Il ddl Pillon metterebbe a rischio i figli di genitori violenti

Lettera Donna 8 ottobre 2018   – Cristina Obber

Garantirebbe loro il diritto di frequentarli sempre e comunque. E l’ultimo caso di Taranto, dove un padre ha tentato di uccidere i suoi bambini dopo aver perso la patria potestà, lo dimostra.

A Taranto, dopo un litigio al telefono con la ex moglie, un uomo ha accoltellato il figlio di 14 anni che è riuscito a scappare e poi ha lanciato la figlia di sei dal balcone (la bimba è in condizioni gravissime all’ospedale Santissima Annunziata). Tutto è avvenuto nella casa dei genitori di lui, a cui erano stati affidati i nipoti a causa delle denunce per maltrattamenti in famiglia per cui l’uomo aveva perso la responsabilità genitoriale. Vani sono stati i tentativi dei parenti di fermarlo. Leggi il resto »

TUTELATA O PROCESSATA? Il ruolo della magistratura nei procedimenti per violenza di genere.

5 OTTOBRE 2018     ORE 9.00 – 17.30

Sala Convegni Fondazione  Cassa di Risparmio  di Tortona
Via Emilia, 168  – Tortona

Registrazione partecipanti 9-9.30

Saluti istituzionali 9.30-10.30
Antonio Apruzzese Prefetto di Alessandria
Monica Cerutti Assessora alle Pari Opportunità della Regione Piemonte
Gianfranco Lorenzo Baldi Presidente della Provincia di Alessandria
Gianluca Bardone Sindaco del Comune di Tortona
Sarah Sclauzero Presidente dell’APS me.dea ONLUS

Inizio Lavori 10.30-12.30
dott. Aldo Tirone, magistrato penale, presidente della sezione penale del Tribunale di Alessandria.
dott. Fabio Roia, magistrato penale, presidente di una sezione del Tribunale di Milano, si occupa di
violenza sulle donne dal 1991, prima come pm, poi come giudice.
Pausa pranzo 13.00-14.30

Ripresa lavori 14.30-16.30
dott.ssa Titti Carrano, avvocata civilista, past president della Rete Antiviolenza di Di.Re, legale autrice
del ricorso alla Corte europea dei diritti umani che ha provocato la condanna dell’Italia per non aver
protetto una donna e suo figlio dalla violenza del padre.
dott.ssa Francesca Pidone, giudice esperto presso Tribunale di sorveglianza di Pisa, coordinatrice del
Centro Antiviolenza “Casa delle Donne di Pisa”
Dibattito 16.30 –

Modera: Mimma Callegaris

Per l’evento è previsto l’accreditamento all’Ordine degli Avvocati e all’Ordine dei Giornalisti per l’attribuzione di crediti formativi professionali (n° 6 crediti per avvocati; n° 6 o 8 crediti per giornalisti).
La partecipazione all’evento è gratuita. L’iscrizione va effettuata entro il 30 settembre, inviando una email a:
comunicazione@medeacontroviolenza.it

Una sentenza non va solo letta, va capita

Laura Onofri
Condivido la lettura che è stata fatta da Raffaella Calandra in questo articolo della sentenza    della Cassazione su uno stupro di gruppo che tanto ha fatto discutere in questi giorni, sia sui social, sia all’interno di associazioni che trattano il dramma della violenza.
Noi, come Snoq Torino,  non abbiamo commentato questa sentenza, perchè prima di tutto le sentenze vanno lette e capite. Ed è necessario avere anche gli strumenti per saperle leggere. Così come non ci si improvvisa chirurgo, non ci si improvvisa giurista.
Sappiamo bene poi che spesso l’informazione passa attraverso articoli e titoli troppo sensazionalistici e fuorvianti.
E’ innegabile però  che  ci sono state alcune sentenze, specialmente nell’ultimo periodo, che ci hanno lasciate sconcertate per l’interpretazione che è stata data sui comportamenti sia della parte offesa che dello stupratore e violentatore.
Quello su cui dissento su questo articolo è che sì io credo che alcuni giudici si lascino influenzare da stereotipi sessisti perchè tutta la società ne è permeata e perchè anche chi lavora su questi temi da tanto tempo a volte cade nella trappola del pregiudizio anche senza rendersene conto.
Rimane il fatto che è auspicabile che sia la magistratura, giudicante e inquirente, sia chi fa a vario titolo informazione,sia formato adeguatamente sul fenomeno della violenza così come succede per le Forze dell’Ordine, per i medici dei pronto soccorso, per gli avvocati e le avvocate che per esempio in Piemonte hanno la possibilità di seguire corsi di formazione che l’Ordine degli Avvocati di Torino, insieme alla Regione Piemonte, organizzano ogni anno. 

Anche un’informazione scorretta non aiuta a risolvere i problemi

Laura Onofri

Fare buon giornalismo significa innanzitutto dare un’informazione corretta.

Certamente non è il caso dell’articolo di Emanuela Valente dal titolo “Violenza domestica, il «kit della fuggiasca» che non risolve i problemi”  pubblicato ieri sulla 27 ora del  “Corriere della sera” pieno di inesattezze (basta poco per documentarsi…), facile ironia e stereotipi che nell’informazione non vanno mai bene, ma ancor  di più quando si tratta di un tema delicato come la violenza contro le donne.

Prima inesattezza: il Consiglio Regionale del Piemonte non ha  “scelto la via del gadget: una valigia con tutto l’occorrente in omaggio alle donne che decidono di «non tornare più a casa” e non ha utilizzato “fondi pubblici per l’acquisto di canottiere e dischetti di cotone”.

L’iniziativa, che piaccia o meno,  è stata voluta e finanziata dal Soroptimist locale  che, essendo un’associazione privata,  non spende quindi soldi pubblici, ma fondi  raccolti nell’ambito della sua associazione e li destina come meglio crede.

Per quanto riguarda  la Polizia di Stato, quella  municipale e i Carabinieri del nostro territorio,   inviterei la giornalista, prima di generalizzare e semplificare sugli atteggiamenti che le  Forze dell’ordine hanno  nei confronti delle donne vittime di violenza quando si presentano a sporgere denuncia, di venire a verificare come effettivamente lavorano, quanta delicatezza usano nell’approccio,  di quali strumenti si sono dotati (per esempio la stanza, presente in molti commissariati,   dove le donne possono sporgere denuncia, allestita con tecnologie per registrare la testimonianza su supporti validi ad  evitare alla donna di dover rivivere tantissime volte la violenza subita) Leggi il resto »

Torino, parrucchiere e estetiste diventano “sentinelle” contro la violenza sulle donne

Accordo tra Cna e Regione per realizzare una rete capillare di “punti d’ascolto”. Agli artigiani ed estetisti sarà fornito materiale informativo e sarà chiesto di impegnarsi in una sorta di ‘primo intervento’, informando e indirizzando le clienti verso i centri antiviolenza più vicini

17 giugno 2018

I negozi di parrucchieri e stetiste diventano “punti d’ascolto” contro la violenza sulle donne 

Parrucchieri ed estetisti piemontesi diventano le ‘sentinellè delle donne. Un accordo siglato oggi tra la Regione Piemonte e il Comitato di coordinamento delle Confederazioni artigiane Piemonte prevede che ogni salone diventi una sorta di punto d’ascolto. L’accordo è stato annunciato durante la giornata finale del Meeting nazionale di Cna Impresa Donna e la Regione Piemonte è la prima in Italia a sottoscriverlo, ma l’obiettivo di Cna è quello di estenderlo a tutta Italia.

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