Oltre 200 organizzazioni preoccupate per la situazione in Polonia scrivono all’UE

SeNonOraQuando? Torino è fra le oltre 200 organizzazioni della società civile (provenienti da 20 paesi europei, più organizzazioni della società civile internazionali)  che hanno inviato una lettera alla Presidenza portoghese del Consiglio dell’UE, prima del Consiglio Affari generali dell’UE del 20 aprile, esprimendo profonde preoccupazioni per il deterioramento della situazione in Polonia.  

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Respinta la candidatura del fondatore di Ordo Iuris alla Corte Europea dei Diritti Umani

SeNonOraQuando?Torino esprime profonda soddisfazione per la notizia apparsa sui siti dei media polacchi  dove si apprende   che il Comitato dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa ha deciso di respingere l’intera lista dei candidati polacchi alla Corte di Strasburgo, lista che comprendeva anche il fondatore di Ordo Iuris.

Questa  organizzazione cattolica estremista  ha attivamente lavorato per sopprimere i diritti umani in Polonia e in tutta Europa, in particolare quelli delle donne e della comunità LGBTQ. 

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Quattro ragioni per cui la guerra polacca all’aborto dovrebbe spaventarti

Open Democracy – 3 febbraio 2021 – Neil Datta

Il divieto di aborto quasi totale in Polonia è entrato in vigore la scorsa settimana quando è stato pubblicato nella gazzetta ufficiale del governo del paese. Agli ospedali e ai medici polacchi non è più consentito abortire in caso di anomalia fetale. Tali casi costituivano la grande maggioranza delle interruzioni eseguite nel paese, che, anche prima del nuovo divieto, aveva già la legge sull’aborto più severa in Europa – ora, gli aborti sono consentiti solo in caso di stupro e incesto e quando la vita o la salute della madre sono in pericolo.  

Quello che sta accadendo in Polonia in questo momento non dovrebbe essere visto come un comportamento tipico dello stato polacco. Questo non è solo “la Polonia è la Polonia”. Queste azioni sono illegali, disumane e potrebbero infiltrarsi nel resto dell’Europa – e questo è solo l’inizio. 

È illegale

Il Tribunale costituzionale polacco, che ha emesso la sentenza contro l’aborto, è esso stesso di legittimità altamente contestata. Mettendo da parte la sostanza della sentenza, l’attuale tribunale è il risultato di un gioco di potere politico del partito al potere PiS (Legge e Giustizia) che ha sfrattato i giudici precedenti e li ha sostituiti con giudici più sensibili all’agenda politica del partito. Gli ex giudici non hanno riconosciuto il loro sfratto né i loro nuovi sostituti. 

Pertanto, lo stesso Tribunale costituzionale è oggetto di contestazione democratica fondamentale in Polonia e la Commissione europea ha sollevato preoccupazioni al riguardo nei suoi procedimenti in corso per violazione dello Stato di diritto in Polonia. 

Per quanto riguarda la recente decisione anti-aborto, una dei giudici di nuova nomina del tribunale era lei stessa, prima di essere nominata, una delle parlamentari che hanno firmato la mozione parlamentare chiedendo al Tribunale costituzionale di giudicare sulla questione della costituzionalità dell’aborto in il caso di anomalia fetale. 

È disumano

Le disposizioni della sentenza vanno oltre la questione filosofica del “diritto di scelta” rispetto al “diritto alla vita”. Vietando l’aborto per anomalie fetali, il Tribunale costituzionale interferisce nelle decisioni mediche che dovrebbero essere lasciate a una donna e ai suoi cari, in consultazione con il suo medico. 

Il divieto totale appena emanato costringerà le donne polacche a portare a termine una gravidanza non sostenibile, creando così danni fisici e psicologici indicibili. Altre disposizioni della draconiana legge polacca sull’aborto impongono pene detentive a coloro che assistono le donne che interrompono la gravidanza, inclusi medici, partner e familiari. 

C’è già un caso in cui il fidanzato di una donna è stato condannato a sei mesi di prigione per aver portato la sua ragazza in ospedale dopo aver iniziato a sanguinare pesantemente per aver preso una pillola abortiva a casa. 

È solo l’inizio

L’attuale sentenza sull’aborto non è il risultato della volontà popolare, è il risultato di un Tribunale costituzionale illegittimo che ha fatto ciò che il governo PiS non è riuscito a ottenere nel 2016 con la sua proposta legislativa per vietare l’aborto. Il governo ha accantonato quella legislazione dopo massicce proteste . 

Dietro queste iniziative si nasconde una potente struttura chiamata Istituto Ordo Iuris di Cultura Giuridica. Ordo Iuris si definisce un think tank conservatore indipendente; in realtà, è un’organizzazione religiosa estremista ei suoi leader hanno creato una rete di organizzazioni reazionarie in Polonia e oltre. 

Gli avvocati di Ordo Iuris hanno redatto il testo del disegno di legge del 2016 per vietare l’aborto , nonché altri testi legali, inclusi gli argomenti per abbandonare la Convenzione di Istanbul sulla violenza contro le donne e le leggi che criminalizzano l’ educazione sessuale globale e limitano la fecondazione in vitro e una carta che ha creato le ormai famigerate ” zone libere da LGBT ” della Polonia . 

Ordo Iuris è in grado di compiere tali progressi perché si è infiltrato nei meccanismi interni dello Stato polacco. Ad esempio, il fondatore dell’Ordo Iuris ora siede alla Corte Suprema polacca e altri componenti dell’Ordo Iuris occupano posizioni importanti nei ministeri del governo, nel mondo accademico, nella magistratura e in altre istituzioni pubbliche, tra cui la consulenza del presidente polacco.

Potrebbe diffondersi nel resto d’Europa

La Polonia funge da banco di prova per le idee reazionarie da esportare in altri paesi. I giornalisti investigativi hanno rivelato come le organizzazioni sotto il controllo dell’Ordo Iuris abbiano stabilito tentacoli in molti Stati membri dell’UE. Queste organizzazioni hanno iniziato a testare le acque nei loro paesi con gli stessi programmi ultra-conservatori. In Croazia c’era la Convenzione di Istanbul, in Estonia un referendum sui diritti LGBT e in Lituania l’aborto. 

Gli stessi giornalisti investigativi hanno scoperto che l’Ordo Iuris ha speso milioni di euro per creare questi affiliati stranieri – e ognuno cercherà di emulare ciò che vede come risultati in Polonia. E Ordo Iuris ha altre ambizioni. Il 29 gennaio, il governo polacco ha presentato formalmente Aleksander Stępkowski, il fondatore dell’Ordo Iuris, come uno dei candidati della Polonia alla Corte europea dei diritti dell’uomo . 

Quello che stiamo vedendo in Polonia è solo l’inizio. L’inizio dell’erosione dei diritti fondamentali attraverso processi pseudo-legali; prima prendendo di mira le donne, poi le minoranze sessuali. Presto tutti saranno preoccupati. 

È anche l’inizio dell’esportazione dell’ultra-conservatorismo polacco oltre i suoi confini. Grazie alla rete internazionale di Ordo Iuris, ciò che accade in Polonia non rimarrà in Polonia. 

A meno che gli europei non prestino attenzione ai drammatici cambiamenti in atto in Polonia e utilizzino tutti gli strumenti a loro disposizione per sostenere la democrazia e lo stato di diritto – anche sostenendo il coraggioso movimento all’interno della Polonia che sta combattendo contro questo ribaltamento democratico – allora lo stesso destino incombe. Per molti paesi europei. 

Protesta al consolato polacco pro aborto: “Anche in Piemonte siamo sotto attacco”

Torino Oggi 8 marzo 2021

Il presidio, organizzato da Se non ora quando, è uno dei tanti ora in corso in tutta Europa

Qui il il video

Lo scorso 27 gennaio, in Polonia, in seguito alla sentenza della Corte suprema, è entrata in vigore la  norma che vieta l’interruzione di gravidanza anche in caso di malformazione del feto, e che, in pratica, sancisce il divieto quasi totale di ricorrere all’aborto. Una scelta che, nelle ultime settimane, ha fatto scendere in piazza migliaia di persone nell’intero Paese.

In segno di solidarietà, a Torino, assieme ad altre città italiane ed europee, in occasione dell’8 marzo, una delegazione, capeggiata da Se non ora quando, ha manifestato  oggi pomeriggio sotto al consolato per ribadire il diritto all’aborto.

Il presidio in via Madama Cristina si svolge in contemporanea con lo Strajk Kobiet, lo sciopero delle donne in Polonia.

Anche in Italia i diritti delle donne sono a rischio – spiega Laura Onofri, presidente di Se non ora quando –. Pensiamo agli obiettori di coscienza e a tutti i disagi creati dalla pandemia, dove in tante si sono ritrovate ad abortire in condizioni poco sicure. Le linee guida dettate ad agosto dal ministro Speranza sarebbero molto importanti, ma alcune regioni le negano. E anche in Piemonte assistiamo al tentativo di contestarle“.

Lunedì in tutta Europa flash mob per il diritto all’aborto delle donne polacche

Domani – Editoriale Laura Onofri verso l’8 marzo

“Noi, donne d’Europa, non staremo zitte». Inizia così il Manifesto che lo European Parliamentary Forum for sexual and reproductive rights, che riunisce parlamentari di tutta Europa attivi sui diritti sessuali e riproduttivi, ha scritto per sostenere le proteste delle attiviste polacche che da questa estate continuano a manifestare per il diritto all’aborto.

In Polonia il 27 gennaio, in seguito alla pubblicazione in gazzetta ufficiale della sentenza della Corte costituzionale, è diventato effettivo il divieto di interruzione di gravidanza anche in caso di malformazione del feto; in pratica è ormai sancito il divieto quasi totale di ricorrere all’aborto. 

Oggi la situazione è particolarmente grave in quanto molte e molti attivisti sono stati denunciati per aver organizzato durante la pandemia le proteste che continuano ormai da mesi in quasi tutte le città polacche: la leader del movimento Strajk Kobiet (sciopero delle donne) Marta Lempart ad esempio rischia fino a otto anni di carcere.

APPUNTAMENTO IN TUTTA EUROPA

La All-Poland Women’s Strike l’8 marzo organizzerà una protesta intitolata “Giornata delle donne senza compromessi” dove le attiviste polacche raccoglieranno firme per il “Legal abortion without compromises bill”, una proposta di legge per il diritto all’aborto. Il movimento polacco chiede il sostegno di tutto il movimento delle donne europeo. Proprio per questo lo European Parliamentary Forum ha indetto un’azione coordinata proponendo di organizzare tanti flash-mob davanti alle ambasciate o consolati polacchi, da tenersi in ogni paese europeo lunedì 8 marzo dalle 16 alle 18. I presidi si svolgeranno in contemporanea con lo Strajk Kobiet, lo sciopero delle donne che avrà luogo alla stessa ora in Polonia.

In Italia Laura Boldrini e Lia Quartapelle che come parlamentari aderiscono a Epf, insieme a molte associazioni, organizzeranno un flash mob davanti all’ambasciata polacca a Roma e al consolato a Milano, Senonoraquando?Torino con organizzazioni e comitati per i diritti lo farà di fronte al  consolato a Torino.

Manifestare  questa solidarietà non è un’ azione solo simbolica, servirà a far capire al governo polacco che l’attenzione degli altri paesi europei è alta su questa vicenda, congiuntamente a iniziative di pressione che i nostri parlamentari dovrebbero intraprendere perché l’Unione europea tagli  le risorse finanziarie a stati come la Polonia che violano lo Stato di diritto e negano l’autodeterminazione rispetto ai diritti sessuali e riproduttivi, a quelli Lgbt e  rifiutano la protezione delle donne vittime di violenza (con la recessione dalla Convenzione di Istanbul).

L’arretramento dei diritti è la stretta conseguenza del controllo politico del governo polacco, dell’assoggettamento della Corte a tale controllo  e della drammatica crisi  dello stato di diritto di un paese sovranista e antidemocratico.

OSPITARE PER CONSENTIRE UN DIRITTO

Quello che chiede il Polish Women’s Strike è anche la disponibilità dei governi europei a ospitare le donne per poter accedere all’interruzione di gravidanza al di fuori del loro paese così come hanno già fatto alcuni governi del Nord Europa.

Nel Manifesto si evidenzia quanto i paesi estremisti e sovranisti, come la Polonia e l’Ungheria stiano diventando più forti ed erodano la democrazia per precipitare nell’autoritarismo, iniziando ad attaccare il diritto all’autodeterminazione degli individui, ma il pericolo c’è anche in altri stati dove partiti antidemocratici, reazionari e conservatori hanno iniziato campagne contro l’aborto, le unioni omosessuali, il diritto a cambiare sesso.

Quello che sta succedendo in Polonia è davvero grave e fa capire dove si può spingere un potere oscurantista per raggiungere i suoi obiettivi: costringere le donne a portare avanti gravidanze anche in presenza di gravissime malformazioni del feto che spesso possono sopravvivere solo qualche giorno o qualche mese e che sempre invece causano gravi sofferenze alle madri e alle famiglie. La risposta a questo dolore è la proposta dell’ala più destrorsa del governo di creare “stanze del pianto” affinché le donne piangano la loro perdita.

Il Manifesto termina con un’esortazione alle cittadine e ai cittadini europei: inquietante, ma che deve farci riflettere e agire.

«Noi europei siamo un’Unione di valori, non solo una comunità di interessi. Noi europee, sorelle delle  donne polacche, chiediamo pieni diritti delle donne – il diritto all’interruzione sicura della gravidanza – il diritto all’educazione sessuale – il diritto alla dignità – e il diritto di essere rispettate.

Oggi la Polonia è diventata un inferno per le donne, domani potrebbe essere il nostro paese se non ci ribelliamo».