Indennizzo alle vittime di reati violenti, la corte di giustizia europea condanna l’Italia

Riportiamo nell’articolo di La Repubblica dell’11 ottobre una sentenza della Corte di Giustizia Europea,  che è un importante passo avanti nel risarcimento alle donne vittime di violenza .

Ricordiamo che , in sede di appello, a sostenere le ragioni della vittima era anche intervenuta la Procura Generale della Repubblica di Torino, nella persona del Sostituto Procuratore Generale Fulvio Rossi, il quale aveva sostenuto come la Presidenza del Consiglio finisse con il trasformare la direttiva in un «mero guscio vuoto», ciò a tutto discapito delle persone residenti in Italia.
Fulvio Rossi è un magistrato che si è speso con generosità sul tema delle donne vittime di violenza, con cui collaboriamo in molte iniziative   e a cui va tutta la nostra stima e gratitudine.

 

«La Consulta mi aiuti a diventare mamma»

di Mariagrazia Gerina – l’Unità – 8 aprile 2014

Devono permetterci di farlo in Italia, io all’estero non ci torno più», ripete con un filo di voce Elisabetta, trentaquattro anni, siciliana. Lei e suo marito sono una delle migliaia di coppie sterili che la legge 40 sulla procreazione assistita ha costretto ad emigrare in cerca delle cure negate. A loro è andata male e sentono di aver pagato un prezzo troppo alto per provarci ancora. Se la Consulta dovesse cancellare il divieto di fecondazione eterologa, allora sarebbe diverso: «In Italia mi sentirei più tutelata», spiega Elisbatta, in attesa del verdetto della Corte costituzionale. «C’è qualche speranza stavolta?», ha scritto alla vigilia dell’udienza a Filomena Gallo, legale e segretario della Associazione Luca Coscioni, che interverrà davanti alla Consulta parlerà a nome di tutte le coppie ostacolate dalla legge 40. Leggi il resto »

Il cognome della madre è un diritto

Internazionale 7 gennaio 2014 – Paulina Westerlind, Scanpix/Contrasto

Il 7 gennaio la corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha condannato l’Italia perché non permette ai genitori di registrare i figli all’anagrafe con il solo cognome della madre. Nella sentenza, che sarà definitiva tra tre mesi, i giudici affermano che l’Italia “deve adottare riforme” legislative o di altra natura per rimediare alla violazione. Leggi il resto »