“IL LINGUAGGIO DI GENERE”

Comune di Moncalieri – piazza Vittorio Emanuele II, 2 – Sala Matrimoni

Venerdì 19 gennaio 2018, ore 17.00-19.00

La rappresentazione della donna nel linguaggio è ancora, troppo spesso, specchio di un sussistente divario di genere nella società, specie nel contesto politico ed economico o in relazione alle professioni, che oppone tuttora forti resistenze culturali a superare una declinazione maschile falsamente intesa come neutra. Porre attenzione al genere nel linguaggio rappresenta quindi una sfida per superare gli stereotipi, i pregiudizi e gli ostacoli all’affermazione delle pari opportunità tra donne e uomini che ancora sussistono e che possono diventare veicolo di aperta discriminazione, quando non di denigrazione. Insieme, il linguaggio è lo strumento che consente di dare alle pari opportunità tra donne e uomini la dignità di tema da inserire nell’agenda politica: è necessario, allora, che la trattazione delle tematiche della parità e dell’uguaglianza non si arrocchi su un linguaggio troppo tecnico e comprensibile solo a poche donne esperte e, nello stesso tempo, non cerchi scorciatoie di comprensibilità che finirebbero per negare il valore che queste tematiche hanno.

In attesa di Expoelette 2018, all’ampio e complesso tema del linguaggio di genere la Città di Moncalieri intende dedicare un pomeriggio di dialogo tra soggetti esperti, proponendo una riflessione che focalizzi i temi più rilevanti e attuali di un dibattito che, pur non sempre facile, esiste e sta acquisendo una forza sempre più nettamente riconosciuta anche a livello istituzionale. Leggi il resto »

CHIAMATECI ARCHITETTE di Cristina Obber

Lettera Donna – ELLE  21 novembre 2017     Cristina Obber

Declinazioni al femminile, il network di Rebel        –      Architette

A Bergamo sono riuscite a ottenere dall’Ordine il timbro con la dicitura al femminile, grazie all’impegno di Francesca Perani. Le resistenze sono ancora tante, ma vanno combattute. Perché le parole ci dicono chi siamo.

Nell’aprile 2014 la frase «il ministro Madia ha partorito» fece sorridere molti quando ne titolarono i giornali, ma ci fa capire quanto ancora la narrazione del lavoro delle donne risulti paradossale.
Chi resiste al cambiamento in atto nell’uso della grammatica corretta per identificare le professioni al femminile (ministra, ingegnera, avvocata ecc.) adduce spesso motivazioni linguistiche, senza sapere che proprio dalla più antica e prestigiosa istituzione linguistica italiana ci arriva la sollecitazione al cambiamento. È infatti dall’Accademia della Crusca (che raccoglie i maggiori esperti di linguistica e filologia della lingua italiana ed è riconosciuta a livello internazionale) che giungono le sollecitazioni a riflettere sulla declinazione al femminile delle professioni, in linea con le istanze sociali che chiedono linguaggi più rappresentativi e rispettosi delle donne.

LE ISTITUZIONI SI IMPEGNANO

Anche le istituzioni stanno rispondendo al cambiamento culturale in atto, nominando le donne nei loro ruoli con correttezza: consiglierasindacaassessora, stanno entrando nel linguaggio verbale ma anche nei protocolli, le circolari, i comunicati degli uffici stampa. Nel 2015 in Piemonte, su mozione della consigliera comunale Laura Onofri, si è aperto un percorso che ha coinvolto amministrazione, città metropolitana, Regione e Università e che ha portato alla Carta di intenti Io parlo e non discrimino, rivolta non solo agli enti ma anche alle aziende e ai soggetti privati «che vogliano impegnarsi in questo importante cambiamento formale», si legge nel testo; hanno attuato il linguaggio di genere «negli atti, nella documentazione, nella modulistica e nella comunicazione», in linea con le direttive ministeriali del 2007 del ministero delle Pari opportunità. Leggi il resto »

La potenza delle parole al femminile – Una risposta al giornalista Federico Taddia

di Manuela Manera  

Dottoressa di Ricerca in Liguistica, Università degli Studi di Torino e componente del Comitato SeNonOraQuando? Torino

La potenza delle parole al femminile : inizia così un articolo di giovedì 9 novembre 2017 sul quotidiano La Stampa, a firma Federico Taddia. È un articolo dal bel titolo, e con un incipit che lascia ben sperare.

Vado a pagina 21 e proseguo nella lettura: «E lei, con la semplicità e l’assenza di filtri che solo a nove anni hai, con il ditino alzato perché ha capito che stava facendo una piccola lezione a un adulto, mi ha espresso il suo pensiero tutto d’un fiato: “Ma no, sbagli. Io anche se sono una bambina, mi puoi chiamare bambino: sono i bambini che non puoi chiamare bambine”». Wow, fantastico, penso. Ora il giornalista spiegherà quanto introiettato è il cosiddetto maschile “neutro” (o inclusivo).

E invece no. Continua poco sotto dicendo che lui ci si è provato a «scalfire l’assoluta certezza di Sofia», ma «lei si sentiva bambina, appartenente alla categoria dei bambini». Ok, ci siamo: ora il giornalista spiegherà quanto introiettato è il cosiddetto maschile “neutro” (o inclusivo), bene. E invece commenta subito «Tutto normale, certo»… scusa, in che senso è da intendere questa frase? È normale nel senso che è diffuso questo uso, non nel senso che sia “normale” che io donna mi nomini al maschile vero?… Ora chiarisce di certo, proseguo speranzosa a leggere: «Tutto normale, certo. Ma indicativo nel nostro chiacchierare quotidiano. Le parole non sono solo un suono. Le parole creano identità. Contenuto. Differenze. E pregiudizi. Le parole non sono neutre e i linguisti ben lo sanno». Esatto, bravo… avevo temuto, non si capiva bene l’argomentazione dove volesse andare a parare e invece… Leggi il resto »

Il LINGUAGGIO di GENERE negli ATTI GIUDIZIARI in ITALIA ed in EUROPA

COMMISSIONE PARI OPPORTUNITA’ ORDINE AVVOCATI TORINO

Il LINGUAGGIO di GENERE negli ATTI GIUDIZIARI in ITALIA ed in EUROPA

EVENTO FORMATIVO DI LIVELLO SPECIALISTICO

OBIETTIVO: Promuovere una più rispettosa cultura per l’uso corretto del linguaggio, con particolare riguardo al principio di non discriminazione di genere, nella stesura dei provvedimenti dell’Autorità giudiziaria e degli atti giudiziari per le parti.

24 ottobre 2017 MAXI AULA 2

h. 14.30/17.30 ingresso 15– seminterrato Palazzo di Giustizia – Torino

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