A che punto è la lotta ai femminicidi in Italia

Internazionale 16 luglio Annalisa Camilli, giornalista di Internazionale

In tutto il mondo una delle prime cause di morte delle donne tra i 16 e i 44 anni è l’omicidio compiuto spesso da persone conosciute, in particolare mariti, compagni, partner o ex partner. E l’Italia non fa eccezione: l’omicidio è la più grave di una serie di violenze che molte donne subiscono durante la loro esistenza. Secondo l’Istat, nel paese una donna su tre ha subìto qualche forma di violenza nel corso della sua vita, specialmente in famiglia. Questo vuol dire che in Italia poco meno di sette milioni di donne tra i sedici e i settant’anni hanno subìto violenza fisica (20,2 per cento) o sessuale (21 per cento); dalle forme meno gravi come lo strattonamento o la molestia a quelle più gravi come il tentativo di strangolamento o lo stupro (5,4 per cento).

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Per la politica la parità di genere in Italia esiste solo per le madri lavoratrici

The Vision 3 giugno 2020 – Jennifer Guerra

La gestione della pandemia in Italia è stata un florilegio di esperti, tecnici, task force e commissioni, per un totale di 450 persone a cui è stato assegnato il compito di portarci fuori dal disastro del coronavirus. Uno dei problemi subito sorti, però, è che le composizioni delle task force non rispettavano le quote di genere di almeno il 30% di presenza femminile. Fortuna che però a riequilibrare le sorti delle italiane c’era la task force “al femminile” voluta dalla ministra per le Pari opportunità Elena Bonetti, chiamata “Donne per un nuovo Rinascimento” e annunciata su Facebook con un video motivazionale sui toni del fucsia il 10 aprile scorso, nel centenario della nascita di Nilde Iotti. Dodici donne dai profili autorevoli per “costruire un nuovo percorso, un vero e proprio Rinascimento per il nostro Paese”. Il 25 maggio il dicastero ha presentato il documento prodotto dalla commissione, che è però decisamente deludente e più che tracciare un nuovo Rinascimento è un perfetto esempio di gattopardismo: tutto deve cambiare perché tutto resti come prima.

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Quella sentenza che violenta tutte le donne

Corriere della sera – La 27 ora – 31 maggio 2020 Cristina Obber

16 anni per averla sgozzata, per averne occultato il corpo in una fossa di liquami, corpo ritrovato dopo venti giorni in avanzato stato di putrefazione, pieno di larve e vermi, riconoscibile soltanto da un piccolo tatuaggio e dei braccialetti. Si chiude così la sentenza di primo grado nel processo a Fabrizio Pasini, 50 anni, che nel luglio 2018 ha ucciso Manuela Bailo, la collega 35enne con cui da tre anni aveva una relazione extra coniugale. È stato concesso il rito abbreviato, inapplicabile per i femminicidi commessi dopo l’entrata in vigore della legge 19/2019, che ha comportato uno sconto di pena di 8 anni dai 24 di partenza. Torna in mente un’altra sentenza, del 2013, sempre a Brescia, che ha condannato Claudio Grigoletto a 30 anni per il femminicidio della sua segretaria e amante Marilia Rodrigues Martins, incinta di 4 mesi.

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Coronavirus, in Russia impennata di violenze domestiche durante lockdown: Stato inerte e donne multate quando fanno denuncia

Il Fatto quotidiano – Anna Lesnevskaya 24 maggio 2020

La quarantena da coronavirus ha aggravato il problema della violenza domestica in tutto il mondo, ma in Russia, dove le botte in famiglia sono state decriminalizzate nel 2017 e dove manca una legge in materia, lo Stato rimane inerte, mentre gli ultraconservatori portano avanti la loro agenda. Secondo una lettera al procuratore generale inviata la settimana scorsa da alcuni deputati del partito di Putin Russia Unita – tra cui Vitalij Milonov, noto per aver promosso nel 2012 la legge anti-gay – i dati che testimoniano la crescita della violenza domestica in Russia durante la quarantena – +24% di chiamate al Telefono Rosa già a marzo – denigrano “l’istituto della famiglia e del matrimonio”. I deputati chiedono di verificarli, citando invece le statistiche del ministero degli Interni che danno i reati in famiglia in calo del 13% nei primi quattro mesi del 2020.

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Quando la casa non è un rifugio sicuro: la violenza contro le donne nel Decreto «Cura Italia»

Lunedì 18 Maggio 2020 Ore 16.30-18.30 Laboratorio didattico: «Ripensare l’emergenza. Crisi, pandemia, scenari futuri»

Intervengono:

Valeria Valente – Presidente della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul Femminicidio

Laura Onofri – Responsabile Regionale di Se Non Ora Quando (SNOQ)

Modera: Marinella Belluati – Università di Torino

Modulo – La violenza maschile contro le donne: Ripensare le strategie di intervento in periodi di emergenza

Per accedere all’evento come partecipante: https://unito.webex.com/unito/onstage/g.php?MTID=ecd06164a5a518b2c654892d7b27d66a4

Iniziativa dell’Università degli Studi di Torino