La regina nera dell’altra America

La Repubblica 7 agosto 2019 di Roberto Saviano

Resistere o cadere la lezione a un mondo tornato razzista

Toni Morrisonè in pace. Se ne va da un mondo caduto nuovamente nella trappola razzista. Lascia un’America inebetita, stanca, sporca di sangue, se ne va proprio quando la sua voce diventava ossigeno necessario. Era stata educata da una tragedia, proprio così. A due anni i suoi genitori non riuscivano a pagare l’affitto di casa e il proprietario diede fuoco all’appartamento. Ma non fu la tragedia a educarla né a segnarla, tutt’altro. La reazione dei genitori a quelle fiamme: scoppiarono a ridere. Non perdevano nessun bene prezioso, avevano avuto salva la vita, e in più mostravano alla figlia quanta idiozia c’è nella pervicacia dei crudeli, nella crudeltà delle persone. La vita prima di tutto e poi proteggere la propria dignità, questo Toni Morrison ricordava di quelle risate.La sua scrittura traccia una morale imperativa e immanente, nessuna trascendenza o speranza ultraterrena: non puoi aspettare che il mondo diventi giusto per trovare una dimensione di felicità e giustizia. Per essere più chiari, i tribunali continueranno a condannare innocenti ma tu puoi scegliere di credere alle vittime, i governi trufferanno ma tu puoi decidere di non essere sommato al grande numero degli elettori truffati, puoi scegliere di provare a vivere per quel che puoi già con regole diverse dallo schifo di mondo in cui vivi. I protagonisti dei suoi libri resistono. Non aspettano aiuto, scelgono. O reagisci o soccombi, non c’è altra strada. Questo sarebbe il titolo che potrebbe abbracciare tutti i suoi romanzi. La schiavitù non ti rende un’anima buona, il pregiudizio non ti aiuta a vivere con saggezza.

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