Non basta essere donna

Laura Onofri 22 settembre 2022

In questi giorni di campagna elettorale imperversa il tema della rappresentanza femminile e dell’opportunità di avere probabilmente, se le urne rispetteranno i sondaggi, la prima donna Presidente del Consiglio.

E’ una notizia che dovrebbe trovare un certo favore tra le donne che da anni si battono per la  democrazia paritaria e per scardinare le tante discriminazioni di cui ancora oggi sono vittime le donne.

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Il 28 settembre è la giornata mondiale dell’aborto sicuro

Gli antiabortisti hanno dovuto rinunciare a tenere il loro convegno, antiscientifico e
pretestuoso contro la legge 194, nella sala della Regione Piemonte, previsto per il
prossimo 26 settembre. La tempestiva mobilitazione delle DONNE con la comunità
lgbtqia+, ed in sinergia con alcune forze politiche, ha contribuito a questo dietro
front.
Noi ribadiamo che la salute delle donne è un diritto, e la legge 194 è nata per
garantire questo diritto. L’organizzazione mondiale della sanità ci dice che nel mondo
ogni anno 47000 donne muoiono a causa di un aborto effettuato in condizioni di non
sicurezza e che 5 milioni soffrono di malattie temporanee o permanenti, tra cui la
sterilità (cioè non potranno più avere figli). Ci dice anche che la mortalità è alta nei
Paesi in cui l’aborto è proibito e bassa nei Paesi in cui esistono leggi che lo tutelano.
All’Ospedale Sant’Anna di Torino, prima del 1978 l’aborto (clandestino) era la
maggiore causa di gravi malattie o morte materna, mentre dopo l’introduzione della
legge 194/1978 le patologie e la morte legati all’aborto si sono azzerate.
Noi diciamo che la legge 194 deve essere applicata in tutti i suoi aspetti a
garanzia della salute delle donne.
La legge prevede:
1) l’attivazione di tutte le misure di prevenzione: informazione a tutti i livelli sulla
contraccezione, facilità di accesso alla contraccezione stessa, supporto psicologico,
aumento della consapevolezza del proprio corpo. Per tutto questo noi chiediamo con
forza che vengano riattivati quei consultori che in questi anni sono stati
gradualmente chiusi.
2) il ricorso alle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica
della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza. Chiediamo pertanto
che vengano immediatamente attivati i percorsi per offrire l’aborto
farmacologico nei consultori, così come previsto dalle linee di indirizzo del
Ministero della Salute dell’agosto 2020.
Torino, 20 settembre 2022

Pussy Riot, lo show a Milano

“Per fermare Putin l’Europa deve smettere di comprare gas e petrolio dalla Russia”

La Repubblica 7 settembre 2022 Sara Chiappori

“L’unico modo che l’Europa ha per fermare Putin e la guerra in Ucraina è liberarsi totalmente della dipendenza energetica dalla Russia”. A parlare è Maria Alyokhina, in arte Masha, fondatrice e voce delle Pussy Riot, collettivo punk femminista icona della protesta anti Putin, in arrivo a Milano al Teatro degli Arcimboldi l’11 settembre per l’unica data italiana del tour europeo “Riot Days” (www.teatroarcimboldi.it).

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“Giù le mani dalla 194”: la ribellione delle associazioni alle “scorribande elettorali”

di Carlo Picozza

"Giù le mani dalla 194": la ribellione delle associazioni alle "scorribande elettorali"

La Repubblica 6 settembre 2022

Loredana Taddei (Se non ora quando): “Da quello che dice qualche leader di partito, sembra di essere ormai tornati indietro”

Le donne reagiscono agli attacchi ai loro diritti, soprattutto quelli alla legge sull’interruzione volontaria di gravidanza. Attraverso le loro associazioni, lo fanno con un appello: “Fino a quando abuserete della nostra pazienza? Si applichi pienamente la legge 194 del 1978”.

Scendono in campo il coordinamento nazionale dei comitati Se non ora quandoRebel networkDifferenza donnaOne bilion rising e altre “sigle” per denunciare: “C’è un’erosione dei diritti nel mondo, c’è in Italia: non possiamo più tollerare l’altissimo numero di obiettori di coscienza, oltre il 66 per cento, secondo il ministro della Salute, e il dato, più contenuto in alcune regioni, in altre è ancora più elevato, fino a sfiorare il 90 per cento, tanto da rendere vana la legge”.

“La 194 si applica, non si aggira”, ammoniscono le associazioni, “soprattutto per le donne che non possono permettersi l’aborto a pagamento né il pellegrinaggio in regioni con pochi obiettori di coscienza”.

“Siamo sotto elezioni”, scrivono le associazioni, “e la 194 è bersaglio di nuove scorribande”.

“È dal 1978 che si replicano attacchi e insidie alla salute e alla libertà di scelta delle donne”, spiega Loredana Taddei, di Se non ora quando. “È da allora che urliamo: giù le mani dalla 194, ma sembra che poco sia cambiato, anzi, per certi versi – anche alla luce di alcune sortite di qualche leader di partito – si ha l’impressione di tornare indietro”.

Noi Rete Donne: i traguardi e le prospettive di lavoro nei prossimi mesi

Noi Donne 7 luglio 2022 Daniela Carlà

Approvato in Commissione il Disegno di legge per la parità di genere nelle cariche pubbliche. Una proposta su cui Noi Rete Donne lavora da anni

È stata proprio una sincronicità significativa. Abbiamo programmato l’incontro di Noi Rete Donne il 5 luglio, abbiamo focalizzato la discussione sul Disegno di legge per la parità di genere nelle cariche pubbliche e ieri, 6 luglio, la proposta è stata approvata nella Commissione affari costituzionali del Senato. 

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Torino Città Equa

Il 28 giugno si è svolto all’Auditorium del Collegio Carlo Alberto di Torino il seminario “Torino Città Equa”. Riflessioni per promuovere la parità di genere a livello locale esplorando strategie e best practice internazionali

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L’Europa chiede un aborto libero

in Genere 11 luglio 2022 – Sofia Gualandi

Dopo l’inversione americana sull’aborto, il Parlamento europeo propone di inserire il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione. Cosa dice la risoluzione, e come potrà tradursi in un cambiamento normativo

Il 7 luglio 2022 il Parlamento europeo, riunito in seduta plenaria a Strasburgo, ha proposto di inserire “il diritto all’aborto sicuro e legale” nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. La risoluzione, adottata dopo la decisione della Corte suprema statunitense di abolire il diritto costituzionale all’aborto consegnando ai singoli stati americani la competenza di limitarne o vietarne la pratica, richiama la necessità e l’urgenza di tutelare la libertà di scelta e il diritto alla salute delle donne in Europa.

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