Ocse: "Crescono diseguaglianze tra generazioni. Giovani italiani più poveri e senza lavoro"

Ocse: La Repubblica   18 ottobre 2017 Reddito e occupazione in Italia hanno favorito le generazioni più "vecchie". Tra uomini e donne una ...

#TUTTINSIEME in Piemonte contro Bullismo e Cyberbullismo

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LE DONNE E LA GESTIONE DEL RISPARMIO

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Nuovi voucher, vecchi problemi

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Esiste un solo “cattivo”. Molestatori e vittime non sono equiparabili

Esiste un solo “cattivo”. Molestatori e vittime non sono equiparabiliLa Stampa 15 ottobre 2017     -   Opinioni  a cura di Maria Corbi Gentile Maria, sono stato spinto a scriverle dal ...

Ocse: “Crescono diseguaglianze tra generazioni. Giovani italiani più poveri e senza lavoro”

18 ottobre 2017

La Repubblica   18 ottobre 2017

Reddito e occupazione in Italia hanno favorito le generazioni più “vecchie”. Tra uomini e donne una differenza salariale del 20%

MILANO – Non è un quadro a tinte allegre quello che l’Ocse traccia per le giovani generazioni, anche in Italia: saranno messe peggio di quelle che le hanno precedute, almeno dal punto di vista economico e del lavoro. Il rapporto dell’Ocse “Preventing Ageing Unequally”, che vuole prevenire l’aumentare delle diseguaglianze con l’invecchiamento, dice che negli ultimi 30 anni il gap tra le vecchie generazioni e i giovani in Italia si è allargato. Il tasso di occupazione, tra il 2000 e il 2016 è cresciuto del 23% tra gli anziani di 55-64 anni, dell’1% tra gli adulti di età media (54-25 anni) ed è crollato dell’11% tra i giovani (18-24 anni).
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#TUTTINSIEME in Piemonte contro Bullismo e Cyberbullismo

Seminario di studio Educazione e Genere

Aula magna Liceo classico Alfieri c.so Dante 80 – Torino

26 ottobre 2017 ore 9.00-16.30

PROGRAMMA ore 8.45 Accoglienza a cura delle Associazioni partner e dei Servizi del Comune di Torino ore 9.00 Benvenuto del Dirigente Scolastico dell’Istituto ospitante, presentazione generale dell’iniziativa e dei soggetti coinvolti, e presentazione del programma della giornata Moderano Eugenia GUERRINI e Marco SCARNERA ore 9.15 Saluti dell’assessore Giusta, del Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte, dei Servizi del Comune di Torino

ore 9.30 Coordinate psico-pedagogiche (area psico-pedagogica) Quale educazione e quale formazione a scuola? Perché è legittimo e importante parlare di genere a scuola? Perché si generano conflitti, correlati al genere, a scuola, in famiglia, nel quotidiano? Relatrici: Patrizia DI LORENZOOrnella DUTTO Leggi il resto »

LE DONNE E LA GESTIONE DEL RISPARMIO

Il Museo del Risparmio di Torino ha realizzato in collaborazione con Episteme, e con il sostegno di Intesa Sanpaolo, un’indagine inedita per esplorare il grado di consapevolezza e padronanza della popolazione italiana femminile nella gestione del denaro.

A tal scopo sono state condotte 1030 interviste a un campione rappresentativo della popolazione italiana compresa tra i 18 e 64 anni.

 I risultati hanno confermato un persistente e significativo divario di genere tra uomini e donne per quanto concerne la situazione economica e la gestione dei risparmi, sia a livello di atteggiamenti che di comportamenti adottati.

 La presentazione dei risultati si svolgerà presso il Museo del Risparmio (Via S. Francesco d’Assisi 8/A, Torino) mercoledì 25 ottobre alle ore 18.00.

 Interverranno Giovanna Paladino (direttore e curatore Museo del Risparmio), Elsa Fornero (coordinatore scientifico CeRP-Collegio Carlo Alberto),Daniela Del Boca (Università di Torino). Modererà l’incontro la giornalista Barbara de Amicis.

Per partecipare è obbligatorio registrarsi via mail a INFO@museodelrisparmio.it  indicando l’eventuale numero di accompagnatori. Le iscrizioni saranno accettate fino a esaurimento della capienza.

Nuovi voucher, vecchi problemi

16 ottobre 2017

in.Genere  13 ottobre 2017    – Alberto Mazzon

Nel 2016 sono stati più di 134 milioni i voucher utilizzati per la retribuzione del lavoro accessorio. Un fenomeno che ha riguardato circa 1,7 milioni di lavoratrici e lavoratori. Ora, l’introduzione dei nuovi strumenti di retribuzione occasionale sembra addirittura facilitare il sommerso, mettendo a rischio soprattutto le donne. Capiamo perché

Di lavoro accessorio si parla dal 2003, anno a cui risale l’introduzione della remunerazione delle attività lavorative occasionali di breve durata, sia domestiche, che in settori come quello alberghiero e della ristorazione. La progressiva liberalizzazione che ha accompagnato l’uso dei voucher – il sistema di pagamento alla base del lavoro accessorio – ne ha poi determinato una straordinaria espansione tra il 2012 e il 2016. Un successo che al lavoro accessorio è costato dure critiche – come quella di essere oggetto di abusi e responsabile di un’eccessiva precarizzazione del lavoro – tanto che la Cgil ne aveva proposto l’abolizione con un referendum abrogativo che poi è stato anticipato dalla decisione del governo di abrogare la normativa sul lavoro accessorio a marzo 2017, e dalla promessa di impegnarsi a fornire a famiglie e imprese uno strumento alternativo per la retribuzione delle prestazioni di lavoro occasionali.

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Esiste un solo “cattivo”. Molestatori e vittime non sono equiparabili

La Stampa 15 ottobre 2017     –   Opinioni  a cura di Maria Corbi

Gentile Maria, sono stato spinto a scriverle dal gran casino che è nato intorno alla vicenda del produttore Weinstein, «il porco», «il maschilista», «approfittatore», «sessuomane». E chi più ne ha più ne metta. E non me ne voglia se sono un po’ sarcastico. Sono un uomo. Come Weinstein. E come a lui mi piacciono le donne. E io non dispiaccio, diciamo così, a loro. Non nascondo ovviamente che in questo mio piacere sia compresa una parte che non attiene al mio fascino, alla mia anima, alla mia bellezza, ma al fatto che sono un uomo realizzato in grado di dare alla mia donna sicurezza e anche qualche appoggio. E non nascondo che alcune donne sono venute con me per questo, non perché innamorate o colpite dalla mia persona. Ma in questo caso, e lo chiedo a lei, sono solo io «il mostro» che approfitta di una donna più debole o invece lo sono anche loro che approfittano di un uomo più forte? Non pensa che in questo caso forza e debolezza si incrocino e sfumino una nell’altra? E che decidere di approfittare del proprio fascino per avere delle utilità, di qualsiasi tipo, sia ugualmente riprovevole? Asia Argento, facciamo un esempio, poteva dire «no grazie» e invece ha detto «sì» perché le faceva comodo. E cito lei perché è la figlia di un regista famoso, non certo Cenerentola al ballo. Questa di Weinstein mi pare una favola banale dove nessuna fanciulla «indifesa» perde la scarpetta per caso. Chi ha accettato questo patto sapeva quello che stava facendo. E denunciare adesso, quando hanno scalato la vetta grazie a quel «sì» detto a un uomo potente mi sembra francamente ipocrita. E troppo comodo. Non pensa?  

Gentile Alberto, no non la penso come lei. E questa vicenda di Weinstein rafforza la mia idea: le vittime in nessun caso devono e possono essere messe sullo stesso piano dei molestatori. E questo tentativo goffo di farlo adesso (purtroppo anche da parte di donne) utilizzando come grimaldello la vittima «imperfetta» Asia Argento mi disturba. Moltissimo. Certo lei è una «figlia di», agiata, in qualche modo protetta e avrebbe potuto dire un «no» forte e chiaro al porco che la circuiva.

 

Ma questo non giustifica certo Weinstein che forte del suo potere lo ha usato per ottenere favori sessuali da lei e da altre, moltissime, ragazze, con il sogno di diventare attrici. Sogno «custodito» nelle mani del rapace produttore. E, caro Alberto, quello che fa ancora più rabbia non è lo svelamento del segreto di pulcinella, la certezza che il «divano del produttore» esiste e lotta ancora insieme a noi, ma la reazione del popolo maschile. A iniziare dal silenzio dei maschi di Hollywood, tutti, dalle maestranze, agli attori, ai grandi boss degli studios. E quando hanno detto qualcosa lo hanno fatto perchè costretti. Per non parlare invece degli uomini che hanno preferito liquidare la storia con un «potevano dire di no». «Nessuno le ha costrette». Ma qui bisogna mettersi d’accordo su cosa sia la «costrizione». E certamente essere costrette a passare dalle mani di uomini orrendi per poter realizzare una propria aspirazione è una violenza. Tra l’altro una violenza che porta con sé la potenza di secoli di cultura maschile, maschilista e sessista. Una rete difficile da districare soprattutto senza la buona volontà di chi la ha tessuta, ossia gli uomini. E non mi pare che ci sia questa buona volontà visti i commenti (pochi, imbarazzati o imbarazzanti) e i silenzi dei portatori di testosterone. Ed è per questo che non è giusto accusare Asia & co di vittimismo, furbizia e altre malefatte. Sono comunque vittime di un uomo e di un sistema.

 

Poi certo ci sono donne che hanno un altro valore di sé e non lo scambiano con il palpeggiamento di un vecchio (o giovane) bavoso. E certamente se avessi una figlia vorrei che a Weinstein avesse aperto ben bene l’occhio per sputarci dentro. Ma questa è un’altra storia. Anzi la storia è unica: esiste un solo «cattivo», l’uomo (o la donna) che chiede in cambio favori sessuali.