Nel futuro dello sport e della politica

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Gli effetti del Covid sull'occupazione femminile

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Donne e potere – la presenza femminile nei CdA e nei Collegi Sindacali Il punto sulla legge Golfo – Mosca e sulle recenti proroghe

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Per la politica la parità di genere in Italia esiste solo per le madri lavoratrici

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«CSM sia più paritario», dopo l'SOS a Mattarella delle magistrate si unisce anche Noi Rete Donne

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Un Rinascimento che parla di lavoratori e non di lavoratrici

2 Giugno 2020

Corriere della sera La 27 ora Manuela Manera e Laura Onofri

Il 25 maggio sul sito del Dipartimento per le Pari opportunità e la Famiglia è stato reso pubblico il documento di analisi e di proposta prodotto dal gruppo di lavoro Donne per un nuovo Rinascimento. La task-force, che si è incontrata per la prima volta il 15 aprile, è stata costituita dalla ministra Bonetti, convinta che «ripartendo dalle donne, con le donne, possiamo insieme costruire un nuovo percorso, un vero e proprio Rinascimento per il nostro Paese».
Più che come osservatorio impegnato a garantire che le proposte delle altre task-force istituite per affrontare l’emergenza Covid19 nei vari settori abbiano un approccio gender-sensitive e gli interventi siano gender-oriented, l’équipe della ministra Bonetti, prendendo atto che l’impatto dell’epidemia ha esacerbato situazioni di diseguaglianza di genere, mira a «costruire un percorso inedito di crescita per il Paese»: il compito delle dodici professioniste designate è indicare strategicamente, attraverso “proposte fattive, fattibili”, come riparare a disparità di genere che, emerse più chiaramente in questi mesi, sono in realtà strutturali – e non emergenziali, come il richiamo a un lessico bellico (task-force) potrebbe lasciar intendere.

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Un nuovo Rinascimento o un’occasione sprecata?

Giulia giornaliste – 2 giugno 2020 DANIELA COLOMBO

Il documento del ministero Bonetti è una serie di brevissime raccomandazioni, non in grado di indicarci una strada verso la realizzazione dei diritti e di incidere nelle decisioni che verranno prese per rilanciare l’economia.

Le donne hanno ampiamente dimostrato con i fatti di essere state la colonna portante che ha tenuto in piedi le comunità e il proprio paese durante l’emergenza Covid19. In Italia e ovunque nel mondo. Tutti/e hanno dovuto prendere atto che gli Stati in cui la pandemia ha avuto effetti meno gravi sono stati quelli governati da donne. Un esempio per tutti il Kerala, in India, dove la ministra per la Salute KK Shailaja è stata soprannominata “the coronavirus slayer”, la sterminatrice del coronavirus. Perché le donne che raggiungono i livelli apicali il più delle volte governano con maggiore passione e buonsenso. Mentre in quelli con a capo miliardari arroganti, presuntuosi e narcisisti, mossi dal solo desiderio del potere o dalla volontà di difendere i propri interessi e aumentare le proprie ricchezze, il Covid-19 ha avuto effetti devastanti.

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Lettera dell’ Associazione Donne Magistrate Italiane al Capo dello Stato e Presidente del CSM

31 Maggio 2020

All’attenzione di : Al Signor Presidente della Repubblica prof. Sergio Mattarella Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura

ROMA e p.c. Al Signor Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede

Le recenti pubblicazioni su quotidiani del contenuto delle ulteriori captazioni avvenute nel corso delle indagini condotte dalla Procura della Repubblica di Perugia hanno confermato la gravità delle condotte poste in essere da alcuni componenti dell’Organo di Autogoverno della Magistratura, già emerse nel maggio 2019, riportando l’attenzione sulla necessità di riforme indilazionabili, sulle quali, invero, si dibatte da tempo. L’ A.D.M.I. ha più volte evidenziato l’urgenza di una risposta efficace alla questione morale che ha investito parte della Magistratura.

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Perché senza donne non c’è ripresa

Corriere della sera – La 27 ora – 29 maggio 2020 Maurizio Ferrera e Barbara Stefanelli

La fase 2 è partita tra promesse di sussidi e bonus, ma ancora senza una visione. Due punti critici rischiano di indebolire dalle fondamenta la grande ricostruzione: l’assenza di un piano di investimenti per il lavoro delle donne e per la formazione dei giovani. Proviamo a vedere, in due puntate, che cosa potrebbe essere immaginato (e avviato presto) in questa transizione dalla quale dipende la chance dell’Italia di restare al passo con l’Europa migliore.

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Quella sentenza che violenta tutte le donne

Corriere della sera – La 27 ora – 31 maggio 2020 Cristina Obber

16 anni per averla sgozzata, per averne occultato il corpo in una fossa di liquami, corpo ritrovato dopo venti giorni in avanzato stato di putrefazione, pieno di larve e vermi, riconoscibile soltanto da un piccolo tatuaggio e dei braccialetti. Si chiude così la sentenza di primo grado nel processo a Fabrizio Pasini, 50 anni, che nel luglio 2018 ha ucciso Manuela Bailo, la collega 35enne con cui da tre anni aveva una relazione extra coniugale. È stato concesso il rito abbreviato, inapplicabile per i femminicidi commessi dopo l’entrata in vigore della legge 19/2019, che ha comportato uno sconto di pena di 8 anni dai 24 di partenza. Torna in mente un’altra sentenza, del 2013, sempre a Brescia, che ha condannato Claudio Grigoletto a 30 anni per il femminicidio della sua segretaria e amante Marilia Rodrigues Martins, incinta di 4 mesi.

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