Aborto. Gallo/Parachini (Coscioni) e Pompili (Amica): “Da Provita bugie e disinformazione prive di evidenza scientifica”

QuotidianoSanità.it –  12 aprile 2018

Arriva dal palco del Congresso mondiale sulla libertà di scienza in corso a Bruxelles la risposta all’appello lanciato dall’associazione Provita al ministro Lorenzin di diffondere informazioni relative ai danni che l’aborto può causare alla salute delle donne: “Smascherate le tre bugie di Provita”

“La petizione Provita chiede che il ministero della Salute ‘diffonda le informazioni relative ai danni che l’aborto può causare alla salute delle donne’. Di fatto le informazioni che chiedono di diffondere sono bugie o disinformazioni, prive di evidenza scientifica. E le tre bugie dell’Associazione sono state smascherate dal congresso mondiale sulla libertà di scienza” Leggi il resto »

Non torneremo alla clandestinità

Femministerie   7 aprile 2018        – Cecilia D’Elia

Roma ferita due volte in poche ore. Prima il mega manifesto della associazione Provita su via Gregorio VII,  poi, oggi, lo striscione all’ingresso della Casa internazionale delle donne: 194 strage di stato. I caratteri sono quelli noti, usati dall’estrema destra romana.

Si avvicinano i 40 anni della legge che ha legalizzato le interruzioni di gravidanza in Italia, e i toni si riaccendono, le crociate ripartono, le ideologie si rianimano.

Contro una legge che ha consentito negli anni una costante diminuzione del ricorso all’aborto, che è passata indenne attraverso due referendum, una legge che sopravvive nonostante il quotidiano tentativo di boicottarne l’applicazione. Leggi il resto »

Due ginecologhe costringono Berlino a riparlare di aborto

La Repubblica 4 aprile 2018   Tonia Mastrobuoni

berlino
Finalmente anche la Germania ha aperto un dibattito sull’aborto. In particolare su un paragrafo del codice penale che punisce i medici che pubblicizzino l’interruzione di gravidanza.
Rischiano multe salatissime e fino a due anni di carcere per una norma che risale al periodo più buio per i diritti, al 1933, l’anno della presa del potere di Adolf Hitler.
Dopo anni di polemiche e una clamorosa multa da seimila euro inflitta di recente a una ginecologa di Giessen, Kristina Hänel, soltanto perché ha menzionato sulla sua pagina web l’aborto tra gli interventi praticati nel suo studio, l’opposizione è tornata a chiedere l’abolizione del paragrafo 219a.

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Sono incinta: posso tenere il bimbo anche se il mio fidanzato non vuole?

La 27 ora 9 agosto 2017    –  di Greta Sclaunich

«Ho 38 anni e sono rimasta incinta senza volerlo. Il mio boyfriend non vuole figli: vorrebbe abortissi. Ma, sebbene io ora sia fertile, il tempo passa e le possibilità di restare incinta diminuiscono, mentre i costi del congelamento degli ovuli sono altissimi. Per queste ragioni, io sto invece pensando di tenere il bambino. E il mio boyfriend è arrabbiato perché dice che lo avrei “contro il suo volere” ». La questione è apparsa qualche giorno fa sulla pagina delle lettere del magazine del New York Times, nella sezione dedicata ai temi etici.

Una questione legale o etica?

Arriviamo subito al punto: non c’è una risposta. Kwame Anthony Appiah, l’editorialista che si occupa della rubrica, conclude il suo intervento consigliando alla donna di rivolgersi, più che a un legale, a un esperto in crisi di coppia. Ad essere interessante, più che il suggerimento (che sembra banale ma non lo è, visto che rimanda ad un più generale problema di comunicazione tra i due che li ha portati in questa situazione di stallo), è la premessa del ragionamento: «E’ imprudente, per una coppia eterosessuale fertile, avere rapporti sessuali senza aver discusso la questione della contraccezione».

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«Violata la libertà di procreazione» Prima condanna in Italia

Corriere della sera La 27ora      19 giugno 2017      –      Luigi Ferrarella

A una donna rimasta incinta nonostante credesse di aver subìto in ospedale il concordato intervento di sterilizzazione, e decisasi allora a interrompere la gravidanza indesiderata in Sardegna, per la prima volta un Tribunale civile ha riconosciuto il «danno non patrimoniale» conseguente alla violazione, da parte dell’ospedale inadempiente, «del principio di autodeterminazione della propria esistenza e della completa libertà nella determinazione delle scelte in merito alla procreazione cosciente e responsabile».

Sinora, in tema di «danno da nascita indesiderata», in giurisprudenza esistevano casi (peraltro pochi) non sovrapponibili a questo: erano cioè nascite contro o al di là della volontà della donna, magari foriere di danni fisici o mentali ai neonati, ma tutte occasionate da falliti aborti, o da errate sterilizzazioni, o ancora da improprie somministrazioni di contraccettivo. In questa causa civile, invece, decisa ora dal Tribunale di Cagliari, l’Azienda ospedaliera è stata condannata a risarcire la violazione delle scelte di procreazione della donna, orientatasi ad abortire dopo l’indesiderata gravidanza frutto appunto della inadempienza dell’ospedale.

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