L’architettura sessista delle città

L’architettura sessista delle città      freedamedia.it               Arianna Marchente               ...

CARO GOVERNO, VEDERCI MORIRE NON TI BASTA?

CARO GOVERNO, VEDERCI MORIRE NON TI BASTA?ELLE   22 giugno 2017                      Cristina Obber L'ennesima vittima inascoltata. Ester ...

Insultata perché velata, ho avuto un trapianto e non posso stare al sole

Insultata perché velata, ho avuto un trapianto e non posso stare al soleCorriere della sera 20 giugno 2017    - Elena Tebano Anna Pacifica Colasacco: «Seguo una terapia che azzera la risposta immunitaria, ...

Mia madre, la mia bambina Solo l’amore ci può salvare

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«Violata la libertà di procreazione» Prima condanna in Italia

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L’architettura sessista delle città

23 giugno 2017

      freedamedia.it               Arianna Marchente                 5 giugno 2017

 

Quando parliamo di sessismo solitamente ci vengono in mente frasi o situazioni in cui le discriminazioni sono abbastanza palesi. E allora ci arrabbiamo, prendiamo una posizione e cerchiamo, nei limiti del nostro potere, di scardinare i presupposti e i luoghi comuni su cui poggiano certe convinzioni. Tuttavia esistono forme di sessismo molto più consolidate e in un certo senso meno evidenti in cui, ancora, la nostra vita quotidiana è immersa.
Basta pensare, ad esempio, a come sono fatte le città, come sono strutturate le strade, le vie, i quartieri, come funzionano i mezzi di trasporto. Basta pensare a come sono fatte le città – dicevo – per rendersi conto che sono state architettate e organizzate da uomini che pensavano che il posto della donna fosse a casa, con i bambini. Leggi il resto »

CARO GOVERNO, VEDERCI MORIRE NON TI BASTA?

22 giugno 2017

ELLE   22 giugno 2017                      Cristina Obber

L’ennesima vittima inascoltata. Ester Pasqualoni è stata uccisa dallo stalker che la tormentava da 10 anni. Lo aveva già denunciato due volte ma entrambe le querele erano state archiviate.

Si è suicidato il presunto assassino di Ester Pasqualoni, la donna che il 21 giugno è stata uccisa a Sant’Omero (Teramo), dallo stalker che la tormentava da 10 anni; lei lo aveva già denunciato due volte alle forze dell’ordine ma entrambe le querele erano state archiviate. Un iniziale divieto di avvicinamento era stato revocato.

Erano circa le 16 ed Ester aveva appena finito il turno in ospedale dove lavorava come oncologa; giunta al parcheggio è stata aggredita con un coltello ed è morta in una pozza di sangue per le ferite riportate al torace e alla gola. Il suo volto era così sfigurato che i colleghi intervenuti non l’hanno nemmeno riconosciuta subito. La sua avvocata ha raccontato che Ester aveva conosciuto quell’uomo perché figlio di un suo ex paziente e da allora lui la perseguitava in maniera ossessiva con pedinamenti e minacce. L’Ansa riporta che un investigatore avrebbe subito ammesso: «Abbiamo idea di chi possa essere l’omicida e lo stiamo cercando», frase insopportabile ora che Ester è morta. Ci si chiede come sia possibile che le sue denunce fossero state archiviate. Che con una legge sullo stalking non si sia potuto investigare ed intervenire per tutelare l’incolumità di una persona oggettivamente in pericolo.

È di pochi giorni fa la sentenza della Cassazione che ha riconosciuto la responsabilità dei due magistrati della corte d’appello di Messina che non hanno considerato con la dovuta attenzione le 12 denunce presentate da Marianna Manduca, successivamente uccisa dal marito Saverio Nolfo. Nessun provvedimento fu preso nei confronti di quest’uomo che ripetutamente picchiava e minacciava la moglie, e ora di questa negligenza i magistrati dovranno rispondere. La sentenza su Messina è importante perché apre la strada ad altre richieste di assunzione di responsabilità istituzionali nel sottovalutare i fattori di rischio e nel minimizzare le denunce delle donne, talvolta mettendone in dubbio la credibilità. Ma poco ci consola in questo momento sperare di rendere a Ester un po’ di giustizia così come poco ci consola che il suo assassino si sia ucciso. Ester è morta, e come tante altre volte la sua è stata una fine annunciata. Ne scriviamo in continuazione eppure il governo sembra sordo e indifferente, gli appelli rimangono inascoltati e ogni volta che una donna muore la rabbia cresce perché ci lasciate sole.

Quante Ester ci sono in questo momento in pericolo, inascoltate, rimandate a casa con qualche buona parola? Abbiamo un governo con ampia presenza femminile eppure nulla cambia, si lavora su dettagli discutibili e non sulla sostanza, sulla piena applicazione della convenzione di Istanbul. È dal giugno 2013 che l’Italia non ha una ministra delle pari opportunità. Mi rivolgo al premier Gentiloni, a Maria Elena Boschi che ha la delega alle pari opportunità, al ministro della giustizia Orlando: che dobbiamo fare per avere la vostra attenzione visto che non serve nemmeno morire?

 

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Insultata perché velata, ho avuto un trapianto e non posso stare al sole

21 giugno 2017

Corriere della sera 20 giugno 2017    – Elena Tebano

Anna Pacifica Colasacco: «Seguo una terapia che azzera la risposta immunitaria, devo portare una mascherina e per un anno non posso stare al sole perché ho la pelle troppo vulnerabile»

«Mai avrei pensato che, in un Paese libero come l’Italia, una donna potesse essere insultata solo perché vuole passeggiare velata da capo a piedi. Nella fattispecie, la donna velata ero io». Aquilana, sessantun’anni, antiquaria, Anna Pacifica Colasacco prima è sopravvissuta al terremoto che nel 2009 ha distrutto la sua città e alla ricostruzione che ne ha spopolato il suo amatissimo centro storico, poi ha dovuto affrontare un tumore che l’ha costretta a subire un trapianto di midollo osseo. Leggi il resto »

Mia madre, la mia bambina Solo l’amore ci può salvare

Corriere della sera La 27 ora  – 16 giugno 2017                 Daniela Aloi

«Buonasera signora, sua mamma dove è andata?». E chi lo sa, vorrei saperlo tanto anche io, mamma ha iniziato a non esserci più lentamente, all’inizio non ricordava dove fossero le cose, al solito si pensa che stia iniziando ad invecchiare e non ci si dà peso, passerà… Poi però ti siedi a tavola e senti dei sapori diversi, qualcosa è cambiato nelle pietanze che mamma, da cuoca sopraffina, ha sempre cucinato in maniera sublime. Poi senti che ti chiede quale strada debba fare per andare in chiesa per la messa, una strada che ha sempre percorso con passo spedito e sicuro, ogni giorno della sua esistenza. Capisci che qualcosa sta cambiando, ma non può essere, la mamma è sempre la mamma, è lei il nostro faro, il nostro punto di riferimento, la roccia che non affonda mai alla quale aggrapparsi quando vengono meno le certezze, è a lei che ci siamo rivolti da sempre per conoscere le cose, per affrontare le difficoltà, per sentirci amati, protetti, guidati, che ci ha sempre capito anche nei nostri silenzi. Non può essere, non ci può abbandonare, non ce lo possiamo permettere, abbiamo ancora tanto bisogno di lei. Perché ci sta facendo questo? Leggi il resto »

«Violata la libertà di procreazione» Prima condanna in Italia

Corriere della sera La 27ora      19 giugno 2017      –      Luigi Ferrarella

A una donna rimasta incinta nonostante credesse di aver subìto in ospedale il concordato intervento di sterilizzazione, e decisasi allora a interrompere la gravidanza indesiderata in Sardegna, per la prima volta un Tribunale civile ha riconosciuto il «danno non patrimoniale» conseguente alla violazione, da parte dell’ospedale inadempiente, «del principio di autodeterminazione della propria esistenza e della completa libertà nella determinazione delle scelte in merito alla procreazione cosciente e responsabile».

Sinora, in tema di «danno da nascita indesiderata», in giurisprudenza esistevano casi (peraltro pochi) non sovrapponibili a questo: erano cioè nascite contro o al di là della volontà della donna, magari foriere di danni fisici o mentali ai neonati, ma tutte occasionate da falliti aborti, o da errate sterilizzazioni, o ancora da improprie somministrazioni di contraccettivo. In questa causa civile, invece, decisa ora dal Tribunale di Cagliari, l’Azienda ospedaliera è stata condannata a risarcire la violazione delle scelte di procreazione della donna, orientatasi ad abortire dopo l’indesiderata gravidanza frutto appunto della inadempienza dell’ospedale.

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