La qualità dell’asilo conta fino alla maturità

in.genere –  30 gennaio 2017

Che puntare sulla qualità degli asili è una politica che funziona lo dimostrano decenni di ricerche, nonostante ciò il dibattito su quanto e se conviene investire nelle strutture per la prima infanzia continua. Come abbiamo più volte segnalato su inGenere, studi e simulazioni dimostrano che gli investimenti in questo tipo di strutture si ripagano da sé nel giro di qualche anno.

Molti però restano ancora scettici sul fatto che ampliamento dell’accesso e qualità del servizio offerto possano andare insieme, soprattutto quando a investire è il pubblico. Uno studio appena pubblicato dalla Brookings Institution riporta il caso del Michigan per mostrare come in realtà sia assolutamente possibile tenere insieme investimenti pubblici e qualità dei servizi.

In Michigan, spiega lo studio, un programma di investimenti nei percorsi prescolari ha aperto la strada ai finanziamenti statali in questo settore, e ha dato vita a un sistema di valutazione che segue i bambini per tutto il percorso scolastico successivo. I risultati confermano che i bambini che hanno frequentato materne di qualità si diplomano in tempi migliori e con migliori prestazioni rispetto agli altri.

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#62MillionGirls: l’ultima battaglia di Michelle Obama (e di Hollywood)

Io Donna – Corriere della sera – 29 settembre 2015 – Cristina Piotti

La First Lady ha lanciato una campagna social, per l’istruzione delle bambine. Hanno già aderito tante star, da Charlize Theron a Freida Pinto, da Bono a Leonardo DiCaprio

L’idea della campagna per la scolarizzazione femminile, promossa da Michelle Obama durante il Global Citizen Festival che si è tenuto a Central Park (New York), sta raccogliendo l’entusiasmo di mezza Hollywood. La First Lady, introducendo l’arrivo, durante la serata di gala, del giovanissimo premio Nobel Malala Yousafazi, ha lanciato la sua ultima battaglia: #62MillionGirls, un hashtag già diventato virale su Instagram e Twitter. Si pubblica una propria foto da bambini, spiegando come la scuola ha inciso sulla propria vita e come potrebbe rivoluzionare quella di tante ragazze che non vi hanno accesso. E la stessa Theron è stata ospite, al fianco della First Lady, dell’evento “The Power Of An Educated Girl”. Leggi il resto »

Le politiche educative attente al genere sono un’arma per combattere le disuguaglianze

Il Sole 24 ore – 7 luglio 2015 -di Francesca Brezzi* e Laura Moschini**

Educazione di genere? Cosa è? E perché tante polemiche? Saremmo tentate di rispondere: lo chiede l’Europa, e non sarebbe solo una battuta o una risposta evasiva perché con questo termine recepiamo le indicazioni che provengono dall’Unione europea che considera la Gender Equality, vale a dire una partecipazione equa e non discriminatoria di ognuno/a alla vita familiare e sociale, il presupposto fondamentale per la cittadinanza democratica. Leggi il resto »

La Buona Scuola, patto educativo contro la violenza di genere

L’Unità.tv 23 luglio 2015 – Valeria Fedeli

Basta all’educazione ai luoghi comuni: differenze di genere e lotta alle discriminazioni sono risorse per realizzare una piena cittadinanza per tutti

Ora che la “Buona scuola” è legge, comincia una nuova fase di applicazione e monitoraggio della riforma, ed è il caso di sottolineare, tra i vari fattori positivi, quanto sia importante che anche il nostro Paese abbia finalmente una scuola che promuova, nei propri piani formativi, i princìpi di educazione alla parità di genere e dunque di prevenzione delle violenze e delle discriminazioni. Princìpi che sono entrati a far parte della riforma dando seguito a quanto previsto in materia già dalle nostre leggi, dalla nostra Costituzione e dal più avanzato diritto europeo. Leggi il resto »

Bambine e bambini, donne e uomini La differenza s’impara a scuola

Il Corriere della Sera – 14 maggio 2015 – di Silvia Neonato

Perché ripetiamo ancora ai maschi «non piangere come una femminuccia»? E come mai le femmine si sentono dire da parenti e insegnanti «una bambina non fa questo» se strillano troppo? Noi adulti non consentiamo ai bambini ed alle bambine di crescere secondo le loro inclinazioni; ma li ingabbiamo nei nostri schemi di virilità e femminilità. Sembriamo sicuri che sia utile dividere i giochi, i colori e le collane letterarie per maschi da quelle per femmine. Spesso indirizziamo i nostri figli persino nella scelta degli studi come quando scoraggiamo le femmine che vorrebbero occuparsi di fisica nucleare e i maschi attratti dall’insegnamento. Eppure il meglio che possa accadere nella vita è scegliere senza condizionamenti e che le scelte siano il frutto dei nostri desideri e non di pregiudizi e gabbie predefinite per sesso, orientamento sessuale, età ed etnia. Leggi il resto »