Qualche consiglio di lettura per l’estate!

E come non potevamo non consigliare il libro che ripercorre i nostri primi 10 anni! Una Rete di fili colorati

Una rete di fili coloratiVoce narrante: Maria Antonietta MacciocuIntroduzione di Laura OnofriIllustrazioni di Albertina Bollati

L’avventura civile, culturale e umana di un gruppo di donne torinesi riunite in un movimento per contrastare la violenza contro le donne e gli stereotipi, promuovere la parità in ogni campo e la coscienza di sé senza pregiudizi verso gli uomini, sperando anzi nel loro coinvolgimento.

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Tokyo 2020, il sessismo nello sport spiegato (anche) grazie a un paio di slip

Corriere della sera La 27 ora – 4 agosto 2021 – Elisa Messina

«Perché solo trafiletti sui nostri giornali dedicati alla tuta delle ginnaste tedesche? Quella scelta è una piccola rivoluzione». Osservava qualche giorno fa Alessandra De Stefano conduttrice del «Il circolo degli anelli», talk televisivo serale di Rai2 dedicato alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Già, perché? Nel rullo veloce della cronaca finiscono solo le notizie, più raramente la riflessione sui fatti e in questo caso la notizia era che le ginnaste tedesche avrebbero gareggiato a Tokyo 2020 con una tuta aderente fino alle caviglie anziché con il solito body. Le atlete hanno spiegato che la scelta è stata fatta «per mettere fine alla sessualizzazione della ginnastica».

Pochi giorni prima che si accendessero i riflettori sulle Olimpiadi di Tokyo si era parlato anche del caso della nazionale norvegese di Beach Handball (Beach Pallamano): durante i campionati europei le atlete si sono rifiutate di giocare con gli slip previsti dal regolamento (del quale da tempo si chiede la modifica), scegliendo di indossare un paio di calzoncini aderenti molto simili a quelli usati dai colleghi maschi. Sono state multate per la violazione ma il gesto di disobbedienza e lo scandalo della multa ha avuto risonanza mondiale. Era quello che volevano.

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Torino: un giardino per omaggiare Lidia Poët, prima avvocata d’Italia

Corriere della sera – La 27 ora – 6 agosto 2021 – Laura Onofri

L’intitolazione a una donna di un giardino, di una strada o di una biblioteca può essere importante, come ci insegna Toponomastica femminile. A Torino lo si è fatto nei giardini davanti al Palazzo di Giustizia, intitolandoli a Lidia Poët, prima avvocata d’Italia, che ha lottato tutta la vita contro le leggi che non le permettevano di svolgere la professione perché donna, e che alla fine ha raggiunto il suo risultato. È importante conoscere questa storia e il cippo commemorativo, voluto fortemente da tutto il Consiglio dell’Ordine di Torino, presieduto da una donna, l’avvocata Simona Grabbi, ma reso possibile grazie alla determinazione di una sua consigliera, l’avvocata Assunta Confente e dall’Amministrazione della città e dal suo Consiglio, non è solo un ricordo dovuto ad una donna forte e volitiva che sfidò, alla fine del 1800, un mondo molto maschilista, ma un gesto simbolico importante che ricorda alle nuove generazioni da dove siamo partite e quanta strada è stata fatta con l’impegno e la determinazione di donne come Lidia Poët.

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Qualche consiglio di lettura per l’estate!

Oggi vi presentiamo “La medicina delle differenze. Storie di donne uomini e discriminazioni” di Silvia De Francia, a cura di Cinzia Ballesio ed. Neos Sembra naturale che donne e uomini, in parte diversi per anatomia e fisiologia, siano oggetto di cure specifiche quando si ammalano. E invece fino alla fine…

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Parlano le autrici del discorso contro la Normale di Pisa

«Ci hanno scritto migliaia di studenti. Andiamo avanti» – L’intervista

Il manifesto contro le ingiustizie del mondo accademico è stato letto da Valeria Spacciante, Virginia Magnaghi e Virginia Grossi, ma gli autori del discorso sono 13 diplomati e diplomate della classe di Lettere. Li abbiamo intervistati

Valeria Spacciante, lo scorso 9 luglio, era sul palco della cerimonia dei diplomi della Scuola Normale. Un’eccellenza del mondo accademico, italiano e internazionale. La neodiplomata della classe di Lettere lanciava parole molto dure nei confronti del corpo docenti dell’istituzione pisana, a suo dire insensibile all’impegno civico e focalizzato quasi esclusivamente sulla produzione scientifica.

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Qualche consiglio di lettura per l’estate!

Riprendiamo una tradizione che ormai da parecchi anni ci accompagna! Ogni settimana segnaleremo libri di autrici o che trattano temi a noi cari. Iniziamo con MIA STELLA CADUTA di Maria Antonietta Maccioccu. Ed. Golem Dietro ogni stella caduta ci sono desideri, speranze, illusioni, l’attimo in cui sembra che tutto…

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La pillola del giorno dopo (e dei 5 giorni dopo) non è un farmaco abortivo. Ecco come funziona e come reperirla

Eva – Sapere è potere di Marina Valsecchi

Il preservativo si è rotto, il diaframma si è spostato, hai dimenticato la pillola, o per altre ragioni hai avuto un rapporto non protetto e non vuoi rimanere incinta. Un contraccettivo ormonale di emergenza, assunto per tempo, può evitarti una gravidanza indesiderata. Non è un farmaco abortivo: agisce ritardando l’ovulazione, previene l’incontro tra spermatozoo e ovocita e non ha alcun effetto se la fecondazione è già avvenuta. Usato occasionalmente e non come forma regolare di contraccezione, è sicuro per la salute della donna. La pillola del giorno dopo si compra in farmacia, senza obbligo di ricetta per le maggiorenni, con ricetta non ripetibile per le minorenni. La pillola dei 5 giorni dopo è acquistabile senza obbligo di ricetta sia per le maggiorenni che per le minorenni.

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Legge Zan, la frattura tra le femministe: generazioni a confronto

Domani – Daniela Preziosi* – 25 luglio 2021

C’è un conflitto fra scuole e culture, in parte anche fra generazioni diverse, di donne. Toni severi, quasi un congresso: intorno al ddl si certifica una frattura netta e ideologica.Fra accuse di transfobia e provocazioni: «E adesso arriva sul palco con le gemelle Kessler? Ma le donne non si sentono offese?». «Sembra di assistere a una gara a chi è più discriminata. C’è chi si sente minacciata dalle donne trans, come se potessero togliere alle “cis” visibilità e diritti»Un dialogo intrecciato con sette autorevoli esponenti, così vicine e così lontane: Alessandra Bocchetti, Fulvia Bandoli, Lea Melandri, Letizia Paolozzi, Laura Onofri, Marilena Grassadonia, Carlotta Cossutta.

«La legge Zan ha preso ai miei occhi una dimensione abnorme, drammatica, paradossale e con punte notevoli anche di ridicolo. Non sono pro Zan, non sono neanche contro per principio. Cambierei qualcosa. Sono più che altro scettica. Una legge non riesce a produrre cambiamenti. La legge Zan non salverà i gay o i trans dalla discriminazione, dalla derisione, dalla violenza. Lo può dire con certezza una donna.

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La “certificazione” per interruzione volontaria di gravidanza è online

L’iniziativa di Pro-choice rete italiana contraccezione aborto contro l’inerzia del servizio sanitario pubblico e privato

qui il link al sito Pro-choice

Il “certificato” IVG è un documento richiesto per legge

Si tratta di un documento che attesta lo stato di gravidanza della donna, la sua richiesta di abortire e l’avvenuto colloquio con il personale medico. Dove necessario, può contenere l’indicazione che la procedura deve essere eseguita con urgenza, senza l’attesa di 7 giorni prevista dalla legge. Può essere redatto da qualsiasi medico/medica ed è necessario per poter interrompere la gravidanza.

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