L’amaca di Michele Serra a proposito della denuncia di Asia Argento

La Repubblica 15 ottobre 2017   –    Michele Serra

Le offese alle donne sono come quelle di chi grida “nigger” all’afroamericano per sventolargli in faccia la schiavitù dei suoi avi deportati

I dubbi sul “politicamente corretto”, su quanto di censorio, di asettico, di insincero si porta dietro, sono tanti. Ma passano in un baleno ogni volta che qualcuno usa le parole per umiliare e ferire, per sottomettere chi alla sottomissione ha osato ribellarsi.

Come chi grida “nigger” all’afroamericano per sventolargli in faccia la schiavitù dei suoi avi deportati. Quella parola non è solo uno sputo in faccia: è una rivendicazione di supremazia e di dominio. Uno spiccio “stai al tuo posto!”.

Quanto abbiamo letto e udito in questi giorni non solamente sui social, anche sui media tradizionali, a proposito delle attrici che hanno scelto di raccontare le pesanti molestie subite dal padrone della Miramax (non da un passante, dunque: ma da un maschio di potere dal quale dipendeva il loro futuro professionale), rassomiglia molto da vicino a quello “stai al tuo posto!”: basti per tutti il titolo “Prima la danno via, poi frignano e fingono di pentirsi” con il quale un giornale di destra ha accolto la denuncia di Asia Argento.

La volontà di offendere è generica; specifica è invece la volontà di sottomettere le donne, per l’eternità, a un punto di vista che potrebbe definirsi “maschile” se il politicamente corretto non ci soccorresse, impedendoci di estendere ai maschi in genere l’archetipo del vecchio sudicione.

Pari opportunità. Cosa cambia con la legge di stabilità

In.genere  26 gennaio 2017   – Claudia Bruno

Per il secondo anno consecutivo l’intergruppo parlamentare per le donne, i diritti e le pari opportunità, nato dall’impegno di deputate appartenenti a diversi gruppi parlamentari, ha presentato al governo gli emendamenti alla legge di stabilità. Ecco cosa cambierà nel 2017

 

Estensione del congedo per violenza alle lavoratrici autonome, incremento dei fondi al Piano nazionale antiviolenza e finanziamento del Piano di azione in attuazione della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite su donne, pace e sicurezza. Sono gli emendamenti di genere approvati tra quelli presentati alla legge di stabilità quest’anno dall’intergruppo parlamentare per le donne, i diritti e le pari opportunità.

Da ora, quindi, anche le lavoratrici autonome che hanno subito violenza avranno diritto all’astensione temporanea dal lavoro, per un massimo di tre mesi, con un’indennità giornaliera pari all’80% del salario minimo giornaliero previsto dalla relativa normativa. “Ogni anno si rivolgono ai centri antiviolenza circa 11.000 donne” spiega l’intergruppo “considerando che il tasso di occupazione femminile è pari al 47% e di queste il 6% è rappresentata da lavoratrici autonome, il numero di casi dovrebbe aggirarsi intorno ai 310 annui, con un onere di circa 10.000 ciascuno”. Leggi il resto »

Il clima di odio sessista che corre spedito sulla rete

Noi donne – Maddalena Robustelli

Boicottiamo Facebook e chiediamo il cambio della sua policy, perchè in questo social non possono esistere luoghi in cui si tolleri la violenza contro le donne ed il loro stupro virtuale.

Donne come oggetti, bersagli di una valanga gratuita di violenza verbale, un hate speech che fa parte di un fenomeno in crescita costante come il cyberbullismo a sfondo sessuale. Che i social amplifichino le abitudini machiste ostili e violente contro le donne è chiaro a tutti. Tutti ricordiamo le tragiche vicende di donne come Tiziana Cantone o di adolescenti come Carolina Picchio. Tutti sappiamo come siano diventate vittime del tritacarne del web e si siano tolte la vita in seguito a video messi in rete. Conosciamo il fenomeno del revenge porn. I gruppi in cui si agisce lo stupro virtuale sono un tassello di questo ampio fenomeno d’odio contro le donne.
Sembra che nulla si possa fare, ma qualcosa deve essere fatta, perché non possiamo più tollerare che le nostre vite siano alla mercé di questo gioco spregevole, che il diritto a essere rispettate sempre venga continuamente schiacciato e leso. Leggi il resto »

ANCORA UNA VOLTA COMPORTAMENTI SESSISTI ALL’INTERNO DELLE NOSTRE ISTITUZIONI

LAURA ONOFRI

Nella seduta del 2 ottobre, al Senato si è assistito ancora una volta a condotte che denunciano il grave arretramento delle Istituzioni, della politica e della cultura in generale del nostro Paese.

Il persistere di comportamenti sessisti sia con gesti che con parole che offendono sia le donne che gli uomini che le rispettano, ci fa capire quanto siamo lontani ancora da una cultura di parità.

Quando al posto di un dialogo civile, seppur vivace ed accesso, si usa l’insulto ed ancor più l’insulto sessista, il dibattito diventa impossibile perchè viene a mancare il presupposto stesso della discussione politica: e cioè il riconoscimento di pari dignità e del rispetto dell’interlocutore.
Come dice giustamente Massimo Recalcati “…L’insulto è l’irruzione di uno stop, di una violenza che rende la parola stessa una sorta di oggetto contundente”

Gli insulti e le ingiurie, ancor più se sessisti equivalgono a comportamenti violenti, aggressivi, di sopraffazione che nascono da una cultura machista purtroppo ancora profondamente radicata nel sentire di tanti uomini.

E questi comportamenti tenuti nell’Aula in cui maggiormente si dovrebbe agire la democrazia, il rispetto per le opinioni altrui, il dibattito franco ed aperto, sono la fotografia del bassissimo valore etico della nostra società e dell’ assoluto spregio delle regole per una corretta convivenza civile.

Contro lo stalking, un’App che rivela i numeri nascosti

Corriere della sera – La 27 ora 18 febbraio 2015 / Luca Zanini

Laura, che ha ricevuto 168 sms di minacce. Oksana, violentata e uccisa con una mannaia da un 35enne ospite della casa in cui lavorava come colf. Claudia, perseguitata e picchiata dall’ex marito, che si è poi tramutata in carnefice della di lui nuova compagna. Nadia, che si è vista puntare addosso una pistola dall’uomo respinto per mesi. Francesca e Giulia, madre e figlia, tenute in ostaggio da un marito-padre padrone, armato di pistola e munito di alcune taniche di benzina… Sono centinaia le storie di donne che hanno subito, affrontato e talvolta pagato con la vita le attenzioni di uomini ossessivi e violenti. Eppure ci sono anche tante altre che ce l’hanno fatta, che sono uscite dal tunnel, hanno superato l’incubo e si sono liberate dei loro persecutori. Perché lo stalking si può vincere. Magari con l’aiuto della tecnologia, come dimostra il successo di una App gratuita nata in Italia e ormai diffusa in 4 Paesi: il nostro, Francia, Spagna e Gran Bretagna. Leggi il resto »