“Puoi spararmi con le tue parole, ma ancora, come l’aria, mi solleverò”. La deputata Omar risponde con una poesia ai cori razzisti di Trump

Huffpost 18 luglio 2019 Giulia Belardelli

A un comizio il presidente ha galvanizzato i suoi fan al grido: "Rimandiamola indietro". Ma la parlamentare, rifugiata somala e cittadina Usa dal 2000, non ha nessuna intenzione di farsi intimidire

Alle accuse e ai commenti razzisti di Donald Trump – e ai suoi sostenitori che durante un comizio hanno urlato di “rimandarla indietro” – lei, Ilhan Omar, deputata dem rifugiata dalla Somalia e cittadina americana dal 2000, ha scelto di rispondere con un passaggio della poesia “Still I Rise” di Maya Angelou, grande poetessa e scrittrice afroamericana, pioniera dei diritti civili.

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La rivoluzione americana

La Repubblica – 8 luglio 2019 Emanuela Audisio

Il Mondiale femminile

Megan First. E poi anche l’America. Ma quella delle ladies , di Rapinoe, del suo ciuffo rosa-viola, che ha ereditato da Billie Jean King la guerra dei sessi, non quella di Donald. Trump non manda nessun rappresentante, a fianco di Macron, giusto uno striminzito ambasciatore, per punire questa nazionale di calcio così femminista, antigovernativa e ribelle. Non venite alla Casa Bianca? E io vi boicotto.

Ma è il pubblico americano dello stadio a solidarizzare con questo gruppo di donne vincenti (2-0), che usa il calcio per fare gol alla discriminazione, e a intonare un coro non sportivo, ma da suffragette: sale l’urlo «Equal pay». Per la prima volta in una finale mondiale non si celebra l’eroe dello sport, ma dell’impegno. Certo, giocare bene è importante, e infatti Megan Rapinoe in carriera di gol ne ha segnati 50 e viene anche premiata come miglior giocatrice del torneo, della partita, e miglior realizzatrice, ma anche pensare bene è utile nella vita.

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Alabama, le sparano e perde il bimbo, ma viene arrestata con l’accusa di omicidio: ecco perché

OPEN 30 giugno 2019

Per il momento il caso rimane aperto nonostante l’accusa della giuria, ma potrebbe stabilire un precedente pericoloso per quanto riguarda i diritti delle donne incinte

Lo stato americano dell’Alabama torna a far parlare di sé dopo la legge sull’abortoper un procedimento penale a carico di una donna incinta accusata di omicidio colposo nei confronti del suo feto, morto durante un attacco violento da parte di terzi.

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Lo spot Gillette pro #MeToo fa infuriare gli attivisti di destra

Lettera Donna  15 gennaio 2019

Il nuovo messaggio pubblicitario dell’azienda produttrice di rasoi si scaglia contro la mascolinità tossica. E a favore di un modello di uomo meno stereotipato. Facendo insorgere le associazioni conservatrici.

Il nuovo spot Gillette esce dai tradizionali canoni dell’uomo che non deve chiedere mai e strizza l’occhio al movimento #MeToo, scagliandosi contro la masconilità tossica e un modello che pare aver fatto il suo tempo. Ma l’iniziativa del brand che produce e commercializza rasoi è finita nel mirino di associazioni conservatrici e politici di destra che, negli Stati Uniti, hanno invitato al boicottaggio dell’azienda. La colpa? Diffondere uno stereotipo maschile fasullo e che risulterebbe a sua volta sessista.

STEREOTIPI NOCIVI E DA SOVVERTIRE

La pubblicità riprende lo storico slogan di Gillette “Il meglio di un uomo” e lo sovverte, lasciando intendere che il meglio di uomo è proprio ribaltare quel modello, riconoscendo che gli stereotipi connaturati alla mascolinità tossica (aggressività, scarsa empatia, repressione di vulnerabilità) sono nocivi per gli uomini stessi.

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Sesso, potere e silenzi Così le donne d’America stanno cambiando la storia

La Repubblica  30 settembre 2018  – Vittorio Zucconi

ll caso Kavanaugh – Dalle molestie di 30 anni fa al movimento # MeToo
Era il crimine muto, soffocato con una mano sulla bocca, come le donne che lo subivano in silenzio e tacevano. Una generazione fa, negli anni ’80 quando avvenne l’aggressioe che potrebbe sgambettare la corsa del giudice trumpista Kavanaugh verso la Corte Suprema, il tentato stupro non era neppure reato. Era una semplice “infrazione” conciliabile, che la polizia non avrebbe investigato e la magistratura non avrebe perseguito.
L’uomo era ancora “cacciatore” e le donne, lo sapevano tutti, se la cercavano. La prescrizione scattava dopo appena un anno.
Basta prendere il metro dei trentasei anni che corrono fra la notte dell’estate 1982, quando in una casa dei sobborghi di Washington il dottor Christine Blasey Ford ricorda di essere stata aggredita dal futuro giudice Brett Kavanaugh — certo dell’impunità — e i 25 anni di carcere che oggi alcuni Stati americani infliggono a chi tenta di violentare un minore dopo raffiche di nuove leggi varate a cavallo del millennio, per misurare quanta strada sia stata fatta, dall’indulgenza maschile delle leggi alla rivolta delle donne divenuta anche il messaggio di #metoo.

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