Desirèe, uccisa due volte

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Con le donne del Rojava: l’appello e la mobilitazione per la manifestazione

Con le donne del Rojava: l’appello e la mobilitazione per la manifestazione L’INIZIATIVA DI LE CONTEMPORANEE La 27 ora - Corriere della sera - «Non parlateci più di valori occidentali se non sapete ...

“LA SALUTE È UN BENE COMUNE” PROBLEMI E SFIDE DALL’ACCOGLIENZA

“LA SALUTE È UN BENE COMUNE” PROBLEMI E SFIDE DALL’ACCOGLIENZA Corso dell’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Torino In collaborazione con l’Associazione “Camminare Insieme” 25 ottobre 2019 ...

C'è una nuova arma nella guerra contro le donne in Europa. Si chiama "demografia"

C'è una nuova arma nella guerra contro le donne in Europa. Si chiama 30 settembre 2019 Open Democracy - Neil Datta La candidata per un nuovo portafoglio demografico della Commissione europea ...

Siria, uccisa Hevrin Khalaf, attivista per i diritti delle donne

Siria, uccisa Hevrin Khalaf, attivista per i diritti delle donne La Repubblica 13 ottobre 2019 Segretaria generale del Partito Futuro siriano, si batteva anche per la coesistenza pacifica fra curdi, cristiano-siriaci ...

Noi donne curde addestrate a resistere. Ma l’Europa si svegli, non abbiamo più tempo

14 Ottobre 2019

LA STAMPA 13 ottobre 2019 Linda Laura Sabbadini

Continua l’offensiva turca nel Nord della Siria dopo le minacce. Bombardamenti su molte città e aree circostanti. È il caso di Kobane, Tell Abiad,Sere Kaniye, Komshlu, Amuola. Bombardamenti da terra e dal cielo che colpiscono pesantemente la popolazione civile.

Nessrin Abdalla, 38 anni, comandante curda dell’Unitàdi protezione popolare delle donne dell’Ypg che raccoglie 8.000 donne e sua portavoce combatte in queste zone nel Nord della Siria.

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Come gli stereotipi di genere cambiano il modo in cui le bambine vivranno la loro vita

11 Ottobre 2019

The Vision 23 settembre 2019 – Elisa Giunti

I luoghi comuni su quanto i cervelli maschili e femminili siano strutturalmente e funzionalmente diversi sono diffusissimi. Queste tesi sono state accreditate per anni anche da articoli e apparenti evidenze scientifiche, che hanno avuto la funzione di fomentare il binarismo di genere e giustificare da un punto di vista neurofisiologico rigidi ruoli sociali che andrebbero invece superati.

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Donne, lavoro, maternità: le discontinuità necessarie

Femministerie 10 ottobre 2019 . di Cecilia D’Elia e Giorgia Serughetti

In Italia una donna su due non lavora. E il lavoro è spesso così precario e intermittente da costringere a ritardare indefinitamente le scelte di maternità.

Quando poi in Italia le donne fanno un figlio, in 4 casi su 10 restano escluse dal mercato del lavoro. Non solo sono licenziate o discriminate in quanto madri, ma si trovano a sobbarcarsi la gran parte del lavoro domestico e di cura: nel loro monte ore di lavoro quotidiano, il 75% è in attività non retribuite. Questo è uno dei più gravi ostacoli alla loro effettiva realizzazione lavorativa.

In Italia, fare figli è il privilegio di chi ha un reddito e vive in città o aree geografiche dove è migliore la qualità della vita grazie a un sistema economico vitale e a un buon sistema dei servizi. Questo significa che anche nelle scelte di maternità si evidenziano le gravi diseguaglianze sociali che affliggono il nostro paese.

Poter scegliere se e quando diventare madre è diventata una questione di classe, ma di segno opposto rispetto al passato, quando i tassi più elevati di fecondità caratterizzavano le fasce meno abbienti. Perché nel frattempo le donne sono cambiate, e non sono più disposte a sacrificare interamente il proprio benessere, la propria salute, per adempiere al proprio destino di riproduttrici. Ciò però non significa che la rinuncia non comporti sofferenza: se il numero medio di figli per donna è tra i più bassi di Europa, quello dei figli desiderati è invece tra i più elevati.

È allora più che evidente che la politica ha una responsabilità grande. Serve una politica ambiziosa e lungimirante se si vogliono sostenere le donne e le coppie nella realizzazione dei loro desideri riproduttivi.

Ben venga quindi la discussione e la proposta dell’assegno unico per figlio. Soprattutto, ben venga che siano semplificate e unificate le diverse forme di aiuto alla genitorialità. Ben venga che si superi la logica dei bonus nella prospettiva di un investimento strutturale nel sostegno di genitori e figli, e che si renda l’assegno universale, disgiunto dalla condizione occupazionale.

Ma, c’è un ma. Se queste politiche non si accompagnano a interventi che mettano in discussione la divisione sessuale del lavoro e che prendano di petto il problema scarsa occupazione femminile, il rischio è quello di fotografare e cristallizzare l’ingiustizia dell’oggi, pur attenuata da un importante sostegno economico.

Come segnalato a suo tempo dall’economiste di In.genere bisogna uscire dal labirinto di voucher e bonus bebé, ma in direzione di una prestazione che incentivi l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro. Alle donne serve cambiamento, non ripiegamento nelle storture del presente.

Non ci sorprende che l’idea di un assegno mensile per ogni figlio susciti entusiasmo tra le donne che oggi sono madri. Perché la loro fatica quotidiana le ha troppo spesso condannate alla solitudine e a un senso profondo di precarietà. Ma dobbiamo essere consapevoli che se non interveniamo parallelamente sulle diseguaglianze di sistema, sia in termini di occupazione sia di servizi, nessun assegno garantirà alle donne la piena realizzazione della propria persona.

Agire sulle diseguaglianze significa anche incentivare una piena condivisione dei carichi di cura tra donne e uomini. Il congedo di paternità obbligatorio esteso a 10 giorni, come viene ora proposto, è certo un passo avanti rispetto ai precedenti 5, e segnala un adeguamento alla recente direttiva del Parlamento Europeo sul work-life balance. Ma l’Italia resta tra i paesi europei con il congedo più breve. La direttiva prevede anche due mesi di congedo parentale (facoltativo) non trasferibile e retribuito per il padre o il secondo genitore: una misura che ci sembrerebbe importante includere da subito in un pacchetto di misure per la distribuzione più equilibrata delle responsabilità. Ma dovremmo essere anche più ambiziose di così. In Parlamento sono già depositate proposte in questo senso, anche per un congedo di paternità (o per il secondo genitore) di durata pari a quello delle madri, da applicare anche alle unioni civili.

Ci vuole coraggio insomma, visione, attenzione alla complessità. Soprattutto, se parliamo di incentivare la natalità, serve fiducia nel futuro. È il momento che chi decide si dimostri all’altezza delle promesse di cambiamento che rivolge al paese, in particolare alle cittadine di questo paese, che alla politica credono sempre meno, che si sentono ad essa sempre più estranee.

Discontinuità reali, politiche adeguate alle disuguaglianze sociali e di genere che mordono e creano insicurezza. Questo è ciò che serve alle donne nel presente e alle generazioni future.

Quando il cinema affronta il tabù della sessualità di una donna matura

HuffPost 4 ottobre 2019 – Loredana Taddei

Sono ancora molti i tabù che riguardano le donne, il loro corpo, i loro desideri, la sessualità.

Un film, nelle sale in questi giorni, è da questo punto di vista rivoluzionario, perché sdogana il piacere femminile, oltretutto in un’età non più giovane, tema molto poco esplorato fin’ora dal cinema.

 Il titolo è “Rosa” e la protagonista è una straordinaria Lunetta Savino, diretta dalla regista Katja Colja, che racconta, con una buona dose di coraggio, la storia di una donna sessantenne alle prese, insieme al marito, con il dolore devastante della perdita della figlia diciottenne.

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