La rivoluzione americana

La Repubblica – 8 luglio 2019 Emanuela Audisio

Il Mondiale femminile

Megan First. E poi anche l’America. Ma quella delle ladies , di Rapinoe, del suo ciuffo rosa-viola, che ha ereditato da Billie Jean King la guerra dei sessi, non quella di Donald. Trump non manda nessun rappresentante, a fianco di Macron, giusto uno striminzito ambasciatore, per punire questa nazionale di calcio così femminista, antigovernativa e ribelle. Non venite alla Casa Bianca? E io vi boicotto.

Ma è il pubblico americano dello stadio a solidarizzare con questo gruppo di donne vincenti (2-0), che usa il calcio per fare gol alla discriminazione, e a intonare un coro non sportivo, ma da suffragette: sale l’urlo «Equal pay». Per la prima volta in una finale mondiale non si celebra l’eroe dello sport, ma dell’impegno. Certo, giocare bene è importante, e infatti Megan Rapinoe in carriera di gol ne ha segnati 50 e viene anche premiata come miglior giocatrice del torneo, della partita, e miglior realizzatrice, ma anche pensare bene è utile nella vita.

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L’economia mondiale perde 140 trilioni di euro perché le donne non partecipano al mercato del lavoro

La 27 ora – Corriere della sera 27 giugno 2019

Perfino nella civile e ricca Islanda, che nel 2018 il World Economic Forum ha classificato al primo posto nel suo Indice internazionale dell’uguaglianza di genere, c’è ancora un 15% di differenza media fra i salari dei maschi e quelli delle donne. A parità di mansioni, e a vantaggio degli uomini, naturalmente (a sorpresa, invece, Paesi africani come il Ruanda o la Namibia si classificano rispettivamente al sesto e al decimo posto). Nel resto del globo, nonostante i progressi fatti in tante aree negli ultimi decenni, la disuaglianza è quasi sempre pesante, marcata, a volte scandalosa: «in tutto il mondo –sottolinea il Fondo monetario internazionale- donne e uomini non hanno le stesse opportunità di partecipare all’attività economica, e le donne non ricevono gli stessi riconoscimenti, salari, o benefici rispetto agli uomini…al tasso corrente di progresso ci vorranno 217 anni per chiudere il divario globale di genere per le uguali opportunità e la partecipazione della forza lavoro femminile»

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Chiara Saraceno: «Non si fa spazio alle donne, crescono le diseguaglianze tra di noi»

Il Manifesto 21 gennaio 2018    – Rachele Gonnelli

Intervista. Parla la sociologa, autrice tra l’altro de “L’equivoco della famiglia”: “Il rischio è di riprodurre le stesse dinamiche che si vedono tra uomini e donne”

Il divario salariale di genere è una articolazione del più generale indice chiamato global gender gap, monitorato anche dall’Onu che nei goals, gli obiettivi mondiali per il 2030 vorrebbe portarlo a zero, realizzando la parità tra i sessi quanto a condizioni materiali e quindi di accesso ad attività e servizi. E proprio l’anno appena trascorso, il 2017, nell’ultimo rapporto del World economic Forum, ha segnato a livello globale un’inversione di marcia dopo un decennio di lievi miglioramenti.

Le donne, professoressa Saraceno, stanno arretrando dalle più recenti conquiste, incluso la parità di salario a parità di lavoro? Leggi il resto »

Gender pay gap: Il più grande furto della storia

Corriere della sera – La27ora   20 gennaio 2018      – Elena Tebano

«Il più grande furto della storia». Così Anuradha Seth, consigliera per il programma di sviluppo delle Nazioni Unite, ha definito la differenza tra il salario medio degli uomini e quello delle donne. A livello globale, secondo i dati dell’Onu, il «gender pay gap» è del 23%: per ogni dollaro guadagnato dagli uomini, le donne prendono solo 77 centesimi. Un divario che, se non verranno adottate contro-misure adeguate, ci vorranno 70 anni per colmare.

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La precarietà e la leggerezza dei redditi.Soprattutto per lei

di Roberta Carlini, www.ingenere.it del 28/10/2014

Il precariato riapre il gender pay gap. È quanto risulta dai dati della gestione separata dell’Inps, così come rielaborati dall’Associazione 20 maggio, che ha pubblicato un report dedicato al mondo del lavoro parasubordinato e dei professionisti a partita Iva: in sostanza, tutti coloro che fanno capo a quella gestione pensionistica riservata, appunto, al mondo del lavoro non dipendente. Leggi il resto »