MADRE PER SCELTA – La tutela dei diritti delle donne nella rete dei consultori

C o n v e g n o  o r g a n i z z a t o  d a
Se Non Ora Quando?”Comitato di Torino   con il patrocinio del Consiglio Regionale del Piemonte e dall‘Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Torino

Venerdì 28 settembre 2018    dalle 9 alle 13.30
Sala Viglione    Palazzo Lascaris,    Via Alfieri, 15 – Torino

Modera:
Laura ONOFRI Presidente “Se Non Ora Quando?” Torino

ore 9.30 Saluti istituzionali
Nino BOETI Presidente Consiglio Regionale del Piemonte
Monica CERUTTI Assessora Pari Opportunità Regione Piemonte
Domenico ROSSI Presidente IV Commissione
Guido GIUSTETTO Presidente OMCeO Torino

Ore 10 Interventi
“La salute sessuale e riproduttiva: la situazione europea”
Enrica GUGLIELMOTTI “Se Non Ora Quando?” Torino
“Contraccezione e aborto oggi in Italia : confronto tra le Regioni”
Anna POMPILI A.M.I.C.A. (Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto) Servizio
IVG Ospedale San Giovanni, Roma
“40 anni del Servizio Sanitario Nazionale: i Consultori in Piemonte”
Maria Rosa GIOLITO Responsabile Coordinamento Regionale Rete dei Consultori del
Piemonte
“L’esempio della Regione Emilia Romagna sulla preservazione della fertilità e la promozione
della salute sessuale, relazionale e riproduttiva degli adolescenti e dei giovani adulti. Una
buona prassi”
Roberta MORI Consigliera regionale Emilia Romagna
“La nuova delibera regionale sui servizi di consultorio”
Nadia CONTICELLI Consigliera regionale Piemonte

Ore 12 Conclusioni
Antonio SAITTA Assessore alla Tutela della Salute e Sanità Regione Piemonte Leggi il resto »

Il Piemonte avrà la contraccezione gratuita per per donne under 26 e disoccupate

Laura Onofri

La Regione Piemonte  avrà la  Contraccezione gratuita per le giovani donne sotto i 26 anni e per le donne disoccupate nei 12 mesi successivi al parto e nei 24 mesi successivi all’interruzione di gravidanza per le quali viene garantito l’accesso libero e diretto senza ticket nei Consultori sanitari.

Un sentito grazie alla Consigliera Regionale Nadia Conticelli che si è fatta carico di portare avanti questa azione politica e ha saputo dare una risposta al tema della contraccezione gratuita, prendendo a modello la delibera dell’Emilia Romagna, entrata in vigore da pochi mesi

La disponibilità di contraccettivi gratuiti, erogati a carico del Servizio Sanitario Nazionale, è condizione necessaria per assicurare il diritto alla procreazione responsabile, con ricadute importanti sulla salute delle donne. Nel nostro, a differenza di altri Paesi europei, come la Francia, il Belgio e la Germania, l’Inghilterra e la Svezia,  la contraccezione è interamente a carico delle cittadine e dei cittadini. Non è quindi un caso che l’Italia sia tra gli ultimi, in Europa, nell’utilizzo della pillola anticoncezionale. Leggi il resto »

#SAVE194 di Loredana Lipperini

Sembra, ogni volta, di dover ricominciare da capo. Facciamolo, allora, e partiamo da una domanda. Questa: “tutte le donne italiane possono liberamente decidere di diventare madri?”. La risposta è no.

Non possono farlo, non liberamente, e non nelle condizioni ottimali, le donne che ricorrono alla fecondazione artificiale, drammaticamente limitata dalla legge 40.

Non possono farlo le donne che scelgono, o si trovano costrette a scegliere, di non essere madri: nonostante questo diritto venga loro garantito da una legge dello Stato, la 194.

Quella legge è, con crescente protervia, posta sotto accusa dai movimenti pro life, che hanno più volte preannunciato (anche durante l’ultima marcia per la vita), di volerla sottoporre (di nuovo) a referendum.

L’articolo 4 di quella legge sarà all’esame della Corte Costituzionale – il prossimo 20 giugno – che dovrà esaminarne la legittimità, in quanto violerebbe ” gli articoli 2, (diritti inviolabili dell’uomo), 32 I Comma (tutela della salute) e rappresenta una possibile lesione del diritto alla vita dell’embrione, in quanto uomo in fieri”.

Inoltre,  quella legge è svuotata dal suo interno da anni. Secondo il Ministero della Salute sono obiettori sette medici su dieci (per inciso, i cattolici praticanti in Italia, secondo i dati Eurispes 2006, sono il 36,8%): in pratica, si è passati dal 58,7 per cento del 2005 al 70,7 per cento del 2009 per quanto riguarda i ginecologi, per gli anestesisti dal 45,7 per cento al 51,7 per cento e per il personale non medico dal 38,6 per cento al 44,4 per cento. Secondo la Laiga, l’associazione che riunisce i ginecologi a difesa della 194, i “no” dei medici arriverebbero quasi al 90% del totale, specie se ci si riferisce agli aborti dopo la dodicesima settimana. Nei sette ospedali romani che eseguono aborti terapeutici, i medici disponibili sono due; tre (su 60) al Secondo Policlinico di Napoli. Al Sud ci sono ospedali totalmente “obiettanti”. In altre zone la percentuale di chi rifiuta di interrompere la gravidanza sfiora l’80 per cento, come in Molise, Campania, Sicilia, Bolzano. Siamo sopra l’85% in Basilicata. Da un’inchiesta dell’Espresso di fine 2011, risulta che i 1.655, non obiettori hanno effettuato nel solo 2009, con le loro scarse forze, 118.579 interruzioni di gravidanza, con il risultato che più del 40% delle donne aspetta dalle due settimane a un mese per accedere all’intervento, e non è raro che si torni all’estero, alla clinica privata (o, per le immigrate soprattutto, alle mammane). Oppure, al mercato nero delle pillole abortive.

Dunque, è importante agire. Vediamo come.

Intanto, queste sono alcune delle iniziative che sono state prese:

1) Lo scorso 8 giugno, Aied e Associazione Luca Coscioni hanno inviato a tutti i Presidenti e assessori alla sanità delle Regioni un documento sulle soluzioni da adottare per garantire la piena efficienza del servizio pubblico di IVG come previsto dalla legge. “Siamo altresì pronti a monitorare con attenzione l’applicazione corretta della legge e, se necessario, a denunciare per interruzione di pubblico servizio chi non ottempera a quanto prevede la legge”, hanno detto.

Le proposte sono:

Creazione di un albo pubblico dei medici obiettori di coscienza;

Elaborazione di una legge quadro che definisca e regolamenti l’obiezione di coscienza;

Concorsi pubblici riservati a medici non obiettori per la gestione dei servizi di IVG;

Utilizzo dei medici “gettonati” per sopperire urgentemente alle carenze dei medici non obiettori;

Deroga al blocco dei turnover nelle Regioni dove i servizi di IVG sono scoperti.

2) La scorsa settimana ha preso il via la campagna contro l’obiezione della Consulta di Bioetica Onlus: qui trovate le informazioni e qui il video.

da Lipperatura di Loredana Lipperini  – 11 giugno 2012

 

Diffondere queste informazioni è un primo passo. Ce ne possono essere altri. Fra quelli a cui, discutendo insieme, abbiamo pensato, ci sono:

1) Raccogliere testimonianze. Regione per regione, città per città, ospedale per ospedale, segnalateci gli ostacoli nell’accesso all’IVG e alla contraccezione d’emergenza. Potete farlo anche in forma anonima, nei commenti al blog. Ma è importante: perché solo creando una mappa dello svuotamento della legge è possibile informare su quanto sta avvenendo ed eventualmente pensare ad azioni anche legali.

2) Tenere alta l’attenzione in prossimità del 20 giugno. Lanciate su Twitter l’hashtag #save194, fin da ora.

L’intenzione di questo post è quella di informare. Non è che il primo passo: perché la libertà di scelta continui a essere tale, per tutte le donne.

Donne di Torino per l’autodeterminazione

Dal 19 al 29 ottobre a Torino le donne di Torino si sono mobilitate per la difesa del diritto all’autodeterminazione, della legge 194 e dei consultori pubblici.

Ci sono stati numerosi appuntamenti, alcuni organizzati da collettivi delle studentesse dell’Università di Torino, altri da associazioni e donne che a Torino costituiscono la rete delle Donne di Torino per l’Autodeterminazione e culminati in un presidio che si è svolto sabato 29 ottobre insieme a donne provenienti dal Lazio, dalla Lombardia e dal Veneto , regioni che sono state oggetto di attacchi sullo stesso tema e con cui abbiamo condiviso documenti, informazioni e strumenti per reagire a queste sortite da parte di governi regionali in cui però è facile intravedere un disegno più generale che mana mano interesserà tutto il Paese

Ecco cosa è successo in Piemonte:
A novembre 2010 la giunta Cota ha approvato una delibera che consente l’inserimento del movimento anti-abortista all’interno di ospedali e consultori pubblici; contro questa delibera è stato presentato ricorso al Tar dalla Casa delle Donne di Torino.
Il Tribunale Amministrativo Regionale ha annullato la delibera, ma dopo soli 4 gg. la giunta ha emesso una nuova delibera pressoché identica alla precedente.
A settembre 2011 viene presentata una Proposta di Legge dal titolo:
“ norme e criteri per la programmazione, gestione e controllo dei servizi consultoriali”, fotocopia della proposta di Legge Tarzia presentata in Lazio.
E’ chiaro l’obbiettivo di questa proposta di legge: minare la libertà di scelta e di decisione delle donne e demolire l’attuale sistema sanitario nazionale a partire dai consultori stravolgendone la loro natura pubblica e non confessionale.
Le Donne di Torino e del Piemonte sono decise a proseguire questa mobilitazione sia sul piano legale: è stato infatti già proposto un nuovo ricorso al TAR contro la nuova delibera da parte della Casa delle Donne di Torino e di alcune donne che ricorrono ai servizi dei consultori, sia su quello della mobilitazione, ancor più forti e determinate anche grazie alla rete che si sta formando in tutto il Paese intorno a questi temi.