L’odio contro le donne: da non punire sui social, secondo la maggioranza

La Stampa 9 luglio 2019 Flavia Amabile

Via libera della commissione Giustizia del Senato al disegno di legge sul Codice rosso ma bocciato dalla maggioranza un emendamento delle opposizioni per perseguire la propaganda e l’istigazione alla discriminazione e la violenza contro le donne

Non si deve punire l’odio contro le donne diffuso su social e in generale sulla rete. La maggioranza ha bocciato ogni tentativo delle opposizioni di sostenere un emendamento al disegno di legge che introduce il Codice Rosso all’esame della commissione Giustizia del Senato. E’ una decisione che arriva proprio nel pieno delle polemiche del sottosegretario alle Pari Opportunità Vincenzo Spadafora che accusa il ministro Salvini di usare un linguaggio che incita l’odio maschilista. In nome della lotta alla violenza verbale contro le donne si uniscono tutte le opposizioni, compresi Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni.

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Un altro attacco sessista: a denunciarlo un servizio di Piazza Pulita

Laura Onofri per SeNonOraQuando? Torino

L’ennesimo attacco sessista: questa volta a farne le spese è la Consigliera regionale Nadia Conticelli  per aver “osato” attaccare con un post Matteo Salvini sul caso Diciotti.  Ne hanno parlato l’altra sera in un  servizio andato in onda su La 7 a Piazza Pulita.

Il giornalista è andato a cercare alcuni di questi “leoni da tastiera” che avevano ripetutamente insultato e  offeso la Consigliera sino ad augurare lo stupro a lei e alle sue figlie ma che di fronte alle telecamere sono sembrati più conigli che leoni, arrivando addirittura a negare quello che avevano scritto.

Il cronista nel corso della sua inchiesta intervistava anche il Vice Sindaco di Nichelino che non solo non stigmatizzava  in modo netto e deciso il vergognoso comportamento sessista di Carmelo Mendolia,  (ex consigliere comunale di Nichelino) che su un social media, augurava lo stupro alla Consigliera, ma  anzi con un sorriso malizioso e divertito,  minimizzava uno degli atti più orrendi che possa essere augurato ad una donna: lo stupro.

Questo è il servizio di #PIAZZAPULITA di ieri sera, su #LA7, sugli #insulti, pesantissimi, che ho ricevuto su #facebook dopo aver condannato le azioni di #Salvini sul caso #Diciotti. 😕Gli #haters nei commenti auguravano a me alle mie figlie #stupro e violenza. I cronisti di Piazzapulita sono andati a cercare questi #leonidatastiera e li hanno intervistati. Fa male constatare che #odio e #violenza sessisti siano ancora accolti con un risolino beffardo di superficialità….#immigrazione #violenzadigenere #cyberviolenza

Publiée par Nadia Conticelli sur Vendredi 17 mai 2019

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Il sessismo si combatte anche in Rai

Laura Onofri

La notizia che la Rai sospende Fulvio Collovati per due settimane per le “frasi sessiste” pronunciate in diretta a “Quelli che il calcio”, mitiga solo in parte l’indignazione che certe affermazioni producono e il “male” che fanno a livello culturale ed educativo, considerato il gran numero di telespettatori e telespettatrici, anche giovani, che assistono al programma.

Ci chiediamo come sia possibile che  una persona, che nel 2019 fa queste affermazioni,: “Le donne non possono parlare di tattica, quando sento che lo fanno mi si rivolta lo stomaco”“Le donne non capiscono come gli uomini. Le calciatrici? Qualcosa sanno, ma non al 100%” possa ancora essere invitata e pagata dal servizio pubblico non solo a commentare le  partite (perchè forse sarebbe meglio che ci si limitasse a questo), ma a dare giudizi su aspetti e temi sociali in cui dimostra di non sapersi assolutamente approcciare.

Perchè non mi si venga a dire, come fa Massimiliano Parente, oggi sul Giornale.it che si lede la libertà di espressione e di pensiero;  perchè di questo passo sdoganiamo tutto: anche invitare in un programma televisivo chi inneggia allo stupro, o alla violenza! La Rai è un servizio pubblico e ha anche  intrinsecamente un ruolo educativo e proprio per questo deve scegliere e monitorare chi  interviene nei suoi programmi e si rivolge ad una platea varia ed eterogenea di persone e vista la fascia in cui vanno  in onda molte trasmissioni, anche di bambine/i e adolescenti.

E poi allora perchè scusarsi? Se il suo pensiero è legittimo e non offende nessuno, non c’era bisogno di scuse.

Il machismo, la misoginia sono difficili da abbattere e sappiamo quanto influiscano nel rendere una società non paritaria e discriminante. E’ la cultura che deve cambiare, altrimenti non faremo passi avanti e il cambiamento passa anche dal rilevare e non minimizzare comportamenti e frasi sessiste come quelle di Collovati.

 

Lo spot Gillette pro #MeToo fa infuriare gli attivisti di destra

Lettera Donna  15 gennaio 2019

Il nuovo messaggio pubblicitario dell’azienda produttrice di rasoi si scaglia contro la mascolinità tossica. E a favore di un modello di uomo meno stereotipato. Facendo insorgere le associazioni conservatrici.

Il nuovo spot Gillette esce dai tradizionali canoni dell’uomo che non deve chiedere mai e strizza l’occhio al movimento #MeToo, scagliandosi contro la masconilità tossica e un modello che pare aver fatto il suo tempo. Ma l’iniziativa del brand che produce e commercializza rasoi è finita nel mirino di associazioni conservatrici e politici di destra che, negli Stati Uniti, hanno invitato al boicottaggio dell’azienda. La colpa? Diffondere uno stereotipo maschile fasullo e che risulterebbe a sua volta sessista.

STEREOTIPI NOCIVI E DA SOVVERTIRE

La pubblicità riprende lo storico slogan di Gillette “Il meglio di un uomo” e lo sovverte, lasciando intendere che il meglio di uomo è proprio ribaltare quel modello, riconoscendo che gli stereotipi connaturati alla mascolinità tossica (aggressività, scarsa empatia, repressione di vulnerabilità) sono nocivi per gli uomini stessi.

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Condannato il sindaco che offese con insulti sessisti Boldrini

Si è’ concluso oggi il processo che vedeva imputato il sindaco leghista Matteo Camiciottoli e parte offesa l’onorevole Laura Boldrini; il sindaco di Pontrinvea è stato ritenuto responsabile del reato di diffamazione per aver pubblicato su Facebook  un post in cui si augurava che i responsabili dello stupro avvenuto in spiaggia a Rimini nell’estate del 2017 fossero mandati ai domiciliari a casa di Laura Boldrini così le avrebbero fatto ritornare il sorriso.

Il Giudice di Savona ha condannato il Sindaco alla pena della multa di euro 20.000, nonché al risarcimento del danno subito dalla parte offesa e dalle cinque Associazioni, tra cui SeNonOraQuando? Torino, che si occupano dei diritti delle donne, già ammesse quali parti civili, oltre alla re fusione delle spese legali; la sospensione condizionale della pena è stata subordinata al risarcimento dei danni. Leggi il resto »