trattare questo tipo di reati. Imposto all’Italia dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, che l’anno scorso con la sentenza Talpis aveva stigmatizzato l’inerzia del nostro sistema giudiziario di fronte alle reiterate denunce di una moglie, vittima per anni dei maltrattamenti del marito.

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Lettera aperta al Professor Ernesto Caffo, fondatore e attuale Presidente di SOS Il Telefono Azzurro Onlus

dalla pagina Facebook “Chi colpisce una donna colpisce tutte noi” 24 febbraio 2018
Alla cortese attenzione del Professor Ernesto Caffo, fondatore e attuale Presidente di SOS Il Telefono Azzurro Onlus, Professore Ordinario di Neuropsichiatria Infantile presso l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, in qualità di membro dell’ufficio di presidenza del Comitato nazionale di garanzia per l’informazione sui minori e per l’attuazione della Carta di Treviso.
Lo scorso 19 febbraio una nota dell’Ansa così titolava: “Prostituta a 9 anni, arrestati genitori”, titolo ripreso successivamente da RaiNews ed emulato successivamente da La Sicilia: “Bimba di 10 anni “prostituta”, arrestati i genitori e due anziani”.
Eppure nella Carta di Treviso, un protocollo firmato nel lontano 1990 da Ordine dei giornalisti, Federazione nazionale della stampa italiana e Telefono azzurro con l’intento di disciplinare i rapporti tra informazione e infanzia, è previsto tra l’altro che “nessun bambino dovrà essere sottoposto a illeciti attentati al suo onore e alla sua reputazione”.
Quel protocollo, altresì, annota un impegno comune specifico, volto a tutelare l’interesse dell’infanzia nel nostro Paese. I titoli e la modalità morbosa adoperata nella cronaca dei fatti citata conseguentemente ci sembrano non conformi a quanto prescritto e condiviso nella Carta di Treviso.
Da anni, nonostante gli impegni sottoscritti, assistiamo al permanere di una formula tossica e profondamente errata nel raccontare simili episodi, in palese violazione dei diritti fondamentali delle minori, meritevoli invece di una tutela privilegiata e specifica.
Il successivo 20 febbraio, dopo numerose proteste e segnalazioni al direttore, arriva la “correzione” del titolo della nota Ansa: “La fanno prostituire a 9 anni, arrestati i genitori”. Cosa c’è che ancora non va? Questi genitori in realtà hanno venduto la propria figlia a stupratori seriali e pedofili. Solo posta così sarebbe stato evidenziato l’orrore dell’accaduto e la natura di un abuso reiterato.
Invece, nonostante le correzioni, tutto sembra molto più blando, con il rischio di un effetto “normalizzazione” della violenza. Visto che nulla cambia da anni, ad oggi non è più sufficiente che un direttore si scusi per l’accaduto e corregga senza nemmeno riuscirci adeguatamente, a nostro parere. Riteniamo che questo non sia un atto di responsabilizzazione reale e siamo come dell’opinione che permettere la pubblicazione di questo genere di titoli ed articoli sia di per sé lesivo dei diritti dei bambini.

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