Legge 194. Dall’Associazione Luca Coscioni, Aied e Associazione Amica un rilancio in quattro mosse

Legge 194. Dall’Associazione Luca Coscioni, Aied e Associazione Amica un rilancio in quattro mosseQuotidiano.sanità   21 maggio 2018 Regolamentare l’obiezione di coscienza che al sud coinvolge l’83,5% dei ginecologi e favorire la pillola al posto ...

La famiglia secondo il nuovo governo

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RIUNIONE DEL COMITATO GIOVEDI' 31 MAGGIO ore 21

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Aborto, tra scelta e diritto

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DICHIARAZIONE DI REBEL NETWORK SUL #CONTRATTO LEGA-5STELLE

DICHIARAZIONE DI REBEL NETWORK SUL #CONTRATTO LEGA-5STELLEPubblichiamo il comunicato stampa delle rete Rebel Network sul #contratto Lega 5 stelle che condividiamo Rebel Network esprime grande preoccupazione per ...

Legge 194. Dall’Associazione Luca Coscioni, Aied e Associazione Amica un rilancio in quattro mosse

23 maggio 2018

Quotidiano.sanità   21 maggio 2018

Regolamentare l’obiezione di coscienza che al sud coinvolge l’83,5% dei ginecologi e favorire la pillola al posto dell’intervento chirurgico, privilegiando il Day Hospital evitando così un ricovero di tre giorni, risparmiando risorse da investire in Consultori, Contraccezione e nella promozione di una corretta informazione per tutti

“Il miglior regalo per il 40esimo compleanno della legge 194 sarebbe quello di applicarla in maniera legale ed appropriata, evitando così di minare le fondamenta, la sostenibilità e l’equità del sistema, risparmiando oltre 10 miliardi di euro, un peso insostenibile sulle casse del nostro Ssn e che potrebbe essere alleviato dalla corretta regolamentazione dell’obiezione di coscienza e dall’ottimale applicazione del metodo farmacologico”.

A quaranta anni dall’emanazione delle 194 l’Associazione Luca Coscioni Aied e Associazione Amica presentano in quattro mosse come garantire la tutela della salute riproduttiva

Regolamentare l’obiezione di coscienza…
Secondo la Relazione del ministro della Salute sull’attuazione della Legge 194/78 per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza, in Italia, nonostante l’aborto sia legalizzato, l’obiezione di struttura, non ammessa dalla legge 194 (solo il 60% degli ospedali con reparto di ostetricia ha un servizio IVG) e la dilagante obiezione di coscienza, aggravano anno dopo anno il disservizio in molte Regioni, limitando di fatto il diritto alle scelte riproduttive e alla salute di molte donne che vivono nel nostro paese.
Nell’Italia Settentrionale su 1541 ginecologi il 63.9%  sono obiettori, in quella Centrale su 688 ginecologi il 70.1% sono obiettori e nel meridionale le percentuali crescono ancora di più, degli 838 ginecologi presenti sono obiettori l’83.5%, nelle isole ci sono 542 ginecologi di cui il 77.7% obiettori

“Nell’anniversario della 194 – rileva in una nota l’Associazione – ribadiamo che le soluzioni individuate con l’Aied e Associazione A.m.i.c.a. per evitare interruzioni di servizio o ritardi nell’accesso alla 194 sono soluzioni applicabili immediatamente per il pieno rispetto della legge senza la necessità di modifiche normative”. Leggi il resto »

La famiglia secondo il nuovo governo

in.Genere    22 maggio 2018

Il contratto appena firmato da Lega e 5Stelle rivela una precisa visione del ruolo delle donne e della famiglia: la cura è un problema tutto femminile. Chi ha i soldi può risolverlo pagando, le altre pesando sulle nonne o rinunciando al lavoro. Un’analisi di genere e le ripercussioni sull’economia

Che tipo di famiglia hanno in mente gli estensori del ‘contratto di governo’ Lega-5Stelle?

Pensano alla famiglia tradizionale, con l’uomo che porta a casa il pane e la donna impegnata nella cura dei famigliari, con al massimo un lavoro part-time a integrare il bilancio famigliare?

O a una famiglia che, fuori dagli stereotipi sessuali, condivide lavoro pagato e non pagato?

La domanda è importante, non solo per capire quali prospettive attendono la parità di genere, e in che modo si vuole rispondere al problema della sostenibilità del modello di sviluppo, ma anche per immaginare quale sarà l’impatto sull’economia del paese. A una prima lettura il contratto sembra barcamenarsi fra i due modelli descritti sopra, ma solo in apparenza. Leggi il resto »

RIUNIONE DEL COMITATO GIOVEDI’ 31 MAGGIO ore 21

22 maggio 2018

Riunione Comitato giovedì 31 maggio 2018 ore 21

La prossima riunione del Comitato si terrà:

giovedì 31 maggio  2018  alle ore 21  presso la nostra sede in via Cernaia 30 scala destra 4 piano (suonare Libertà e Giustizia)

ecco l’ordine del giorno:

-aggiornamento sulla preparazione del convegno che si terrà il 15 giugno in Sala Viglione – Palazzo Lascaris
dal titoloMADRE PER SCELTA

La tutela dei diritti delle donne nella rete dei consultori  – organizzato nell’ambito della nostra iniziativa sulla Maternità dal gruppo aspetti medico sanitari

-aggiornamento su organizzazione delle letture sceniche sempre nell’ambito dell’iniziativa maternità
(essendoci novità rilevanti preghiamo tutte le componenti del gruppo giuridico e gruppo psico/sociologico di essere presenti. grazie)
-aggiornamento  su varie iniziative a cui abbiamo aderito a livello nazionale (appelli/petizioni/ ecc)
-varie ed eventuali.

Vi aspettiamo!

Aborto, tra scelta e diritto

Femministerie    12 maggio 2018  Cecilia D’Elia

Quarant’anni sono una soglia: non ci sono più alibi, si è decisamente nell’età adulta. E tali sono dunque quelle leggi che quest’anno entrano negli “anta”. Due in particolare videro la luce nel maggio del 1978, la legge 180, in tema di “accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”, e la legge 194 sulla “tutela della maternità e sull’interruzione volontaria di gravidanza”. La prima, che fu poi compresa nel testo istitutivo del servizio sanitario nazionale approvato a fine anno, ha posto fine a secoli di abusi e ha promosso una nuova idea di salute e di dignità della persona malata di mente. La seconda ha reso legale, entro certe condizioni, interrompere una gravidanza quando questa leda il diritto alla salute psicofisica della donna. A lei, dopo una pausa di riflessione di sette giorni, spetta la decisione su tale scelta. In entrambi i casi, nel nome del diritto alla salute, vengono meno forme di controllo statale prima in essere. Perché tale era, per esempio, quello che veniva esercitato sul corpo femminile e sulla sua capacità generativa: abortire o costringere una donna ad abortire era all’epoca un reato contro l’integrità e la sanità della stirpe, le cui pene venivano ridotte dalla metà ai due terzi se l’aborto, su donna consenziente o meno, veniva procurato per “causa di onore” (ricordiamo che il delitto d’onore sarà abolito solo nel 1981). Leggi il resto »

DICHIARAZIONE DI REBEL NETWORK SUL #CONTRATTO LEGA-5STELLE

20 maggio 2018

Pubblichiamo il comunicato stampa delle rete Rebel Network sul #contratto Lega 5 stelle che condividiamo

Rebel Network esprime grande preoccupazione per quanto riportato nel contratto di governo in materia di politiche di riequilibrio tra i generi.

Le poche righe dedicate al tema sono un vero e proprio salto nel passato che cancellano anni di battaglie per i diritti e studi sul contrasto alla violenza maschile sulle donne.

Le donne vengono collocate fra gli anziani e le periferie. L’impressione è che non si conosca il linguaggio di genere e che non vi sia alcuna consapevolezza delle nuove istanze sociali volte a considerare – finalmente – uomini e donne diversi e pari.

La conciliazione famiglia-lavoro menzionata nel documento esclude gli uomini (in un Paese dove la cura della casa, dei figli e degli anziani è già in gran parte sulle spalle delle donne), ostacolando così una più moderna visione della genitorialità e della cura responsabilmente condivisa. Per esempio, non vi è nessun accenno al congedo di paternità.

Si parla di ‘premio’ per la #maternità anziché di ‘contributo alle spese’, riportandoci all’insopportabile retorica da ventennio fascista del “dare figli alla Patria”, della maternità come dovere sociale e non come desiderio e libera scelta individuale.

Sul tema dell’affidamento dei figli, in caso di separazione, l’unica soluzione proposta è una uguale divisione del tempo da trascorrere con l’uno o l’altro genitore. Si parla di affido condiviso come se i figli fossero beni da spartire, più che da crescere in un ambiente sereno che garantisca loro continuità e serenità.

In un Paese in cui si consuma un #femminicidio ogni tre giorni (e in cui vi è un preoccupante aumento dei casi di #figlicidio) la “Prevenzione” è affidata solo ai corsi di formazione per le Forze dell’Ordine (attività importante, ma non sufficiente) e a singole iniziative dei Centri Antiviolenza; si legittima la teoria dell’alienazione parentale, quella che accusa le donne di denunciare prevaricazioni e abusi al solo scopo di separare padri e figli. Questa teoria, da tempo scientificamente disconosciuta a livello internazionale, non solo discredita le #donne, ma mette in pericolo la loro vita e quella dei loro figli e di fatto difende gli uomini violenti.

Viene ignorata completamente la necessità prioritaria di fare prevenzione, come se subire violenza fosse per le donne un destino ineluttabile. Manca un qualsivoglia riferimento all’inserimento di programmi di educazione di genere nelle Scuole, luoghi centrali del rinnovamento della cultura nel rispetto delle diversità.

Nessuna posizione sulla preoccupante situazione della disoccupazione femminile (attualmente al 50,3%), su eventuali strumenti necessari per il superamento degli ostacoli nell’accesso alle carriere da parte delle donne, sulla disparità di retribuzioni tra uomini e donne a parità di incarico (fenomeno pandemico, nonostante in Italia vi sia il DL 198/2006 che regola la parità salariale).

Nella parte dedicata allo Sport sono completamente assenti i riferimenti alle discriminazioni che il mondo femminile subisce, a partire dall’impossibilità di accedere alla Legge sul professionismo sportivo (L.91 del 1981), di cui possono beneficiare in Italia solo quattro discipline sportive, tutte solo maschili.

In definitiva, rileviamo la mancanza di una visione femminista del presente e del futuro, intendendo con la parola “femminista” una visione della società come un luogo inclusivo delle differenze e che garantisca a tutte le persone pari opportunità di realizzazione e pari #diritti. In questa mancanza di inclusività, riteniamo esempio aberrante la volontà di escludere dagli asili nido i bambini non italiani.

Pur consapevoli che si tratti di una sintesi, riteniamo che questo programma metta a rischio alcuni dei fondamentali diritti acquisiti nel percorso di fuoriuscita dalla #cultura patriarcale iniziato nel secolo scorso e ripreso con slancio irrefrenabile in questi ultimi anni, in Italia e nel mondo.

Nell’auspicio che quanto scritto nel documento possa essere rivisto, chiediamo sin d’ora un incontro per confrontarci con i Ministri e le Ministre che avranno il compito di attuare le politiche su questi temi, sottolineando la necessità di una nomina di una Ministra per le #pariopportunità che abbia una storia personale e competenze vicine ai movimenti delle donne e alle loro battaglie.
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