Greta e Vanessa e la colpevolizzazione ignorante e crudele delle vittime

Corrieredellasera.it 1 gennaio 2015 – MartaSerafini

Il victim blaming rischia di mettere davvero a rischio due vite umane. Quando sono in corso delicate trattative per il rilascio degli ostaggi caduti nelle mani di terroristi, il supporto e il sostegno dell’opinione pubblica è fondamentale

“Sono d’accordo coi terroristi, faranno avere bei soldini a qualche gruppo ribelle e si prenderanno un bel gruzzolo….. le stronzette di aleppo”. Queste parole senza senso le ha postate un utente su YouTube come commento al video che ritrae le due volontarie italiane rapite in Siria velate, spaventate e pallide mentre leggono un appello al governo italiano affinché le salvi. Leggi il resto »

Violenza contro le donne “Mai più complici!”

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da la Stampa.it il blog dei giornalisti   di Stefanella Campana

30/4/2012 – VISTO DA LEI. PETIZIONE DI SENONORAQUANDO CONTRO IL TRISTE PRIMATO ITALIANO

Dall’inizio del 2012 sono già 54 le donne morte per mano di uomo. Un triste primato italiano. L’ultima vittima Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata dal suo fidanzato. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. Bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza. Non chiamiamoli omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia, ma femminicidi di chi non accetta la libertà delle donne.  Un fenomeno sottovalutato, spesso ridotto sui media a trafiletti, senza far emergere cause e responsabilità. Contro l’indifferenza, il silenzio, la rete SeNonOraQuando ha lanciato un appello per dire “basta” che ha già raccolto sul web in poco tempo migliaia di adesioni. E come già fatto il 13 febbraio di un anno fa, chiedono anche agli uomini di mobilitarsi con loro “per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore”.

Per chi vuole aderire: info@senonoraquando.eu

Per firmare la petizione: www.petizionepubblica.it/PeticaoVer.aspx?pi=P2012N24060

MAI PIU’ COMPLICI

Comunicato stampa.

Cinquantaquattro. L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo. L’ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle.
Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità. E’ ora invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza.
Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI. E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace accettare la loro libertà.

E ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore. Le ragazze sulla rete scrivono: con il sorriso di Vanessa viene meno un pezzo d’Italia. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà.

Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla.

Comitato promotore nazionale Senonoraquando, Loredana Lipperini, Lorella Zanardo-Il Corpo delle Donne

Per adesioni: info@senonoraquando.eu

Per firmare la petizione: www.petizionepubblica.it/PeticaoVer.aspx?pi=P2012N24060

“Vanessa aveva vent’anni”

Venerdì 27 Aprile 2012 – di Laura Onofri

 

Vanessa aveva vent’anni,

ieri girava  la sua foto su Facebook, anche sul nostro profilo, perché i suoi genitori dal giorno precedente non avevano sue notizie.

Vanessa Scialfa aveva un ragazzo come quasi tutte le ventenni e con lui aveva litigato, come succede a tutte le ventenni, ma per questo è stata ammazzata e gettata da un ponte.

La sua morte è relegata come un fatto di cronaca in uno spazio angusto di qualche quotidiano.

E’ la cinquantaquattresima  donna uccisa dall’inizio dell’anno.

E come tutte le altre cinquantatre morti chi  ha ucciso è un uomo con cui queste donne avevano una relazione, un’amicizia, una parentela.

Non possiamo più tacere.

Questo a cui stiamo assistendo è  il femminicidio: una donna uccisa in quanto donna.

Non è una società civile quella che accetta che ci sia violenza contro le donne e lo accetta perchè le ignora,  le mette a tacere,  le rende invisibili,  le svalorizza,  sminuisce la loro importanza,  non le tutela non solo dalla violenza ma in ogni altro aspetto della loro vita.

Questo è il risultato di un Paese che non è per donne.