Una sentenza non va solo letta, va capita

Laura Onofri
Condivido la lettura che è stata fatta da Raffaella Calandra in questo articolo della sentenza    della Cassazione su uno stupro di gruppo che tanto ha fatto discutere in questi giorni, sia sui social, sia all’interno di associazioni che trattano il dramma della violenza.
Noi, come Snoq Torino,  non abbiamo commentato questa sentenza, perchè prima di tutto le sentenze vanno lette e capite. Ed è necessario avere anche gli strumenti per saperle leggere. Così come non ci si improvvisa chirurgo, non ci si improvvisa giurista.
Sappiamo bene poi che spesso l’informazione passa attraverso articoli e titoli troppo sensazionalistici e fuorvianti.
E’ innegabile però  che  ci sono state alcune sentenze, specialmente nell’ultimo periodo, che ci hanno lasciate sconcertate per l’interpretazione che è stata data sui comportamenti sia della parte offesa che dello stupratore e violentatore.
Quello su cui dissento su questo articolo è che sì io credo che alcuni giudici si lascino influenzare da stereotipi sessisti perchè tutta la società ne è permeata e perchè anche chi lavora su questi temi da tanto tempo a volte cade nella trappola del pregiudizio anche senza rendersene conto.
Rimane il fatto che è auspicabile che sia la magistratura, giudicante e inquirente, sia chi fa a vario titolo informazione,sia formato adeguatamente sul fenomeno della violenza così come succede per le Forze dell’Ordine, per i medici dei pronto soccorso, per gli avvocati e le avvocate che per esempio in Piemonte hanno la possibilità di seguire corsi di formazione che l’Ordine degli Avvocati di Torino, insieme alla Regione Piemonte, organizzano ogni anno. 

Anche un’informazione scorretta non aiuta a risolvere i problemi

Laura Onofri

Fare buon giornalismo significa innanzitutto dare un’informazione corretta.

Certamente non è il caso dell’articolo di Emanuela Valente dal titolo “Violenza domestica, il «kit della fuggiasca» che non risolve i problemi”  pubblicato ieri sulla 27 ora del  “Corriere della sera” pieno di inesattezze (basta poco per documentarsi…), facile ironia e stereotipi che nell’informazione non vanno mai bene, ma ancor  di più quando si tratta di un tema delicato come la violenza contro le donne.

Prima inesattezza: il Consiglio Regionale del Piemonte non ha  “scelto la via del gadget: una valigia con tutto l’occorrente in omaggio alle donne che decidono di «non tornare più a casa” e non ha utilizzato “fondi pubblici per l’acquisto di canottiere e dischetti di cotone”.

L’iniziativa, che piaccia o meno,  è stata voluta e finanziata dal Soroptimist locale  che, essendo un’associazione privata,  non spende quindi soldi pubblici, ma fondi  raccolti nell’ambito della sua associazione e li destina come meglio crede.

Per quanto riguarda  la Polizia di Stato, quella  municipale e i Carabinieri del nostro territorio,   inviterei la giornalista, prima di generalizzare e semplificare sugli atteggiamenti che le  Forze dell’ordine hanno  nei confronti delle donne vittime di violenza quando si presentano a sporgere denuncia, di venire a verificare come effettivamente lavorano, quanta delicatezza usano nell’approccio,  di quali strumenti si sono dotati (per esempio la stanza, presente in molti commissariati,   dove le donne possono sporgere denuncia, allestita con tecnologie per registrare la testimonianza su supporti validi ad  evitare alla donna di dover rivivere tantissime volte la violenza subita) Leggi il resto »

Torino, parrucchiere e estetiste diventano “sentinelle” contro la violenza sulle donne

Accordo tra Cna e Regione per realizzare una rete capillare di “punti d’ascolto”. Agli artigiani ed estetisti sarà fornito materiale informativo e sarà chiesto di impegnarsi in una sorta di ‘primo intervento’, informando e indirizzando le clienti verso i centri antiviolenza più vicini

17 giugno 2018

I negozi di parrucchieri e stetiste diventano “punti d’ascolto” contro la violenza sulle donne 

Parrucchieri ed estetisti piemontesi diventano le ‘sentinellè delle donne. Un accordo siglato oggi tra la Regione Piemonte e il Comitato di coordinamento delle Confederazioni artigiane Piemonte prevede che ogni salone diventi una sorta di punto d’ascolto. L’accordo è stato annunciato durante la giornata finale del Meeting nazionale di Cna Impresa Donna e la Regione Piemonte è la prima in Italia a sottoscriverlo, ma l’obiettivo di Cna è quello di estenderlo a tutta Italia.

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#maipiusole in Barriera

CONFERENZA STAMPA

25 GIUGNO 2018 
FONDAZIONE AMENDOLA – ORE 11.00
Via Tollegno 52
Il progetto #maipiusole in Barriera vuole far crescere la consapevolezza che ogni forma di violenza maschile sulle donne è una violazione dei diritti umani ed è un reato. A partire dal 25 giugno 2018 – attraverso una rete sociale composta da realtà pubbliche, private e cittadinanza – verrà avviata la campagna di
comunicazione e sensibilizzazione e presentati gli sportelli di ascolto già attivi sul territorio. Saranno inoltre
proposti momenti di aggregazione e azioni condivise, attive e partecipate.
La conferenza stampa è l’occasione per lanciare sui social i concorsi #hoildirittodi… e selfie#maipiusole e
diffondere il programma delle iniziative mensili che prevedono camminate ludico culturali, laboratori di
espressione artistica, laboratori teatrali, flashmob, ecc. Leggi il resto »

IO SONO UNA

Presentazione della graphic novel  “Io sono Una”  (add editore) di Una Comics.

giovedì 7 giugno alle ore 18,30   – Libreria Bodoni/Spazio B  via Carlo Alberto 41 Torino
Dialogano Beatrice Dorigo, libraia, scrittrice e fondatrice della Società Anonima Lettori e Laura Onofri presidente dell’associazione “Se non ora quando?” di Torino.

Nel 1977 Una ha dodici anni. I ragazzi della sua età ascoltano punk o ska, invece lei sta imparando a suonare con la chitarra Mull of Kintyre dei Wings. È quella la musica che le piace.
In quegli anni, nello Yorkshire, la figura di un inafferrabile Squartatore miete vittime tra le donne occupando le prime pagine dei giornali. Alle ragazze si consiglia «di vestire in modo non appariscente», «di tornare a casa presto la sera», «di comportarsi in modo consono», in un assurdo cortocircuito secondo cui la colpa della violenza è da imputare anche alle vittime.
Dopo un episodio di abuso, Una, da ragazza sicura di sé, si trasforma e decide di imparare ad «abbassare lo sguardo» per allontanare l’attenzione dei ragazzi.
Sola, impotente e piena di una vergogna che la porta a credere di essere «guasta», la protagonista di questo struggente memoir è costretta a fare i conti prima con il mondo che non sa ascoltare, poi con le proprie ferite.
La storia di Una – il mio nome è Una, una di molte – deve confrontarsi con un contesto di misoginia strisciante, per trovare il modo e le parole di essere raccontata.
Mischiando stili, linguaggi e atmosfere il libro va oltre l’autobiografia ed esplora la responsabilità sociale di una cultura in cui l’arroganza maschile rimane incontrastata, mentre la solitudine in cui è lasciata la vittima è una nuova e continua violenza.

Una graphic novel, intensa e coinvolgente. Un storia di rinascita e di riscatto.