Sono incinta: posso tenere il bimbo anche se il mio fidanzato non vuole?

La 27 ora 9 agosto 2017    –  di Greta Sclaunich

«Ho 38 anni e sono rimasta incinta senza volerlo. Il mio boyfriend non vuole figli: vorrebbe abortissi. Ma, sebbene io ora sia fertile, il tempo passa e le possibilità di restare incinta diminuiscono, mentre i costi del congelamento degli ovuli sono altissimi. Per queste ragioni, io sto invece pensando di tenere il bambino. E il mio boyfriend è arrabbiato perché dice che lo avrei “contro il suo volere” ». La questione è apparsa qualche giorno fa sulla pagina delle lettere del magazine del New York Times, nella sezione dedicata ai temi etici.

Una questione legale o etica?

Arriviamo subito al punto: non c’è una risposta. Kwame Anthony Appiah, l’editorialista che si occupa della rubrica, conclude il suo intervento consigliando alla donna di rivolgersi, più che a un legale, a un esperto in crisi di coppia. Ad essere interessante, più che il suggerimento (che sembra banale ma non lo è, visto che rimanda ad un più generale problema di comunicazione tra i due che li ha portati in questa situazione di stallo), è la premessa del ragionamento: «E’ imprudente, per una coppia eterosessuale fertile, avere rapporti sessuali senza aver discusso la questione della contraccezione».

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«Violata la libertà di procreazione» Prima condanna in Italia

Corriere della sera La 27ora      19 giugno 2017      –      Luigi Ferrarella

A una donna rimasta incinta nonostante credesse di aver subìto in ospedale il concordato intervento di sterilizzazione, e decisasi allora a interrompere la gravidanza indesiderata in Sardegna, per la prima volta un Tribunale civile ha riconosciuto il «danno non patrimoniale» conseguente alla violazione, da parte dell’ospedale inadempiente, «del principio di autodeterminazione della propria esistenza e della completa libertà nella determinazione delle scelte in merito alla procreazione cosciente e responsabile».

Sinora, in tema di «danno da nascita indesiderata», in giurisprudenza esistevano casi (peraltro pochi) non sovrapponibili a questo: erano cioè nascite contro o al di là della volontà della donna, magari foriere di danni fisici o mentali ai neonati, ma tutte occasionate da falliti aborti, o da errate sterilizzazioni, o ancora da improprie somministrazioni di contraccettivo. In questa causa civile, invece, decisa ora dal Tribunale di Cagliari, l’Azienda ospedaliera è stata condannata a risarcire la violazione delle scelte di procreazione della donna, orientatasi ad abortire dopo l’indesiderata gravidanza frutto appunto della inadempienza dell’ospedale.

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Lazio. L’aborto farmacologico al Consultorio. Dall’estate via alla sperimentazione con la Ru486

Quotidiano Sanità.it  – 5 aprile 2017

Dopo il concorso per soli medici non obiettori, la Regione Lazio torna al centro delle polemiche sul tema dell’aborto: per la prima volta in Italia, infatti, nel Lazio sarà ora possibile accedere alla pillola abortiva al di fuori dell’ospedale. La sperimentazione partirà la prossima estate e si svolgerà sulla base di linee guida che un apposito gruppo di lavoro sta definendo in questi giorni. La Regione: “Al centro del nostro lavoro c’è la donna e la sua salute”.

Si è parlato di una determinazione della Direzione Salute e Politiche Sociali, ma la Regione Lazio precisa che “al momento  non ci sono atti formali”. Una cosa, però, è certa: la Regione sta lavorando a un progetto per facilitare l’accesso all’aborto farmacologico con la pillola Ru486 attraverso i Consultori familiari. E proprio in questi giorni un tavolo tecnico sta predisponendo  un documento per la sperimentare, che avverrà solo in alcune Asl. “A conclusione di questa attività di studio e di lavoro – spiegano dall’ufficio stampa della Regione – si adotteranno le misure ritenute più efficaci e proprie”. Leggi il resto »

Onu, Comitato Diritti umani richiama l’Italia sull’aborto e sulle adozioni gay

Repubblica.it  28 marzo 2017

L’allarme lanciato per la carenza di medici non obiettori e il numero troppo alto di interruzione di gravidanza clandestine. Il rapporto si rivolge anche al nostro Paese affinché consideri “di permettere alle coppie dello stesso sesso di adottare bambini, compresi i figli biologici del partner” 

ROMA – Il Comitato per i diritti umani dell’Onu nelle sue osservazioni sulla situazione italiana si dice “preoccupato per le difficoltà di accesso agli aborti legali a causa del numero di medici che si rifiutano di praticare interruzione di gravidanza per motivi di coscienza”.

Preoccupazione è espressa anche per la distribuzione in tutto il paese dei medici obiettori, e “il numero significativo di aborti clandestini”. “Lo Stato – sottolinea – dovrebbe adottare misure necessarie per garantire il libero e tempestivo accesso  ai servizi di aborto legale, con un sistema di riferimento valido”.

Il Comitato delle Nazioni Unite non si è però limitato a richiamare l’Italia sull’aborto. Nel rapporto sottolinea anche infatti che il nostro Paese  “dovrebbe considerare di permettere alle coppie dello stesso sesso di adottare bambini, compresi i figli biologici del partner, e assicurare ai bambini che vivono in famiglie omosessuali la stessa tutela legale di quelli che vivono in famiglie etero”. Il Comitato dell’Onu rileva come la legge sulle unioni civili varata nel 2016 presenti delle lacune: secondo il rapporto andrebbe anche garantito “lo stesso accesso alle tecniche di fecondazione in vitro per le coppie gay”, oltre all’esortazione a “combattere discriminazioni e ‘hate speech’ nei confronti di persone omosessuali”.

Michele Mariano: “Sono il ginecologo degli aborti ma che gioia se la madre si convince a tenere il bimbo”

La Repubblica   – 24 febbraio 2017             Maria Novella De Luca

Il medico è l’unico specialista che pratica le interruzioni di gravidanza in Molise, una delle Regioni con il più alto tasso di obiezione di coscienza in Italia

ROMA – “Faccio 400 aborti l’anno, sono l’ultimo ginecologo non obiettore rimasto in tutto il Molise. Niente ferie, niente riposi, niente. Reperibilità totale. Estate e inverno. Così, ogni giorno. E ho già 65 anni. Eppure sapete qual è la mia più grande soddisfazione? Quando una donna sceglie di tenerlo il bambino. Quando lo fa nascere.

Perché questo mestiere io l’avevo scelto per far venire al mondo i figli, non per eliminarli “. Michele Mariano non è certo una persona che ha paura delle parole. E dalla sua “trincea”, il piccolo reparto d’eccellenza per l’interruzione volontaria di gravidanza dell’ospedale “Antonio Cardarelli” di Campobasso, racconta la vita agra di chi difende la legge 194. Leggi il resto »