Quando la pubblicità fa le sue scuse alle donne

Le  campagne corrette contribuirebbero in modo considerevole all’abbattimento degli stereotipi di genere.

Questo video ci fa capire quanto invece ancora le pubblicità influenzano i comportamenti e inducono a seguire modelli femminili stereotipati

Adpology, una clip di Tiny Bullet per Thomas Thomas Films

Regia: Tiny Bullet

che genere di comunicazione

GiUIiA  Giornaliste     e     Commissione Pari Opportunità Federazione Nazionale Stampa Italiana

lunedi’ 26 marzo 2018 Circolo della Stampa Corso Stati Uniti, 27 Torino ore 14,00 / 17,00

che genere di comunicazione

la pubblicità e i risvolti sull’informazione tra parità di genere e cambiamenti

Interventi di:

Stefanella Campana rappresentante CPO-FNSI Associazione Stampa Subalpina                      Ruolo e  importanza della pubblicità per i media

Elena Rosa presidente Associazione LOFFICINA                                                                                      Gli stereotipi della pubblicità e le denunce allo IAP –  La violenza di genere nella rappresentazione della donna – La pubblicità corretta

Monica Davò responsabile Comitato di Controllo IAP                                                                              La tutela del cittadino nei confronti della pubblicità sessista e discriminatoria: i casi rilevanti

Margherita Trezzi direttrice creativa Agenzia di Pubblicità 3dcomunicazione                                 La pubblicità sociale. Creatività? il ruolo delle agenzie nella realizzazione delle campagne

Rendere visibile il sessismo: in questi annunci degli anni ’50, i ruoli di genere sono stati invertiti

ZE.TT  – 

Un fotografo ha ristampato vecchie pubblicità e ha solo invertito i ruoli di genere. Vuole mostrare quanto sia sessista la nostra vita di tutti i giorni.

Se guardi alcuni annunci pubblicitari e manifesti degli anni ’50 di oggi, puoi solo scuotere la testa: c’è una donna che lavora al lavandino  in cucina, mentre l’uomo all’esterno è visto con il bambino. In un’altra pubblicità, un uomo incoraggia la moglie piangente con la frase: “Non ti preoccupare, dopo tutto, la birra non viene bruciata!” In un’altra pubblicità, lei gli serve sottomesso il cibo a letto.

Nella sua serie fotografica In A Parallel Universe, il fotografo 31enne Eli Rezkhallah ricrea fedelmente degli  annunci degli anni ’50, ma scambia i ruoli di uomo e donna. Così, nel suo lavoro, l’uomo sta al lavandino o porta la colazione a letto.

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Il Regno Unito vieterà le pubblicità con gli stereotipi di genere

 

 

Il Post   19 luglio 2017

Perché hanno conseguenze «sugli individui, sull’economia e sulla società», dice un rapporto dell’organizzazione di autoregolamentazione dell’industria pubblicitaria

L’Advertising Standards Authority (ASA), l’organizzazione di autoregolamentazione dell’industria pubblicitaria del Regno Unito, ha deciso di rendere più rigidi i suoi criteri per evitare che vengano prodotte pubblicità che presentano evidenti stereotipi di genere. Le nuove regole verranno scritte nei prossimi mesi sulla base di un rapporto dell’ASA intitolato “Rappresentazione, percezione e danno” sulla presenza di stereotipi di genere nelle pubblicità del Regno Unito. Nelle intenzioni dell’ASA serviranno per evitare nuove pubblicità come quella molto discussa di un marchio di latte in polvere in cui si immaginava che una bambina da grande diventasse una ballerina e un bambino un matematico, o quella della campagna di prodotti per dimagrire di Protein World, in cui si chiedeva alle persone se avessero un «corpo pronto per la spiaggia» insieme all’immagine di una modella molto magra in costume da bagno. Leggi il resto »

Donne e pubblicità, tra corpo e cervello. Quattro casi recenti

Artribune 24 luglio 2016 – Helga Marsala

Aziende che promuovono la propria immagine puntando sull’impegno sociale e culturale, contro pregiudizi e cliché; altre che restano legate a vecchi schemi. E il corpo delle donne è al centro. Ecco quattro casi recentissimi, dall’Italia all’Inghilterra

EDISON, UN PRIMATO IN ROSA
La musa dell’operazione è la milanese Maria Artini, tra le prime stelle a illuminare l’altra metà del firmamento delle scienze moderne. Nata nel 1894, iscrittasi nel 1912 al Politecnico di Milano, si laureò nel 1919 in elettrotecnica con 90/100. E non si fermò lì. La Artini cominciò subito a collaborare con aziende del settore elettrico e nel 1937 fu assunta dal colosso Edison, conquistando presto un ruolo dirigenziale. Nulla di scontato, per l’epoca. Anzi. Le donne che studiavano, facevano carriera e sfondavano nel settore scientifico-tecnologico erano perle rare.
Ma quanto è cambiata oggi la situazione? Se l’è chiesto proprio Edison, con una bella campagna di comunicazione tutta al femminile, lanciata a giugno 2016. Il progetto si chiama “Pretty Curious” e dal prossimo autunno metterà in campo una serie di iniziative di taglio didattico-culturale, destinate alle studentesse degli istituti superiori e del licei scientifici: incontri, progetti, dibattiti.edison

Il volto femminile di Edison, tra energie pulite e impegno per le donne

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