Ecco perchè il “codice rosso” è inefficace e insufficiente

Laura Onofri

Partiamo da una premessa, che sembra una questione di lana caprina, ma è invece, come tutte le questioni linguistiche, importante per capire il senso reale e profondo della legge 1445 approvata il 17 luglio e conosciuta con il nome “codice rosso” che dovrebbe aiutare a combattere la violenza contro le donne.

Codice rosso evoca uno stato di emergenza, un pericolo imminente, ma passeggero, che va affrontato con misure eccezionali fino a che il pericolo perdura.

Non è ancora chiaro, a questo governo, che la violenza contro le donne, domestica, sessuale con maltrattamenti di qualsiasi natura, non è un fenomeno emergenziale e da affrontare con misure repressive e securitarie, ma è una discriminazione profondamente radicata nella nostra società, basata sul genere e spesso derivante da atteggiamenti patriarcali e dalle norme sociali correlate.

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Orfani di femminicidio. Una legge incompiuta

di Assunta Confente, avvocata del Foro di Torino

Con la legge 11 gennaio 2018 n.4 il Parlamento italiano ha approvato una disciplina che, attraverso una gamma diversificata di strumenti normativi, cerca di offrire assistenza e sostegno agli orfani di femminicidio.

Una legge di grande civiltà perché riconosce un nodo fondamentale del fenomeno della violenza domestica e di genere, purtroppo ignorato per molto tempo, e ancora oggi non sufficientemente esplorato, quello relativo ai traumi e alle devastanti conseguenze psicologiche, sociali, economiche patite da questi orfani.

Con questa legge il legislatore ha cercato di colmare una insufficienza normativa, incompatibile con gli impegni assunti dal nostro Paese a livello sovranazionale in primo luogo con la Convenzione di Istanbul, e di affrontare le difficoltà che scaturiscono sul fronte giuridico in ordine ad aspetti legali quali la decadenza dalla responsabilità genitoriale, l’affidamento del minore o la designazione del tutore.

Una buona legge, che introduce una serie di novità sia sul piano civilistico che su quello penalistico che però, come vedremo, risulta, allo stato, incompiuta.

Tra gli obiettivi del legislatore degni di nota sono il riconoscimento di pari dignità ai rapporti di coniugio, alle unioni civili e ai rapporti di convivenza basati su una relazione affettiva stabile, i c.d. conviventi more uxorio,nonché la semplificazione e l’agevolazione per gli orfani di crimini domestici di tutte le attività processuali, successorie e di altra natura che seguono il reato.

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La violenza tollerata (troppo) nelle coppie di giovanissimi

Open   –  19.12.2018                Giada Ferraglioni

Secondo un recente studio di Eurispes, una percentuale rilevante di giovani non interrompe una relazione nonostante minacce e violenze. Quali  sono i rischi presenti nel ddL Pillon? 

Qual è, tra i giovani dai diciotto ai trent’anni, la soglia di tolleranza nei riguardi dei comportamenti violenti all’interno di un rapporto di coppia? A questa tematica ha cercato di dare una risposta l’istituto di ricerca Eurispes, che ha pubblicato uno studio intitolato “Amore malato: tra ricatti e minacce, ovvero dinamiche disfunzionali di coppia”.

Secondo quanto riportato da Eurispes, i risultati variano secondo il sesso, la provenienza geografica e il titolo di studio.

per quattro giovani su dieci, il gesto di violenza è “tollerabile”. Tra le donne, quasi un terzo delle intervistate (30,8%) non porrebbe necessariamente fine al rapporto.

Lo scorporo dei dati indica che a un titolo più alto di studio corrisponde una più netta insofferenza verso eventuali gesti di violenza. Leggi il resto »

E basta con Sfera Ebbasta

LETTERA APERTA
Alla spett.le attenzione del Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti e del Sottosegretario con delega alle Pari Opportunità e Giovani Vincenzo Spadafora
Vi scriviamo in un momento in cui assistiamo al riemergere di nuove polemiche in merito a brani musicali contenenti messaggi e linguaggio sessisti, dove le donne sono rappresentate in modo degradante e i contenuti fanno da substrato a comportamenti violenti e misogini, giustificando abusi e oggettivazioni delle donne e una sorta di modello maschile dominante e prevaricatore. Sfera Ebbasta giunge dopo altri artisti che si erano distinti sempre per questo tipo di prodotto musicale, tra i quali i rapper Skioffi e Emis Killa, ragione per cui oggi torniamo a sollecitare un intervento del Ministero dell’Istruzione e del Dipartimento P.O, come d’altronde avevamo già fatto l’anno scorso.
Non crediamo assolutamente nei benefici di una censura, che non ha mai funzionato. Piuttosto è ormai indifferibile e urgente lavorare affinché i fruitori, spesso giovanissimi, di questi prodotti e contenuti provenienti dalla musica e da più media siano in grado di decodificarne il senso, analizzarlo, coglierne ogni aspetto, anche quelli nocivi, per capirne il significato ed elaborare un’opinione al riguardo.
Mettere gli adolescenti nelle condizioni di sviluppare il proprio pensiero critico su testi musicali di tal genere diventerebbe una sorta di cassetta per gli attrezzi utile non solo in caso di sessismo. Per questo motivo torniamo a chiedere una progettazione sistematica nelle scuole di ogni ordine e grado, volta a proporre un’educazione alla parità tra i sessi, a tentare di prevenire la violenza di genere e tutte le discriminazioni, a consentire relazioni tra uomini e donne fondate sul rispetto e la parità e a contrastare gli stereotipi ed il linguaggio sessista.

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“Il codice rosso in materia di violenza di genere non è neanche un pannicello caldo” avv. Michela Quagliano

Pubblichiamo le considerazioni  sul Codice Rosso in materia di violenza di genere dell’avvocata Michela Quagliano, dell’Ordine degli Avvocati di Torino e Presidente dei Giuristi Democratici – Torino

Approvato dal governo il “codice rosso” in materia di violenza di genere
Il disegno di legge che porta le firme del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e di quello della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno, ha ricevuto il via libera dal Consiglio dei ministri e presto approderà in Parlamento per ladefinitiva approvazione.

Va innanzi tutto detto che non si tratta di un intervento legislativo vero e proprio, bensì della riforma di alcuni articoli del codice di procedura penale. Ecco i punti principali del testo.

Sparisce, con una modifica dell’articolo 347 del codice di procedura penale, ogni discrezionalità da parte della polizia giudiziaria che, una volta ricevuta una denuncia da parte di una donna per maltrattamenti, violenza sessuale, atti
persecutori e lesioni aggravate subiti e commessi in contesti familiari o di semplice convivenza, dovrà inviarla subito al magistrato senza valutare se sussistono ragioni di urgenza. Il testo prevede le formule “immediatamente” e
“senza ritardo”, ma non contempla termini processuali. Leggi il resto »