A PROPOSITO DEL RICONOSCIMENTO DEI DIRITTI DEI/DELLE FIGLI/E E DELLE FAMIGLIE OMOGENITORIALI

Dichiarazione della Società Italiana di Antropologia Culturale

La bocciatura, da parte della Commissione Politiche Europee del Senato, della proposta di creazione di un certificato europeo di filiazione, teso ad ammettere diritti paritetici per i figli/e di coppie omogenitoriali, ha aperto un acceso dibattito politico su una questione definita “antropologica”. L’attuale Ministra per la famiglia, la natalità e le pari opportunità ha insistito sul «modello antropologico e giuridico della filiazione. Siamo nati tutti dal grembo di una madre: quella (intendendo la madre “biologica”) non è più una madre? È un contenitore che va escluso dal modello che stiamo costruendo?» (In Mezz’ora, Rai3, 19/3/2023).

Come Società italiana di antropologia culturale (SIAC) proponiamo una prospettiva diversa sulla filiazione per liberare il dibattito pubblico da riduzionismi, anacronistiche schematizzazioni e implicite polarizzazioni ideologiche. Attraverso ricerche svolte in gruppi umani e studi di carattere storico ed etnografico su ogni società, compresa la nostra, l’antropologia culturale ha mostrato l’estrema variabilità e diversità dei modi in cui sono stati istituzionalizzati, regolati e resi significativi i meccanismi riproduttivi, le forme di organizzazione della sfera domestica, i rapporti di discendenza e parentela, i legami matrimoniali. Osservando inoltre le trasformazioni dei modi di fare famiglia, di costruire le filiazioni e di vivere la genitorialità nelle società contemporanee, si colgono processi ed esperienze che hanno contribuito alla moltiplicazione delle forme familiari, alla pluralizzazione dei legami e delle soggettività parentali.

Ad uno sguardo antropologico appare chiaro che far nascere non trasforma i soggetti in genitori e al contempo non basta nascere per diventare figli/e. Il legame di filiazione deriva infatti dal riconoscimento legale e sociale del/della bambino/a appartenente a un determinato gruppo sociale, quali che siano i genitori biologici. Ciò significa che sempre più spesso, anche nel senso comune occidentale, il padre sociale, che garantisce al figlio/a una collocazione e uno status legittimi, non è sempre colui che lo ha generato intrattenendo un legame biologico con il nuovo nato/a; la madre a sua volta non sempre si ritiene che abbia un legame di “sangue” con il/la figlio/a, anche se lo ha partorito. Famiglie e parentele manifestano apertamente il progressivo allontanamento dal modello nucleare coniugale – non “naturale” – basato sulla coppia eterosessuale, sposata, monogamica e con figli/e.

Per di più, le innovazioni tecnologico-scientifiche hanno spinto definitivamente la filiazione oltre il legame biologico costringendoci a rivedere il rapporto, per noi storicamente ovvio, tra dimensione “naturale” e costruzione culturale dei fatti biologici nei processi procreativi; e invitandoci a guardare con sensibilità antropologica e interesse ai modi in cui altri mondi culturali hanno immaginato le possibilità di costruire forme di reciproca compartecipazione tra esseri viventi.

Eppure le istituzioni e chi le rappresenta stentano a prendere atto dei cambiamenti continuando a sostenere un’idea anacronistica e univoca di famiglia.

Fra le nuove forme del fare famiglia, quelle omogenitoriali interpretano in modo più visibile queste trasformazioni. Il Certificato Europeo di Filiazione rappresenta il tentativo di uniformare le procedure di riconoscimento dei/delle figli/e e mira a conservare i diritti familiari in tutti i Paesi dell’Unione, ben oltre l’ambito delle filiazioni omogenitoriali in quanto comprende relazioni di genitorialità, ad esempio l’adozione da parte di persone singles, vietate in Italia. A fronte di dinamiche sociali e politiche sempre più evidenti e pressanti, la non ratifica del Certificato implica la volontà di negare di fatto riconoscimenti giuridici ai soggetti coinvolti nelle trasformazioni in atto e tradisce la difficoltà a separarsi da modelli culturali non più rappresentativi della realtà storico-sociale.

I/le figli/e delle coppie omogenitoriali sono di fronte alla legge italiana figli/e di un solo genitore, quello biologico, salvo riconoscimento da parte dei giudici, che resta pur sempre un procedimento discrezionale con una procedura tutt’altro che semplice e immediata. Possono trascorrere diversi anni perché il genitore sociale sia riconosciuto come idoneo e legittimo, nel frattempo la famiglia rimane in un limbo dove i minori non hanno pienamente gli stessi diritti civili e sociali degli altri bambini/e.

Chi ha studiato e/o frequentato le famiglie omogenitoriali tende a trarne una visione lontana da quella che anima le retoriche, le decisioni, le azioni, le omissioni e i ritardi delle istituzioni. Omissioni attuali, ma anche di un recente passato, quando sono stati neutralizzati in via compromissoria gli effetti attesi dalla legge Cirinnà del 2016, che ha istituito le unioni civili con lo stralcio, e non è un caso, del diritto di genitorialità per il genitore sociale (Stepchild adoption).

A fronte di un simile scenario, constatando che il riconoscimento di diritti ad alcuni nulla toglie a chi già questi diritti li ha, la SIAC sente l’urgenza di portare un contributo al dibattito pubblico auspicando un superamento degli steccati ideologici entro i quali è attualmente confinato il confronto.

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Per approfondire:

Goody, J. La famiglia nella storia europea, Roma-Bari, Laterza, 2000.

Remotti, F. Contro Natura. Una Lettera al papa, Roma-Bari, Laterza, 2008.

Strathern, M. Reproducing the future. Anthropologue, kinship and the new reproductive techniques, Routledge, 1992.

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