Architects in Italy can now use the profession’s female form – here’s why that matters

The local.it  –  Italy’s news in English                              di Rachael Martin

Three women architects from Bergamo have gained the right to use the female form of ‘architect’ on their professional stamp. Contributor Rachael Martin spoke to the women behind the campaign about what the landmark decision means to them.

“Architecture is a very male environment that has strong links with the building world,” explains Francesca Perani, adding that only three out of ten architects in Italy are women and that it can be hard to progress in the male-dominated field.

Together with fellow architects Silvia Vitali and Mariacristina Brembilla, Perani campaigned for several months to be able to call herself ‘architetta’ rather than the male form, ‘architetto’.

Their request was accepted by the Order of Architects in Bergamo, Lombardy in March, and from Thursday, they – together with other women in the profession – will be able to use the female form in their professional stamp.

For Perani, the introduction of an equivalent word in Italian was more than a simple question of semantics.

“It’s an important evolution, because it gives us our identity as professionals,” she says. “When I was at university, there were no female teachers of design – not just in Italy, but also when I studied abroad.

“But in London, I had a female director who was very supportive of other women, and that was very important for me. Young women today need to see that there are women in the field, women who are promoting their work, not just for themselves but to provide positive role models for new generations.”

Perani co-founded Archidonne, a group for women architects in 2010, which has worked with the Order of Architects to create an equal opportunities committee in 2013, in order to promote equal treatment of men and women within the profession. She says that while women architects typically graduate from university with higher marks and in less time than men, they often find it difficult to progress once they begin work.

The three women. Photo: Francesca Perani

Even when choosing the name for the group, ‘Architette’ felt like “a step too far”, Perani explained, so they opted for ‘Archidonne’ – a hybrid of ‘architetti’ (architects) and ‘donne’ (women).

However, she’s hopeful that the term will now become common parlance. “Just as it was difficult for people to use assessora (councillor) and sindaca (mayor) at first, it’s the same for architetta. They’ll get used to it,” she said.

Laura Onofri, one of the founders of equal opportunities movement SeNonOraQuando? (If not now, when?), agrees.

“One of the factors that can change the patriarchal cultural models within our country is language,” she says. “It isn’t a case of whether a word ‘sounds right’ or not. It’s about using the right words to define people and circumstances in a way that is not only correct but is equal.”

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IO PARLO E NON DISCRIMINO

Presentazione della Carta di Intenti “Io Parlo e non Discrimino”

8 MARZO 2016 Ore 9.00 – 13.00 Cavallerizza Reale – Aula Magna Via Verdi, 9 – Torino

9.00 – 9.15 Registrazione partecipanti 9.15 –

10.30 La Carta di Intenti “Io Parlo e Non Discrimino” La parola agli Enti promotori :

Piero Fassino, Sindaco della Città di Torino e della Città metropolitana di Torino

Laura Onofri, Presidente Commissione Consiliare Diritti e Pari Opportunità della Città di Torino

Ilda Curti, Assessora alle Politiche di Pari Opportunità della Città di Torino

Lucia Centillo, Consigliera delegata Diritti Sociali e Parità, Welfare della Città metropolitana di Torino

Monica Cerutti, Assessora alle Pari Opportunità della Regione Piemonte

Silvia Giorcelli, Università degli Studi di Torino

Mauro Laus, Presidente del Consiglio regionale del Piemonte

10.30 -13.00 La costruzione sociale della realtà attraverso il linguaggio: (nonostante le) istruzioni per l’uso

Cecilia Robustelli, Università di Modena e Reggio Emilia e Accademia della Crusca,                                                 “Lingua italiana, rappresentazione di donne e uomini nella società e discriminazione: una questione culturale”

Claudia Padovani, Centro di Ricerca Studi di Genere (CIRSG), Università di Padova, coordinatrice per l’Italia del Global Media Monitoring Project,                                                                                                                                   “L’informazione e le sfide dell’eguaglianza di genere: Global Media Monitoring Project 2015”

Maria Mussi Bollini, Presidente della Commissione Pari Opportunità RAI,                                                                   “Le Pari opportunità vanno in onda”. Proiezione di video tratti dall’archivio Teche RAI

Dibattito

Modera Milena Boccadoro, Giornalista RAI

per maggiori informazioni clicca qui:

http://www.irma-torino.it/it/index.php/carta-di-intenti

Investire nella cura conviene. Non solo alle donne

Articolo di redazione, ingenere.it del 17/12/2015
Un recente studio condotto in Turchia rivela che l’impatto di un investimento pubblico nella cura dell’infanzia sarebbe positivo non solo per le donne, ma anche per gli uomini, per le persone meno qualificate e per le famiglie più povere
Un numero crescente di ricerche e documenti di policy sottolineano il ruolo fondamentale che gli investimenti in infrastrutture sociali di cura possono svolgere nella promozione di una crescita inclusiva favorendo nel contempo l’eguaglianza di classe e di genere[1]. Leggi il resto »

Che genere d’informazione facciamo?

G.I.U.L.I.A – globalist giornaliste – Redazione 17 settembre 2015

Pubblicato e scaricabile on line il libro del Gruppo Pari Opportunità dell’OdG. Un’approfondita riflessione per abituare le nuove generazioni a un linguaggio declinato al femminile

Finalmente è on line e scaricabile l’ottimo lavoro del gruppo Pari Opportunità dell’Ordine nazionale dei Giornalisti, composto dalle nostre ‘giulie’ Gegia Celotti e Giovanna Pezzuoli assieme a Gianpaolo Boetti, Maria Ancilla Fumagalli e Antonella Sperati, con i contributi scientifici di Monia Azzalini dell’Osservatorio di Pavia e Stefania Cavagnoli, docente di Linguistica all’Università di Roma. Leggi il resto »

POTERE ALLA PAROLA edizione 2016

Potere alla Parola

Progetto per le scuole promosso e ideato dal comitato SNOQ? Torino in collaborazione con
il Salone internazionale del Libro di Torino

IV Edizione  anno scolastico 2015-2016

COMUNICARE LA DIFFERENZA

per educare al rispetto delle differenze nel linguaggio

Maestro- Maestra

Chirurgo-Chirurga

Sindaco-Sindaca

Avvocato-Avvocata

In italiano le parole che finiscono in “o” al femminile prendono la “a”.

Restano invariate quelle che finiscono in “e” che vengono però precedute dall’articolo femminile: la giudice, la presidente.

Anche se lo dice la grammatica italiana e lo sostiene l’Accademia della Crusca, si continua a far resistenza nel declinare al femminile una manciata di titoli professionali fino a poco tempo fa appannaggio solo degli uomini: non si dice ministra, deputata, prefetta ma è normale dire commessa, postina, operaia, infermiera.

Vorremmo che il linguaggio si adeguasse ai cambiamenti avvenuti nella società usando correttamente le “parole di genere” e riconoscendo l’importanza della Differenza nel definirle.

Vorremmo che istituzioni, pubblica amministrazione, politica, scuola e ogni forma di informazione usassero il femminile ogni volta che si parla di una donna, qualunque ruolo o incarico essa ricopra. 

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