Un gruppo di associazioni di donne scrive alla Regione Piemonte

DALL’INSEDIAMENTO DELLA GIUNTA REGIONALE SOLO 9 DONNE SU 83 NOMINE IN ENTI E SOCIETÀ PARTECIPATE

Un gruppo di associazioni di donne scrive al Presidente Cirio, all’Assessore Ricca e alle Consigliere di Parità

Al Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio All’Assessore alle Partecipate della Regione Piemonte Fabrizio Ricca Alla Consigliera di Parità della Regione Piemonte Anna Mantini Alla Consigliera di Parità della Città Metropolitana di Torino Michela Quagliano p.c. Alla Ministra per gli Affari Regionali e le Autonomie Mariastella Gelmini p.c. Alla Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti

Torino, 27 aprile 2021

Egregio Presidente, Egregio Assessore e Gentili Consigliere di Parità, scriviamo a nome delle associazioni e dei movimenti che rappresentiamo.

Abbiamo recentemente appreso dalla lettura degli articoli di giornale che dalla data di assunzione della carica di Presidente della Regione da parte di Alberto Cirio ad oggi, su 83 nuove nomine negli enti e società partecipate dalla Regione soltanto 9 hanno riguardato donne (si veda ex multis l’articolo https://torino.corriere.it/politica/21_marzo_19/piemonte-solo-9-donne-83-nomine-enti-importanza-minore-7a081bc0-88ef-11eb-9214-48facb37773c.shtml).

Si tratta, con tutta evidenza, di un rapporto numerico che non soltanto non rispecchia la composizione della popolazione regionale, ma che è in assoluta controtendenza rispetto ai dati che la letteratura economica e giuridica offrono sulla maggiore efficienza delle società ed enti amministrati da organi di gestione a composizione diversificata.

I recenti rapporti della Consob e della Banca d’Italia, autorità di vigilanza rispettivamente sulle società quotate e sulle banche, danno conto di tale letteratura e mettono chiaramente in luce come alla presenza femminile all’interno dei consigli si colleghi una più elevata performance delle imprese. Scegliere organi sostanzialmente

monogenere significa pertanto, da un lato, rinunciare ai talenti femminili, dall’altro, rendere meno efficiente l’amministrazione delle relative società ed enti.

Quanto alla letteratura economica, senza pretesa di completezza, va ricordato che il 60º considerando della Direttiva 2013/36/UE del 26 giugno 2013 sull’accesso all’attività degli enti creditizi e sulla vigilanza prudenziale sugli enti creditizi e sulle imprese di investimento (la c.d. CRD IV) riporta testualmente che “per favorire l’indipendenza delle opinioni e il senso critico, occorre che la composizione degli organi di gestione degli enti sia sufficientemente diversificata per quanto riguarda età, sesso, provenienza geografica e percorso formativo e professionale, in modo da rappresentare una varietà di punti di vista e di esperienze”. Illuminante è anche il considerando 8 della proposta di Direttiva n. 614 del 2012 sul miglioramento dell’equilibrio di genere fra gli amministratori senza incarichi esecutivi di società quotate ove si legge che “è largamente riconosciuto che la presenza di donne nei consigli migliora il governo societario” e che “numerosi studi hanno mostrato che esiste una correlazione positiva fra la diversità di genere a livello di alta dirigenza e i risultati finanziari e la redditività di un’impresa”.

Questi dati sono confermati anche dalle risultanze dei rapporti delle Autorità di Vigilanza italiana: il Quaderno Consob n. 87 del 2018 registra infatti effetti marginali positivi della presenza di donne sui principali indicatori ROA, ROE, ROIC e ROS quando la quota di donne nel consiglio di amministrazione supera il 17%-20% (cosiddetta massa critica). Ed ancora, la Banca d’Italia nella sua recentissima Analisi di impatto della regolamentazione avente ad oggetto l’introduzione delle quote di genere nelle disposizioni sul governo societario delle banche e dei gruppi bancari suggerisce di inserire la quota di genere al 33%1, da “intendersi ottimale in quanto si ritiene che possa imprimere una maggiore dialettica interna creando una ‘massa critica’ di presenza femminile che sia in grado di influenzare realmente tutti i processi decisionali (dall’elaborazione delle strategie alle politiche di gestione dei rischi). […]”. Analoghi dati emergono dal recente Rapporto dell’8 marzo 2021 dell’Osservatorio interistituzionale sulla partecipazione femminile negli organi di amministrazione e controllo delle società italiane di Banca d’Italia, Consob e Dipartimento Pari Opportunità.

Non va poi dimenticato che nelle nomine degli amministratori/amministratrici delle società partecipate va osservato il combinato disposto delle norme della l. 120 del 2011 e dell’art. 11, 4° comma del d.lgs. 175 del 2016 (Testo Unico sulle società partecipate pubbliche, TUSPP) ai sensi del quale ultimo, “Nella scelta degli amministratori delle società a controllo pubblico, le amministrazioni assicurano il rispetto del principio di equilibrio di genere, almeno nella misura di un terzo, da computare sul numero complessivo delle designazioni o nomine effettuate in corso d’anno. Qualora la società abbia un organo amministrativo collegiale, lo statuto prevede che la scelta degli

amministratori da eleggere sia effettuata nel rispetto dei criteri stabiliti dalla legge 12 luglio 2011, n. 120”.

Infine, è importante rilevare che un’impresa che rispetti la parità e l’uguaglianza nella composizione dei consigli di amministrazione e in generale nei ruoli apicali, dà, all’esterno un’immagine positiva, moderna e di grande responsabilità e affidabilità, grazie alla ricchezza di prospettive prodotta dalla diversity.

Dal momento che le scelte della Regione Piemonte sembrano andare in direzione opposta rispetto a questi dati e a queste prescrizioni, chiediamo con urgenza un incontro al fine di meglio illustrare le nostre posizioni e le nostre richieste e di comprendere le ragioni delle scelte operate.

La presente viene altresì indirizzata in copia al Ministero per le Autonomie Regionali e al Ministero per le Pari Opportunità e la Famiglia.

Restiamo in attesa di sollecito riscontro.

Con i migliori saluti

SE NON ORA QUANDO? TORINO- TORINO CITTÀ PER LE DONNE – NOI RETE DONNE – RETE PER LA PARITÀ- SE NON ORA QUANDO? COORDINAMENTO NAZIONALE COMITATI – EWMD ROMA APS – GAMMADONNA – FONDAZIONE MARISA BELLISARIO – TOPONOMASTICA FEMMINILE – LOFFICINA – FONDAZIONE AMREF HEALTH AFRICA-CCM COMITATO COLLABORAZIONE MEDICA

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