Festival Internazionale dell’economia a Torino

Lunedì 2 maggio alle ore 17.00 all’Auditorium del Sermig, Tito Boeri presenterà il programma del Festival internazionale dell’Economia anche nella sua parte “partecipata” da tante diverse associazioni che operano sul territorio di Torino.

Presidio femminista. Fermiamo la guerra

SeNonOraQuando? Torino aderisce al 

Presidio femminista FERMIAMO LA GUERRA

P.za Castello 21 aprile ore 18

appello lanciato dal coordinamento dei luoghi e delle Case delle Donne di tutto il Paese. 

Nello stesso giorno e alla stessa ora  nelle piazze di tante città le femministe manifesteranno con  flash mob per fermare la guerra e contro tutte le guerre!

#fermiamolaguerra
#costruiamolapace

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Lo stanziamento di 400mila euro per “Vita nascente” è l’ennesimo attacco ideologico contro le donne e la loro autodeterminazione

COMUNICATO STAMPA Rete +di194voci


LO STANZIAMENTO DI 400MILA EURO PER “VITA NASCENTE” E’ L’ENNESIMO ATTACCO IDEOLOGICO CONTRO LE DONNE E LA LORO AUTODETERMINAZIONE.


La proposta dell’assessore Marrone, lo stanziamento di 400mila euro per il fondo “vita nascente”, durante i lavori per il bilancio regionale, è l’ennesimo attacco ideologico contro le donne, i loro corpi e autodeterminazione.
Purtroppo, per convinzione o distrazione, la proposta ha raccolto consenso…con il voto contrario dell’assessore Icardi!
Per l’ennesima volta siamo di fronte ad una campagna elettorale perenne, strumentalmente giocata sui nostri corpi e diritti.
Questa regione esca dalla follia ideologica e dia risposte concrete alla gravissima crisi economica e sociale in corso.
Stanzi questi 400 mila euro, e molto di più, per permettere a tutt* di poter autodeterminare le proprie scelte e futuro: asili nido, sostegno all’educazione e alla cultura, sostegno alle persone non autosufficienti, misure per il sostegno al lavoro delle donne e di contrasto alla precarietà che è il vero “contraccettivo della vita!”
Continueremo a contrastare l’impostazione ideologica della regione con le nostre idee, proposte e corpi.


Torino, 12 aprile 2022 UFFICIO STAMPA Rete +di194voci

Vecchi miti: «Care mamme, vi hanno ingannate: sacrificarvi per i figli non li renderà migliori»

«Gran parte dell’infelicità dei giovani adulti deriva dal rapporto con i genitori», dice la psicoterapeuta Stefania Andreoli. Che dedica alle madri il nuovo libro: «Ciascuna faccia la cosa giusta in nome della propria soddisfazione. Dobbiamo rispondere solo a noi»

Corriere della sera La 27 ora – 3 aprile 2022 Chiara Maffioletti

«Per quanto ci sentiamo preparate e attente – e lo siamo -, per quanto abbiamo voglia di riequilibrare le cose, sottopelle noi donne abbiamo quasi tutte quell’intercapedine dentro cui cadiamo, perché tutte poggiamo i piedi su concetti strutturati da millenni. Ma è ora di fare pulizia di pensiero». Se migliaia di persone (basta dare un’occhiata ai suoi follower su Instagram) hanno quotidianamente voglia di abbracciare molto forte Stefania Andreoli, è perché questa psicoterapeuta e scrittrice dice, con una chiarezza disarmante, esattamente quello che c’è bisogno che venga detto. Urlato, anzi. Il suo nuovo libro ha nel titolo il mantra che molte mamme dovrebbero ripetersi ogni giorno: Lo faccio per me . Una risposta utile per le più svariate domande – perché torni al lavoro? Perché lo metti al nido? Perché esci con le amiche? -, e sempre validissima. «Non se ne può più con questa idea che intende la maternità come qualcosa per cui immolarsi» riprende Andreoli. «Bisogna normalizzare una serie di concetti».

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Ancora un attacco alla salute delle donne

Non siamo delle incubatrici!

Dalla Rete + di 194 voci

E’ di questi giorni la proposta di lasciare i reparti di ostetricia fuori dal Parco della Salute.

L’assessore Icardi dice: “stiamo preparando un disegno di legge. Nascerà un’azienda indipendente sul materno-infantile per la cura di mamma e bambino”.

Questa scelta significa non tenere in alcun conto la salute delle mamme

Oggi un numero sempre maggiore di gravidanze si verifica in donne che hanno patologie (cardiopatie, nefropatie, ecc.) o che le sviluppano nel corso della gravidanza, tanto che, in tutto il mondo occidentale, la mortalità e la grave morbosità materna sono in aumento.

Per far fronte a questa vera e propria emergenza è ampiamente riconosciuta la necessità di attivare un’assistenza multidisciplinare, per cui gli ostetrici lavorino in stretto e quotidiano contatto con gli altri specialisti (cardiologi, nefrologi, chirurghi, ematologi, ecc.) dell’adulto; mentre nell’ipotizzata “azienda materno-infantile per la cura di mamma e bambino” questi specialisti ci sarebbero sì, ma esperti nella cura dei bambini, non delle mamme.

Non si tratta poi soltanto di inadeguate risorse umane, ma anche del supporto tecnologico: in un grande ospedale pediatrico che ha tutte le specialità – come sarebbe ed è attualmente il Regina Margherita – la dotazione strumentale è all’avanguardia, e specificamente dedicata alla medicina dell’età pediatrica.

Ma i bambini non sono dei “piccoli adulti” e quindi la tecnologia disponibile sarà a misura di bambino, non a misura di donna.

E poiché sarebbe antieconomico acquisire soltanto per una specialità (l’ostetricia) gli strumenti che in un grande ospedale sono a disposizione di tutti certamente la futura “azienda per la cura di mamma e bambino” ne sarà priva.

A dimostrazione, ancora una volta, che la donna in gravidanza

viene considerata non una persona, ma un’incubatrice.

 Rete + di 194 voci

Consiglio d’Europa: azioni per la lotta alla violenza contro le donne

a cura di Gabriella Congiu

Recentemente sono stata rese disponibili due nuove pubblicazioni a cura della Divisione Violenza contro le Donne del Consiglio d’ Europa, che fanno parte di una serie di analisi approfondite degli articoli della Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul).

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Salute è autodeterminazione

L’8 Marzo la Città di Torino ha messo al centro la salute e i diritti sessuali e riproduttivi con un forum dal titolo: “SALUTE È AUTODETERMINAZIONE”. che si è svolto al Polo del ‘900

Qui il programma. Sono disponibili le foto della giornata e le slides delle relatrici: C. Biglia – L. Onofri – T. Todros – C. Quaglino – E. Manzone – V. Donvito – L. Centillo – G. Tanturri – V. Maher – M. Gallo

A questo link informazioni sull’iniziativa

Quando il femminicidio fa notizia aumentano le richieste di aiuto

La voce.info 18 marzo 2022  MARCO COLAGROSSICLAUDIO DEIANADAVIDE DRAGONEANDREA GERACILUDOVICA GIUA E ELISA IORI

La copertura mediatica dei femminicidi può indurre le vittime di violenza domestica a cercare aiuto. Uno studio documenta un forte aumento di chiamate al 1522 nella settimana successiva alla notizia nella provincia in cui si è verificato il crimine.

Il femminicidio come forma estrema di violenza di genere

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, una donna su tre subisce violenze fisiche o sessuali almeno una volta nel corso della sua vita. La maggioranza delle violenze è perpetrata da partner o ex partner e all’interno delle mura domestiche. La forma più estrema di violenza contro le donne è la loro uccisione per motivi di genere, o femminicidio. Purtroppo, non si tratta di un fenomeno raro: nel 2017 sono state assassinate nel mondo 87 mila donne; nel 58 per cento dei casi l’autore è stato un partner, un ex partner, o un membro della famiglia della vittima. In Italia nell’arco degli ultimi dieci anni è stato commesso un femminicidio ogni tre giorni.

Capire quali sono gli strumenti più adatti di prevenzione e protezione per chi subisce violenza è di primaria importanza nella lotta alla violenza di genere. Un nostro lavoro indaga perciò quali siano i fattori che spingono le donne a chiedere aiuto e a intraprendere un percorso di uscita dalla violenza. In particolare, studiamo se le notizie di femminicidio aumentano la propensione a chiamare una linea di assistenza dedicata.

Notizie di femminicidio e le chiamate al 1522

Nel nostro recente studio ci siamo chiesti se la notizia di un femminicidio possa alterare la percezione del rischio di violenza futura da parte delle vittime di violenza domestica, e se questo possa indurle a cercare aiuto.

Per rispondere alla domanda abbiamo combinato due tipi di dati. Il primo riguarda i dati settimanali provinciali relativi alle chiamate alla linea di assistenza 1522, che dal 2006 assiste e sostiene le vittime di violenza domestica, forniti dal Dipartimento per le Pari opportunità del governo italiano. Il secondo riguarda le notizie di femminicidio sulla stampa locale e nazionale, raccolti dalla Casa delle donne per non subire violenza, un’organizzazione non governativa italiana specializzata nel fornire sostegno e riparo alle donne vittime di violenza. Il periodo considerato va da gennaio a maggio per gli anni 2015-2019, e quindi copre periodi nei quali cui il Covid-19 non era ancora apparso.Leggi anche:  Parità di genere, dalle parole ai fatti: se non ora, quando?

Il riquadro (a) della figura 1 presenta la distribuzione geografica delle chiamate al 1522 (media settimanale provinciale per 100 mila abitanti), mentre il riquadro (b) mostra il numero totale di femminicidi in ciascuna provincia (ogni 100 mila abitanti).

Figura 1 – Chiamate al 1522 e femminicidi, gennaio-maggio 2015-2019

(a) Chiamate al 1522                                      (b) Femminicidi

Mettendo a confronto le due tipologie di dati, nella nostra analisi empirica abbiamo studiato l’effetto di una notizia di femminicidio sulle chiamate al 1522. Chiedere aiuto chiamando il 1522 non sembra dipendere dall’efferatezza del reato o dalla tipologia di arma usata, né dall’interesse mediatico che l’evento potrebbe aver suscitato (misurato tramite l’intensità delle ricerche di Google), ma sembra dipendere dalla notizia in sé. I risultati infatti mostrano che nella settimana successiva alla notizia di femminicidio, e nella provincia in cui il fatto è avvenuto, le chiamate al 1522 aumentano di circa nove punti percentuali, che corrispondono a un aumento delle chiamate del 21 per cento.

Quali indicazioni?

I nostri risultati mostrano che la copertura mediatica sui femminicidi aumenta la generale propensione delle donne vittime di violenza a cercare un aiuto. Parlarne non è quindi solo funzionale al processo di sensibilizzazione sull’esistenza e sulla gravità del fenomeno, ma è anche estremamente rilevante nell’innescare il percorso di ricerca di aiuto, e quindi di uscita dalla violenza, da parte delle vittime stesse.

I risultati sono coerenti con l’ipotesi che le notizie sul femminicidio rendano più saliente nelle vittime la possibilità di un’escalation di violenza, e che la conseguente reazione sia una richiesta di aiuto. Tuttavia, la reazione svanisce rapidamente: dopo una settimana il numero delle chiamate ritorna ai valori precedenti alla notizia. Ciò suggerisce che la copertura mediatica delle notizie di femminicidio sia complementare ad altri tipi di intervento, quali, ad esempio, campagne di informazione continuative e ricorrenti, che permettano di mantenere un alto livello di attenzione nel dibattito pubblico sul tema della violenza domestica. Un recente studio, infatti, ha provato che la campagna di promozione del numero 1522 durante il primo lockdown del 2020 ha incoraggiato l’utilizzo del servizio in maniera sostanziale. Parallelamente, come dimostrato da un recente articolo basato su dati del Regno Unito, il potenziamento dei servizi locali di sostegno si rende necessario per rendere credibile che le richieste di aiuto possano effettivamente tradursi nel primo passo del percorso verso l’uscita dalla violenza domestica.

Conoscere per decidere

Conoscere per decidere
L’attuazione del Piano Nazionale sulla violenza di genere contro le donne attraverso i dati
Rivivi il convegno scientifico “Conoscere per decidere. L’attuazione del Piano Nazionale sulla violenza di genere contro le donne attraverso i dati”.
qui si puo’ guardare la registrazione: