Non è un paese per nonne

in.Genere   2 ottobre 2017

Ieri la giornata internazionale degli anziani, oggi la festa dei nonni, e l’Eurostat diffonde i numeri sugli ultraottantenni. In Europa sono ancora soprattutto donne (64%), e tra i paesi Ue è l’Italia a registrare la percentuale più alta di anziani sul totale della popolazione (6,7% seguita da Grecia, Spagna e Portogallo), segno che i giovani se ne vanno e che le nascite sono sempre meno.

In compenso, gli ultraottantenni in Italia hanno un’aspettativa di vita inferiore a paesi come la Francia o la Spagna. Insomma, le nonne italiane stanno un po’ meno bene di quanto pensiamo. E a farne le spese sarà ancora una volta la “generazione sandwich“, quella delle cinquantenni alle prese con figli non ancora autonomi e genitori di cui prendersi cura.

Avere un figlio rende felici i papà. E le mamme? Non qui da noi

La Repubblica  – 17 febbraio 2016  – Federica Cravero

CHIEDI a una donna italiana se è felice di avere un figlio e dirà di sì. Prova a chiederle se è più o meno felice di quando il figlio non era ancora nato: vacillerà, e alla fine ammetterà di esserlo un po’ meno di prima. Nessuna tragedia, solo una sensazione vagamente negativa cucita addosso al ruolo di madre che suggerisce di pensarci bene prima di rimanere incinta un’altra volta. Tant’è che il tasso di fecondità si ferma a 1,4 figli. Alle stesse domande invece un padre risponderà che, dopo il primo scossone avvertito all’arrivo del pargolo, il suo livello di felicità è tornato tale e quale a prima.

Naturalmente non in tutte le famiglie è così, ma è questa la situazione media fotografata da una ricerca che Letizia Mencarini, professore associato di Demografia all’università Bocconi, conduce dal 2013 (quando era all’ateneo di Torino) all’interno del progetto Swell-Fer, finanziato con un milione dall’Ue per indagare il rapporto tra benessere soggettivo e fertilità in Europa e sciogliere il dilemma se i figli danno la felicità o se è la felicità che porta ad avere figli. Leggi il resto »

Investire nella cura conviene. Non solo alle donne

Articolo di redazione, ingenere.it del 17/12/2015
Un recente studio condotto in Turchia rivela che l’impatto di un investimento pubblico nella cura dell’infanzia sarebbe positivo non solo per le donne, ma anche per gli uomini, per le persone meno qualificate e per le famiglie più povere
Un numero crescente di ricerche e documenti di policy sottolineano il ruolo fondamentale che gli investimenti in infrastrutture sociali di cura possono svolgere nella promozione di una crescita inclusiva favorendo nel contempo l’eguaglianza di classe e di genere[1]. Leggi il resto »