Onu, Comitato Diritti umani richiama l’Italia sull’aborto e sulle adozioni gay

Repubblica.it  28 marzo 2017

L’allarme lanciato per la carenza di medici non obiettori e il numero troppo alto di interruzione di gravidanza clandestine. Il rapporto si rivolge anche al nostro Paese affinché consideri “di permettere alle coppie dello stesso sesso di adottare bambini, compresi i figli biologici del partner” 

ROMA – Il Comitato per i diritti umani dell’Onu nelle sue osservazioni sulla situazione italiana si dice “preoccupato per le difficoltà di accesso agli aborti legali a causa del numero di medici che si rifiutano di praticare interruzione di gravidanza per motivi di coscienza”.

Preoccupazione è espressa anche per la distribuzione in tutto il paese dei medici obiettori, e “il numero significativo di aborti clandestini”. “Lo Stato – sottolinea – dovrebbe adottare misure necessarie per garantire il libero e tempestivo accesso  ai servizi di aborto legale, con un sistema di riferimento valido”.

Il Comitato delle Nazioni Unite non si è però limitato a richiamare l’Italia sull’aborto. Nel rapporto sottolinea anche infatti che il nostro Paese  “dovrebbe considerare di permettere alle coppie dello stesso sesso di adottare bambini, compresi i figli biologici del partner, e assicurare ai bambini che vivono in famiglie omosessuali la stessa tutela legale di quelli che vivono in famiglie etero”. Il Comitato dell’Onu rileva come la legge sulle unioni civili varata nel 2016 presenti delle lacune: secondo il rapporto andrebbe anche garantito “lo stesso accesso alle tecniche di fecondazione in vitro per le coppie gay”, oltre all’esortazione a “combattere discriminazioni e ‘hate speech’ nei confronti di persone omosessuali”.

FAMIGLIA / FAMIGLIE INCONTRI E SCONTRI TRA SAPERI, POLITICHE, OPINIONE PUBBLICA

15 APRILE 2016 ore 12.30/14.30 – Torino

Campus Luigi Einaudi – Aula E5

Lungo Dora Siena 100

Quali rapporti e legami, di coppia e di generazione, devono essere considerati come “legittimi” e quali invece devono essere lasciati nell’informalità?

Quali spazi di riconoscimento alla variabilità delle famiglie lascia aperti la Costituzione italiana?

Come possono gli studiosi della famiglia (sociologi, antropologi, giuristi, politologi) contribuire ad alimentare il dibattito politico?

introduce: Franca RONCAROLO – Direttrice del Dipartimento

modera: Adriano FAVOLE– Vice Direttore alla Ricerca del Dipartimento

discutono:On. Monica CIRINNA’ – Parlamentare

Francesco REMOTTI – Professore Emerito di Antropologia culturale Università di Torino

Manuela NALDINI – Dipartimento di Culture Politica e Società Università di Torino

Luca IMARISIO – Dipartimento di Giurisprudenza Università di Torino

Enzo CUCCO– Centro della Regione Piemonte contro le discriminazioni

Interventi di:
Alessandro BATTAGLIA – Coordinatore Torino Pride

Laura ONOFRI Commissione Diritti e Pari Opportunità Città di Torino

Lorenzo TODESCO Dipartimento di Culture Politica e Società – CirsDe

info: dcps@unito.it

Figli, figliastri e colpe dei padri.

Palomar blog della Fondazione piemontese Istituto Antonio Gramsci 3 febbraio 2016
Dunia Astrologo

Leggendo questa intervista a Giuseppe Vacca, Presidente dell’Istituto Gramsci di Roma (http://www.corriere.it/politica/16_febbraio_03/vacca-intervista-family-day-non-reazionario-b2415284-c9e8-11e5-83af-3e75cf16ed0a.shtml ) mi sono venute in mente le parole con cui Pasolini apriva le Lettere Luterane: “Uno dei temi più misteriosi del teatro tragico greco è la predestinazione dei figli a pagare le colpe dei padri”.

Direte: ma che c’entra questo con le questioni dei diritti civili, invocate nell’intervista? Infatti c’entra solo per un aspetto ed è quello che provo a condividere con chi mi legge. Nel fare un gran calderone tra diritti relativi al riconoscimento di unioni tra persone che non vogliono ricorrere al matrimonio (ricordiamoci che le “unioni civili” riguardano anche queste famiglie); persone che non possono perché la legge glielo impedisce (giacché sono omo-sessuali); persone che non possono né vogliono perché con-giunte in altro modo (fratelli, cugini o che altro), le posizioni politiche più radicali finiscono per contrapporsi sul punto che appare più fragile della proposta di legge Cirinnà, cioè quello che la pigrizia giornalistica identifica come stepchild adoption, ovvero la possibilità di adottare, da parte di uno dei membri della coppia (ancora da costruire, dal punto di vista giuridico), il figlio dell’altro membro. Ciò che renderebbe possibile educare, mantenere, curare e anche legittimamente coccolare, questo figlio da parte del genitore adottivo anche nel caso che il genitore “naturale” dovesse venire a mancare. Questa parte del ddl Cirinnà prevede casi che oggi riguardano circa 500 coppie, secondo dati ufficiali, che potremmo immaginare sottovalutati, certamente, ma non credo moltiplicati per 1000. Leggi il resto »

L’intervento al Senato di Valeria Fedeli sulle Unioni Civili

Signora Presidente, intanto credo che dobbiamo ricordare tutti che la nostra convivenza democratica si fonda sulla Costituzione e ritengo che essa per tutti in quest’Aula questa debba essere un faro. Io mi attengo, come hanno fatto altri, a uno degli articoli della Costituzione particolarmente significativi per la nostra discussione, cioè l’articolo 3 della Costituzione, ma non leggo la prima parte, bensì la seconda: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana». Eliminare gli ostacoli alla libertà e all’uguaglianza dei cittadini è quindi il nostro compito, il motivo per cui siamo qui oggi. Leggi il resto »

#UnioniCivili L’intervento di Sergio LoGiudice al Senato

Nel 1986 iniziava a Palermo il maxi processo alla mafia. Ali Agca veniva condannato per l’attentato a Giovanni Paolo II. Enzo Tortora veniva assolto con formula piena. In Unione Sovietica esplodeva il reattore nucleare di Cernobyl.
In Senato una parlamentare napoletana, Ersilia Salvato, depositava il primo disegno di legge sulle convivenze di fatto.

Da allora sono passati trent’anni esatti. In ogni legislatura sono state depositate proposte di legge sulle coppie di fatto, le unioni civili, i pacs, i dico, i matrimoni egualitari. Mai prima di oggi un’aula del Parlamento aveva ritenuto importante discuterne. Un’altra generazione di lesbiche e gay italiani, l’ennesima, è invecchiata o se n’è andata senza che lo Stato riconoscesse la dignità dei loro amori. Leggi il resto »