L'odio contro le donne: da non punire sui social, secondo la maggioranza

La Stampa 9 luglio 2019 Flavia Amabile Via libera della commissione ...

Trattato internazionale per combattere la violenza e le molestie nel mondo del lavoro adottato dall’Organizzazione internazionale del lavoro dell’ONU

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Tra i due litiganti le donne e i fondi per i centri antiviolenza vengono dopo

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La donna che fece scendere Armstrong sulla Luna

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DIRITTI PER LE ATLETE ITALIANE ADESSO! - #MaiPiùDilettanti

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L’odio contro le donne: da non punire sui social, secondo la maggioranza

15 Luglio 2019

La Stampa 9 luglio 2019 Flavia Amabile

Via libera della commissione Giustizia del Senato al disegno di legge sul Codice rosso ma bocciato dalla maggioranza un emendamento delle opposizioni per perseguire la propaganda e l’istigazione alla discriminazione e la violenza contro le donne

Non si deve punire l’odio contro le donne diffuso su social e in generale sulla rete. La maggioranza ha bocciato ogni tentativo delle opposizioni di sostenere un emendamento al disegno di legge che introduce il Codice Rosso all’esame della commissione Giustizia del Senato. E’ una decisione che arriva proprio nel pieno delle polemiche del sottosegretario alle Pari Opportunità Vincenzo Spadafora che accusa il ministro Salvini di usare un linguaggio che incita l’odio maschilista. In nome della lotta alla violenza verbale contro le donne si uniscono tutte le opposizioni, compresi Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni.

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Trattato internazionale per combattere la violenza e le molestie nel mondo del lavoro adottato dall’Organizzazione internazionale del lavoro dell’ONU

Laura Onofri

Il 21 giugno scorso la Conferenza internazionale del lavoro ha adottato a larghissima maggioranza  (439 voti favorevoli, 7 contrari e 30 astensioni) una nuova Convenzione e una Raccomandazione per combattere la violenza e le molestie sul lavoro – con esplicito riferimento alla violenza di genere e alle molestie sessuali.

E’ un evento di enorme portata, in particolare per tutte le persone che subiscono discriminazioni e molestie sulla base del genere nel mondo del lavoro in Paesi che non si sono ancora dotati di normative e politiche adeguate.

La Convenzione sulla violenza e le molestie, 2019  riconosce che la violenza e le molestie nel mondo del lavoro “possono  costituire una violazione o un abuso dei diritti umani…sono una minaccia per le pari opportunità, sono inaccettabili e incompatibili con il lavoro dignitoso”. 

 Il nuovo trattato internazionale inoltre  definisce “violenza e molestie” come un insieme di comportamenti, pratiche o minacce “che mirano a provocare — o sono suscettibili di provocare — danni fisici, psicologici, sessuali o economici”. Esso richiede agli Stati membri di adoperarsi per assicurare “tolleranza zero nel mondo del lavoro”.

La nuova norma internazionale del lavoro mira a proteggere lavoratori, con qualsiasi status contrattuale, e include le persone in formazione, tirocinio e apprendistato, lavoratori ai quali è stato terminato il rapporto di lavoro, volontari, persone in cerca di lavoro e candidati al lavoro. 

Riconosce che “le persone che esercitano autorità, doveri o responsabilità propri di un datore di lavoro” possono anch’esse essere soggette a violenza e molestie.

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Tra i due litiganti le donne e i fondi per i centri antiviolenza vengono dopo

11 Luglio 2019

HUFFPOST 10 luglio 2019 LOREDANA TADDEI

Ieri in una in un’intervista a Repubblica abbiamo scoperto che il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità è preoccupato del clima d’odio, nonché della pericolosa deriva sessista nel nostro Paese e ha accusato Salvini per gli “attacchi sessisti a Carola Rackete”.

Spadafora se n’è accorto dopo una settimana?

Giusto in tempo per far saltare la conferenza stampa sul Piano antiviolenza, che è stata prontamente cancellata, causa rissa di governo.

Così nulla si sa del modestissimo stanziamento di 37 milioni di euro per finanziare il Piano antiviolenza del 2018, fermo al palo da oltre un anno, nonostante in Italia venga uccisa, per mano di un uomo, una donna ogni tre giorni.

Ma le donne vengono dopo, o peggio, vengono usate strumentalmente in quelle che molti commentatori definiscono eufemisticamente “scaramucce” come è avvenuto in questo ennesimo scontro tra Lega e 5 Stelle.

A dimostrazione che la violenza contro le donne, come ogni altro aspetto della loro vita, da quello economico a quello occupazionale, non sono mai stati nelle agende dei nostri governi, ancor meno nel governo del cambiamento.

Per dire, la Spagna ha stanziato un miliardo in 5 anni per contrastare la violenza, pari a 200 milioni l’anno.

Spadafora nell’intervista su citata dice anche che nel 2019 verranno stanziati 2 milioni: l′1% della Spagna, dove andiamo?

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La donna che fece scendere Armstrong sulla Luna

La Stampa – Scienza 8 luglio 2019 Piero Bianucci

Quando si parla di storia dell’informatica, vengono in mente soltanto due donne: Ada Lovelace Byron e Hedy Lamarr. Ada, figlia del celebre poeta romantico inglese, perché nell’Ottocento, ispirata dalla “macchina analitica” del matematico Charles Babbage, fu la pioniera del software, tanto che si chiama ADA uno dei linguaggi di programmazione della Difesa americana. Hedy per le sue geniali invenzioni tuttora applicate alle telecomunicazioni e all’informatica, nonché per la straordinaria bellezza che ne fece una diva fatale di Hollywood: la storia del cinema le deve la prima (fugace) scena di nudo integrale nel film “Estasi” del 1932.

Da Eniac a Internet

Ma Ada Lovelace e Hedy Lamarr sono solo le punte emergenti. Il contributo delle donne alla scienza dei computer è ben più vasto. Nel libro “L’informatica al femminile” (Neos Edizioni, 144 pagine, 17 euro) Cinzia Ballesio e Giovanna Giordano tracciano la biografia di una trentina di donne quasi sconosciute ma che hanno avuto un ruolo decisivo nel costruire il mondo digitale in cui viviamo. Furono donne le programmatrici di Eniac, il primo computer completamente elettronico (Usa, 1946), tre informatiche nere nel 1962 resero possibile il volo in orbita dell’astronauta John Glenn (come racconta il film “Il diritto di contare”), innumerevoli sono le donne hanno ideato i programmi che fanno funzionare Internet e quelle che oggi lavorano all’Intelligenza Artificiale.

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DIRITTI PER LE ATLETE ITALIANE ADESSO! – #MaiPiùDilettanti

9 Luglio 2019

Per firmare la petizione clicca qui

Mi chiamo Luisa Rizzitelli e sono presidente di Assist, associazione che dal 2000 si batte per le pari opportunità nello sport e perché alle atlete italiane agoniste, che di sport vivono, vengano riconosciuti diritti e tutele. 

In queste settimane abbiamo tifato in tantissime e tantissimi per le #Azzurre del calcio e in tanti avete scoperto che le donne che fanno dello sport il proprio lavoro non possono godere di diritti ELEMENTARI. In questa situazione ci sono anche tanti atleti uomini, ma nel caso delle donne la situazione è incredibilmente incostituzionale e discriminatoria: tutte le atlete italiane infatti(TUTTE dalla prima all’ultima) non possono di fatto accedere ad una legge dello Stato, quella sul professionismo sportivo, la Legge 91 del 1981, che ha demandato allo Sport il compito di decidere quali discipline possano usare gli strumenti della legge. 


E ad oggi, Coni e Federazioni hanno riconosciuto finora solo 4 discipline professionistiche, ma SOLO nella loro versione maschile (calcio, basket, ciclismo e golf). 

Per tutte le atlete italiane, quindi, anche quando sono campionesse straordinarie, nessun contratto collettivo, nessuna previdenza, nessuna tutela della maternità (se non grazie ad un importantissimo ma limitato sostegno di un Fondo istituito due anni fa e rifinanziato). 

Tutto questo è inaccettabile e per la prima volta il Parlamento se ne sta occupando: è in discussione infatti una legge che per la prima volta parla di “LAVORO SPORTIVO” e impedisce che questa definizione possa essere riconosciuta solo agli uomini.Se il “lavoro sportivo” dipenderà come è doveroso dal tipo di impegno che l’atleta porta avanti e non dal movimento economico della sua disciplina, abbatteremo una delle peggiori discriminazioni del nostro Paese.

Per questa ragione ci rivolgiamo al Sottosegretario con delega allo Sport Giancarlo Giorgetti e al Presidente del CONI perché, attraverso il riconoscimento del lavoro sportivo, venga dato alle atlete italiane tutte il Diritto di poter fare lo Sport per lavoro, con tutti i doveri e diritti del caso.

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