Italia chiama Lituania. Dialoghi sul femminismo a Roma

ARTRIBUNE  11 febbraio 2018   – Donatella Giordano

Istituto Centrale per la Grafica, Roma ‒ fino al 2 aprile 2018. Ventinove artiste donne cantano la rivoluzione con una mostra il cui titolo riprende quello di una delle prime rassegne al femminile curata da Romana Loda nel 1977.

Laisvydė Šalčiūtė, Don’t Die for Love, dalla serie Strip Search, 2010. Courtesy l’artista © Laisvydė Šalčiūtė Photo © Marco Ravasini
Laisvydė Šalčiūtė, Don’t Die for Love, dalla serie Strip Search, 2010. Courtesy l’artista © Laisvydė Šalčiūtė Photo © Marco Ravasini

Si fa presto a parlare di femminismo quando le tematiche si spostano sul ruolo o sul corpo della donna? Dopotutto, quello che negli Anni Sessanta e Settanta in Italia appariva come una rivolta sociale ancora oggi non ha trovato una ragion d’essere e – come dichiara ad Artribune  Tomaso Binga, presente in mostra con una installazione e una performance – “Tutta la presa di posizione delle donne contro la violenza sessuale fa capire che è una tematica che non è superata per niente”. Leggi il resto »

Femministe felici. Le ragazze del ‘68, 50 anni dopo

Corriere della sera  La 27 ora      1 febbraio 2018          Barbara Mapelli

«Perché sono diventata femminista?» per cercare di rispondere a questa domanda e per il desiderio di ritrovarsi insieme, un gruppo di donne si reincontra dopo quarant’anni e decide di raccontarsi alle altre. Magari anche alle più giovani… Si rivedono e da lì, da quel nuovo incontro, nascono alcune cose, oltre alla scoperta di poter, ancora, «parlare come allora in cerchio, quasi subito riprendendo senza quasi accorgercene le posture e l’intensità comunicativa del nostro giovanile collettivo».

«La ragazza che ero, la riconosco. Schegge di autobiografie femministe»A cura di Silvia Neonato, Iacobelli editore, pp.249, 18 euro

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Rendere visibile il sessismo: in questi annunci degli anni ’50, i ruoli di genere sono stati invertiti

ZE.TT  – 

Un fotografo ha ristampato vecchie pubblicità e ha solo invertito i ruoli di genere. Vuole mostrare quanto sia sessista la nostra vita di tutti i giorni.

Se guardi alcuni annunci pubblicitari e manifesti degli anni ’50 di oggi, puoi solo scuotere la testa: c’è una donna che lavora al lavandino  in cucina, mentre l’uomo all’esterno è visto con il bambino. In un’altra pubblicità, un uomo incoraggia la moglie piangente con la frase: “Non ti preoccupare, dopo tutto, la birra non viene bruciata!” In un’altra pubblicità, lei gli serve sottomesso il cibo a letto.

Nella sua serie fotografica In A Parallel Universe, il fotografo 31enne Eli Rezkhallah ricrea fedelmente degli  annunci degli anni ’50, ma scambia i ruoli di uomo e donna. Così, nel suo lavoro, l’uomo sta al lavandino o porta la colazione a letto.

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La lezione di Françoise Héritier, antropologa e femminista

MicroMega  1 dicembre 2017     – Anna Maria Rivera

La notte tra il 14 e il 15 novembre scorso, giorno del suo compleanno (avrebbe compiuto 84 anni), è morta a Parigi Françoise Héritier, grande etnologa, antropologa, femminista. Nonostante l’età avanzata e soprattutto una grave malattia invalidante, diagnosticata un trentennio prima, era rimasta lucida e attiva fino alla fine dei suoi giorni.

Com’è ben noto, Héritier era stata allieva, per meglio dire l’erede, di Claude Lévi-Strauss, al quale era succeduta nella direzione del LAS (Laboratoire d’anthropologie sociale) del prestigioso e un po’ maschilista (lei era l’unica donna) Collège de France, dopo essere stata eletta direttrice di ricerche all’École des hautes études en sciences sociales(EHESS).

A orientarla verso l’antropologia, mentre sognava di divenire egittologa, era stato il fatto d’aver assistito a una lezione di Lévi-Strauss, che agì su di lei come “una rivelazione”, per dirla con le sue parole. Così, nel 1958, alquanto giovane, partì per l’Alto Volta (l’attuale Burkina Faso) per analizzare sul campo gli interdetti matrimoniali fra i Samo; e più tardi raggiunse il Mali per svolgere una ricerca tra i Dogon.  Leggi il resto »

Addio alla femminista Aida Ribero

La Repubblica  – 23 novembre 2017   –    Francesca Bolino

Protagonista di mezzo secolo di battaglie per i diritti civili e delle donne, si è spenta ieri a Torino a 82 anni

Non si conversava con Aida Ribero. Ci si confrontava. Essere con lei, stare con lei, significava mettere in gioco la propria capacità critica. E se, per caso, l’avevi persa o dimenticata da qualche altra parte, potevi starne certa: riemergeva all’improvviso.
Aida si è spenta ieri a 82 anni a Torino. Da oltre 50 anni è stata protagonista delle più significative battaglie per i diritti civili e per i diritti delle donne. Docente, giornalista, saggista, è stata attivista in prima linea nel Coordinamento Giornaliste del Piemonte, nella Casa delle Donne di Torino, nel Gruppo di studio del Concorso Lingua Madre. È stata cofondatrice del Coordinamento contro la Violenza e Telefono Rosa di Torino e del Centro Studi e Documentazione sul Pensiero Femminile che ha presieduto per otto anni.
In occasione dei fatti di Colonia del gennaio 2016, aveva detto a Repubblica che si trattava di «una manifestazione di antagonismo sessuale: gli aggressori erano tutti maschi e le vittime solo donne». Quei fatti, sottolineava ancora Aida, ci dicono «che l’uomo non è cambiato; la donna sì, è andata avanti». Come una profezia di quel che è successo dopo.
E quel sapere, quella granitica certezza, arrivava da molto lontano. Fu Aida a mappare e ricostruire il femminismo degli anni Settanta — ripercorrendo e mettendo in luce i numerosi movimenti e le diverse correnti all’interno del movimento — in un prezioso libro intitolato “Una questione di libertà” (Rosenberg & Sellier, 1999): un testo che ha fatto e fa scuola. Fra i suoi lavori vanno ricordati “ Glossario. Lessico della differenza”, “Procreare la vita, filosofare la morte. Maternità e femminismo”.

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