Tra i due litiganti le donne e i fondi per i centri antiviolenza vengono dopo

HUFFPOST 10 luglio 2019 LOREDANA TADDEI

Ieri in una in un’intervista a Repubblica abbiamo scoperto che il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità è preoccupato del clima d’odio, nonché della pericolosa deriva sessista nel nostro Paese e ha accusato Salvini per gli “attacchi sessisti a Carola Rackete”.

Spadafora se n’è accorto dopo una settimana?

Giusto in tempo per far saltare la conferenza stampa sul Piano antiviolenza, che è stata prontamente cancellata, causa rissa di governo.

Così nulla si sa del modestissimo stanziamento di 37 milioni di euro per finanziare il Piano antiviolenza del 2018, fermo al palo da oltre un anno, nonostante in Italia venga uccisa, per mano di un uomo, una donna ogni tre giorni.

Ma le donne vengono dopo, o peggio, vengono usate strumentalmente in quelle che molti commentatori definiscono eufemisticamente “scaramucce” come è avvenuto in questo ennesimo scontro tra Lega e 5 Stelle.

A dimostrazione che la violenza contro le donne, come ogni altro aspetto della loro vita, da quello economico a quello occupazionale, non sono mai stati nelle agende dei nostri governi, ancor meno nel governo del cambiamento.

Per dire, la Spagna ha stanziato un miliardo in 5 anni per contrastare la violenza, pari a 200 milioni l’anno.

Spadafora nell’intervista su citata dice anche che nel 2019 verranno stanziati 2 milioni: l′1% della Spagna, dove andiamo?

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La Russia vuole depenalizzare la violenza domestica

Il Post – 21 gennaio 2017

La camera bassa del parlamento ha approvato un disegno di legge per “declassare” da penali ad amministrativi i reati che riguardano alcuni abusi commessi in famiglia

La camera bassa del parlamento russo (la Duma) ha approvato in prima lettura un disegno di legge per depenalizzare alcune forme di violenza domestica. L’obiettivo è quello di “declassare” da penali ad amministrativi i reati che riguardano le violenze commesse in famiglia e che causano lesioni considerate non gravi: nella logica della legge si tratta di quelle lesioni che non necessitino di cure ospedaliere o che costringano la persona che le ha subite a chiedere un congedo dal lavoro.
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Orfani dopo il femminicidio: le vittime di cui nessuno parla

La Stampa 23 febbraio 2016  – Grazia Longo

Sono 1628 dal 2000 a oggi. E ora c’è chi propone per loro aiuti e tutele

Perdono nello stesso momento la madre e il padre. La prima, protagonista dell’ennesimo caso di femminicidio. L’altro, autore del delitto, paga con il carcere o il suicidio. Mentre per loro, gli orfani di questa strage che nel nostro Paese miete più vittime della mafia, inizia una seconda vita nell’ ombra  e tutta in salita.

Se ne parla poco, ma sono 1628, dal 2000 ad oggi, i figli di queste faide familiari costretti a fare i conti con il peso di un dolore che rischia di schiacciarli per sempre, oltre alle difficoltà a trovare una nuova famiglia e un sostegno da parte delle istituzioni, sia da un punto di vista economico che socio-assistenziale. L’allarme arriva dal presidente dello sportello Sos Stalking,  Lorenzo Puglisi: «Quando le “vittime secondarie” del femminicidio sono minorenni devono spesso affrontare problemi come le lungaggini burocratiche di case famiglie e di adozioni. Da maggiorenni, quando va bene, possono avere problemi di carattere psicologico ed economico, mentre se va male rischiano di finire nel mondo dello spaccio o della prostituzione».
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Lombardia. Arriva “Where are U”. Un app per soccorrere donne vittime di abusi che non sono in grado di parlare

Quotidianosanità.it 30 giugno 2015 –

L’applicazione di telesoccorso collegata alle Centrali del Numero Unico di Emergenza (Nue) 112 consente di effettuare una chiamata gratuita al servizio NUE 112 con il contestuale invio della posizione esatta del chiamante, rilevata attraverso il sistema satellitare Gps. L’iniziativa è stata sviluppata dall’Azienda Regionale Emergenza Urgenza (Areu) in collaborazione con l’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna.

Sono circa 1.500 i casi di maltrattamento femminile rilevati nel 2014, nella sola Milano, da 9 Centri e Servizi antiviolenza convenzionati con il Comune meneghino. Si tratta principalmente di donne di nazionalità italiana (62%, di contro il 38% di donne straniere), della fascia d’età tra i 30 e i 49 anni (51%), che hanno subito violenza di natura psicologica (1.095 casi), fisica (966 casi) e/o sessuale(286 casi) per mano del proprio coniuge (39%), partner (17%) o convivente (18%). Leggi il resto »

«L’ho picchiata, aiutatemi…» Storie di uomini violenti

Di Adriana Comaschi l’Unità – 13 novembre 2013

Ma era solo uno schiaffo. Lei sa che la sera torno stanco e continua lo stesso a stressarmi». «Quando mio figlio mi ha detto ‘papà basta fai piano’ ho capito che così non potevo andare avanti». «È vero l’ho aggredita, ma l’ho fatto per difendermi». Bisognerebbe provare a immaginarle, le espressioni dei centinaia che negli ultimi anni hanno bussato alla porta dei (pochi, 14 in tutta Italia) centri di ascolto per uomini che maltrattano le donne. Nessuno di loro si percepiva come un violento. Leggi il resto »