Nei media l’uguaglianza si è arenata

Giulia.Giornaliste Redazione 23 marzo 2020

Costruire un futuro sostenibile per tutti, significa non lasciare indietro nessuno. Lo studio di UnWomen che vi proponiamo, purtroppo, dimostra che le donne restano un passo indietro. O due…

La piena ed equa partecipazione delle donne a tutti gli aspetti della società è un diritto umano fondamentale. Eppure, in tutto il mondo, dalla politica allo spettacolo al lavoro, le donne e le ragazze sono ampiamente sottorappresentate.

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Tim Berners-Lee: “Coronavirus rivela la forza di Internet. Ma stop al gender gap”

CorCom 12 marzo 2020

L’appello del co-fondatore del World Wide Web: “Accesso al cyberspazio strategico in situazioni critiche, ma va garantito a tutti”. E chiede ai governi interventi urgenti per bloccare minacce e aggressioni online

L’epidemia da coronavirus sta dimostrando quanto Internet sia un’ancora di salvezza. Ma per donne e ragazze ancora non funziona”. L’allarme parte da Tim Berners-Lee, uno dei padri fondatori del World Wide Web, che in una lettera aperta che celebra il 31esimo compleanno del web chiede interventi urgenti per rendere il cyberspazio più sicuro per le donne, “sempre più esposte a aggressioni online con molestie sessuali, minacce e discriminazioni”.

La lettera di Tim Berners-Lee

La “tendenza pericolosa” degli abusi online “sta costringendo spesso le donne ad abbandonare il lavoro e le ragazze a saltare la scuola”: il rischio è un danno alle relazioni e un’inibizione della libertà di espressione e opinione.

“Il mondo ha fatto importanti progressi sull’uguaglianza di genere – scrive Berners-Lee -. Ma sono seriamente preoccupato che i danni a donne e ragazze, in particolare quelle di colore, delle comunità Lgbtq e di altri gruppi minaccino questo progresso”.

L’avvertimento arriva un anno dopo che Berners-Lee ha lanciato il Contratto per il Web , un piano d’azione globale per salvare Internet da dinamiche che minacciano di trascinare il mondo in una “distopia digitale”. Senza affrontare gli abusi online misogini, gli obiettivi del contratto non possono essere raggiunti, sostiene l’informatico.

“Sta a tutti noi far funzionare il web per tutti. E questo richiede un’attenzione mirata di tutti coloro che realizzano la tecnologia, dai Ceo e ingegneri agli accademici e funzionari pubblici“.

Ecco i tre temi più urgenti

Tre temi in particolare richiedono attenzione “urgente“. La prima: il divario digitale che mantiene offline più della metà delle donne del mondo, in gran parte perché  troppo costoso o non hanno accesso alle attrezzature o alle competenze per usarlo.

Il secondo: sicurezza online. Secondo un sondaggio della Web Foundation di Berners-Lee, più della metà delle ragazze ha subito violenze online, tra cui molestie sessuali, messaggi di minaccia e condivisione di immagini private senza consenso. La stragrande maggioranza ritiene che il problema stia peggiorando.

Il terzo: sistemi di Intelligenza artificiale “progettati male” che ripetono e aggravano la discriminazione. “Molte aziende stanno lavorando per affrontare il problema – scrive Berners-Lee -, ma se non dedicano risorse e diversificano i team per mitigare i pregiudizi, rischiano di espandere la discriminazione a una velocità e una scala mai viste prima”.

Berners-Lee accende poi un riflettore sul coronavirus che “ha mostrato quanto sia urgente agire. Poiché i luoghi di lavoro e le scuole sono costretti a chiudere, la rete dovrebbe essere un’ancora di salvezza che consente alle persone di continuare a lavorare e ai bambini di essere educati”. I governi, conclude Berners-Lee, devono rafforzare le leggi contro gli abusi online.

Articolo Corcom

8 Marzo non è proprio una festa, ma è un giorno di battaglia

Huffpost 8 marzo 2020 – Loredana Taddei

Meno parole, dalla politica aspettiamo fatti concreti

Nei giorni scorsi un deputato del Pd ha postato un’immagine dell’aula di Montecitorio sconsolatamente vuota mentre si discuteva una mozione su iniziative contro la violenza sulle donne e per la parità di genere. Questo nel Paese dove avviene un femminicidio ogni 72 ore e dove la parità di genere e retributiva si allontanano sempre di più (siamo retrocessi al 76esimo postosu 153 Paesi, nel Report gender gap 2020 del World Economic Forum). Nel paese delle disoccupate, secondo il Censis, ultimo in Europa per tasso di occupazione femminile, per lo più precaria e a bassa qualifica e dove solo il 28% delle posizioni dirigenziali nelle aziende private italiane è ricoperto da donne.

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Battaglia sul salario, tra uomini e donne la corsa non è alla pari

La Repubblica 20 gennaio 2020 – Luisa Grion

Analisi Eurostat che tiene conto del numero di ore lavorate sulla retribuzione mensile lorda (Gender gap adjusted), in Italia la differenza in busta paga fra uomo e donna è del 23,7% contro una media europea del 29,6%. Ma Francesca Bettio – professoressa di Economia e Politica del lavoro dell’Università di Siena – fra le fondatrici di ‘In Genere’, sottolinea: “Il fatto che in Italia il tasso di occupazione femminile sia più basso rispetto alla media europea fa sì che nel loro complesso le donne italiane godano di una minore autonomia finanziaria”

Le donne guadagnano meno degli uomini. Decisamente meno: la legge è uguale per tutti, i contratti pure, ma nel corso della loro vita lavorativa le carriere, le interruzioni, le scelte fatte o subite fanno sì che questa parità sia solo apparente. Un rapporto diseguale con il reddito e con l’indipendenza economica accompagna le donne dall’infanzia alla pensione, da quando percepiscono la paghetta – nemmeno quella ahimè uguale ai ragazzi – a quando smettono di lavorare. Se lavorano. Si chiama gender pay gap: è la differenza che corre, a parità di mansione, fra lo stipendio di un uomo e quello di una donna. Riguarda non solo l’Italia, ma tutti i paesi del mondo e si misura sostanzialmente in tre modi. Da qualsiasi punto si parta, il risultato finale non cambia: la busta paga delle donne è sempre la più leggera.

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Il gender gap è un problema anche in Svizzera: «Le donne guadagnano il 20% in meno»

Open 14 giugno 2019

«Le donne in Svizzera guadagnano il 20% in meno rispetto agli uomini: ciò vuol dire che a partire dalle ore 15:30 del 14 giugno le donne smettono di essere retribuite rispetto ai loro colleghi uomini»

Se pensavate che il gender gap non potesse riguardare un Paese come la Svizzera, vi sbagliavate di grosso: la Confederazione elvetica è il settimo Paese dell’Unione Europea per peggior condizione di parità salariale. Ecco perché dalla notte del 13 giugno, le cittadine hanno iniziato uno sciopero generale di tutte le attività produttive e riproduttive che durerà per le 24 ore successive.

«Le donne in Svizzera guadagnano il 20% in meno rispetto agli uomini: ciò vuol dire che a partire dalle ore 15:30 del 14 giugno le donne smettono di essere retribuite rispetto ai loro colleghi uomini», cita il manifesto della protesta, indetta dall’associazione femminista Grève des femmes, grève féministe e organizzata da una ventina di collettivi nazionali. La data coincide anche con la votazione federale del 1981, che accolse l’articolo costituzionale sulla parità tra donne e uomini.

Il manifesto riporta tutti i suggerimenti per riuscire a partecipare in caso di maggiore difficoltà sul lavoro: «Se non riesci a scioperare per l’intera giornata, coinvolgi le tue colleghe e prolunga la tua pausa pranzo», si legge. Oppure: «Esponi alle finestre o ai balconi il simbolo del lavoro di cura: grembiuli, scope, stracci, dà libero sfogo alla tua fantasia», e «Ovunque tu sia indossa qualcosa di viola e rendi visibile la tua adesione allo sciopero (il viola è il colore scelto per tutte le proteste femministe degli ultimi 3 anni, ndr)».

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