Inquisita la carabiniera che ha raccontato in tv le molestie subite: quanto l’Italia è ancora indietro?

Corriere della sera –  La 27 ora  1 aprile 2018

l maresciallo che l’aveva molestata è stato condannato. Angela Aparecida Rizzo ha raccontato la sua solitudine ai microfoni di «Presa Diretta». Negli Stati Uniti il movimento #metoo si è tradotto in decine di denunce pubbliche. In Italia? Secondo l’Istat gesti di esibizionismo, telefonate oscene e pedinamenti sono in calo, ma i casi di sexual harassment in azienda rimangono invece stabili. E soprattutto non se ne parla

 È di questi giorni la notizia secondo cui l’Arma dei Carabinieri ha aperto un provvedimento disciplinare contro la carabiniera Angela Rizzo per non aver chiesto l’autorizzazione a rilasciare un’intervista e aver gettato discredito sul prestigio dell’Arma. In una recente puntata di «Presa Diretta», Angela aveva ripercorso la vicenda che l’ha vista vittima di molestie sessuali da parte di un suo superiore, Luigi Ruggiero, condannato in secondo grado dal tribunale militare per minacce aggravate. In poche ore sul web si è alzata un’ondata di indignazione.

Il tema del discredito richiama infatti un concetto che si sperava superato, quello del «delitto contro la morale» nel cui ambito, fino al 1996, veniva ricondotta la violenza sessuale. C’è voluto il femminismo prima e il legislatore poi per considerare la violenza di genere un crimine contro la persona.

Evocare il leso prestigio richiama tempi funesti e accende i riflettori sulla percezione delle molestie nel nostro Paese. La distanza rispetto agli Stati Uniti, dove il caso Weinstein ha portato a una presa di coscienza collettiva, è enorme. Negli Usa il movimento #metoo si è tradotto in decine di denunce pubbliche e quindi in licenziamenti e dimissioni. Le voci di dissenso, circa il rischio di «caccia alle streghe», sono state marginali.

L’Italia e l’Europa hanno invece reagito con cautela. Le attrici francesi hanno scritto un manifesto in cui rivendicano «la libertà di importunare» denunciando il ritorno del puritanesimo. Le loro colleghe italiane hanno fatto un po’ meglio, ricordando che le molestie sono una pratica sistematica e che nulla hanno a che vedere con la seduzione. Tuttavia, sono rimaste vaghe, scegliendo di non fare i nomi dei molestatori.

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Cristina Comencini “ La denuncia non basta ora facciamo politica”

La Repubblica 3 febbraio 2018    – Silvia Fumarola

Abbiamo scelto di non fare nomi per denunciare l’intero sistema, perché gli abusi non riguardano solo le donne del cinema, ma tutte le donne». Cristina Comencini è tra le 124 che hanno firmato “Dissenso comune”, l’appello che unisce e divide.
Un manifesto bollato da Asia Argento come la lettera a Babbo Natale e poi in un’intervista al Fatto come «un modo per pulirsi la coscienza da questo silenzio assordante».
Signora Comencini, partiamo da qui: è un modo per pulirsi la coscienza?
«Il documento è molto articolato e lungo perché non nasce a ridosso degli eventi ma dopo lunga riflessione. Raccoglie tanti punti di vista. C’è voluto tempo.
Non è la presa d’atto del coraggio di molte donne, ma un ragionamento per capire quali ne siano le conseguenze. Per tutte, non solo per le donne del cinema. Per questo ha un peso politico».
Però la mancanza del nome di Asia Argento ha spinto Francesca D’Aloja, che aveva firmato il manifesto, a ritirare la sua adesione.

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DISSENSO COMUNE

Laura Onofri

Pubblichiamo  la lettera firmata  da 124 attrici italiane e lavoratrici dello spettacolo.

Si chiama Dissenso comune  e nasce dopo mesi di confronti  e dibattiti  sui cui un gruppo di donne dello spettacolo, man mano sempre più numeroso, ha iniziato a lavorare, dopo il caso Weinstein e le denunce di Asia Argento e altre attrici italiane,  per creare una forza collettiva e non lasciare che le voci di queste ultime rimanessero isolate.

Una  presa di consapevolezza che il tema delle molestie non riguarda solo il loro mondo ma tutto il mondo del lavoro e della società in generale “Le attrici hanno il merito e il dovere di farsi portavoce di questa battaglia per tutte quelle donne che vivono la medesima condizione sui posti di lavoro la cui parola non ha la stessa voce o forza.”

E puntano il dito non sul singolo molestatore ma sull’intero  sistema.

Finalmente anche le nostre attrici esprimono un pensiero deciso  sul tema delle molestie e degli abusi, non circoscrivendole solo al loro mondo ma denunciando il sistema.

Addolora che Asia Argento e Miriana Trevisan non abbiano firmato questa lettera e che ci siano state polemiche da parte di molte sul fatto che sia stata una tardiva presa di posizione.

Forse non hanno compreso la portata di questa dichiarazione che va oltre la singola denuncia.

“Se aderisci a un documento così importante, scritto da tante attrici, il risultato è un’azione politica” dice Cristina Comencini, in un’intervista  (che pubblichiamo a parte), ed è questo il nodo.

Finchè le donne però non comprenderanno quanto  sia determinante la forza  che scaturisce dall’essere unite, pur nelle differenze, gli uomini continueranno a usare il loro potere per lasciarle in una posizione di inferiorità in ogni tipo di relazione sia d’intimità che sociale e la società continuerà a privarsi di un patrimonio di idee, competenze e sensibilità di cui le donne sono portatrici.

Dalle donne dello spettacolo a tutte le donne. Unite per una riscrittura degli spazi di lavoro e per una società che rifletta un nuovo equilibrio tra donne e uomini.

Da qualche mese a questa parte, a partire dal caso Weinstein, in molti paesi le attrici, le operatrici dello spettacolo hanno preso parola e hanno iniziato a rivelare una verità così ordinaria da essere agghiacciante.

Questo documento non è solo un atto di solidarietà nei confronti di tutte le attrici che hanno avuto il coraggio di parlare in Italia e che per questo sono state attaccate, vessate, querelate, ma un atto dovuto di testimonianza. Leggi il resto »

Italia, Stati Uniti, Francia Cosa dicono le leggi su sesso e consenso

 Inchiesta    del Corriere della sera    di Elena Tebano

Cosa vuol dire consenso? Quand’è che un atto sessuale costituisce violenza? Le donne che assecondano le richieste di un uomo (più) potente, lo fanno per scelta o imposizione? Come una diga che improvvisamente crolla, il caso Weinstein ci ha investito con un’ondata di denunce e domande: in America, in Europa, ma anche in Sudafrica, India, e Australia le donne hanno iniziato a raccontare gli abusi quotidiani, dal «semplice» sessismo agli stupri in famiglia e sul lavoro, dando voce a un fenomeno la cui vastità non può che spaesare e spaventare.

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