Pari opportunità. Cosa cambia con la legge di stabilità

In.genere  26 gennaio 2017   – Claudia Bruno

Per il secondo anno consecutivo l’intergruppo parlamentare per le donne, i diritti e le pari opportunità, nato dall’impegno di deputate appartenenti a diversi gruppi parlamentari, ha presentato al governo gli emendamenti alla legge di stabilità. Ecco cosa cambierà nel 2017

 

Estensione del congedo per violenza alle lavoratrici autonome, incremento dei fondi al Piano nazionale antiviolenza e finanziamento del Piano di azione in attuazione della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite su donne, pace e sicurezza. Sono gli emendamenti di genere approvati tra quelli presentati alla legge di stabilità quest’anno dall’intergruppo parlamentare per le donne, i diritti e le pari opportunità.

Da ora, quindi, anche le lavoratrici autonome che hanno subito violenza avranno diritto all’astensione temporanea dal lavoro, per un massimo di tre mesi, con un’indennità giornaliera pari all’80% del salario minimo giornaliero previsto dalla relativa normativa. “Ogni anno si rivolgono ai centri antiviolenza circa 11.000 donne” spiega l’intergruppo “considerando che il tasso di occupazione femminile è pari al 47% e di queste il 6% è rappresentata da lavoratrici autonome, il numero di casi dovrebbe aggirarsi intorno ai 310 annui, con un onere di circa 10.000 ciascuno”. Leggi il resto »

Il clima di odio sessista che corre spedito sulla rete

Noi donne – Maddalena Robustelli

Boicottiamo Facebook e chiediamo il cambio della sua policy, perchè in questo social non possono esistere luoghi in cui si tolleri la violenza contro le donne ed il loro stupro virtuale.

Donne come oggetti, bersagli di una valanga gratuita di violenza verbale, un hate speech che fa parte di un fenomeno in crescita costante come il cyberbullismo a sfondo sessuale. Che i social amplifichino le abitudini machiste ostili e violente contro le donne è chiaro a tutti. Tutti ricordiamo le tragiche vicende di donne come Tiziana Cantone o di adolescenti come Carolina Picchio. Tutti sappiamo come siano diventate vittime del tritacarne del web e si siano tolte la vita in seguito a video messi in rete. Conosciamo il fenomeno del revenge porn. I gruppi in cui si agisce lo stupro virtuale sono un tassello di questo ampio fenomeno d’odio contro le donne.
Sembra che nulla si possa fare, ma qualcosa deve essere fatta, perché non possiamo più tollerare che le nostre vite siano alla mercé di questo gioco spregevole, che il diritto a essere rispettate sempre venga continuamente schiacciato e leso. Leggi il resto »

ANCORA UNA VOLTA COMPORTAMENTI SESSISTI ALL’INTERNO DELLE NOSTRE ISTITUZIONI

LAURA ONOFRI

Nella seduta del 2 ottobre, al Senato si è assistito ancora una volta a condotte che denunciano il grave arretramento delle Istituzioni, della politica e della cultura in generale del nostro Paese.

Il persistere di comportamenti sessisti sia con gesti che con parole che offendono sia le donne che gli uomini che le rispettano, ci fa capire quanto siamo lontani ancora da una cultura di parità.

Quando al posto di un dialogo civile, seppur vivace ed accesso, si usa l’insulto ed ancor più l’insulto sessista, il dibattito diventa impossibile perchè viene a mancare il presupposto stesso della discussione politica: e cioè il riconoscimento di pari dignità e del rispetto dell’interlocutore.
Come dice giustamente Massimo Recalcati “…L’insulto è l’irruzione di uno stop, di una violenza che rende la parola stessa una sorta di oggetto contundente”

Gli insulti e le ingiurie, ancor più se sessisti equivalgono a comportamenti violenti, aggressivi, di sopraffazione che nascono da una cultura machista purtroppo ancora profondamente radicata nel sentire di tanti uomini.

E questi comportamenti tenuti nell’Aula in cui maggiormente si dovrebbe agire la democrazia, il rispetto per le opinioni altrui, il dibattito franco ed aperto, sono la fotografia del bassissimo valore etico della nostra società e dell’ assoluto spregio delle regole per una corretta convivenza civile.

Contro lo stalking, un’App che rivela i numeri nascosti

Corriere della sera – La 27 ora 18 febbraio 2015 / Luca Zanini

Laura, che ha ricevuto 168 sms di minacce. Oksana, violentata e uccisa con una mannaia da un 35enne ospite della casa in cui lavorava come colf. Claudia, perseguitata e picchiata dall’ex marito, che si è poi tramutata in carnefice della di lui nuova compagna. Nadia, che si è vista puntare addosso una pistola dall’uomo respinto per mesi. Francesca e Giulia, madre e figlia, tenute in ostaggio da un marito-padre padrone, armato di pistola e munito di alcune taniche di benzina… Sono centinaia le storie di donne che hanno subito, affrontato e talvolta pagato con la vita le attenzioni di uomini ossessivi e violenti. Eppure ci sono anche tante altre che ce l’hanno fatta, che sono uscite dal tunnel, hanno superato l’incubo e si sono liberate dei loro persecutori. Perché lo stalking si può vincere. Magari con l’aiuto della tecnologia, come dimostra il successo di una App gratuita nata in Italia e ormai diffusa in 4 Paesi: il nostro, Francia, Spagna e Gran Bretagna. Leggi il resto »

Condannato padre violento: “Ha rovinato anche l’infanzia del figlio”

di Wanda Valli   da www.repubblica.it  del 07/02/2015

Il genitore dovrà risarcire con 18.000 euro il bambino: lo ha fatto crescere in un clima di prepotenza “rovinandogli la qualità della vitaHa negato a suo figlio la possibilità di crescere  in un ambiente sereno, tranquillo, come dovrebbe essere la famiglia.

Ha rovinato la qualità della vita del bimbo costretto a subire un’atmosfera di violenza  verso la madre. Per questo deve essere punito.

Cristina Tabacchi, giudice della sezione civile del Tribunale di Savona, non ha avuto dubbi. Ha condannato il padre a pagare 18.000 euro, colpevole di aver “rovinato la qualità della vita del figlio” esponendolo a rischi per l’adolescenza, per il suo futuro.

In Tribunale, a Savona, l’uomo non si è fatto vedere. La scelta di rivolgersi alla magistratura è stata della madre del piccolo di 8 anni, lei che da quel marito era stata maltrattata spesso, molto spesso a parole, e poi nei fatti. Non una volta, ma più volte.

Il bambino ha visto che cosa accadeva a casa, e perciò sua madre ha voluto sapere dalla giustizia se un padre può di fatto rovinare la famiglia e far vivere suo figlio in un clima dove la serenità è negata. O se deve essere considerato responsabile.

Il Tribunale di Savona ha confermato: chi nega il diritto a vivere in una famiglia serena dove la violenza non esiste, commette un reato. Deve pagare. Perché sono stati violati i diritti di un bimbo. Perché la sua stessa vita potrebbe risentire della violenza a cui ha assistito. Perché

la famiglia non è quella dove è cresciuto. E’ basata sull’affetto, non sull’odio.

Il risarcimento è stato calcolato, partendo dalla somma decisa dal Tribunale dei Minori per il mantenimento del bimbo da parte dell’uomo: 250 euro al mese.  Per arrivare alla somma stabilita, i 18.000 euro, si è partiti dalla nascita del piccolo, nel 2006 fino a quando il padre ha perso il diritto alla patria potestà, vale a dire nel giugno del 2012.