MENOPAUSA + VITA

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IN GAZZETTA UFFICIALE LE LINEE GUIDA OSPEDALIERE PER LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA

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Italia chiama Lituania. Dialoghi sul femminismo a Roma

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Pamela Mastropietro, Jessica Foaro e gli sciacalli.

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MENOPAUSA + VITA

19 febbraio 2018

MENOPAUSA + VITA  Tutto quello che dovete sapere (e non avete mai osato chiedere) per affrontare il  “Grande Cambiamento”

MARTEDI 13 MARZO 2018 ORE 17,30   SEDE RAI DI TORINO VIA VERDI 14

La Commissione Pari Opportunità Rai e  SeNonOraQuando? Torino

Vi invitano alla  PRESENTAZIONE DEL LIBRO  di Elena Mora –

Saluti istituzionali: Guido Rossi   CPTO Rai, Mussi Bollini, Presidente CPO Rai

Insieme all’autrice ne parleranno:

Mario Gallo, ginecologo e presidente SIGITE (società Italiana Ginecologia Terza Età)

Laura Onofri, referente SeNonOraQuando? Torino

Un libro spiritoso, confortante che con autoironia e leggerezza, ma anche con rigore parla di un periodo della vita, la menopausa, raccontando del “Grande Cambiamento” che spesso sconvolge la vita di tante donne.

IN GAZZETTA UFFICIALE LE LINEE GUIDA OSPEDALIERE PER LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA

Sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale del 30 gennaio 2018 le Linee guida nazionali di indirizzo e orientamento per le Aziende sanitare e le Aziende ospedaliere in tema di soccorso e di assistenza socio-sanitaria alle donne vittime di violenza. Le linee guida, previste dalla legge di Stabilità del 2016, tracciano un percorso per le donne che subiscono affinché sia garantita loro un’adeguata e tempestiva presa in carico, dal triage fino all’accompagnamento e/o orientamento, se consenzienti, ai servizi pubblici e privati dedicati presenti sul territorio.

Elaborate dal gruppo di lavoro costituito all’interno dell’Osservatorio nazionale sul fenomeno della violenza sessuale e di genere, insediatosi nel mese di novembre 2016, le Linee guida nazionali coinvolgono nel percorso anche gli eventuali figli minori della donna, testimoni o vittime di violenza.

Le Linee guida nazionali dovranno essere adottate entro un anno dalla loro entrata in vigore con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Link alla Gazzetta Ufficiale

Italia chiama Lituania. Dialoghi sul femminismo a Roma

18 febbraio 2018

ARTRIBUNE  11 febbraio 2018   – Donatella Giordano

Istituto Centrale per la Grafica, Roma ‒ fino al 2 aprile 2018. Ventinove artiste donne cantano la rivoluzione con una mostra il cui titolo riprende quello di una delle prime rassegne al femminile curata da Romana Loda nel 1977.

Laisvydė Šalčiūtė, Don’t Die for Love, dalla serie Strip Search, 2010. Courtesy l’artista © Laisvydė Šalčiūtė Photo © Marco Ravasini
Laisvydė Šalčiūtė, Don’t Die for Love, dalla serie Strip Search, 2010. Courtesy l’artista © Laisvydė Šalčiūtė Photo © Marco Ravasini

Si fa presto a parlare di femminismo quando le tematiche si spostano sul ruolo o sul corpo della donna? Dopotutto, quello che negli Anni Sessanta e Settanta in Italia appariva come una rivolta sociale ancora oggi non ha trovato una ragion d’essere e – come dichiara ad Artribune  Tomaso Binga, presente in mostra con una installazione e una performance – “Tutta la presa di posizione delle donne contro la violenza sessuale fa capire che è una tematica che non è superata per niente”. Leggi il resto »

Pamela Mastropietro, Jessica Foaro e gli sciacalli.

17 febbraio 2018

LETTERADONNA 16 febbraio 2018    – Cristina Obber

Una 19enne si prostituisce per 50 euro e i giornali si concentrano sul rimorso di quell’uomo. Mentre il delitto per mano di un tramviere italiano non fa scalpore.

Il pomeriggio prima di essere uccisa Pamela Mastropietro si è prostituita per 50 euro con un 50enne incontrato per strada.
Di quell’uomo abbiamo letto addirittura un articolo senza pudore che lo compiangeva pensando al suo rimorso (articolo di Fabrizio Caccia sul Corriere della Sera, poi rimosso senza nemmeno due righe di scuse) dopo aver saputo che fine orribile aveva fatto la ragazza.
Perché se invece Pamela non fosse morta, tutto bene. Che nessun rimorso debba mai assalire un uomo che porta in un box una ragazza di 19 anni visibilmente in difficoltà e disposta a tutto in cambio di 50 disperati euro.
D’altronde accade ogni giorno vicino alle nostre case, passiamo davanti a ragazze dalla pelle chiara o scura, intravediamo la loro giovinezza dietro il trucco pesante, ma non ci indigniamo per quelle auto che accostano, non la chiamiamo violenza perchè loro sono lì, in vendita, senza catene.

IL FALLIMENTO DELLA REGOLAMENTAZIONE

Sulla prostituzione c’è molto silenzio nel nostro Paese, e dove non c’è silenzio c’è il caos. E in questo caos ci sono esponenti politici che cercano di raccattare voti proponendo di ritornare alle cosiddette case chiuse, chiuse appunto, dove ciò che accade dentro non ci è dato di sapere.
Basta farsi un giro in Rete per capire che nei paesi come la Germania, che ha legalizzato la prostituzione nel 2001 con l’intento di garantire maggiori tutele sanitarie alle donne e un ritorno fiscale allo Stato, si parla oggi di fallimento. Fallimento perchè il mercato è in mano a organizzazioni incontrollabili che sfruttano le donne in prostituzione imponendo loro ritmi estenuanti, proponendo agli ‘utilizzatori finali’ rapporti senza preservativo e senza limiti di azione. Le poche che riescono a scappare raccontano di schiavitù e abusi, di vite rinchiuse come carne al macello.
Non entro nel merito delle donne che decidono di entrare nel giro della prostituzione perché anche se non posso definirlo un lavoro come un altro rispetto le scelte altrui in virtù del libero arbitrio.
Ma le donne che scelgono in libertà rappresentano una infinitesima parte di un mercato che è invece fatto di quelle schiave, anche minorenni, che se sulle strade hanno qualche possibilità di sostenersi o salvarsi, una volta rinchiuse e lontano dagli occhi delle forze dell’ordine sono perdute.

COSA VUOL DIRE «NORMALE»?

Prima di discutere di luoghi aperti o chiusi, non potremmo fare un passo indietro e provare a riflettere sulla domanda che alimenta la prostituzione e che anche nella vicenda di Pamela Mastropietro non viene messa in discussione? Proviamo a non definire «normale» che un uomo di fronte ad una ragazza in difficoltà approfitti della situazione per ottenere una prestazione sessuale.
È questa definizione/sensazione di «normalità» che fa si che una consistente parte della popolazione maschile e femminile sia convinta che consumare corpi altrui in virtù di un potere economico sia cosa normale perchè è sempre accaduto. Ciò che è sempre accaduto a un certo punto può smettere di accadere; basta un piccolo sforzo di memoria per capire che allora potremmo accettare serenamente anche la tortura, la pena di morte, lo sfruttamento dei bambini nel mondo del lavoro, cose che -almeno nel nostro paese- non accadono più perchè abbiamo fatto passi avanti nel rispetto dei diritti umani. E allora perchè non ci (pre)occupiamo dei diritti umani delle donne e delle ragazze costrette alla prostituzione? Perché continuiamo a pensare che ogni uomo abbia il diritto di aprire il portafoglio e farsi fare un pompino in virtù del fatto che l’altra persona non abbia scelta, per costrizione, povertà o disperazione? È davvero normale riempire i pullman di uomini che a prezzo fisso possono passare giornate intere nei bordelli tedeschi a fare sesso come vogliono, dando sfogo a tutte le proprie perversioni perchè tanto il tariffario è esplicito come per gli accessori quando si compra un’automobile? E su quei pullman ci pare davvero normale salirci?

GLI SCIACALLI DELLA POLITICA

Lo sfruttamento dei corpi delle donne è una delle tante forme di femminicidio. Fa parte di quella immensa voragine di violenza che per molti politici non rappresenta nemmeno un problema ancora una volta perchè ‘è sempre esistita’. Esisterà sempre fino a che se ne occuperanno soltanto gli uomini, a cui lo status quo fa comodo, continuando a tenersi stretto il loro potere e fingendo di condividere con le donne uno scettro che in realtà si tengono ben stretto.
Cosa importa delle vittime della prostituzione a chi niente dice e fa contro la violenza sulle donne, salvo quando i carnefici hanno la pelle nera? Perchè basta un altro piccolo sforzo di memoria per ricordare che certi politici si agitano a intermittenza facendo leva sulle nostre insicurezze quando delle donne e delle ragazze che vengono uccise non gli importa niente.
Fateci caso. A Milano Jessica Faoro, 19 anni, è stata uccisa da un tranviere italiano ma non abbiamo sentito slogan nè comizi. Facciamoci tutti più caso a queste bugie che offendono la dignità di ogni Jessica dimenticata, di ogni Pamela che ha preso 50 euro da un uomo senza scrupoli per cui nessun candidato ha speso una parola di biasimo. Gli sciacalli della politica vogliono un popolo facile da governare, che non intralci i loro interessi, che non disturbi, che si accontenti e che si lasci ammaestrare da un «Pane e figa per tutti». Con gli stranieri a casa loro ma le straniere a casa (chiusa) nostra.

Aggiornamento:

Dal Corriere della Sera mi comunicano che il direttore ha pubblicato un pezzo di scuse sull’articolo di Fabrizio Caccia. Come potete leggere si tratta di una risposta ad una lettrice abbastanza generica e priva di condanna per le parole utilizzate nel pezzo. Mi sarei aspettata di più.
Ne prendo comunque atto e suggerisco a Luciano Fontana di inserire le sue parole anche sulla pagina web in cui l’articolo in questione risulta semplicemente rimosso senza spiegazioni.

Torino: svolta all’università, congedo parentale allo studente che diventa papà

La Repubblica      16 febbraio 2018                   Jacopo Ricca

Riconosciuta la parità di genere: tasse sospese per un anno

Gli universitari che diventano padri potranno chiedere il congedo come le loro colleghe donne. Svolta nella lotta per la parità di genere all’Università di Torino dove anche gli studenti padri potranno sospendere la loro carriera accademica senza pagare le tasse per un anno. La novità è prevista dal nuovo regolamento votato dall’ateneo di via Verdi che cerca di avere un linguaggio non discriminatorio: “Ci piace sottolineare questa cosa perché, oltre a essere un adeguamento formale, si combina anche con un cambiamento sostanziale – spiega il portavoce di Studenti Indipendenti, Federico Salvatore – Leggi il resto »