Le sfide della leadership al femminile: la legge Golfo-Mosca e le regole sull’equilibrio di genere a 10 anni dall’approvazione

Le sfide della leadership al femminile: la legge Golfo-Mosca e le regole sull’equilibrio di genere a 10 anni dall’approvazione
INCONTRO DI AGGIORNAMENTO promosso dal Tavolo di lavoro “Più donne nei CdA e nelle posizioni apicali”

16 giugno 2022 ore 14.00-18.00
Università degli Studi di Torino • Cavallerizza Reale
Aula Magna • Via Giuseppe Verdi, 9 – Torino

L’incontro sarà trasmesso in streaming su UniTo Media

PROGRAMMA

La partecipazione è libera.
È previsto l’accreditamento da parte degli Ordini professionali: Avvocati di Torino, Consulenti del Lavoro di Torino, Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili
di Torino, Ingegneri della provincia di Torino.

Modalità d’iscrizione:
– iscritte/i agli Ordini professionali presso le segreterie/siti internet dei propri enti
– iscritte/i a Federmanager Minerva inviare e-mail a: segreteria@fmto.it
– iscritte/i all’Università di Torino: clicca qui
Non iscritte/i agli Ordini professionali sopra elencati e per seguire l’incontro online inviare e-mail a: donneneicda@regione.piemonte.it

PRESENTAZIONE

Il Tavolo di Lavoro “Più donne nei CDA e nelle posizioni apicali” propone il 16 giugno 2022 l’incontro di aggiornamento “Le sfide della leadership al femminile: la legge Golfo-Mosca e le regole sull’equilibrio di genere a 10 anni dall’approvazione” rivolto a Società Pubbliche e Private, aziende, Ordini professionali e Associazioni, Istituzioni a vario titolo coinvolti nell’attuazione della Legge 120/2011.

L’incontro grazie agli interventi di autorevoli esperte ed esperti, nonché di Alessia Mosca cofirmataria della Legge 120/2011, approfondirà i risultati apportati dalla normativa negli ambiti di applicazione e le prospettive di sviluppo in relazione alla proroga del provvedimento e ad alcune novità per le aziende introdotte dal “Codice delle Pari opportunità” e in materia di vigilanza. Aprirà anche il confronto concreto tra esperienze per far emergere l’evoluzione nei Consigli di Amministrazione e, più in generale, ai livelli apicali di Società Pubbliche e Private rispetto alle finalità della normativa.

Obiettivo dell’incontro è anche far conoscere la realtà del Tavolo di Lavoro “Più donne nei CDA e nelle posizioni apicali” nato dall’impegno di Istituzioni di Parità, Associazioni femminili e Ordini Professionali che, con la firma del Protocollo di Intesa, hanno dato vita nel 2014 al Tavolo di Lavoro permanente presso la Regione Piemonte per rafforzare, insieme, l’impegno sui temi della leadership al femminile.

Il tavolo di lavoro “Più donne nei Consigli di Amministrazione e nelle posizioni apicali” è coordinato dalla Consigliera di Parità Regionale e dalla Commissione Pari e Opportunità Uomo Donna del Piemonte.
Ne fanno parte: Città di Torino, Università degli Studi di Torino – CIRSDe (Centro Interdisciplinare di ricerche e studi delle donne e di genere), Federmanager – Gruppo Minerva Alessandria, Cuneo, Torino, AIDDA – Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d’Azienda, Soroptimist International d’Italia club di Cuneo, Ordine degli Avvocati di Torino, Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Torino, Ordine dei Consulenti del Lavoro di Torino. Da Febbraio 2022 fanno parte del Tavolo anche l’Ordine degli ingegneri della provincia di Torino e Manager Italia Piemonte e Valle d’Aosta.

PROGRAMMA
Ore 13.30 Accoglienza e registrazione partecipanti

Ore 14.00 Saluti istituzionali

Andrea Silvestri • Direttore generale Università degli Studi di Torino
Anna Mantini • Consigliera di Parità Regionale
Maria Rosa Porta • Presidente Commissione Regionale Pari Opportunità
Assessora alle Pari opportunità, Personale ed organizzazione della Regione Piemonte
Assessora al Bilancio, Controllo di gestione, Tributi, Società partecipate della Città di Torino
Assessore alle Pari Opportunità e alle Politiche Sociali della città di Torino
Norma De Piccoli • Presidente CIRSDe UniTo
Raffaele Caterina • Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza

Relazioni
Modera: Laura Onofri • Commissione Regionale Pari Opportunità
Ore 14.40 • Il bilancio degli effetti della legge Golfo Mosca a dieci anni dalla sua approvazione
Alessia Mosca Cofirmataria della Legge 120/2011

Ore 15.00 • Il Tavolo avviato dalla Regione Piemonte “Più donne nei Cda e nelle posizioni apicali”
Rosanna Chiesa Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Torino

Ore 15.20 • La Legge 120/2011 e i successivi provvedimenti per l’equilibrio di genere: la modifica del D.P.R. 251e l’armonizzazione del quadro normativo
Eva Desana Ordinaria di Diritto Commerciale, Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Torino, Componente del Comitato di Gestione del CIRSDe

Ore 15.40 • La prospettiva dell’Autorità di vigilanza: l’esperienza applicativa
M. Letizia Ermetes Responsabile della Consulenza Legale Consob*

Ore 16.00 • La presenza femminile ai vertici e le novità del Codice delle pari opportunità
Tatiana Biagioni Presidente di AGI, Avvocati Giuslavoristi Italiani

Ore 16.20 • La parità di genere: prospettive e profili deontologici
Paolo Montalenti Componente del Senato Forense e della Commissione Deontologia del COA di Torino, già Ordinario di Diritto Commerciale, Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Torino

Ore 16.40 Tavola Rotonda: l’esperienza nei Cda
Modera: Mia Callegari • Ordinaria di Diritto Commerciale e Vice Direttrice Terza Missione presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Torino
Intervengono:
Emanuela Barreri • Dottore Commercialista, Psicologa del Lavoro e delle Organizzazioni – Presidente del Consiglio di Amministrazione di Environment Park S.p.A.
Marco Lazzarino • Presidente di CAAT (Centro Agro Alimentare Torino)
Donato Amoroso • CEO & Country Director at Thales Italia – Vice Presidente di Federmanager Torino

Ore 17.40 • Dibattito e conclusioni

A Maria Antonietta Macciocu il premio Sassari Castello

Che soddisfazione quando ad una donna sono riconosciuti i meriti…ed è una soddisfazione doppia se quella donna è un’amica e fa parte di SenonOraQuando? Torino dalla sua nascita.

Maria Antonietta Macciocu è stata insignita del premio Sassari Castello.

I riconoscimenti ad una di noi sono i riconoscimenti a tutte noi! Felici di questo premio meritatissimo!

Ancora sui manifesti antiabortisti a Torino

Dalla Rete + di 194 voci

Lo scorso 4 giugno La Stampa, cronaca di Torino, ha pubblicato un articolo con il quale l’Assessore Rosatelli ha comunicato alle cittadine e ai cittadini torinesi la decisione di non procedere alla rimozione dei vergognosi manifesti antiabortisti affissi negli spazi pubblicitari anche nella nostra città.

Come ricorderete, non appena ricevuta (sempre dalla Stampa) la notizia dell’affissione a Torino e della rimozione a Roma, ci siamo subito mobilitat.

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Accesso all’aborto in Europa: fermare le molestie anti-choice

Riceviamo questa importante comunicazione dalla Rete EPF European Parliamentary Forum for Sexual & Reproductive Rights (EPF) , Rete con cui collaboriamo nelle azioni di advocacy

Cari colleghi,

vorremmo condividere la grande notizia che la scorsa settimana l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha adottato un’importante risoluzione dal titolo: Accesso all’aborto in Europa: fermare le molestie anti-choice. La sintesi può essere consultata qui e il testo della risoluzione qui.  La risoluzione è stata adottata all’unanimità, sulla base della relazione della senatrice Margreet de Boer (Paesi Bassi, SOC).

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Fondo Pro-vita, proteste in Circoscrizione

Corriere della sera Torino 9 giugno 2022 – Giulia Ricci

La rete +194 voci, nata per difendere il diritto all’aborto, ha deciso di manifestare durante il Consiglio della Sei in cui sarebbe dovuta passare al voto la mozione di Marrone (FdI) a sostegno del fondo «Vita Nascente»

Cittadini e attiviste chiedono spiegazioni, e i consiglieri di Fratelli d’Italia scappano dalla seduta. È successo in Circoscrizione Sei, dove la rete +194 voci, nata per difendere il diritto all’aborto, ha deciso di manifestare durante il Consiglio dell’ente decentrato.

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Il momento più pericoloso per una donna

Internazionale Rafia ZakariaDawnPakistan 31 maggio 2022

Complessi condominiali come quello di Commons, al Vintage park di Spring, un centro alla periferia di Houston, in Texas, si trovano in tutti gli Stati Uniti. Le tranquille palazzine da tre piani sono circondate da alberi e cespugli ben curati. Il complesso è pieno di parcheggi riservati a chi vive qui e per garantire un ulteriore livello di sicurezza l’intero complesso è recintato. Possono entrare solo i residenti o chi è in possesso del codice per il cancello.

Ma tutto questo non è bastato a proteggere Sadia Manzoor, una donna pachistana-statunitense che faceva l’insegnante. La mattina del 19 maggio si stava preparando come ogni giorno per andare a lavorare. Nell’appartamento c’erano anche sua madre, Inayat Bibi, e la figlia di 4 anni, Khadija. Nel giro di pochi minuti sarebbero morte tutte e tre. Quella mattina il marito di Sadia, da cui la donna si era separata, anche lui pachistano-statunitense, ha fatto irruzione nell’appartamento e ha aperto il fuoco, uccidendo l’ex moglie, la figlia e l’ex suocera. Solo dopo ha rivolto l’arma contro se stesso.

Il momento più pericoloso
Dopo l’omicidio è venuto fuori che Sadia aveva chiesto il divorzio perché il suo ex marito era violento nei suoi confronti e nei confronti della figlia. Il divorzio si era concluso e Sadia stava cercando di rifarsi una vita con la madre e la figlia. Avendo faticato tanto per trascinarsi fuori da una relazione violenta, Sadia non immaginava che il momento più pericoloso per una donna vittima di violenza è quello in cui lascia l’uomo che la maltratta.

Secondo il dipartimento di giustizia statunitense, il momento in cui una coppia si separa è anche quello più letale per una donna. Alcune stime mostrano come una donna vittima di abusi sia 500 volte più a rischio di violenza. Molte donne vittime di maltrattamenti sono ferite o uccise in questo lasso di tempo, quando l’aggressore comincia a rendersi conto di aver perso il controllo su di loro. Nel caso di Sadia, a quanto pare, il suo ex marito ha deciso che se non poteva più avere la sua famiglia, allora non ci sarebbe stata nessuna famiglia.

In Pakistan la normalizzazione della violenza contro le donne è così diffusa che nessuno se ne preoccupa

Poi c’è l’altra storia, quella di due sorelle di origine pachistana che vivono in Spagna. Un giorno dopo il massacro di Sadia Manzoor, di sua madre e di sua figlia, le due sorelle Aneesa e Arooj Abbas sono state uccise a sangue freddo nella regione pachistana del Gujarat. Stando alle notizie circolate sul caso, un paio di anni fa le sorelle erano state costrette a sposare dei cugini in Pakistan e stavano cercando di divorziare. Quando i parenti acquisiti e i loro stessi familiari sono venuti a sapere delle loro intenzioni, le sorelle sono state indotte con l’inganno a rientrare in Pakistan, dove hanno subìto torture e violenze prima di essere uccise. Tra i sei uomini arrestati per l’omicidio ci sono anche due fratelli e uno zio delle vittime.

Sono morti strazianti e tragiche. Entrambe le storie coinvolgono donne di origine pachistana che vivevano nella diaspora. Entrambe coinvolgono uomini che, nel momento in cui si sono resi conto di non poter esercitare un controllo totale sulle loro vittime, hanno deciso di ucciderle. L’assassino di Sadia Manzoor si è ucciso, così il dramma che ha causato non riceverà mai giustizia. I sospetti assassini delle sorelle Abbas sono stati arrestati, ma non è scontato che saranno davvero puniti. Quando muoiono donne uccise dai familiari la prassi prevede l’arresto dei sospetti quando l’attenzione dei mezzi d’informazione è molto alta, e il loro rilascio su cauzione una volta che i riflettori sul caso si spengono.

La crisi della mascolinità
Queste storie dimostrano anche che vivere in paesi come gli Stati Uniti o la Spagna o qualsiasi altro paese occidentale, fa emergere la crisi dell’identità maschile che gli uomini pachistani devono affrontare quando migrano in altri paesi. In Pakistan il controllo sulle donne è totale. La normalizzazione della violenza contro di loro è così diffusa che nessuno se ne preoccupa, anche quando conosce qualche vittima di maltrattamenti. I pachistani, perennemente ficcanaso per qualsiasi altra cosa, sono esperti nel guardare dall’altra parte quando si tratta di donne vittime di maltrattamenti. Una delle forme di sciacallaggio più crudeli che avviene nella società patriarcale del Pakistan è che anche le donne, che in teoria dovrebbero mostrare solidarietà nei confronti delle altre, le incolpano con molto autocompiacimento.

Le vite di Sadia Manzoor e delle sorelle Abbas sono state distrutte a causa dell’ego maschile

In altri paesi gli uomini non dispongono di un dominio così totalizzante sulle donne. Gli uomini pachistani che vivono nella diaspora in questo o quel paese occidentale scoprono all’improvviso di non poter più esercitare un controllo totale sulle donne della loro famiglia. Gli equilibri relazionali cambiano quando le loro mogli scoprono che non è difficile ottenere il divorzio. In Texas, come in altri stati americani, il divorzio è garantito se lo vuole anche solo una delle due parti. Quanto meno da un punto di vista legale, nessuno può costringere una donna a restare sposata a un uomo. A differenza del Pakistan, non è richiesto il consenso del marito per ottenere il divorzio. Alcuni uomini, come l’assassino di Sadia Manzoor, non riescono a concepire di non poter più comandare le loro famiglie come erano stati abituati a fare.

È importante per tutte le donne pachistane imparare da storie come quelle di Sadia Manzoor e delle sorelle Abbas. Le tre donne avevano cercato di vivere una vita libera dalle violenze, in cui poter compiere le loro scelte. Le loro vite sono state distrutte a causa dell’ego maschile: l’insaziabile desiderio di controllo dei loro assassini si è trasformato in desiderio di uccidere. La sete di sangue dell’assassino di Sadia Manzoor non ha risparmiato nemmeno una bambina di quattro anni. Secondo l’autopsia, le sorelle Abbas sono state ferocemente torturate prima di essere ammazzate.

Le donne che escono da una relazione in cui sono state abusate devono sapersi difendere dal rischio che le attende. Sadia Manzoor forse lo aveva fatto e per questo aveva scelto di trasferirsi in un condominio recintato. Purtroppo questa accortezza non è bastata a salvare lei e la sua famiglia. La lezione è chiara: un uomo delirante e farneticante può trasformarsi in un assassino con molta facilità.

Anche fratelli e zii possono subire questo genere di trasformazioni, aizzati dal raccapricciante desiderio di esercitare un controllo totale. Sotto una sottile patina di normalità, tutti gli uomini violenti sono potenziali assassini di donne, supportati e assecondati nei loro piani da familiari complici, leggi misogine e intere società, che scelgono di voltarsi dall’altra parte quando sono gli uomini a uccidere.

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)

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La pubblicità chiede scusa alle donne

Vi informiamo che per motivi tecnici la mostra BEEQUAL è stata inserita nell’evento TONITE Steiner & The City e si terrà MARTEDI’ 7 GIUGNO alle ore 14,30 presso la sede dell’Istituto Albe Steiner di Torino, in lungo Dora Agrigento 20, anzichè lunedì 6 giugno al Cortile del Maglio, come segnalato nella locandina

Quei manifesti che umiliano le donne

La Stampa 27 maggio 2022 – Laura Onofri

Gentile Direttore,

ho letto con attenzione l’articolo del professor Vladimiro Zagrebelsky dal titolo “Non si può far tacere chi è contro l’aborto” : non sono d’accordo con le sue osservazioni e cercherò di spiegare perchè.

La richiesta  delle associazioni,  sia a Roma che a Torino, della rimozione dei manifesti dell’associazione Pro Vita non ha l’obiettivo di zittire chi la pensa diversamente in tema di aborto.

Non ci siamo mai sognate di censurare il pensiero anche di chi è lontano anni luce dal nostro modo di pensare: quando in un dibattito, in un convegno, in un incontro pubblico ci troviamo ad affrontare i movimenti antiabortisti ci contrapponiamo con argomentazioni, discussioni e dati,  non certo con la censura.

“Potere alle donne? Facciamole nascere” come se lo squilibrio di potere fra uomini e donne fosse causato dalle donne che decidono di abortire, e non  dal sistema patriarcale che genera una violenza  endemica e globale, che limita il godimento dei diritti delle donne e l’uguaglianza legale, sociale, politica ed economica in tutte le sfere della vita.

Ed evoca un altro messaggio altrettanto odioso: quello dell’infanticidio selettivo, pratica diffusa in tante parti del mondo e dramma di molte società, ma che nulla ha a che fare con il diritto sancito dalla l.194


La libertà di espressione, invocata dal professor Zagrebelsky, come lui ben sa, trova dei limiti. Il diritto alla libertà di espressione non è  un diritto assoluto e trova la sua limitazione quando è in conflitto con i diritti o i valori di altre persone così come  la  Corte Costituzionale, in tema di tutela ex art. 21 Costituzione, ha riconosciuto in più di una Sentenza;  la sussistenza di limiti alla libertà di manifestazione del pensiero  è da individuarsi nell’esigenza di tutelare e proteggere ulteriori ed essenziali temi protetti dalla Costituzione.

Nella fattispecie vengono in rilievo espressioni ed immagini che possono risultare discriminanti verso coloro che esercitano un diritto garantito dalla legge 194″,  ovvero un diritto sancito da una legge dello Stato.

Del pari l’art. 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo chiarisce che “la libertà di espressione non è illimitata e/o assolutamente non controllata ma implica “doveri e responsabilità” , …..”può essere sottoposta a condizioni , restrizioni ….e che costituiscono misure necessarie , in una società democratica” , tra l’altro, “alla protezione della reputazione e dei diritti altrui”.

Per questi temi etici e divisivi  diventa della massima importanza che la comunicazione sia responsabile, perché di questo si tratta. Cosa c’è di “responsabile” nel loro manifesto che a partire dalla immagine “cult” del feto, già usata con i gadget di plastica in ogni  loro manifestazione, utilizza una parte per il tutto con il solo scopo di suscitare emozioni “di pancia”?

Bene ha fatto quindi l’amministrazione di Roma a rimuovere i manifesti antiabortisti, con un atto amministrativo e non politico quindi non della giunta, come erroneamente scritto nell’articolo, ravvisando una violazione dell’art. 12 bis del Regolamento sulla Pubblicità  il cui comma 2, specifica “ è altresì vietata l’esposizione pubblicitaria il cui contenuto sia lesivo del rispetto delle libertà individuali , dei diritti civili e politici ” con l’intento di promuovere e garantire una comunicazione responsabile che eviti qualsiasi pregiudizio e/o discriminazione e affinché il diritto a manifestare la contrarietà ad una norma di legge non si traduca in una lesione di un diritto di pari grado.

Ci auguriamo che anche l’amministrazione del Comune di Torino voglia rilevare tale violazione e rimuovere quei manifesti che offendono e umiliano le donne.

 Laura Onofri

Presidente di SeNonOraQuando? Torino

Gratuito e sottopagato: il lavoro di cura

Dal 31 maggio al 4 giugno si svolgerà a Torino il Festival internazionale dell’Economia.

Saranno cinque giorni ricchi di incontri  con oltre 160 iniziative (che potrete trovare nel programma allegato):  cinque giorni per ascoltare, riflettere, confrontarsi e imparare sui temi che danno il titolo a questa edizione del Festival: 

MERITO, DIVERSITA’ E GIUSTIZIA SOCIALE

Oltre 100 relatori e relatrici. Tra questi circa il 40% di donne (molto più della percentuale di economiste donne, purtroppo ancora intorno al 20%), 


Nell’ambito del Festival, SeNonOraQuando? Torino è stata invitata ad organizzare l’incontro che vi segnaliamo.

Rimozione manifesti antiabortisti a Torino

Rete +di194voci ha lanciato questa petizione

Purtroppo anche nella nostra città sono comparsi i giganteschi e raccapriccianti  cartelloni di propaganda antiabortista a firma “Pro Vita e Famiglia”. 

Si tratta di una campagna pubblicitaria costosissima che lede la dignità delle donne e  il loro diritto fondamentale a decidere sul proprio corpo. 

Sappiamo da dove arrivano i finanziamenti: sono gli stessi che portano avanti  campagne contro la libertà delle donne in tanti Paesi del mondo come gli Stati Uniti e  la Polonia che impedisce l’aborto alle rifugiate ucraine vittime di stupri.  A un primo sguardo questi volgari cartelloni sembrano propagandare addirittura  l’aborto selettivo!!! 

Non deve esserci spazio nella nostra città per l’esposizione pubblicitaria il cui  contenuto contenga e veicoli messaggi sessisti e violenti e soprattutto inciti alla  disapplicazione di una legge dello Stato. La legge 194/78. 

La tradizione della città di Torino e del suo storico “Movimento delle donne per  l’autodeterminazione”, oggi Rete transfemminista +di194voci, non devono consentire  spazi per simili orrendi messaggi. In altre città i sindaci hanno proceduto alla  rimozione. 

Chiediamo alla città di Torino e al suo Sindaco di rimuovere questo obbrobrio lesivo della dignità delle donne. 

Per quanto ci riguarda manterremo salda la nostra cura e custodia delle nostre libertà  e non permetteremo che su questo si torni indietro. 

per firmare vai a questo link

Rete +di194voci