Ad essere imbarazzante è il video articolo.

Pubblichiamo la lettera che una giovane donna ha inviato a Francesco Merlo, autore di un video articolo pubblicato su Repubblica.it il 16 marzo dal titolo : ”Imbarazzante Angelina alla London School of Economics” e che per il momento è rimasta senza risposta.

Gentile dottor Merlo,

Le scrivo in merito a un Suo video-articolo apparso ieri su Repubblica.it dedicato ad Angelina Jolie e alla sua visiting professorship a LSE. Ho trovato il suo video-articolo offensivo, sessista e misogino. Se ha un attimo di tempo la prego di leggere la mia email. 

 

Sono una giovane donna e sono stufa di indignarmi almeno una volta al giorno per un qualche articolo sessista o per un commento fattomi sul lavoro o da un uomo per strada. Articoli come il Suo perpetuano un maschilismo che non fa bene alla società. Per questo le ho elencato qui di seguito tutti i passaggi sessisti che, a mio avviso, sono presenti nel suo video-articolo, perché è evidente che lei non se ne è accorto.  

 

All’inizio del video Lei afferma che ‘piacerebbe a tutti averla [Angelina] come insegnante non certo per imparare ma per sognare […] ed è per questo, per far pazziare gli studenti che l’hanno chiamata.’ Iniziamo già male. Angelina Jolie è di certo una bellissima donna, ma è innegabile che sia stata scelta da LSE per via del suo grande impegno umanitario. Come Lei già sicuramente sa, Angelina Jolie lavora con le Nazioni Unite (UNHCR per la precisione) dal 2001 – quindi da ben 16 anni – ha partecipato in diverse missioni in tutto il mondo (Sierra Leone, Pakistan, Turchia, Kenya, Ecuador, Sudan, Siria, Iraq…). Pertanto paragonarla a persone come Schettino e Platinette è del tutto inadeguato e offensivo. Inoltre, la Jolie non è l’unica ad essere stata invitata quest’anno dal Centro per le Donne, la Pace e la Sicurezza di LSE. Insieme a lei sono stati invitati Jane Connors, Direttore del International Advocacy di Amnesty International Geneva, Rt Hon The Lord William Hague, ex Segretario di Stato per gli Affari Esteri del Regno Unito (con il quale la Jolie collabora da anni sempre per combattere le violenze sessuali in guerra), e Madeleine Rees OBE, Segretario Generale del Women’s International League for Peace and Freedom. Tutt’altro che incompetenti. 

 

 

La Jolie ha deciso di parlare a LSE dell’impatto della guerra sulle donne, e delle violenze sessuali come strumento di guerra. È certamente possibile tuttavia che il contenuto del suo discorso possa essere stato non all’altezza di una lezione dell’LSE, ma se così fosse mi sarei aspettata una critica nel merito, cosa del tutto assente nel video.

 

Inoltre, per illustrare la grandezza di LSE, o come dice Lei ‘il luogo alto del sapere di un paese che è stato l’anima del mondo’, ha scelto di elencare 9 uomini. Lei è al corrente che LSE accetta anche donne, vero? Basta un velocissimo controllo su Google per trovare i nomi degli Alumni di LSE e fra di questi ci sono anche molte donne illustri. Per esempio: Kim Campbell (altro PM Canadese), Margarethe II di Danimarca, Janet Yellen (Presidente della Federal Reserve) e Janet Coleman (Professore Emeritus a LSE in Storia del Pensiero Antico e Medievale). Perché non dare risalto anche a loro? Anziché contrapporre, come nel suo video, grandi uomini intellettuali a una donna, una bella attrice incompetente, scelta solo per una ‘monelleria scientifica’? Si rende conto che questo linguaggio è avvilente?

 

 

Terzo punto: il confronto fra il nome del centro di LSE – Donne, Pace e Sicurezza – con i titoli delle commedie all’italiana è incredibilmente inappropriato. Angelina Jolie è stata invitata per parlare di un tema sensibile e gravissimo, quale è lo stupro come strumento di guerra, e lei lo paragona alla commedia all’italiana? Inserendo oltretutto una scena di un film con Sophia Loren mezza nuda e Marcello Mastroianni che fa il ‘wolf whistle’? 

 

In conclusione, la vita privata della Jolie non ha nulla a che vedere con l’invito a parlare a LSE. Quindi basta per favore con commenti sulla sua bellezza, sul suo divorzio, le mastectomie e le droghe, perché non centrano nulla con la sua visiting professorship. Sopratutto se accompagnati da immagini provocanti con il lecca lecca in bocca. E per finire, non si impara l’economia dalla Jolie perché ‘è bella da vedere e da ascoltare, senza trucco e senza lifting’. Innanzitutto perché la sua lezione non aveva a che fare con l’economia in senso stretto e poi perché la bellezza di Angelina Jolie non è il punto focale. Lei non direbbe queste cose se si trattasse di un uomo, quindi La prego, non le dica di una donna – sopratutto quando fuori contesto, non stiamo parlando di un servizio di moda. 

 

 

Siamo nel 2017, le donne in molti paesi del mondo non hanno ancora gli stessi diritti degli uomini, non guadagniamo quanto loro e tante volte veniamo giudicate per l’apparenza e non per le nostre capacità. Le chiedo quindi di pensare a queste cose quando scriverà altri articoli. Quei 2.20 minuti del suo video li poteva gestire molto meglio, si potevano dedicare al tema e alle argomentazioni della lezione della Jolie che, se non convincenti, potevano essere criticate in un modo più degno. 

 

  

La ringrazio per l’attenzione. 

 

Distinti saluti, 

 

Lorenza Gay

I diritti delle donne, la nostra rivoluzione

La Stampa – Opinioni  18 marzo 2017   –   Maurizio Molinari

Caro Direttore, il fatto che lo scorso primo marzo il deputato polacco Janusz Korwin Mikke durante una seduta al Parlamento europeo, nel corso di un botta e risposta sulla parità di genere con la collega spagnola Peres, ha definito giusto che le donne essendo «più deboli, più piccole e meno intelligenti prendano stipendi inferiori» dimostra, senza ombra di dubbio, che il sessismo è ancora radicato nella nostre società a vari livelli. È un’affermazione grave e indegna per un rappresentante delle istituzioni europee. Considerato che l’eurodeputato in questione non è nuovo ad affermazioni sessiste credo che il Parlamento di Strasburgo abbia fatto bene a infliggergli una pesante sanzione disciplinare.

Giovanni Terramoccia

Caro Terramoccia, la carenza di rispetto per i diritti delle donne è uno dei maggiori elementi di debolezza economica e ritardo sociale in troppe nazioni europee, incluse Polonia e Italia. Per comprendere l’entità del danno che tale ritardo produce bisogna tenere presente l’importanza strategica che il rispetto dei diritti delle donne può avere in questa fase storica, segnata da incertezza e crisi. Sono tre gli elementi-chiave a tale riguardo. Primo: la maggiore forza di qualsiasi sistema economico è l’entusiasmo dei suoi protagonisti e ciò che oggi può infonderlo a dosi industriali nei Paesi europei alle prese con la stagnazione è un balzo in avanti nel coinvolgimento delle donne, ovvero della maggioranza degli abitanti. Secondo: se sul fronte dell’economia e della sicurezza i nostri Paesi sono in affanno, è su quello dei diritti che possono avanzare più in fretta. La crescente consapevolezza dei diritti di gay, transgender, minoranze, immigrati, giovani, disabili, malati e anziani infonde energie nuove in ogni città, quartiere, caseggiato, famiglia ed è dunque fonte di ricchezza collettiva. Di conseguenza, il maggior carburante a disposizione di tutti è nel rispetto del gruppo numericamente più grande: le donne. Terzo: il rispetto dei diritti delle donne è il terreno decisivo per alcune importanti sfide internazionali perché sono il più efficace antidoto contro il jihadismo nel mondo dell’Islam, la migliore garanzia contro le diseguaglianze in Occidente, il tassello più strategico per far progredire le democrazie.

Ecco perché quando vediamo, assistiamo o veniamo a sapere di stupri, femminicidi o altre forme di discriminazioni e violenze ai danni delle donne dobbiamo essere consapevoli del fatto che siamo tutti noi a rimetterci. Dunque, il rispetto dei diritti delle donne è una rivoluzione per la quale è importante battersi.

 

Ero in piazza l’8 marzo, ma non mi riconosco con chi urla «Siamo tutte zoccole e puttane»

Corriere della Sera – La 27 ora – 10 marzo 2017      Rachele Grandinetti

C’ero anche io in piazza ieri pomeriggio. Essere arrivata ad un appuntamento, contemporaneamente, insieme a centinaia di migliaia di persone sparse per il mondo mi ha dato la sensazione di essere parte di qualcosa. Come quando ti siedi a tavola a Natale perché sei parte di una famiglia. Vi capita mai di fermarvi, per qualche istante, e pensare a quante persone in quello stesso preciso momento stanno morendo, nascendo, si stanno sposando, stanno facendo l’amore, stanno piangendo? Ti fa sentire piccola piccola, ma non in senso negativo, perché ridimensiona un po’ tutto, soprattutto le cose per cui ci affanniamo, che ci sembrano giganti e insormontabili. Ieri è stato uno di quei momenti in cui, se ti fermavi per un istante a pensare, sapevi che stavi condividendo qualcosa con un mare di gente che ha inondato le piazze.

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80 anni di sessismo riassunti in 2 minuti: 48 donne raccontano le offese quotidiane

La Repubbblica video

Non essere prepotente. Non essere così emotiva. Non mangiare così tanto. Chissà che bella donna sarai stata da giovane. Queste sono solo alcune delle frasi quotidiane ed ambigue, quando non propriamente sessiste, che tutte le donne si sentono rivolgere nella normalità del giorno per giorno. Ma quello che sfugge, a chi queste frasi le pronuncia, è lo spessore del “graffio” morale che comporta ascoltarle ripetutamente. Ed è una cosa che accompagna ogni donna nell’arco di tutte le sue età. Ed è proprio quest’aspetto che vuole sottolineare il video prodotto dall’Hufington Post americano e che raccoglie, dall’infanzia alla maturità, 48 commenti di donne: 80 anni si sessismo racchiusi in due minuti sono un bel riassunto, ma voglio essere soprattutto un bell’esempio
(a cura di Nicola Perilli)

ecco il video

Parole D’amore

Laura Onofri

Ormai continuiamo a dirlo… le parole,  il linguaggio   che usiamo ogni giorno alimentano la mentalità discriminatoria, gli stereotipi contribuiscono a radicarla, ad ostacolare il raggiungimento del pieno rispetto e della parità fra i sessi.

Il regista e fotografo Pietro Baroni e Luz lo hanno capito, e hanno prodotto un video con le frasi più comuni che quotidianamente offendono,  umiliano, sminuiscono, discriminano e relegano le le donne in stereotipi di genere.

Il sessismo si può combattere con le stesse armi: cambiamo le parole, il linguaggio, riflettiamo su ogni frase, che spesso anche per scherzo o per far “colpo” viene pronunciata da giovani, anziani, uomini e donne, perchè purtroppo la cultura sessista è trasversale… e spesso non riusciamo a riconoscerla.

Frasi come  “Comportati da femminuccia”, “Non sei ancora fidanzata?”, “I videogiochi sono solo per i ragazzi”, “Che hai le tue cose?”, “Non è che sei frigida?”, “Sei mia”, “Sei stressata? Hai bisogno di una scopata”, “Non puoi andare a lavoro con quella gonna, distrai i colleghi”, “Non vuoi avere figli?”, “Ti amo, per questo ti proteggo”  sono  una violenza verbale  che spesso precede quella fisica e che va contrastata nettamente e subito!

E bene ha fatto il regista a finire con la frase “lasciami e ti ammazzo..” ..quante volte, dopo un femminicidio, abbiamo letto che questa era stata proprio la frase pronunciata dall’assassino…

Il progetto si intitola “Parole d’Amore”, e può essere condiviso sui social con l’omonimo hashtag #paroledamore.