Violenze e molestie nei luoghi di lavoro

Volentieri pubblichiamo questo comunicato ANSA di lunedì 25 NOVEMBRE 2019 in cui la senatrice Anna Rossomando, Vice Presidente del Senato, rende noto di aver presentato, come prima firmataria, il disegno di legge che prevede la ratifica della Convenzione sull’eliminazione della violenza e delle molestie nel mondo del lavoro (Convenzione OIL n. 190)


“Celebrare la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne significa anche predisporre atti concreti su tutta una serie di reati ancora oggi non pienamente definiti.

Con l’approvazione del disegno di legge di cui sono prima firmataria e che prevede la ratifica della Convenzione sull’eliminazione della violenza e delle molestie nel mondo del lavoro (Convenzione OIL n. 190), l’Italia puo’ diventare uno dei paesi a legislazione piu’ avanzata per quanto riguarda la lotta alle violenze e alle molestie commesse in ambito lavorativo.

Il provvedimento, oltre ad ampliare la definizione di violenza e molestia, comprendendo anche fenomeni come stalking e mobbing, individua come luogo di lavoro anche le situazioni esterne dall’ufficio fisico, come le chat e tutte le comunicazioni per via telematica e, di conseguenza, estende anche a questi ambiti la punibilita’ dei reati.

Inoltre il disegno di legge fa espresso riferimento a violenze e molestie basate sul genere e include ogni persona presente nell’ambiente di lavoro a prescindere dallo status contrattuale, come volontari e persone nel corso di periodi di formazione, tirocinio e apprendistato. Si tratta di una norma avanzata di tutela sul lavoro che spero possa venire approvata in tempi brevi e con un’ampia condivisione”. Lo dichiara in una nota la vicepresidente del Senato e senatrice Pd, Anna Rossomando.(ANSA).

Sulla violenza, chiediamo giustizia

Femministerie 23 novembre 2019 Cecilia D’Elia

Le  pagine romane de La Repubblica oggi aprono con un titolo che mi ha fatto sobbalzare: “La città delle donne, vittime”. Non perché non conosca i dati forniti dalla procura sul numero di denunce, omicidi, stupri.  Sappiamo che nel nostro paese ancora fatichiamo ad avere una fotografia veritiera di un fenomeno stabile delle nostre società (occidentali e non) come quello della violenza maschile contro le donne, di cui solo la punta dell’iceberg arriva alla denuncia o alle cronache dei giornali.

Capisco la provocazione del titolo, ma sobbalzo comunque, perché non ci sto ad una fotografia che ci consegna solo al ruolo di vittime. E non solo perché tante donne “ribelli” hanno attraversato e attraversano le strade della capitale.

E’ vero, è in corso una vera e propria guerriglia contro la nostra libertà, siamo il paese in cui diminuiscono gli omicidi mentre rimane stabile quello dei femminicidi.  Ma se siamo qui a raccontarlo è perché lo abbiamo denunciato e nominato questo fenomeno – che va dalle relazioni intime a quelle di lavoro – e ci siamo sottratte al dominio maschile. La violenza viene chiamata così, riconosciuta come tale perché abbiamo messo in crisi il patriarcato e prodotto cambiamento.

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La forza delle donne: le nostre letture per il 25 novembre

da Femministerie 24 novembre Chiara Anselmi

Crediamo che il contrasto alla violenza sulle donne si faccia innanzitutto a partire dal riconoscimento della forza della donne e del loro contributo al pensiero e alla società, quest’anno quindi abbiamo scelto di segnalarvi pubblicazioni recenti destinate a un pubblico di lettrici e lettori molto vario sia per età (ci sono saggi come libri per l’infanzia) che per interessi. Buona lettura.

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Alessandra Chiricosta

Un altro genere di forza

Iacobelli 2019La forza è maschile, la cura è femminile; un corpo forte è naturalmente portato all’esercizio della violenza, se non limitato da altro; un corpo debole tende invece alla mitezza e alla non sopraffazione. Sono queste premesse, trasformate in ovvietà “naturali” da una tradizione millenaria di pensiero occidentale, a costituire insieme il punto di partenza e l’obiettivo critico del libro di Alessandra Chiricosta. Convinta, sulla scia di pensatrici come Simone Weil e Angela Putino, che il concetto di “forza” possa essere esplorato ben al di là del suo intreccio apparentemente indissolubile con la “virilità”, l’autrice attinge a una pluralità di esperienze e tradizioni di pensiero, dipanando un tracciato interculturale tra il femminismo, il daoismo cinese, i wu xing, i 5 movimenti Acqua, Legno, Fuoco, Terra, Metallo. Emerge così la figura della “guerriera”, intesa non come la donna che eccede i propri limiti, eccezione alla norma di genere, ma come espressione di un altro genere di forza: che è insieme capacità di difendersi e di prendersi cura, di intessere relazioni al di fuori dell’esercizio reificante della sopraffazione. (Letto da Giorgia Serughetti)

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I pregiudizi nelle frasi di noi giudici

La Repubblica 24 novembre 2019 Paola Di Nicola

I giudici hanno un ruolo decisivo nel perpetuare o disvelare gli stereotipi nella narrazione della violenza maschile contro le donne perché esprimono la parola ufficiale, enunciata in nome di tutti e nei confronti di tutti. Stabilire cosa sia violenza e cosa no lo decide il giudice, gli argomenti che usa trasmettono un modello che supera il fatto e diventa assoluto perché proviene da un’istituzione.

Se questo percorso è inquinato da stereotipi o pregiudizi li riprodurrà, riconoscendo loro anche efficacia giuridica. La magistratura ha una grande sfida davanti a sé, per questo va formata a proteggersi da abitudini inconsce, che appartengono a ogni essere umano e permeano inevitabilmente i processi.

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