Lettera aperta a Enrico Mentana, ma anche a tutti gli altri Direttori

Caro Mentana, che dire, la sua maratona  elettorale è senz’altro la più interessante, la più completa, la più puntuale ed anche sì, grazie a lei la più divertente.

Ma c’è un però, un vulnus che non è addebitabile purtroppo solo a lei, ma a tutte le trasmissioni di commento politico: mancano le donne!

L’immagine  da lei postata su Instagram fotografa molto bene la situazione: tutti uomini e non solo nello staff di quelli dietro le quinte,  come testimonia la fotografia, ma anche fra i commentatori. E’ vero c’erano  varie  brave giornaliste inviate nelle varie sedi di partito ad intervistare i politici di turno (tutti rigorosamente maschi, tranne Giorgia Meloni) ma  il giudizio e l’opinione  dell’altro sesso è importante  e vorrei conoscerla per avere una lettura dei risultati politici e dello scenario che si verrà a creare in futuro anche da un punto di vista femminile.

Non diciamo che mancano le donne: ci sono molte brave giornaliste di livello che spesso sono più puntuali, più lucide e distaccate rispetto ai loro colleghi uomini in fatto di analisi degli scenari politici attuali e futuri. Alcuni nomi: Concita De Gregorio, Lucia Annunziata, Lilli Gruber, Barbara Stefanelli, Flavia Amabile, Annalisa Cuzzocrea, Giusi Fasano, Luisa Pronzato e tante tante altre ancora.

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Chi è Ilhan Omar, la prima donna di colore e musulmana al Congresso Usa

Linkiesta 24 aprile 2019  Francesco Nicodemo e Giusy Russo

Originaria della Somalia, arrivata in Usa da ragazzina e poi approdata al Congresso, la storia della Omar è soprattutto una storia di riscatto. Attaccata da più parti per via dell’hijab che porta e di alcune sue affermazioni relative all’11 settembre, di recente si è raccontata in un’intervista

È la prima donna di origini somale e una delle prime due donne musulmane ad essere elette al Congresso ed è anche la prima donna di colore a rappresentare il Minnesota, parliamo di Ilhan Omar. La sua è una storia di riscatto, come si legge infatti sulla scheda a lei dedicata sul sito web della Camera dei Rappresentanti Usa, Ilhan Omar è scappata dalla guerra civile somala quando aveva solo otto anni ed è arrivata negli Stati Uniti dopo aver trascorso quattro anni in un campo per rifugiati in Kenya. Nel 1997 si è trasferita a Minneapolis, quindi ha lavorato come educatrice presso la University of Minnesota, come Policy Fellow alla Humphrey School of Public Affairs e come assistente al Consiglio della Città di Minneapolis. Tre anni fa è stata eletta alla Camera dei Rappresentanti del Minnesota, diventando di fatto il primo legislatore di origine somala in Usa. Quindi, nel gennaio 2019 ha iniziato ufficialmente il suo mandato al Congresso. Leggi il resto »

Lo spot Gillette pro #MeToo fa infuriare gli attivisti di destra

Lettera Donna  15 gennaio 2019

Il nuovo messaggio pubblicitario dell’azienda produttrice di rasoi si scaglia contro la mascolinità tossica. E a favore di un modello di uomo meno stereotipato. Facendo insorgere le associazioni conservatrici.

Il nuovo spot Gillette esce dai tradizionali canoni dell’uomo che non deve chiedere mai e strizza l’occhio al movimento #MeToo, scagliandosi contro la masconilità tossica e un modello che pare aver fatto il suo tempo. Ma l’iniziativa del brand che produce e commercializza rasoi è finita nel mirino di associazioni conservatrici e politici di destra che, negli Stati Uniti, hanno invitato al boicottaggio dell’azienda. La colpa? Diffondere uno stereotipo maschile fasullo e che risulterebbe a sua volta sessista.

STEREOTIPI NOCIVI E DA SOVVERTIRE

La pubblicità riprende lo storico slogan di Gillette “Il meglio di un uomo” e lo sovverte, lasciando intendere che il meglio di uomo è proprio ribaltare quel modello, riconoscendo che gli stereotipi connaturati alla mascolinità tossica (aggressività, scarsa empatia, repressione di vulnerabilità) sono nocivi per gli uomini stessi.

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Gian Carlo Blangiardo designato all’Istat, è polemica: “È di parte, non può fare il presidente”

La Repubblica  29 novembre 2018  – Valentina Conte

Il nome designato dal Consiglio dei ministri – il demografo Gian Carlo Blangiardo – solleva perplessità e proteste. I sindacati interni chiedono al Parlamento di bloccare la nomina: “E’ leghista, mette a rischio indipendenza e imparzialità dell’istituto”. Ma lui intanto scrive editoriali e suggerisce politiche per la natalità

Mai designazione fu così tormentata. Il Consiglio dei ministri, su proposta della ministra della pubblica amministrazione Giulia Bongiorno e dopo diffusi rumors estivi, ha indicato lo scorso 8 novembre  Gian Carlo Blangiardo – ordinario di demografia all’università Bicocca di Milano considerato vicino al leader della Lega Matteo Salvini – come successore di Giorgio Alleva alla guida dell’Istat.

Qualche giorno fa l’assemblea della Rsu interna si è schierata contro la nomina. “E’ a rischio l’indipendenza e l’imparzialità della statistica ufficiale”, sostengono i sindacalisti che non lesinano critiche alla “mancata trasparenza” della designazione, improntata a “meri criteri di lottizzazione”. Nel mirino finisce anche l’attività pubblica di Blangiardo: “Partecipa a iniziative della Lega, anche a procedura di nomina già avviata”. Leggi il resto »