Preoccupazione per le elezioni in Colombia

Appello per le elezioni in Colombia

Esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per la crescente violenza politica e ingerenza nelle elezioni presidenziali del 29 maggio in Colombia.

Esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per la crescente violenza politica e ingerenza nelle elezioni presidenziali del 29 maggio in Colombia. All’inizio di questo mese, il gruppo paramilitare La Cordillera ha reso pubblica l’intenzione di assassinare il candidato Presidente e attuale senatore Gustavo Petro e la candidata alla Vice Presidenza Francia Márquez è oggetto di una campagna di campagna di discriminazione. Il suo essere donna, nera e ambientalista è condizione sufficiente per essere esposta al pubblico scherno.

La violenza politica non si limita alle personalità politiche. In Colombia la violenza è una costante, nel corso di quest’anno, più di 50 leader sociali, sindacalisti, rappresentanti delle comunità indigene e dei movimenti contadini e ambientalisti, sono stati assassinati nel tentativo di intimidire ed eliminare i movimenti popolari in Colombia. I gruppi narco paramilitari di Autodifesa Gaitanista della Colombia (AGC), hanno realizzato un “sciopero armato” che ha paralizzato intere regioni, terrorizzato le popolazioni e messo in pericolo il processo democratico.

L’Italia non puó rimanere in silenzio. Abbiamo pagato un contributo altissimo per la Pace in Colombia: la vita di Mario Paciolla, giovane collaboratore delle Nazioni Unite, morto in circostanze non ancora chiarite e per il quale stiamo aspettando verità e giustizia. Questi avvenimenti richiedono maggiore vigilanza, controllo e trasparenza nelle elezioni presidenziali in Colombia. Da decenni il popolo colombiano chiede Pace, Giustizia Sociale e Dignitá. Uniamo la nostra solidarietà alla loro lotta per garantire un processo democratico libero e pacifico.

per le adesioni scrivere a: paceincolombia@gmail.com

ELECCIONES LIBRES Y PACIFICAS EN COLOMBIA

Expresamos nuestra profunda preocupación por la creciente violencia política e injerencia en las elecciones presidenciales del 29 de mayo en Colombia.

A principios de este mes, el grupo paramilitar La Cordillera hizo pública su intención de asesinar al candidato Presidente y actual Senador Gustavo Petro y la candidata a vicepresidenta Francia Márquez es objeto de una campaña de discriminación. El ser mujer, negra y ecologista es condición suficiente para ser expuesta al escarnio público.

La violencia política no se limita a las personalidades políticas. La violencia es una constante en Colombia, durante este año, más de 50 líderes sociales, sindicalistas, representantes de comunidades indígenas y movimientos campesinos y ambientalistas, fueron asesinados en un intento de intimidar y eliminar a los movimientos populares en Colombia. Los grupos narcoparamilitares de las Autodefensas Gaitanistas de Colombia (AGC), realizaron un “paro armado” que paralizó regiones enteras, aterrorizó a las poblaciones y puso en peligro el proceso democrático.

Italia no puede permanecer en silencio. Hemos pagado un aporte muy alto por la Paz en Colombia: la vida de Mario Paciolla, un joven colaborador de las Naciones Unidas, quien murió en circunstancias aún no esclarecidas y por quien esperamos verdad y justicia.

Estos hechos requieren mayor vigilancia, control y transparencia en las elecciones presidenciales en Colombia. Desde hace décadas el pueblo colombiano pide Paz, Justicia Social y Dignidad. Nos sumamos a nuestra solidaridad con su lucha por garantizar un proceso democrático libre y pacífico.

para suscripciones escribir a: paceincolombia@gmail.com

Firmano

Giovanna Martelli

Graziano Del Rio – Parlamentare Partito Democratico

Stefano Fassina – Parlamentare Liberi e Uguali Doriana Sarli – Parlamentare ManifestA

Pier Francesco Maiorino – Europarlamentare Partito Democratico

Arturo Scotto – Coordinatore Articolo 1 – MDP

Elisa Ercoli – Presidente Differenza Donna ONG

Giulia Poscetti – Referente America Latina Libera Contro le Mafie

Daniela Carlà

Laura Onofri – Se Non Ora Quando? Torino

Valentina Ripa – Università di Salerno

Associazioni e Organizzazioni Associazione Libera Contro le Mafie

Associazione Se Non Ora Quando? Torino

Le sfide della leadership al femminile: la legge Golfo-Mosca e le regole sull’equilibrio di genere a 10 anni dall’approvazione

INCONTRO DI AGGIORNAMENTO

16 giugno 2022 ore 14.00-18.00

Università degli Studi di Torino • Cavallerizza Reale

Aula Magna • Via Giuseppe Verdi, 9 – Torino

L’incontro sarà trasmesso in streaming su UniTo Media

Il Tavolo di Lavoro “Più donne nei CDA e nelle posizioni apicali” propone il 16 giugno 2022 l’incontro di aggiornamento “Le sfide della leadership al femminile: la legge Golfo-Mosca e le regole sull’equilibrio di genere a 10 anni dall’approvazione” rivolto a Società Pubbliche e Private, aziende, Ordini professionali e Associazioni, Istituzioni a vario titolo coinvolti nell’attuazione della Legge 120/2011.

L’incontro grazie agli interventi di autorevoli esperte ed esperti, nonché di Alessia Mosca cofirmataria della Legge 120/2011, approfondirà i risultati apportati dalla normativa negli ambiti di applicazione e le prospettive di sviluppo in relazione alla proroga del provvedimento e ad alcune novità per le aziende introdotte dal “Codice delle Pari opportunità” e in materia di vigilanza. Aprirà anche il confronto concreto tra esperienze per far emergere l’evoluzione nei Consigli di Amministrazione e, più in generale, ai livelli apicali di Società Pubbliche e Private rispetto alle finalità della normativa.

Obiettivo dell’incontro è anche far conoscere la realtà del Tavolo di Lavoro “Più donne nei CDA e nelle posizioni apicali” nato dall’impegno di Istituzioni di Parità, Associazioni femminili e Ordini Professionali che, con la firma del Protocollo di Intesa, hanno dato vita nel 2014 al Tavolo di Lavoro permanente presso la Regione Piemonte per rafforzare, insieme, l’impegno sui temi della leadership al femminile.

Il tavolo di lavoro “Più donne nei Consigli di Amministrazione e nelle posizioni apicali” è coordinato dalla Consigliera di Parità Regionale e dalla Commissione Pari e Opportunità Uomo Donna del Piemonte.

Ne fanno parte: Città di Torino, Università degli Studi di Torino – CIRSDE (Centro Interdisciplinare di ricerche e studi delle donne e di genere), Federmanager – Gruppo Minerva Alessandria, Cuneo, Torino, AIDDA – Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d’Azienda, Soroptimist International d’Italia club di Cuneo, Ordine degli Avvocati di Torino, Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Torino, Ordine dei Consulenti del Lavoro di Torino. Da Febbraio 2022 fanno parte del Tavolo anche l’Ordine degli ingegneri della provincia di Torino e Manager Italia Piemonte e Valle d’Aosta.

PROGRAMMA

Ore 13.30 Accoglienza e registrazione partecipanti

Ore 14.00 Saluti istituzionali

Andrea Silvestri Direttore generale Università degli Studi di Torino

Anna Mantini Consigliera di Parità Regionale

Maria Rosa Porta Presidente Commissione Regionale Pari Opportunità

Assessora alle Pari opportunità, Personale ed organizzazione della Regione Piemonte

Assessora al Bilancio, Controllo di gestione, Tributi, Società partecipate della Città di Torino

Assessore alle Pari Opportunità e alle Politiche Sociali della città di Torino

Norma De Piccoli Presidente CIRSDe UniTo

Raffaele CaterinaDirettore del Dipartimento di Giurisprudenza

Relazioni

Modera: Laura Onofri – Commissione Regionale Pari Opportunità

Ore 14.40 • Il bilancio degli effetti della legge Golfo Mosca a dieci anni dalla sua approvazione

Alessia Mosca Cofirmataria della Legge 120/2011

Ore 15.00 • Il Tavolo avviato dalla Regione Piemonte “Più donne nei Cda e nelle posizioni apicali”

Rosanna Chiesa Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Torino

Ore 15.20 • La Legge 120/2011 e i successivi provvedimenti per l’equilibrio di genere: la modifica del D.P.R. 251e l’armonizzazione del quadro normativo

Eva Desana Ordinaria di Diritto Commerciale, Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Torino, Componente del Comitato di Gestione del CIRSDe

Ore 15.40 • La prospettiva dell’Autorità di vigilanza: l’esperienza applicativa

M. Letizia Ermetes Responsabile della Consulenza Legale Consob*

Ore 16.00 • La presenza femminile ai vertici e le novità del Codice delle pari opportunità

Tatiana Biagioni Presidente di AGI, Avvocati Giuslavoristi Italiani

Ore 16.20 • La parità di genere: prospettive e profili deontologici

Paolo Montalenti Componente del Senato Forense e della Commissione Deontologia del COA di Torino, già Ordinario di Diritto Commerciale, Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Torino

Ore 16.40 Tavola Rotonda: l’esperienza nei Cda

Modera: Mia Callegari – Ordinaria di Diritto Commerciale e Vice Direttrice Terza Missione presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Torino

Intervengono:

Emanuela Barreri Dottore Commercialista, Psicologa del Lavoro e delle Organizzazioni – Presidente del Consiglio di Amministrazione di Environment Park S.p.A.

Marco Lazzarino Presidente di CAAT (Centro Agro Alimentare Torino)

Donato Amoroso CEO & Country Director at Thales Italia – Vice Presidente di Federmanager Torino

Ore 17.40 • Dibattito e conclusioni

* da confermare

ISCRIZIONI

La partecipazione è libera.

È previsto l’accreditamento da parte degli Ordini professionali: Avvocati di Torino, Consulenti del Lavoro di Torino, Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Torino, Ingegneri della provincia di Torino.

Modalità d’iscrizione:

– iscritte/i agli Ordini professionali presso le segreterie/siti internet dei propri enti

– iscritte/i a Federmanager Minerva inviare e-mail a: segreteria@fmto.it

– iscritte/i all’Università di Torino tramite modulo da sito: www.cirsde.unito.it

Non iscritte/i agli Ordini professionali sopra elencati e per seguire l’incontro online inviare e-mail a: donneneicda@regione.piemonte.it

Le difficoltà delle donne mediorientali a ottenere il diritto all’aborto

Internazionale 19 maggio 2022 Francesca Gnetti, giornalista di Internazionale

Nelle ultime settimane si è tornato a parlare molto di diritto all’aborto con la notizia che la corte suprema degli Stati Uniti potrebbe cancellare le tutele federali all’interruzione di gravidanza. Diversi giornali hanno pubblicato approfondimenti per fare il punto sulle leggi e le sentenze che tutelano questo diritto in tutto il mondo. Come si può immaginare nei paesi mediorientali sono in vigore le restrizioni più rigide e in molti la pratica è limitata ai casi in cui la vita o la salute della donna sono minacciate.

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“Dobbiamo fare un passo inusuale”: il messaggio di una femminista polacca alle sue sorelle americane

Open Democracy – 12 maggio 2022 Klementyna Suchanow 

Ho visto cosa può fare in Polonia una legge draconiana sull’aborto. Ecco cosa penso dovremmo fare

Ho co-fondato lo sciopero delle donne polacche, che ha guidato una serie di manifestazioni anti-governative dopo la quasi totale messa al bando dell’aborto nel 2020. Ho trascorso sei anni della mia vita a protestare contro i tentativi di limitare l’accesso delle donne ad esso e di difendere la democrazia. Ecco perché nulla mi sorprende della situazione Roe v Wade negli Stati Uniti. In effetti, c’è una chiara somiglianza: l’opinione pubblica dice una cosa, mentre un gruppo di fanatici costringe un’intera nazione a fare il contrario.

La Polonia ha in vigore leggi restrittive dal 1993, con l’aborto legalmente disponibile solo in caso di stupro e incesto, minaccia alla vita della madre o grave anomalia fetale. Dopo un tentativo fallito di limitare ulteriormente l’aborto nel Sejm polacco (la camera bassa del parlamento del paese) nell’ottobre 2016, il 22 ottobre 2020 è finalmente entrata in vigore una legge che vieta l’aborto di feti non vitali. È stata imposta dalla Costituzione Tribunale, un’istituzione la cui indipendenza e legalità è essa stessa in discussione. La nuova legge significa che le donne sono ora costrette a portare a termine la gravidanza e a dare alla luce un feto morto.

Il primo tentativo di introdurre ulteriori restrizioni all’aborto nel 2016 ha innescato una diffusa mobilitazione di massa delle donne, che è diventata lo sciopero delle donne polacche. La seconda, nel 2020, ha innescato manifestazioni di proporzioni enormi. In tutta la storia della Polonia – compresa l’era Solidarność – le autorità non avevano mai affrontato un tale grado di opposizione di massa. Anche circa il 27% dei sostenitori del partito populista e di destra Law and Justice Party (PiS) si è opposto alla nuova legge.

La pubblicazione della decisione è stata ritardata di diversi mesi, presumibilmente perché le autorità avevano paura della rabbia della gente. A un certo punto il governo ha persino considerato l’utilizzo dell’esercito contro le donne e i giovani che protestavano.

Nella Polonia “cattolica” il pubblico è contrario alle restrizioni all’aborto, eppure il contrario è diventato legge. Allo stesso modo, negli Stati Uniti, la maggioranza è a favore del diritto all’aborto, quindi la bozza del parere della Corte Suprema a favore del ribaltamento di Roe v Wade non rappresenta il punto di vista della gente .

Ma molti di coloro che si dedicano alla causa contro l’aborto non si preoccupano del punto di vista della maggioranza. Prendiamo il manifesto di un piccolo e riservato gruppo estremista cristiano chiamato Agenda Europe (che ha membri anche da USA e… Russia), che recita: “I veri precetti morali non si basano su ‘valori’ soggettivi ma sulla verità oggettiva, e questo è perché non è solo legittimo, ma anche necessario, imporle a chi non le accetta».

La composizione paneuropea di questo gruppo ci porta al nocciolo della questione. Il femminismo è sempre stato considerato una questione politica, ma oggi è diventata una questione geopolitica. Nel corso della ricerca per il mio libro ‘This is War ‘ (pubblicato in Polonia nel 2020), mi sono imbattuto in informazioni che inquadrano la questione dei diritti delle donne sotto una luce diversa e mostrano quanto questi diritti siano inseparabili dalla politica internazionale di oggi.

Nel caso della Polonia, l’Istituto russo per gli studi strategici (RISS) è stato accusato di interferire nei diritti delle donne e LGBTIQ e nelle azioni anti-ucraine.

Nota per la sua posizione filogovernativa e anti-occidentale, la RISS è stata anche accusata di essere responsabile dell’idea di interferire nelle elezioni americane del 2016.

Il Cremlino sta conducendo una guerra contro l’Occidente su molti fronti e sostenere le richieste ultra-conservatrici – niente aborto e niente parità di trattamento per le persone LGBTIQ – ne è un elemento strategico. La Russia sta cercando di cooptare le cosiddette “guerre culturali” all’interno dei paesi nella propria guerra globale anti-occidentale. Una guerra in cui ora muoiono gli ucraini, ma anche di cui le vittime sono le donne: tre donne sono morte in Polonia da quando è entrata in vigore la legge del 2020, a causa di infezioni da feti morti che gli ospedali si erano rifiutati di rimuovere.

Ricordo come noi del Women’s Strike abbiamo assistito alla Women’s March a Washington, tenutasi subito dopo l’elezione di Donald Trump, sapendo che i suoi organizzatori sarebbero presto caduti nella stessa depressione che abbiamo fatto noi. E quando guardo a cosa sta succedendo ora alla Corte Suprema, sono quasi sicura che nessun movimento di massa potrebbe cambiare la situazione perché quei giudici conservatori sono più appassionati di fare riferimenti al Medioevo che alla nostra vita nel 21° secolo. Perché semplicemente non gliene frega niente di noi. E le nostre potenziali morti sono meri danni collaterali costruiti nella loro convinzione nella loro superiorità morale.

Quando guardo alla situazione negli Stati Uniti ora, mi sembra che come movimento femminile, oltre a protestare, dobbiamo fare un altro passo che è insolito per noi. Dobbiamo guardare geopoliticamente. Ma prima dobbiamo diventare investigatori per la nostra stessa causa. Dobbiamo dimostrare a coloro che parlano di “valori tradizionali” che sono sostenuti da forze discrete ma potenti, il cui intento è fomentare la discordia.

Dobbiamo guardare a questi “attivisti”, esaminare le loro connessioni e flussi di cassa ed esporre ogni organizzazione “pro-vita”. In primo luogo, dobbiamo eliminare coloro che hanno legami con il Cremlino, attraverso il quale la Russia persegue i suoi obiettivi imperiali, e riconquistare la nostra “sovranità”, per usare un termine molto abusato dalla destra al giorno d’oggi. Sovranità nel decidere come dovrebbe essere la vita riproduttiva nei nostri paesi.

E poi sogno che le nostre autorità avranno il coraggio di fare ciò che ha fatto il presidente ucraino Zelenskyi: mettere fuori legge tali organizzazioni come agenti che agiscono a danno della società.

Siamo realistici e chiediamo l’impossibile: abbiamo il diritto di farlo, dal momento che i nostri corpi sono diventati un campo di battaglia.

qui il link all’articolo

Le sorelle di AGL: «Per noi la maternità non è un criterio di scelta»

Corriere della sera – La 27 ora – 11 maggio 2022 – Greta Privitera

Il video della stilista Elisabetta Franchi che durate l’evento «Donne e moda: il barometro 2022», organizzato dal quotidiano Il Foglio, ha detto «Assumo solo donne “anta” così possono lavorare h24» ha scatenato un terremoto.

Non è stato facile ascoltare parole come: «Non si può restare per due anni con un buco nell’organigramma se una donna con un ruolo di responsabilità va in maternità». Rita Querzè, giornalista della redazione Economia del Corriere della Sera che da sempre si occupa di questi temi, ha scritto un articolo molto interessante dall’attacco eloquente: «Benvenuti nel mondo reale. Le parole dell’imprenditrice Elisabetta Franchi  suonano come una spietata sveglia per tutti quelli che si erano illusi che il mercato del lavoro marciasse a grandi passi verso l’equità di genere». Ma poi ha sottolineato che «tutto questo non alleggerisce le responsabilità di Franchi. Il “così fan molti” non è un’attenuante».

Quel «così fan molti» ci ha fatto venir voglia di parlare con coloro che «così non fanno» e che passo dopo passo provano a invertire la rotta.

Abbiamo raggiunto Sara, 44 anni, Vera, 42, e Marianna, 39, Giusti, tre sorelle a capo dell’azienda AGL, marchio di scarpe di alta moda con base nelle Marche. 
Siete madri? «Sì. Io, Vera, ho tre figli, Sara ne ha due e Marianna tre».

 Come avete fatto a gestire otto maternità e un lavoro di così alta responsabilità?
«Organizzandoci. Abbiamo scelto liberamente quanto stare a casa, ma noi siamo in una posizione abbastanza privilegiata». 

E le vostre dipendenti?
«Alcune hanno preso solo tre mesi, altre un anno». 

Anche chi ricopre ruoli dirigenziali?
«Certo. Siamo un’azienda di 130 dipendenti, il 65% è donna. Quasi tutta la parte dirigenziale è femminile. Essendo un’azienda medio piccola, abbiamo pensato che fosse una buona idea lavorare in gruppi, prediligendo il lavoro orizzontale invece che quello verticale per venire incontro alle esigenze di tutti e di tutte.
Così quando qualcuno ha necessità di stare a casa per qualsiasi motivo – gravidanza, motivi familiari, malattia –  il team riesce a coprire il ruolo della persona e aiutarla nel momento in cui non c’è. Ricordiamo che anche gli uomini stanno a casa e hanno il diritto di stare a casa». 

Qual è il criterio con cui scegliete una donna da assumere? 
«È lo stesso con cui scegliamo un uomo: competenza e capacità di aiutare il gruppo». 

Quindi non guardate l’età.
«No, guardiamo il talento personale. Quando inseriamo delle persone di talento per noi è benzina. Abbiamo appena assunto una persona di quasi 60 anni e ne abbiamo di 20».  

Molti dicono che è ipocrita non ammettere che una donna che partorisce o che ha figli piccoli non sia un problema per un’azienda. Come rispondete?
«Siamo imprenditrici donne, capiamo come funziona il mondo e la vita reale al di fuori del lavoro. Crediamo fermamente che un approccio umano al lavoro renda l’ambiente molto più sereno. Fermarsi qualche mese per la maternità non può essere un criterio di scelta né di valutazione della lavoratrice. La vita professionale di una persona non può essere giudicata dai mesi che sceglie di prendersi per la maternità. Noi puntiamo su un sano equilibrio tra vita privata e lavoro».  

Come?
«In diversi modi. Per esempio, qualche anno fa abbiamo fatto un sondaggio tra i lavoratori ed è uscita la necessità di cambiare gli orari di ingresso. Oggi abbiamo orari che seguono quelli delle scuole, cosicché i nostri dipendenti – tutti e tutte – riescono ad accompagnare i figli. Genitori e non possono anche scegliere di fare orario continuato e uscire presto per avere una parte del pomeriggio libero». 

Che cosa può fare lo Stato per aiutare le aziende su questi temi?

«Si possono pensare a dei fondi per delle forme di flessibilità a tempo. I nostri dipendenti hanno tutti usufruito del bonus babysitter, un contributo che è stato molto apprezzato».

Chi ha fondato l’azienda?
«Nostro nonno Piero, nel 1958. Poi è stata portata avanti da papà Attilio con l’aiuto di mamma, entrambi ancora molto presenti». 

Che cambiamenti avete portato voi tre?
«Il lato molto umano lo abbiamo ereditato dalla famiglia. Ma quando è nata l’azienda era gestita e vissuta soprattutto da uomini: questo era un lavoro maschile. L’80% dei lavoratori era uomo. Una volta, le donne erano assunte dall’azienda ma lavoravano da casa. Poi, dopo le lauree e le esperienze all’estero, siamo arrivate noi». 
 

#catcalling

Noi donne, lo impariamo in fretta: che è meglio non girare da sole per strada, che è meglio farsi accompagnare da qualcuno. Che sul treno è meglio sedersi vicino a famiglie coi bambini. Che la nostra paura vale meno di niente.

Lo impariamo in fretta e lo impariamo da ragazze, alla scuola media o forse anche prima, quando i ragazzi si sentono autorizzati ad allungare le mani, quando per strada gli uomini ti gridano parole che neppure conosci.

Quando senza pensare spingi via chi sull’autobus ti mette le mani addosso, e tutti prendono in giro te: che non sei spiritosa, che non sai stare al gioco. Qual è il gioco?

Quando si accosta un’auto, e dal finestrino arrivano proposte o richieste, e finalmente riparte ma poi accosta di nuovo. E la paura, e il cuore in gola. Qual è il gioco?

Quando affretti il passo e poi corri, e ti inseguono gli insulti gridati e le risa. E l’affanno, e l’eco degli insulti nella testa. Qual è il gioco?

Non è un gioco, non è divertente, non è giusto!

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Pubertà precoce

 
Pubertà precoce, raddoppiati i casi durante il lockdown. «Mia figlia ha nove anni e si comporta come un’adolescente»

Corriere della sera La 27 ora – 3 maggio 2022 Virginia Nesi

Una volta al mese sa che deve fare l’iniezione. Ma non si lamenta. Per Alice, 9 anni, quella puntura è una pratica diventata abitudine. I genitori le hanno spiegato cosa succederebbe al suo corpo se rifiutasse il trattamento. Anche sua sorella Irene, 11 anni, ha ricevuto una cura. Adesso l’ha sospesa perché ha l’età giusta per procedere con lo sviluppo. Alice e Irene sono due nomi di fantasia per tutelare la loro privacy. 

A 7 anni iniziano ad avere i primi segni della pubertà precoce, una malattia rara che in Italia riguarda da 1 a 6 nati ogni mille. «Le mie figlie non si sentivano diverse, non lo erano ancora, perché abbiamo interrotto subito l’accelerazione dello sviluppo», racconta Domenico. Quando sul petto di Alice e Irene compaiono i primi segni dello sviluppo mammario fanno alcuni esami.

Ma in entrambe, assicura Domenico, non c’è stato alcun risvolto psicologico, «le bambine sono state visitate in tempo e sottoposte a una cura».  Nel semestre marzo-settembre 2020, in Italia  i casi di pubertà precoce, soprattutto nelle bambine, sono più che raddoppiati rispetto allo stesso periodo del 2019. È quanto emerge da uno studio coordinato dall’Ospedale Bambino Gesù di Roma che ha coinvolto i centri di endocrinologia pediatrica dell’Ospedale Gaslini di Genova, del Policlinico Federico II di Napoli, dell’Ospedale Pediatrico Microcitemico di Cagliari e della Clinica Pediatrica Ospedale di Perugia. «C’è una questione di genere: l’incremento significativo riguarda esclusivamente il sesso femminile», dice Carla Bizzarri, pediatra endocrinologa dell’Ospedale Bambino Gesù e coordinatrice dello studio. Nelle bambine si considera precoce l’inizio dello sviluppo mammario prima degli otto anni. Da lì decorre la pubertà femminile e termina con il primo ciclo mestruale, due anni dopo circa.

«Lo sviluppo mammario precoce viene associato a una rapida accelerazione della crescita staturale e a una veloce maturazione dell’osso, dunque a un sostanziale anticipo della comparsa del menarca, ovvero le prime mestruazioni.  – spiega Bizzarri–. Le bambine con pubertà precoce sono più alte rispetto alle coetanee ma la loro crescita si conclude prima negli anni, diventano quindi delle adulte con una statura ridotta. Un’altra conseguenza è il disagio psichico che può causare loro problematiche di adattamento sociale». 

Per rallentare il processo puberale è necessaria una terapia. Ma solo alle bambine in cui la pubertà è veramente precoce, non quando hanno un’età vicina allo sviluppo, precisa la dottoressa. Secondo lo studio, oltre ad abitudini alimentari e stress, i due fattori più influenti per l’accelerazione della pubertà sono: l’assenza o l’estrema carenza di attività fisica e il tempo trascorso davanti agli schermi. Anche Noemi (nome di fantasia), 9 anni, sa che ogni 28 giorni deve andare dal pediatra per ricevere l’iniezione. I primi segni della pubertà precoce – dolori al seno e odore forte del sudore- li ha a 7 anni. A quell’età la sua altezza è uguale a quella di una bambina di tre anni più grande. Da dicembre 2020, con la didattica a distanza e il computer che diventa il suo hobby, Noemi trascorre davanti allo schermo almeno sette ore al giorno.  «In cinque mesi mia figlia è cresciuta di cinque centimetri– racconta Wioletta –.

Ad aprile 2021 ha avuto le prime perdite ma un mese dopo ha iniziato il trattamento. Per fortuna siamo arrivati in tempo. Eppure Noemi si comporta come un’adolescente, non come una bambina di 9 anni: è sempre scontenta e arrabbiata». «È molto probabile che l’attivazione primaria della pubertà precoce avvenga a livello del sistema nervoso centrale attraverso un’interazione complessa tra diversi neurotrasmettitori– commenta Bizzarri-,  è quindi plausibile che stress, sedentarietà e tempo trascorso davanti agli schermi alterino l’equilibrio di questi neurotrasmettitori».

Il rapporto tra pubertà precoce femminile e maschile è circa 9 a 1. Su nove femmine, un maschio. Allo sviluppo anticipato delle bambine hanno correlato uno stress cronico, specifica la dottoressa. Si riferisce così a problematiche ambientali e sociali come delle condizioni di vita precarie o il dolore per un trauma. Spiega ancora Bizzarri: «Nel maschio la pubertà precoce è più spesso legata a un problema organico: ciò significa che non è semplicemente l’anticipo di un processo fisiologico, ma il risultato o di una malattia del sistema ipotalamo ipofisario -per esempio un tumore- oppure la conseguenza di una mutazione genetica». 

Nella femmina invece avviene un processo distinto: «È di tipo idiopatico, ovvero non c’è una causa nota o una patologia che lo scatena, ma risulta un anticipo».  Come dice il titolo del nuovo libro dell’immunologa Antonella Viola, il sesso è (quasi) tutto. Perché bambini e bambine sono diversi. Ci sono differenze nei loro corpi. Recuperare la medicina di genere risulta ancora una volta sempre più necessario.