Costruire la pace attraverso il diritto. Il ruolo della Corte Penale Internazionale

L’autrice dell’articolo è Maria Grazia Giammarinaro, Magistrata in pensione , già Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla tratta di persone in particolare donne e minori, già Rappresentante Speciale e Coordinatrice dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) per il contrasto alla tratta di esseri umani.

Pubblicato da Giustizia Insieme 18 marzo 2022

1.L’invasione dell’Ucraina e la Corte Penale Internazionale. 2. Il crimine di genocidio. 3. I crimini
contro l’umanità e i crimini di guerra. 4. Un nuovo Tribunale ad hoc per il crimine di aggressione
all’Ucraina? 5. Una riflessione conclusiva da una prospettiva giusfemminista

1. L’invasione dell’Ucraina e la Corte Penale Internazionale

In questi giorni terribili, in cui la forza delle armi sembra avere del tutto oscurato e sconfitto il principio di legalità, è opportuno chiedersi se la Corte Penale Internazionale possa svolgere un ruolo di riconoscimento delle responsabilità per i crimini commessi nel corso dell’invasione dell’Ucraina e per l‘invasione stessa, un’aggressione illegittima e non provocata, che ha già causato migliaia di morti anche tra la popolazione civile, ivi compresi tanti, troppi bambini e bambine.

Leggi tutto

La conciliazione tra vita privata e lavoro: tutele, previdenza e innovazioni in sanità

Organizzato dall’Omceo di Torino, a cura della Commissione Pari Opportunità, affronta le questioni del mondo del lavoro presentando la normativa che regola le tutele di genitorialità e inabilità temporanea al lavoro per dipendenti e liberi professionisti e medici convenzionati e la previdenza Enpam e Inps.
La sociologa Manuela Naldini dell’Università degli Studi di Torino presenta un quadro sociale su lavoro e famiglia e differenze tra donne e uomini

26 marzo 2022, dalle 8.30 alle 14.30 evento n. 4196-348651
In presenza presso Villa Raby, corso Francia 8, Torino

CREDITI ECM: 6.3

RESPONSABILI SCIENTIFICHE: Mariasusetta Grosso, Francesca Manzieri, Rosella Zerbi

PROGRAMMA:

PROGRAMMA
08:30 – 08:45 Introduzione ai lavori e saluto del Presidente – Guido GIUSTETTO

08:45 – 09:30 Manuela NALDINI
Lezione magistrale: Vita famigliare e lavoro: ostacoli e modalità di conciliazione, differenze nella vita professionale di donne e uomini

I SESSIONE Tutele della genitorialità e inabilità temporanea al lavoro

09:30 – 10:00
Tutele della genitorialità e inabilità temporanea al lavoro per i dipendenti – Maria Teresa SORRENTINO e dott.ssa Rosella ZERBI

10:00 – 10:30
Tutele della genitorialità e inabilità temporanea al lavoro per i medici liberi professionisti e convenzionati – Francesca MANZIERI

0:30 – 11:00
Le tutele per tutti gli iscritti alla Fondazione ENPAM – Alberto OLIVETI

11:00 – 11:15
La Fondazione ONAOSI – Amedeo BIANCO

11:15 – 11:45
Esercitazioni a piccoli gruppi su casi

11:45 – 12:00 Pausa

II SESSIONE Previdenza obbligatoria e previdenza complementare: agire per costruire la propria rendita pensionistica

12:00 – 12:40
La Previdenza INPS e la previdenza integrativa per dipendenti pubblici e privati – Giorgio CAVALLERO

12:40 – 13:20
La Previdenza ENPAM – Alberto OLIVETI

13:20 – 13:40 Esercitazione a piccoli gruppi su casi

13:40 -14:00
Tech2Doc: una nuova piattaforma digitale per tutti i medici e gli odontoiatri – Luca CINQUEPALMI

14:00 – 14:30 Conclusioni a cura di Mariasusetta GROSSO

L’evento si terrà in presenza presso la sede di Villa Raby, in corso Francia 8. Crediti Ecm #6,3

Per Info:
🔸 sito istituzionale https://omceo-to.it/ecm-corsi-e-congressi/
🔸 segreteria organizzativa corsi Omceo Torino – 011 5815104

Nasce ORA – Osservatorio Regionale Antidiscriminazione

Per analizzare e raccontare le rappresentazioni nei media localicon focus su donne, pari opportunità e disabilità

Grazie all’accordo siglato tra la Regione Piemonte e l’Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Cultura Politica e Società, è partita la ricerca proposta dall’Associazione GiULiA Giornaliste del Piemonte, per analizzare e raccontare le rappresentazioni nei media locali del Piemonte, con focus specifici su donne, pari opportunità e disabilità, ambiti indicati come centrali dall’articolo 19 dal Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea.La ricerca abbraccia l’arco temporale compreso tra il 1° luglio 2021 e il 31 marzo 2022, periodo interessante perché si sono svolte le elezioni amministrative a Torino, Novara e altri 151 Comuni del Piemonte.

È noto infatti che lo spazio della politica viene spesso indicato come lo scenario dove è possibile operare un cambiamento sostanziale e culturale. Una ricerca per capire meglio – attraverso la carta stampata, le tv e il web – la correttezza delle rappresentazioni, il linguaggio usato, il persistere o meno delle discriminazioni, operando in ottica intersezionale.

L’obiettivo del progetto è la Costituzione in merito a tali temi di un osservatorio di monitoraggio dell’informazione locale, O.R.A. (Osservatorio Regionale Antidiscriminazioni), nonché una pubblicazione e una serie di eventi sul territorio regionale.

La ricerca sarà guidata da un Comitato di indirizzo composto da Marinella Belluati, docente di Analisi dei media del Dipartimento di Culture, Politica e Società, da Osvaldo Milanesio dirigente regionale del Settore Pari Opportunità e da Stefanella Campana, giornalista, del Direttivo nazionale dell’Associazione GiULiA-Giornaliste e rappresentante della CPO dell’Associazione Stampa Subalpina.

Il monitoraggio dei media locali e la sua disseminazione saranno realizzati da un team di lavoro misto composto da una ricercatrice universitaria, Francesca Tampone e da tre professioniste dell’informazione appartenenti alla rete GiULiA: Sara Iacomussi, Ilaria Leccardi e Elena Miglietti.

L’attività sarà inserita all’interno dell’Osservatorio sulla comunicazione Pubblica e Politica del Dipartimento di Cultura Politica e Società dell’Università di Torino. E farà parte dell’attività di GiULiA-Giornaliste, associazione nazionale con oltre 300 giornaliste associate, nata nel 2012 con l’intento tra l’altro di battersi contro le discriminazioni nel mondo del giornalismo e difendere l’immagine corretta della donna nella sua rappresentazione mediatica.

Linee di indagine:1. Monitorare all’interno dell’informazione giornalistica locale la presenza e la declinazione dei temi di genere e sulla disabilità, il corretto uso del linguaggio e la visibilità di soggettività femminili e disabili ai vertici della comunità piemontese.2. Monitorare i processi di selezione delle candidature e la presenza di temi di genere e disabili all’interno del dibattito elettorale.3. Verificare attraverso un monitoraggio interno alle testate locali (giornali, radio e tv) la presenza e la posizione di figure femminili.

La medicina di genere: dalle scienziate dimenticate alle attuali sfide sanitarie

L’importanza dei congedi parentali per le famiglie italiane

openpolis 15 marzo 2022

Cresce il ricorso ai congedi da parte dei padri, anche se tra i richiedenti gli uomini restano minoranza. Uno strumento su cui è intervenuta anche l’ultima legge di bilancio e dal cui potenziamento passa una miglior distribuzione dei carichi familiari e il diritto alla paternità.

I congedi parentali, insieme a quelli di paternità e di maternità, sono strumenti essenziali per la vita delle famiglie. In un paese che affronta da diversi anni un declino delle nascite, garantire ai genitori la possibilità di conciliare meglio la propria vita familiare con quella lavorativa è cruciale.

Leggi tutto

Marina Ovsyannikova

Condannata a pagare una multa e rilasciata la giornalista della tv russa che ha esposto un poster contro la guerra

Il fatto quotidiano 15 marzo 2022

Nel post si vede la donna che durante il tg appare dietro le spalle della conduttrice con un cartello. Su quel foglio c’è scritto un appello per chiedere la fine della guerra in Ucraina, ma nell’immagine diffusa dal media della Federazione si vede solo un grande cartello bianco. Una censura bella e buona evidenziata da Novaya Gazeta per mettere in luce le restrizioni imposte alla stampa. Cremlino: “Un atto di teppismo”

Era ricomparsa in tribunale dopo essere sparita per diverse ore e adesso è stata rilasciata dopo la condanna al pagamento di una multa la giornalista della tv pubblica, Marina Ovsyannikova, che ieri, nel corso del tg, ha esposto un cartello nel quale condannava la decisione di Vladimir Putin di invadere l’Ucraina. Il suo gesto era diventato anche il simbolo della repressione in atto nel Paese, dopo che Novaya Gazeta aveva pubblicato uno screen del gesto cancellando il messaggio scritto sul poster esposto in diretta perché “il contenuto non può essere diffuso in base al codice penale“. All’uscita dal tribunale, la donna ha ringraziato per il supporto e ha detto di essere molto stanca dopo le 14 ore di interrogatorio, durante le quali non le è stato permesso di contattare i suoi parenti.

L’autrice della protesta, avevano fatto sapere dal sito dissidente bielorusso Belsat, “dopo 10 ore dall’arresto non è stata ancora rintracciata dai suoi avvocati” che quindi non sanno dove si trovi. Informazione confermata anche dalla Tass. Prima del suo gesto, la donna aveva registrato un messaggio in cui definiva quello che sta accadendo in Ucraina “un crimine, la cui responsabilità ricade solo su un uomo, Vladimir Putin”. Ovsyannikova, che ha ricordato di avere un padre ucraino e una madre russa, ha ammesso di “vergognarsi” per aver lavorato per la tv russa negli ultimi anni “portando avanti la propaganda del Cremlino, permettendo alla gente di mentire dagli schermi televisivi e trasformando in zombie il popolo russo”. Dopo avere ricordato come i russi hanno taciuto nel 2014, in occasione dell’annessione forzata della Crimea, e davanti all’avvelenamento del dissidente Alexei Navalny, la giornalista riconosce che “l’intero mondo ci ha voltato le spalle e non basteranno dieci generazioni di nostri discendenti per lavare le nostre mani da questa guerra fratricida“.

Nella giornata di martedì è arrivato anche il commento del Cremlino che ha definito quello di Ovsyannikova un atto di “teppismo”: “La trasmissione in diretta di qualsiasi canale televisivo è una dimensione speciale, in cui c’è una responsabilità specialmente per coloro che ci lavorano”, ha dichiarato il portavoce Dmitry Peskov. All’atteggiamento russo hanno risposto le Nazioni Unite che con Ravina Shamdasani, portavoce per i diritti umani, hanno chiesto che le autorità garantiscano che la donna “non subisca rappresaglie”. Mentre il presidente francese, Emmanuel Macron, ha proposto una “protezione consolare” per la giornalista che adesso rischia fino a 15 anni di carcere: “Lanceremo la procedura diplomatica per offrire una protezione sia all’ambasciata sia una protezione come l’asilo – ha detto – avrò occasione, nel mio prossimo colloquio con il presidente Putin, di proporre questa soluzione in modo diretto e molto concreto”. Nel frattempo, la donna era ricomparsa in tribunale, dove si è tenuta l’udienza a suo carico con l’accusa di organizzazione di una protesta non autorizzata che ha portato alla sua condanna.

SIMBOLO DEL BAVAGLIO RUSSO – Il suo caso è comunque diventato il simbolo della censura messa in atto dall’esecutivo di Mosca nei confronti di tutti i dissidenti che si oppongono alla guerra. È bastata un’immagine, emblematica, e un messaggio breve come un tweet a smascherare, se mai ce ne fosse stato bisogno, il vero obiettivo della nuova legge russa sulla disinformazione approvata il 5 marzo dal parlamento di Mosca. Non un tentativo di limitare la propaganda in tempo di guerra, ma solo la volontà di imbavagliare le opinioni che vanno contro la linea imposta dal regime di Vladimir Putin. È tutto evidente se si legge uno degli ultimi tweet pubblicati da uno dei giornali più indipendenti di Russia, la Novaya Gazeta, lo stesso che per anni ha ospitato gli articoli della giornalista Anna Politkovskaja.

Nel post si vede l’immagine di Ovsyannikova che durante il tg appare dietro le spalle della conduttrice con un cartello. Su quel foglio c’è un appello per chiedere la fine della guerra in Ucraina, ma nell’immagine diffusa dal quotidiano della Federazione si vede solo un grande cartello bianco. Una censura bella e buona evidenziata da Novaya Gazeta per mettere in luce le restrizioni imposte alla stampa dal Cremlino ed evitare anche che quella parola, “guerra”, provocasse nuovi arresti all’interno della sua redazione, dato che insieme a “invasione” e altri termini simili è stata bandita dal vocabolario mediatico russo. Lo si capisce ancora meglio leggendo il messaggio scritto dalla redazione: “Nella trasmissione del programma Vremya, alle spalle della conduttrice Ekaterina Andreeva, è apparsa una ragazza con un poster, il cui contenuto è vietato diffondere in base al codice penale. Secondo informazioni non confermate, si tratta di Marina Ovsyannikova. Attualmente è in arresto“.

Da quando ha invaso l’Ucraina, Mosca ha imposto una stretta sulla libertà di stampa. L’informazione non allineata è stata zittita con l’introduzione di leggi “per limitare ogni espressione dissonante e mettere a tacere media indipendenti, giornalisti e attivisti”, come denunciato da Amnesty International. Puniti con pene fino a 15 anni di carcere la diffusione di notizie che il Cremlino considera “fake news” o “disinformazione”, gli appelli per le sanzioni contro la Russia e qualsiasi riferimento all’esercito russo “in termini denigratori”. A rischio non solo i media tradizionali, ma anche i singoli cittadini che usano blog e social network per diffondere notizie sulla situazione in Ucraina. Senza dimenticare il divieto di usare le parole “guerra” o “invasione” in favore della formula preferita dal Cremlino: “Operazione militare speciale”. Provvedimenti che avevano portato anche i principali media internazionali a interrompere le proprie trasmissioni nel Paese.

Lettera aperta ad un magistrato

Laura Onofri

Spero che questa lettera  venga letta dal magistrato che ha chiesto l’archiviazione del fascicolo aperto dopo la denuncia di Nadia Conticelli  per queste  frasi rivolte a lei e alle sue figlie  su un post di Facebook:

“Mi auguro che qualche bestia dei tuoi amici clandestini violenti le tue figlie e poi te, brutta deficiente. Quando parli di Salvini sciacquati la bocca” “Dai che se tutto va bene nel 2020 anche tu sei in un campo di concentramento con i tuoi negri bastardi a farti violentare”

Sono rimasta a dir poco sconcertata che il Pubblico Ministero ritenga che queste frasi non costituiscano diffamazione, né minaccia, ma vengano derubricate a  “frasi inurbane e molto maleducate” come si legge nel provvedimento.

Spero, dottor Scafi che si renda conto di quanto le sue parole contribuiscano a vanificare il lavoro che  le associazioni  e le istituzioni  fanno  ogni anno nelle scuole  per sradicare modelli culturali sessisti,  per sensibilizzare ad una cultura della parità e del rispetto, per prevenire i comportamenti di bullismo, di violenza , di hate speech, oggi sempre più dilaganti.

Le sentenze e i provvedimenti, si dice, non si discutono e io  normalmente non lo faccio, ma questa volta non ci sto: perché qui non vengono messi in discussione i fatti, che sono chiaramente accertati, qui viene messa in discussione l’interpretazione di parole che per me sono parole impronunciabili: augurare uno stupro ad una donna non può definirsi solo maleducazione. No, non è accettabile, non è accettabile da nessuno e men che meno da un magistrato che ha tutti gli strumenti culturali per capire che lo stupro invocato e’ uno strumento di odio che rivela la sua natura di atto di umiliazione violenta nei confronti di chi si vuole annichilire, è un atto di violenza maschilista e patriarcale, inaccettabile in una società civile.

Vorrei capire perché per un fatto analogo in cui in un post un sindaco leghista del savonese invitava  alcuni stupratori  a scontare i domiciliari a casa di Laura Boldrini, allora Presidente della Camera,  per «farle tornare il sorriso», un magistrato ha emesso una sentenza esemplare non solo condannando l’autore del post ad un risarcimento di 20 mila euro a Boldrini, ma  anche al risarcimento delle cinque associazioni che si erano costituite parte civile (fra cui SeNonOraQuando?Torino).

Una sentenza che riconosce l’illiceità di un comportamento che lede la dignità di una donna nella sua sfera più intima e personale, una sentenza importante perché oltre a rendere giustizia alla vittima, afferma il principio che gli insulti sessisti ad una offendono tutte.

Una sentenza che stabilisce, giustamente che le offese e le minacce in rete hanno lo stesso peso di quelle cui le donne sono vittime nella vita reale.

Vorrei chiederle infine  perché se quelle rivolte a Nadia Conticelli non erano reali  minacce, lei e le sue figlie sono state messe sotto scorta?

E vorrei infine farle sapere che la sua decisione offende me e tante donne come me che credono ancora nella giustizia.

Lettera a una bambina ucraina

Noi Donne – Maria Dell’Anno 7 marzo 2022

Non avevo previsto che saresti venuta al mondo in questo mondo. Un mondo in cui io non mi riconosco, un mondo in cui gli esseri umani hanno dimenticato di essere, prima di tutto, umani

Carissima Життя,
non so se leggerai mai questa lettera. Non so se quando la leggerai io sarò ancora viva e ancora accanto a te. Ma sento il bisogno di scriverti, per spiegarti quello che sta succedendo. Quello che sta succedendo intorno a te nel momento in cui stai nascendo, nel momento in cui io ti sto mettendo al mondo. Quando ho scoperto di essere incinta pensai che saresti nata in inverno, e qui in Ucraina l’inverno è molto freddo, sapevo che non avrei potuto farti sentire subito il calore del sole, la bellezza della luce. Ma non immaginavo che saresti nata in queste tenebre. In tenebre così profonde da sembrare quasi irreali.
Mentre ti scrivo siamo nascoste in un rifugio, uno di quelli sottoterra in cui ci ammassiamo quando suona la sirena che avvisa che ci potrebbero essere a breve dei bombardamenti. Stipati in pochi metri quadrati contiamo i secondi, ascoltiamo trattenendo il respiro il rumore di una bomba che potrebbe aver ucciso un nostro amico, una nostra amica, una persona a cui vogliamo bene, o qualcuno a cui vuol bene qualcun altro qui vicino a noi. Un silenzio vissuto in attesa di un rumore che speriamo di non sentire. Un silenzio vissuto con i telefoni in mano per cercare di carpire notizie, o forse nella speranza di non trovarne perché potrebbero essere drammatiche.
In che mondo sei venuta al mondo bambina mia? In un mondo governato dalla violenza. Dalla violenza degli uomini. Uomini incapaci di abbandonare la loro clava per assaporare il fresco profumo di libertà che ci consentirebbe di apprezzare questa bellissima terra che ci è stata donata. In un mondo in cui ad un’azione violenta si ritiene di dover rispondere con altra violenza. Perché alzare le mani significherebbe la resa. Significherebbe darla vinta a chi appare più forte. Ci sono due tipi di pacifismo, ha detto qualcuno in questi giorni: il pacifismo di Gandhi, che ripudia sempre e comunque la violenza, e il pacifismo pragmatico, quello della resistenza armata. Quella resistenza che sta facendo anche tuo padre a qualche chilometro da noi. E se da una parte comprendo il suo desiderio di difendere la nostra terra da un invasore assetato di potere, dall’altro sono convinta che non sarà altra violenza a mettere fine alla guerra, alle guerre.
In che mondo sei venuta al mondo bambina mia? In un modo in cui l’unico dio è il profitto, la ricchezza, in cui gli uomini misurano il proprio valore in base a quanto riescono a dominare gli altri uomini. In un mondo in cui agli uomini viene insegnato fin da bambini ad essere forti, a combattere, a non lasciarsi battere. In un mondo incapace di vedere un’alternativa.
Quando ho scoperto di aspettarti ho deciso che ti avrei chiamata Життя – “VITA” -, un nome insolito ma per me pieno di significato. Avevo deciso di darti la vita e da quel momento è diventata mia responsabilità fare in modo di assicurarti una vita serena, una vita libera, una vita di cui tu mi potessi un giorno ringraziare. Non avevo previsto tutto questo, non avevo previsto che saresti venuta al mondo in questo mondo. Un mondo in cui io non mi riconosco, un mondo in cui gli esseri umani hanno dimenticato di essere, prima di tutto, umani. Ma ti prometto che farò ciò che potrò per tenere fede al mio impegno: ti prometto che io, tua nonna, e tutte le donne che ci sono e ci saranno accanto faremo quanto in nostro potere per cambiare questo mondo, per far uscire questo mondo da una logica basata esclusivamente sul dominio e sulla violenza. Te lo dobbiamo, a te e alle altre bambine e bambini che meritano di vivere liberi. Che meritano di vivere. Punto.

ALLE DONNE UCRAINE. ALLE BAMBINE E AI BAMBINI UCRAINI. AL LORO E AL NOSTRO FUTURO. ALLA PACE.

Nella lingua e nella spada in solo

ispirato alle vite e alle opere di Oriana Fallaci e Aléxandros Panagulis
elaborazione drammaturgica, regia e interpretazione Elena Bucci

Da giovedì 10 marzo al Teatro Astra via Rosalino Pilo 6 Torino

PROMOZIONE SPECIALE Per le amiche di SeNonOraQuando? Torino
 Presentando copia di questo articolo alla cassa del Teatro Astra, si ha diritto all’acquisto di 2 biglietti ridottI speciali al costo di € 10 cadauno anziché € 25 per la prima rappresentazione di giovedì 10 marzo 2022 h 21. Fino ad esaurimento posti.

Nella lingua e nella spada – in solo è un «melologo di più anime» che si ispira alla storia del poeta e rivoluzionario greco Aléxandros Panagulis e della giornalista e scrittrice italiana Oriana Fallaci. I due si incontrano per un’intervista il giorno in cui Aléxandros, per tutti Alekos, incarcerato per un attentato al dittatore Geōrgios Papadopoulos, viene liberato grazie a un forte movimento internazionale. I due restano allacciati, fra discussioni, lotte per la libertà, allegria, solitudini e speranze, fino alla morte di lui per un misterioso incidente nel 1976.
Sul palco una pluripremiata protagonista del teatro italiano come Elena Bucci, per anni compagna di ricerca di Leo de Berardinis, che ha curato anche l’elaborazione drammaturgica e la regia. Il fondamentale apporto musicale è firmato da Luigi Ceccarelli ed è ispirato alla musica greca, che ha saputo accogliere la musica latina, araba e balcanica fino a farne una sintesi che ci identifica tutti in un unico linguaggio.



Clicca QUI per la scheda completa
ORARIO SPETTACOLI:  h 21, dom h 17 / DURATA 75 min

Un progetto di musica e teatro ispirato alle vite e alle opere di Oriana Fallaci Aléxandros Panagulis
elaborazione drammaturgica, regia e interpretazione Elena Bucci
musica in playback di Luigi Ceccarelli / con registrazioni di Michele Rabbia e Paolo Ravaglia
disegno luci Loredana Oddone con il contributo di Luisa Giusti / cura e regia del suono Raffaele Bassetti / assistente all’allestimento Nicoletta Fabbri / scene Nomadea, Loredana Oddone / macchinismo Viviana Rella / costumi Nomadea, Marta Benini Manuela Monti
produzione TPE – Teatro Piemonte Europa, Le belle bandiere, Ravenna Festival, Napoli Teatro Festival – Fondazione Campania dei Festival / produzione musicale Edison Studio, Roma / con il sostegno di Regione Emilia-Romagna / Comune di Russi