Tull Quadze/ Tutte le donne Sabato 25 Settembre ore 14 Roma Piazza del Popolo

La voce delle donne per prendersi cura del mondo

SABATO 25 SETTEMBRE ORE 14 Roma PIAZZA DEL POPOLO 

Dalla pandemia abbiamo imparato una lezione: lottare per praticare quella cura che ha al centro la vita degli esseri umani, della natura e di tutti i viventi. Altrimenti, la risposta sarà sempre la stessa: ingiustizia, disuguaglianza, sfruttamento degli esseri umani e della nostra terra e alla fine guerra e distruzione.

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Nel 2021 non siamo ancora davvero «libere di abortire».

Ma le ragazze non ci stanno: «Conoscono i loro diritti e sono disposte a battersi per difenderli»

Corriere della sera. La 27 ora – 2 settembre 2021 Chiara Servegnini

Nel 2021, in Italia, c’è ancora bisogno di chiedere allo Stato di «garantire concretamente il libero accesso all’aborto»? La risposta si può trovare nelle frasi che ricorrono nei manifesti della campagna «Libera di abortire», promossa da Radicali Italiani insieme a IVG ho abortito e sto benissimo, Non è un veleno, UAAR, Giovani Democratici Abruzzo, Giovani Democratici Milano, Si può fare e Take… Action!. 

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Legge Golfo-Mosca compie 10 anni: Noi Rete Donne organizza incontro

Giovedì 23 settembre sarà presente la Ministra Elena Bonetti all’incontro organizzato da Noi Rete Donne e NOIDONNE in occasione del decennale della legge Golfo-Mosca

Mercoledi, 01/09/2021 – Giovedì 23 settembre (h 18,00) partecipa la Ministra Elena Bonetti all’incontro organizzato da Noi Rete Donne e NOIDONNE in occasione del decennale della legge Golfo-Mosca.
“A 10 anni dall’applicazione della L. Golfo-Mosca: le nostre proposte”
presentano e coordinano
Daniela Carlà e Antonella Roselli
Introduce
Fabiana Massa
Intervengono
Giovanna Badalassi
Maria Cristina Cataudella
Marilisa D’Amico
Antonio Nicita
Laura Onofri
Serenella Pizzoferrato
Sonia Sandei

Coordinamento organizzativo: Sabrina Cicin

La casa delle donne Lucha y Siesta di Roma è salva, ma i luoghi delle donne vanno protetti

The Vision – 27 agosto 2021 – Jennifer Guerra

Dopo anni di incertezza e mobilitazione, la vicenda della Casa delle donne di Roma Lucha y Siesta sembra essere arrivata a una conclusione positiva. La regione Lazio ha infatti vinto l’asta tenutasi il 5 agosto per l’immobile di via Lucio Sestio 10, riconoscendo così il valore sociale e politico di uno spazio femminista che da più di dieci anni funge da sportello antiviolenza, casa rifugio e luogo di cultura. 

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ledonnexledonne

In questa situazione drammatica in cui migliaia di bambine, ragazze, donne in Afghanistan sono vittime inermi di rappresaglia per il solo fatto di essere donne, le donne italiane non stanno a guardare.

Vogliamo concretamente dare un supporto alle donne e alle loro famiglie che arriveranno dall’Afghanistan.Chiunque voglia e possa dia la propria disponibilità per:

l’accoglienza di donne o famiglie, offrendo sin d’ora un sostegno economico e morale per un periodo determinatol’accompagnamento

il disbrigo di pratiche varie (anagrafe, scuola, università);

l’insegnamento della nostra lingua;

l’assistenza medica;

la formazione e l’inserimento anche in piccoli contesti lavorativi;

l’assistenza legale

e tutto quanto possa servire a facilitarne l’accoglienza e l’orientamento nel nostro Paese per riprendere in mano le proprie vite ed alleviare la sofferenza di questi giorni drammatici.

Certamente auspichiamo la creazione di corridoi umanitari che consentano alle famiglie in difficoltà di lasciare l’Afghanistan, ma nel frattempo vogliamo raccogliere sin da subito l’adesione di quante più persone possibili (e in particolare, crediamo, delle donne) affinché vi sia un concreto supporto al lavoro delle organizzazioni dedicate alla gestione dei rifugiati e un segno tangibile della concreta volontà delle donne italiane di essere a fianco delle donne afghane.

Per aderire scrivi a info@ledonnexledonne.org indicando oltre al nome e cognome, comune di residenza, il tuo indirizzo email, il tuo numero di telefono e che tipo di disponibilità puoi offrire.

Noi Rete Donne scrive a Kamala Harris

Rome, 17th August 2021

Dear Ms. Vice President,

we would like to introduce ourselves: we are a network of Italian women who have been working for several years to promote the path towards gender equality in our country, with a particular emphasis on women’s rights in the work place and in the field of representation.

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Noi Rete Donne Su Afghanistan

Continuano a moltiplicarsi appelli e lettere per la drammatica situazione, in particolare delle donne, in Afghanistan

Si registrano notizie su aggressioni e crimini ai danni delle Donne, la ricerca “casa per casa” in particolare di coloro che hanno collaborato con il contingente occidentale, il rapimento di donne nubili da destinare al matrimonio forzato con combattenti, un particolare accanimento nei confronti delle donne giornaliste. Preoccupa in particolare il destino delle donne che si sono impegnate in organizzazioni della società civile e che si sono impegnate sui temi della parità di genere, con il sostegno della cooperazione italiana.

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Appello per l’Afghanistan

Come donne italiane che hanno a cuore e si battono per i diritti delle donne, siamo estremamente preoccupate per la minaccia che l’offensiva dei talebani, ampiamente prevedibile con il ritiro delle truppe americane e della NATO dall’Afghanistan, rappresenta per i diritti democratici della popolazione afgana ed in particolare i diritti delle donne afgane all’autodeterminazione.

Riteniamo che l’arretramento dei diritti delle donne afgane, si collochi in un contesto più ampio di rischio di arretramento dei diritti di tutte le donne e della comunità LGBTI come possiamo vedere nella stessa Europa in paesi come la Polonia e l’Ungheria, dove nel nome della protezione dei valori della famiglia tradizionale patriarcale vengono compressi i diritti delle singole persone e dove sotto il pretesto del rispetto della diversità culturale, vengono accettate tacitamente regole lesive dell’autodeterminazione degli individui, in particolare delle donne.

Facciamo appello al Governo e ai/alle parlamentari in Italia ed in Europa perché venga assunta una presa di posizione del Governo italiano e dell’Europa e si richieda:

-che non vengano fatti accordi in cui i diritti delle donne diventino merce di scambio;

-la sospensione dei rimpatri forzati in paesi dove non sono garantite le libertà democratiche;

-l’apertura di canali umanitari per accogliere e dare protezione alle persone che non sentono garantita la loro sicurezza in Afghanistan.

SE NONORA QUANDO? COORDINAMENTO NAZIONALE COMITATI

Qualche consiglio di lettura per l’estate!

E come non potevamo non consigliare il libro che ripercorre i nostri primi 10 anni! Una Rete di fili colorati

Una rete di fili colorati
Voce narrante: Maria Antonietta Macciocu
Introduzione di Laura Onofri
Illustrazioni di Albertina Bollati

L’avventura civile, culturale e umana di un gruppo di donne torinesi riunite in un movimento per contrastare la violenza contro le donne e gli stereotipi, promuovere la parità in ogni campo e la coscienza di sé senza pregiudizi verso gli uomini, sperando anzi nel loro coinvolgimento.

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Tokyo 2020, il sessismo nello sport spiegato (anche) grazie a un paio di slip

Corriere della sera La 27 ora – 4 agosto 2021 – Elisa Messina

«Perché solo trafiletti sui nostri giornali dedicati alla tuta delle ginnaste tedesche? Quella scelta è una piccola rivoluzione». Osservava qualche giorno fa Alessandra De Stefano conduttrice del «Il circolo degli anelli», talk televisivo serale di Rai2 dedicato alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Già, perché? Nel rullo veloce della cronaca finiscono solo le notizie, più raramente la riflessione sui fatti e in questo caso la notizia era che le ginnaste tedesche avrebbero gareggiato a Tokyo 2020 con una tuta aderente fino alle caviglie anziché con il solito body. Le atlete hanno spiegato che la scelta è stata fatta «per mettere fine alla sessualizzazione della ginnastica».

Pochi giorni prima che si accendessero i riflettori sulle Olimpiadi di Tokyo si era parlato anche del caso della nazionale norvegese di Beach Handball (Beach Pallamano): durante i campionati europei le atlete si sono rifiutate di giocare con gli slip previsti dal regolamento (del quale da tempo si chiede la modifica), scegliendo di indossare un paio di calzoncini aderenti molto simili a quelli usati dai colleghi maschi. Sono state multate per la violazione ma il gesto di disobbedienza e lo scandalo della multa ha avuto risonanza mondiale. Era quello che volevano.

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