Battaglia sul salario, tra uomini e donne la corsa non è alla pari

La Repubblica 20 gennaio 2020 – Luisa Grion

Analisi Eurostat che tiene conto del numero di ore lavorate sulla retribuzione mensile lorda (Gender gap adjusted), in Italia la differenza in busta paga fra uomo e donna è del 23,7% contro una media europea del 29,6%. Ma Francesca Bettio – professoressa di Economia e Politica del lavoro dell’Università di Siena – fra le fondatrici di ‘In Genere’, sottolinea: “Il fatto che in Italia il tasso di occupazione femminile sia più basso rispetto alla media europea fa sì che nel loro complesso le donne italiane godano di una minore autonomia finanziaria”

Le donne guadagnano meno degli uomini. Decisamente meno: la legge è uguale per tutti, i contratti pure, ma nel corso della loro vita lavorativa le carriere, le interruzioni, le scelte fatte o subite fanno sì che questa parità sia solo apparente. Un rapporto diseguale con il reddito e con l’indipendenza economica accompagna le donne dall’infanzia alla pensione, da quando percepiscono la paghetta – nemmeno quella ahimè uguale ai ragazzi – a quando smettono di lavorare. Se lavorano. Si chiama gender pay gap: è la differenza che corre, a parità di mansione, fra lo stipendio di un uomo e quello di una donna. Riguarda non solo l’Italia, ma tutti i paesi del mondo e si misura sostanzialmente in tre modi. Da qualsiasi punto si parta, il risultato finale non cambia: la busta paga delle donne è sempre la più leggera.

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Il gender gap è un problema anche in Svizzera: «Le donne guadagnano il 20% in meno»

Open 14 giugno 2019

«Le donne in Svizzera guadagnano il 20% in meno rispetto agli uomini: ciò vuol dire che a partire dalle ore 15:30 del 14 giugno le donne smettono di essere retribuite rispetto ai loro colleghi uomini»

Se pensavate che il gender gap non potesse riguardare un Paese come la Svizzera, vi sbagliavate di grosso: la Confederazione elvetica è il settimo Paese dell’Unione Europea per peggior condizione di parità salariale. Ecco perché dalla notte del 13 giugno, le cittadine hanno iniziato uno sciopero generale di tutte le attività produttive e riproduttive che durerà per le 24 ore successive.

«Le donne in Svizzera guadagnano il 20% in meno rispetto agli uomini: ciò vuol dire che a partire dalle ore 15:30 del 14 giugno le donne smettono di essere retribuite rispetto ai loro colleghi uomini», cita il manifesto della protesta, indetta dall’associazione femminista Grève des femmes, grève féministe e organizzata da una ventina di collettivi nazionali. La data coincide anche con la votazione federale del 1981, che accolse l’articolo costituzionale sulla parità tra donne e uomini.

Il manifesto riporta tutti i suggerimenti per riuscire a partecipare in caso di maggiore difficoltà sul lavoro: «Se non riesci a scioperare per l’intera giornata, coinvolgi le tue colleghe e prolunga la tua pausa pranzo», si legge. Oppure: «Esponi alle finestre o ai balconi il simbolo del lavoro di cura: grembiuli, scope, stracci, dà libero sfogo alla tua fantasia», e «Ovunque tu sia indossa qualcosa di viola e rendi visibile la tua adesione allo sciopero (il viola è il colore scelto per tutte le proteste femministe degli ultimi 3 anni, ndr)».

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Meno donne nelle imprese, sviluppo economico più lento. Ecco perché abbattere il gender gap

L’ Huffington Post  8 dicembre 2016   –   Giornalista, scrittore e vicepresidente di Assolombarda

“A parità di merito assumiamo le donne”. Il buon esempio viene da Pisa, con un annuncio di Vincenzo Barone, direttore della Scuola Normale, una delle eccellenze universitarie italiane ed europee.

Ed è il segnale forte d’una tendenza a intervenire sul “gender gap” (il divario di carriere, ruoli, redditi e prospettive tra uomini e donne) che può contagiare non solo il resto dell’università, ma anche gli ambienti dell’economia, delle imprese, della finanza. Un acceleratore di trasformazioni positive.

“L’università è ancora un sistema maschile. L’assumere preferenzialmente donne, appunto a parità di merito, può essere una buona idea”, commenta Cristina Messa, rettore dell’Università Bicocca di Milano, una delle cinque rettori donna tra i 79 “magnifici” ai vertici degli atenei italiani. Leggi il resto »

Paghe uguali agli uomini? Tra 118 anni

D. La Repubblica 19 novembre 2015 – Eva Grippa

I dati del Global Gender Gap Index 2015 appena pubblicato dal World Economic Forum dicono che in materia di gender gap nessun passo avanti si è fatto negli ultimi 7 anni, e le donne guadagnano oggi quel che gli uomini si mettevano in tasca già nel 2006, dieci anni fa. Soprattutto, la parità si allontana sempre più: chi ha tempo di aspettare 118 anni?

Donne e “gender gap”: sempre uno scalino più in basso degli uomini, soprattutto sul lavoro, dove siamo meno pagate, meno gratificate, meno considerate, perché la conciliazione famiglia-lavoro non è ancora universalmente considerata un diritto, ma un privilegio. Se tutto questo suona ormai come un’ovvietà, meno ovvio è il dato centrale del decimo Global Gender Gap Index 2015, appena pubblicato dal World Economic Forum: nessun passo avanti negli ultimi 7 anni, e le donne guadagnano oggi quel che gli uomini guadagnavano nel 2006, dieci anni fa. Ma non è tutto: la parità salariale è sempre più una chimera, perché a conti fatti sarà raggiunta solo tra 118 anni. Chi ha tempo di aspettare tanto?gender gap top ten Leggi il resto »

Redditi dei professionisti, gap di genere al top tra avvocati e commercialisti

Ilsole 24 ore  -Michela Finizio            26 Ottobre 2015

La fotografia dei redditi medi dichiarati agli enti previdenziali dai lavoratori autonomi negli ultimi cinque anni mette in luce, ancora una volta, il divario uomo-donna. Il gap retributivo di genere emerge in tutte le 13 categorie professionali, dai redditi medi registrati nel quinquennio 2009-2013 e forniti al Sole 24 ore dalle Casse di previdenza. Leggi il resto »