ORFANI SPECIALI

Venerdì 29 settembre 2017– ore 10.00 –13.30

Auditorium Banca Popolare di Novara – Piazza San Carlo n. 196 – Torino

Su iniziativa di Donne & Futuro onlus e dell’Associazione Camera Minorile di Torino presentazione del libro:

ORFANI SPECIALI

Chi sono, dove sono, con chi sono Conseguenze psico-sociali su figlie e figli del femminicidio

Incontro con l’autrice Anna Costanza Baldry Professoressa presso il Dipartimento Psicologia, Università degli studi della Campania Luigi Vivitelli

modera Roberta Bosisio Dipartimento di Culture, Politica e Società e CIRSDe – Centro Interdisciplinare di Ricerche e Studi sulle Donne e di Genere, Università di Torino

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SeNonOraQuando? contro ogni forma di strumentalizzazione che non vada nella direzione di impegnarsi fattivamente contro la violenza di genere, senza se e senza ma.

Se non ora quando?

non ha voluto rispondere a chi provocatoriamente chiedeva perché mai il movimento non intervenisse con una propria posizione al riguardo delle vicende correlata allo stupro di Rimini. Ciò che abbiamo postato nei giorni scorsi sulla pagina del movimento  rende più che esplicito il nostro punto di vista, ossia che i riflettori sulla violenza maschile contro le donne non devono accendersi solo per fini politici di parte. Siamo contro ogni forma di strumentalizzazione che non vada nella direzione di impegnarsi fattivamente contro la violenza di genere, senza se e senza ma. Pubblichiamo, però, questa Lettera inviata a chi ci ha impropriamente tirato in ballo, perchè scritta da una giovane donna, non appartenente al movimento, ma che ben risponde nel merito alle provocazioni rivolteci da Mario Giordano ed altri ancora.


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Uomini che capiscono le donne. Con “Jusqu’à la garde” Venezia presenta il più esemplare manifesto contro il femminicidio

HuffPost  8 settembre 2017   – Teresa Marchesi

Parafrasando Stieg Larsson, potremmo dire che questa Mostra si chiude con una sequenza di “uomini che capiscono le donne”. Registi maschi che intercettano i drammi, i fantasmi, la dignità e le paure delle donne di questo millennio, e li mettono al centro dei loro film. È un segnale importante.

Il vero pugno allo stomaco arriva a sorpresa con l’ultimo titolo del concorso, “Jusqu’à la garde“, di Xavier Legrand, trentasettenne francese senza pedigree perché è al suo primo lungometraggio. Il film è un racconto semplice, senza star e senza furbizie autoriali, ma è il più esemplare manifesto contro il femminicidio mai realizzato. Analizza con precisione chirurgica l’escalation di furia cieca che ogni giorno fa di un marito separato un carnefice. E mette a fuoco le tappe che rendono inevitabile questa catena di sangue.

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Orfani del femminicidio: il centrodestra stoppa in Commissione la legge

Laura Onofri

Il disegno di legge per tutelare gli orfani dei femminicidi che doveva essere liberato dalla Commissione Giustizia del Senato dovrà ancora aspettare per diventare legge.

L’approvazione in Commissione, che era in sede deliberante, avrebbe permesso al ddl di essere entro poco tempo legge dello Stato, saltando il passaggio in aula.

I senatori di Forza Italia, Lega Nord e Gal (gruppo di centrodestra) non sono tutti uguali. Francesco Nitto Palma, Tito Di Maggio, Giacomo Caliendo, Carlo Giovanardi, Erika Stefani e Franco Cardiello hanno infatti deciso di opporsi alla velocizzazione dei tempi perchè “nel testo si fa riferimento anche ai figli delle Unioni civili”

Non possiamo che rimanere sgomente davanti a questa decisione e ancor più alla sua motivazione, che penalizza bambini incolpevoli e ancora una volta crea una distinzione fra figli nati da matrimonio e figli nati da unioni civili.

Ci auguriamo che il ddl passi in fretta al vaglio del Senato così come auspicato da tutte le associazioni che si battono da anni per una legge che può concretamente aiutare i bambini vittime dell’orrore della violenza domestica.

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CARO GOVERNO, VEDERCI MORIRE NON TI BASTA?

ELLE   22 giugno 2017                      Cristina Obber

L’ennesima vittima inascoltata. Ester Pasqualoni è stata uccisa dallo stalker che la tormentava da 10 anni. Lo aveva già denunciato due volte ma entrambe le querele erano state archiviate.

Si è suicidato il presunto assassino di Ester Pasqualoni, la donna che il 21 giugno è stata uccisa a Sant’Omero (Teramo), dallo stalker che la tormentava da 10 anni; lei lo aveva già denunciato due volte alle forze dell’ordine ma entrambe le querele erano state archiviate. Un iniziale divieto di avvicinamento era stato revocato.

Erano circa le 16 ed Ester aveva appena finito il turno in ospedale dove lavorava come oncologa; giunta al parcheggio è stata aggredita con un coltello ed è morta in una pozza di sangue per le ferite riportate al torace e alla gola. Il suo volto era così sfigurato che i colleghi intervenuti non l’hanno nemmeno riconosciuta subito. La sua avvocata ha raccontato che Ester aveva conosciuto quell’uomo perché figlio di un suo ex paziente e da allora lui la perseguitava in maniera ossessiva con pedinamenti e minacce. L’Ansa riporta che un investigatore avrebbe subito ammesso: «Abbiamo idea di chi possa essere l’omicida e lo stiamo cercando», frase insopportabile ora che Ester è morta. Ci si chiede come sia possibile che le sue denunce fossero state archiviate. Che con una legge sullo stalking non si sia potuto investigare ed intervenire per tutelare l’incolumità di una persona oggettivamente in pericolo.

È di pochi giorni fa la sentenza della Cassazione che ha riconosciuto la responsabilità dei due magistrati della corte d’appello di Messina che non hanno considerato con la dovuta attenzione le 12 denunce presentate da Marianna Manduca, successivamente uccisa dal marito Saverio Nolfo. Nessun provvedimento fu preso nei confronti di quest’uomo che ripetutamente picchiava e minacciava la moglie, e ora di questa negligenza i magistrati dovranno rispondere. La sentenza su Messina è importante perché apre la strada ad altre richieste di assunzione di responsabilità istituzionali nel sottovalutare i fattori di rischio e nel minimizzare le denunce delle donne, talvolta mettendone in dubbio la credibilità. Ma poco ci consola in questo momento sperare di rendere a Ester un po’ di giustizia così come poco ci consola che il suo assassino si sia ucciso. Ester è morta, e come tante altre volte la sua è stata una fine annunciata. Ne scriviamo in continuazione eppure il governo sembra sordo e indifferente, gli appelli rimangono inascoltati e ogni volta che una donna muore la rabbia cresce perché ci lasciate sole.

Quante Ester ci sono in questo momento in pericolo, inascoltate, rimandate a casa con qualche buona parola? Abbiamo un governo con ampia presenza femminile eppure nulla cambia, si lavora su dettagli discutibili e non sulla sostanza, sulla piena applicazione della convenzione di Istanbul. È dal giugno 2013 che l’Italia non ha una ministra delle pari opportunità. Mi rivolgo al premier Gentiloni, a Maria Elena Boschi che ha la delega alle pari opportunità, al ministro della giustizia Orlando: che dobbiamo fare per avere la vostra attenzione visto che non serve nemmeno morire?

 

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